Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

VENEZIA. FALSI PROMOTORI FINANZIARI, TRUFFA PER 72 MILIONI DI EURO.

Venezia, 11 settembre 2018.
TRUFFA DEI FALSI PROMOTORI FINANZIARI: 6 ARRESTI, 11 OBBLIGHI
DI DIMORA E SEQUESTRI MILIONARI.

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Oltre 72 milioni di euro raccolti abusivamente. Centinaia di clienti truffati.
Dalle prime ore di oggi, 80 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Venezia, con la collaborazione di militari di altri Reparti del territorio nazionale, stanno dando esecuzione ai provvedimenti cautelari emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone nei confronti dei responsabili e compartecipi di un’ingente truffa perpetrata in danno di centinaia di risparmiatori.
Il decreto ha disposto la custodia cautelare in carcere per il principale indagato, gli arresti domiciliari per 5 persone e l’obbligo di dimora per altri 11 soggetti.
Sono anche in corso di esecuzione sequestri preventivi finalizzati alla confisca di beni e
disponibilità degli indagati fino all’ammontare di 47 milioni di euro, unitamente a 17
perquisizioni locali di abitazioni, uffici e altri luoghi di interesse investigativo.
I reati contestati nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone e condotta dagli investigatori del Gruppo della Guardia di Finanza di Portogruaro sono quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata, esercizio abusivo di attività di gestione del risparmio, autoriciclaggio.
Il meccanismo truffaldino messo in atto dall’organizzazione consisteva nell’offerta di
investimenti nel mercato “Forex” ad altissimo e immediato rendimento.
I capitali raccolti, invece di essere investiti, venivano in parte utilizzati per remunerare gli investimenti più risalenti e, in parte, dirottati in conti correnti italiani e stranieri degli indagati.
In sostanza, gli interessi degli investimenti dichiaratamente maturati dai finanziatori più
risalenti venivano pagati con i soldi versati dai clienti successivi, così da rassicurare coloro che avevano già consegnato denaro all’organizzazione e attirare nella rete truffaldina altri soggetti potenzialmente interessati ai lauti guadagni prospettati.
Sempre nell’ottica di garantire massima tenuta al sistema architettato, il sodalizio aveva
anche realizzato e messo a disposizione dei clienti un apposito sito internet accessibile con credenziali personali, in cui venivano manualmente caricati dati completamente artefatti relativamente alle percentuali di resa del capitale.
Per aggirare i controlli delle Autorità di vigilanza finanziaria, il sodalizio si è avvalso di una serie di società estere con sede in Slovenia, Croazia, Gran Bretagna, grazie alle quali, tra l’altro, è stato aggirato il divieto all’esercizio dell’attività di raccolta finanziaria già imposto dalla CONSOB nel 2016 al principale artefice della truffa e a una sua società italiana.

Foreign exchange, mercato per il trading di valute.

Con questo sistema, che richiama il c.d. “schema Ponzi”, tra il 2016 e il 2018
l’organizzazione ha raccolto abusivamente da circa 3.000 persone per lo più del nord-est
d’Italia 72,3 milioni di euro, rimborsati ai finanziatori per soli 28,9 milioni di euro.
Nella rete dei falsi promotori sono finiti imprenditori, pensionati, lavoratori dipendenti, che hanno investito i risparmi, eredità, liquidità ottenute dalla vendita di immobili e, in alcuni casi, denaro preso in prestito pur di poter investire.
I proventi delle attività illecite sono stati riciclati dai principali indagati attraverso l’acquisto di numerosi immobili in Veneto, Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna, per un valore di 3,7 milioni di euro, il cui sequestro è in fase di completamento in queste ore.
Per ostacolare la ricostruzione della provenienza truffaldina dei capitali utilizzati per tali
investimenti, gli indagati hanno fatto ricorso a società e conti correnti esteri, funzionali
all’intestazione degli atti notarili e all’effettuazione dei pagamenti.
L’attività condotta dai finanzieri del Gruppo di Portogruaro ha portato infine a configurare a carico delle società estere coinvolte profili di responsabilità amministrativa dell’ente, per reati associativi e di riciclaggio.
A carico di 2 della predette persone giuridiche è stato anche disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente fino all’ammontare di 43,6 milioni di euro, corrispondente al totale delle somme abusivamente raccolte dall’organizzazione depurato dalla cifra restituita a una parte dei clienti.
Anche questo provvedimento è in corso di esecuzione a cura della Guardia di Finanza, che ha già attivato i canali di cooperazione giudiziaria internazionale per intercettare eventuali investimenti esteri degli indagati.

