Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

ALESSANDRIA. “POS” IN REFEZIONE SCOLASTICA

Alessandria, 8 ottobre 2018
COMUNICATO STAMPA
Refezione scolastica:
pagamenti delle rette annuali e dei buoni pasto

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Si informano i genitori degli alunni iscritti al servizio di refezione per l’anno scolastico 2018/2019 che da, oggi, lunedì 8 ottobre, è possibile effettuare i pagamenti per le rette annuali di iscrizione e dei buoni pasto anche mediante POS presso la sede dell’ufficio Refezione Scolastica in via S. Giovanni Bosco n. 53.
Lo sportello per ricevere i pagamenti con questa modalità è aperto nei seguenti orari:

lunedì, mercoledì e venerdì: dalle 11.30 alle 13
martedì e giovedì: dalle 11.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 16

ALESSANDRIA. SCIOPERO DEI LAVORATORI DEL TERZO VALICO CON MANIFESTAZIONE A ROMA.

TERZO VALICO
MARTEDI’ 9 OTTOBRE, SCIOPERO CON MANIFESTAZIONE A ROMA

Cattura
Alessandria, 4 ottobre 2018

E’ stato proclamato per martedì 9 ottobre lo sciopero dei lavoratori impiegati nel terzo valico,

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Feneal, Filca e Fillea hanno organizzato i pullman in partenza dai campi base di Novi Ligure, Arquata Scrivia e Pian dei Grilli verso Roma per chiedere al Ministro della infrastrutture Danilo Toninelli di sbloccare immediatamente i fondi già stanziati e che già erano disponibili per il quinto lotto che ha messo in discussione l’occupazione di circa 2400 posti di lavoro.
Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil sono fortemente preoccupate per l’occupazione dei dipendenti che rischiano il licenziamento e per la realizzazione della grande opera che mai come in questo momento deve procedere speditamente.
Il sindacato unitariamente auspica che tutte le forza politiche Piemontesi e Alessandrine uniscano le loro voci a quella dei lavoratori confermando la necessita della prosecuzione dei lavori del terzo valico.
Per le Segr. Prov.li

Feneal UIL Filca CISL Fillea CGIL P.TOLU P. LUPO R.POLITI

TORINO.DIRETTORE DI UNA SOCIETA’ DEI SERVIZI ALBERGHIERI DENUNCIATO PER ESTORSIONE SUL POSTO DI LAVORO

Torino, 5 Ottobre 2018
LA GUARDIA DI FINANZA DI TORINO E’ STATO PER ESTORSIONE SUL POSTO DI LAVORO: DENUNCIATO IL DIRETTORE DI UNA SOCIETÀ DI SERVIZI ALBERGHIERI.

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“..Mi trattengo 100 euro dalla busta paga oppure ti licenzio…”. Questo il messaggio
velato rivolto ad alcuni dipendenti che non accettavano di corrispondere, al datore
di lavoro, la somma a titolo di “trattenuta” al momento del pagamento dello