BERGAMO. ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE: SPACCIO DI DROGA, ESTORSIONE E MINACCE.

Bergamo, 11 settembre 2018
GUARDIA DI FINANZA: SMANTELLATA PERICOLOSA ASSOCIAZIONE PER
DELINQUERE DEDITA AD ATTIVITA’ DI SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI,
DI ESTORSIONE E MINACCE IN DANNO DI IMPRENDITORI BERGAMASCHI. TRATTI
IN ARRESTO COMPLESSIVAMENTE 13 SOGGETTI, DENUNCIATI ALL’AG.
ULTERIORI 15, SEQUESTRATE ARMI CLANDESTINE, SILENZIATORI E NUMEROSI
PROIETTILI.

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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno eseguendo 7 misure di custodia cautelare in carcere a carico dei principali esponenti di un’associazione per delinquere di matrice campana ed albanese, dedita ad attività estorsive, rapina, lesioni, spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minacce e detenzione illegale di armi clandestine.
Il provvedimento, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo, dr. Massimiliano Magliacani, su richiesta del Sostituto Procuratore della locale Procura della Repubblica, dr. Fabio Pelosi, rappresenta l’epilogo di una delicata indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo nell’ambito della quale, in diversi interventi, sono già stati tratti in arresto altri 6 componenti del sodalizio criminale.
I destinatari del provvedimento odierno, tutti pluripregiudicati, alcuni dei quali per
associazione per delinquere di stampo mafioso ed omicidio, operavano nel territorio orobico in danno di imprenditori ai quali, con l’uso della violenza, imponevano il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di “protezione” della loro attività.
Le indagini si sono rivelate lunghe e laboriose, contornate da momenti di altissimo rischio, come nella circostanza in cui i finanzieri si sono imbattuti “in diretta” in un tentato omicidio, non andato a buon fine solo per l’inceppamento dell’arma da parte del suo autore, in seguito individuato ed arrestato.
Numerosi gli episodi di estorsione e di violenze fisiche accertati in danno di imprenditori
locali, costretti a corrispondere somme di denaro, ovvero loro disponibilità patrimoniali,
anche arrivando a cedere le loro attività ai membri del sodalizio.
In una di queste occasioni, i finanzieri sono intervenuti e hanno tratto in arresto due
appartenenti all’associazione per delinquere, nell’atto di incassare da un imprenditore
all’interno di un bar di Colognola 5.000 euro a titolo di estorsione.
Ulteriori tre soggetti di nazionalità albanese membri del sodalizio definitivamente
smantellato con l’operazione odierna, sono stati tratti in arresto per spaccio di sostanze
stupefacenti, unitamente ad un quarto soggetto per reati inerenti la legge sull’immigrazione.
La violenza ed i modi cruenti utilizzati dal gruppo criminale per convincere le vittime a
sottostare alle pressanti richieste, sono stati documentati dai filmati ripresi durante le
indagini, che testimoniano i pestaggi cui venivano sottoposti gli imprenditori.
Durante l’attività investigativa, a conferma dello sconcertante scenario criminale, sono state anche sequestrate 4 armi clandestine con matricola abrasa, 2 delle quali occultate all’interno di una poltrona di un ufficio sito a Verdello, oltre a numerosi proiettili, un silenziatore e denaro contante.
L’operazione odierna, che ha assicurato alla giustizia elementi di spicco della criminalità
bergamasca, s’inquadra nell’ampio dispositivo di polizia economico-finanziaria predisposto dalla Guardia di Finanza a contrasto dei più gravi illeciti e delle infiltrazioni nel tessuto economico, a tutela della collettività.

PERUGIA. CARTOMANTE EVADE GUADAGNI PER 4 MILIONI DI EURO.

LA GUARDIA DI FINANZA DI PERUGIA HA SCOVATO UNA CARTOMANTE “IMPRENDITRICE” CHE HA NASCONDO AL FISCO
OLTRE 4 MILIONI DI EURO. DENUNCIATA PER EVASIONE E TRUFFA.

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Pubblicizzava su note riviste patinate a tiratura nazionale e su numerose emittenti
televisive le proprie doti “divinatorie” e gestiva società di call center che impiegavano
una decina di operatori.
Così, forte di una vera e propria organizzazione imprenditoriale, con base nel
capoluogo umbro, una cartomante ha potuto incassare, in quattro anni, oltre 4 milioni
di euro completamente “in nero”, secondo quanto accertato dai militari del Gruppo
della Guardia di Finanza di Perugia al termine di articolate indagini di Polizia
Giudiziaria, dirette dalla locale Procura della Repubblica, nonché di Polizia Tributaria.
La donna, infatti, offriva esclusivamente per mezzo telefonico i propri servizi di
consulenza ad una variegata clientela, prevalentemente del centro- nord Italia, alla
ricerca di ispirazione sentimentale, previsioni sul futuro e lettura di tarocchi.
I primi contatti avvenivano tramite le numerazioni speciali, i classici “899”, che però, in
quanto tracciati, dovevano inevitabilmente essere fatturati.
Qui interveniva il meccanismo fraudolento escogitato dalla cartomante: cosi come
accertato dalle Fiamme Gialle perugine, le centraliniste, addestrate a “fiutare” il “buon
cliente”, lo invitavano a contattare lo studio in privato, anche per evitare l’esosità della
tariffazione telefonica a tempo.
In realtà, da quel momento, si avviava un sottile percorso di fidelizzazione del cliente,
al quale venivano offerti servizi di cartomanzia ed i cosiddetti “rituali” ad personam, che
il malcapitato era chiamato a saldare con pagamenti attraverso poste pay, vaglia
postali, bonifici bancari in molti casi a beneficio di prestanome della cartomante.
Grazie alle indagini finanziarie, i Finanzieri hanno scoperto che l’imprenditrice, ogni
anno, a fronte di un volume d’affari mediamente dichiarato pari a circa 300.000 euro,
riusciva a nascondere alla lente del fisco più di un milione di euro.
Le Fiamme Gialle hanno accertato che la donna, come se non bastasse, per ridurre al
minimo le già esigue imposte versate all’Erario, utilizzava abitualmente false fatture
per spese pubblicitarie in realtà mai sostenute.
Tra i servizi offerti a favore di questo novero di clienti “selezionati” figurano la vendita
di amuleti “trova-lavoro” per un costo di duecento euro, “un anno di serenità
economica garantita” attraverso la lettura dei tarocchi per trecento euro al mese, oltre
a tanti altri ritagliati sulle loro esigenze personali.
Le persone che si affidavano alle sue previsioni erano numerose e disparate: dalla
casalinga all’uomo d’affari, dal pensionato all’imprenditore, gente disponibile a versare
cifre a più zeri a fronte delle ‘prestazioni’ fornite dal call center.
I clienti, sentiti dagli investigatori, hanno confermato di aver versato alla cartomante
ingenti somme: in un caso, un uomo, afflitto da problemi sentimentali, è arrivato a
corrispondere alla veggente oltre 240.000 euro. Persino una massaia del centro Italia,
in un periodo di malessere personale, in soli tre anni, ha pagato circa 300.000 Euro
per ricercare la serenità attraverso i tarocchi.
Le Fiamme Gialle perugine hanno accertato altri casi di versamenti pari a 60/70.000
euro solamente per aver ricevuto dei consigli o per tentare di riconquistare l’amore
della propria vita.
Infine, una donna ha riferito di aver ricevuto la minaccia di fatture e malefici, qualora
non avesse proseguito a pagare le somme richieste per l’esecuzione di riti propiziatori,
compiuti anche con l’intervento di un sedicente mago. Per la titolare del call center ed
una sua collaboratrice, è scattata la denuncia per il reato di truffa alla locale Procura.
Sulla scorta delle indagini sin qui compiute dalle Fiamme Gialle, Il G.I.P. del Tribunale
di Perugia ha altresì disposto il sequestro preventivo delle somme evase, in cui sono
stati ricomprese le quote di sei società e due immobili ad esse riconducibili.

VERCELLI. IMPRENDITORE VERCELLESE COINVOLTO IN UNA INDAGINE PER CORRUZIONE.

Vercelli, 10 settembre 2018
LA GUARDIA DI FINANZA DI VERCELLI HA SVOLTO UNA INDAGINE PER CORRUZIONE
CHE HA COINVOLTO IMPRENDITORE VERCELLESE.

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La Guardia di Finanza di Vercelli ha eseguito 4 misure interdittive, emesse dal GIP del Tribunale di Vercelli, nei confronti del Presidente di una nota società vercellese operante nel settore socio assistenziale (case di riposo ed assistenza domiciliare) nonché nei confronti del Direttore ed il Presidente del Consiglio di Amministrazione di una nota IPAB di Alessandria ed il Presidente della Commissione di gara.
I reati contestati sono la corruzione e la turbata libertà degli incanti.
L’indagine nasce dall’arresto in flagranza di un soggetto, eseguito nel mese di novembre del 2015, in quanto riceveva 5000 euro in contanti da privato imprenditore al fine di agevolare – per il tramite del Presidente del Consiglio Comunale di Casale Monferrato – l’aggiudicazione di un appalto indetto dal
Comune di Casale Monferrato e riguardante la gestione di una residenza sanitaria assistenziale di Casale Monferrato (AL). Dopo alcuni giorni veniva tratto in arresto, su ordine del GIP di Vercelli, anche il citato Presidente del Consiglio Comunale.
Dall’analisi dei contatti delle due persone arrestate, emergevano legami con i vertici di una locale società cooperativa operante nel settore socio assistenziale ed importanti Pubblici Ufficiali appartenenti a strutture sanitarie del Piemonte. Venivano pertanto setacciati tutti gli appalti banditi da Enti Pubblici (tra cui le IPAB, Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza) operanti sul territorio piemontese e ligure
aggiudicati a favore della citata società di Vercelli.
Il quadro che emergeva era inquietante: gli indagati pilotavano le gare di appalto per l’aggiudicazione di tale servizi redigendo, con la complicità del Presidente della società vercellese, per il tramite del suo Amministratore delegato, con quella del Direttore e del Presidente del Consiglio di Amministrazione di una IPAB di Alessandria e con il Presidente della Commissione di gara, bandi di gara attagliati alle
caratteristiche strutturali della società individuata quale vincitrice. Tali requisiti consentivano di attribuire
alla ditta “privilegiata” un punteggio nel “capitolato tecnico-qualitativo” talmente elevato da non consentire di essere colmato dagli altri partecipanti con la successiva offerta economicamente più vantaggiosa. A fronte di questi vantaggi venivano dispensate dalla società aggiudicataria una serie di favori personali e regalie di tipo economico.
Le persone coinvolte nell’intera indagine sono in totale 35. Per 3 di loro, il GIP del Tribunale di Vercelli ha ritenuto sussistere gli estremi per l’applicazione della misura interdittiva della sospensione da tutte le pubbliche funzioni, per mesi 6, per il presidente della società di Vercelli la misura interdittiva del divieto di
esercitare uffici direttivi presso la propria società e comunque presso persone giuridiche e imprese che svolgano analoga attività, per mesi 6.
Il risultato delle attività condotte dai finanzieri Vercellesi evidenzia l’impegno del Corpo nel contrasto all’illegalità nella pubblica amministrazione che costituisce una priorità. La corruzione infatti costituisce ostacolo alla crescita economica nazionale in quanto fattore di alterazione della libera concorrenza.

TRENTO. TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA TRA NORD EUROPA E ITALIA.

Trento, 10/09/2018
GUARDIA DI FINANZA: OPERAZIONE “ALBA BIANCA”: STRONCATO TRAFFICO
INTERNAZIONALE DI DROGA TRA NORD EUROPA E ITALIA
Eseguiti 30 arresti in Italia e all’estero, sequestrati 120 chili di droga
per un valore sul mercato illecito di oltre venti milioni di euro
Fondamentale la cooperazione tra organismi di polizia italiani e germanici
La Guardia di Finanza di Trento ha concluso l’operazione internazionale antidroga
denominata “Alba bianca”, eseguendo oggi venti misure di custodia cautelare in
carcere emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento, sedici delle quali sul territorio
nazionale (Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto), quattro all’estero, con mandato di
arresto europeo in Germania e Albania, che si sommano ai dieci arresti già eseguiti
nel corso delle indagini nell’arco di due anni.
Dalle prime ore della mattinata odierna un centinaio di militari con una decina di unità
cinofile antidroga delle Fiamme Gialle, in coordinamento con la polizia giudiziaria e
Doganale bavarese, stanno effettuando arresti e perquisizioni nei confronti dei
componenti di due associazioni criminali radicate nel Nord Italia e in Baviera, dedite al
traffico internazionale di droga, con ampie ramificazioni sul territorio nazionale e all’estero.

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Le indagini, iniziate nel gennaio 2016 a seguito di un sequestro di 93,1 kg. di cocaina
effettuato dalle Fiamme Gialle di Vipiteno (BZ), al confine con l’Austria, in ingresso in Italia, sono state sviluppate e coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia e
condotte dal Gruppo Operativo Antidroga (GOA) della Guardia di Finanza di Trento.
Le attività di indagine sono state condotte attraverso una complessa attività investigativa
transnazionale, che si è avvalsa della collaborazione del Servizio Centrale di
Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza – S.C.I.C.O. di
Roma e ha visto un largo ricorso a procedure di cooperazione internazionale, attuate
tramite il II Reparto “Coordinamento informativo e relazioni internazionali” del Comando Generale della Guardia di Finanza e la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno – D.C.S.A., con le Forze di Polizia e doganali tedesche e di diversi altri Stati, tra cui Belgio, Albania e Macedonia.

 

Sono stati, così, individuati due sodalizi criminali composti, prevalentemente, da
soggetti di origine balcanica (albanese, macedone e serba, affiancati da cittadini
iracheni, pakistani, afghani, tedeschi e italiani) che, stabilmente radicati in Trentino-Alto
Adige (specie nel capoluogo altoatesino, ove rifornivano, anche, alcuni pregiudicati legati
alla criminalità storica, di origine calabrese) e in Baviera (D), si ripartivano i locali
mercati dello spaccio.
I due gruppi criminali avevano anche importanti ramificazioni in Piemonte, Lombardia
e Veneto, nonché in Belgio ed Olanda, Paesi questi dove acquistavano direttamente
ingenti partite di droga che poi venivano trasportate in Italia mediante automezzi con
ingegnosi doppifondi.
Fondamentale, per le operazioni all’estero, si è rivelata la collaborazione investigativa
con il BLKA (Bayerisches Landeskriminalamt) e lo ZFA (Zollfahndungsamt) di
Monaco di Baviera (D), con i quali, sotto l’egida della D.C.S.A. e della Procura di Trento,
è stata avviata una serie di scambi diretti di informazioni e sono state sviluppate
investigazioni parallele per il contrasto del crimine transnazionale.
L’attività di cooperazione con le Forze di Polizia e doganali germaniche ha consentito loro di sequestrare, su segnalazione delle Fiamme Gialle trentine, 2,18 kg di eroina e 21,3 kg di marijuana tra luglio e novembre 2016, arrestando sei corrieri di nazionalità tedesca e albanese: alle operazioni in Germania hanno partecipato anche i Finanzieri italiani per
fornire il loro supporto, sfruttando le possibilità offerte dalle vigenti convenzioni europee.
I Finanzieri del GOA di Trento, nei due anni di indagine, hanno operato sul territorio
nazionale sequestrando a Bolzano e Bressanone (BZ) ulteriori 1,8 kg di cocaina e
arrestando tre corrieri di nazionalità albanese, pakistana e macedone domiciliati in Italia.
Di particolare rilievo, nel giugno 2018, l’arresto effettuato dalle Fiamme Gialle presso
l’aeroporto di Milano Linate di uno dei due cittadini albanesi originariamente fermati a
Vipiteno (BZ) che, approfittando di una temporanea scarcerazione, si era rifugiato
all’estero, ma è poi stato individuato, dal GOA di Trento, in Belgio ed ivi catturato ed
estradato sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Bolzano.

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In esecuzione delle misure di custodia cautelare in carcere, in Italia, sono stati
arrestati tredici cittadini albanesi, domiciliati a Bolzano, Merano (BZ), Bressanone (BZ),
Laives (BZ), Chiusa (BZ), Treviso, Opera (MI) e Manerba (BS), un cittadino kossovaro
domiciliato a Treviso, un cittadino pakistano domiciliato a Bressanone (BZ) e un
cittadino italiano di origini albanesi domiciliato a Merano (BZ).
Sulla base della procedura del Mandato d’Arresto Europeo (MAE) e grazie agli accordi
internazionali in materia di estradizione, in Germania sono stati contemporaneamente
arrestati tre cittadini albanesi residenti in Baviera e un altro è stato arrestato dalle stesse
autorità albanesi nella capitale Tirana.
Il bilancio complessivo dell’operazione ha portato all’individuazione e alla denuncia
di 40 narcotrafficanti, trenta dei quali sono stati arrestati, sequestrando
complessivamente circa 120 chili di droga (cocaina, eroina e marijuana) per un valore
sul mercato illecito di oltre venti milioni di euro, otto automezzi utilizzati per il trasporto
dello stupefacente e oltre centomila euro in contanti.
L’operazione ha inflitto un duro colpo ai canali di rifornimento dello stupefacente
dal Nord Europa all’Italia, confermando l’importanza dell’asse del Brennero quale
crocevia dei traffici internazionali e il valore aggiunto della cooperazione europea
tra inquirenti, forze di polizia e organismi di coordinamento interforze italiani.

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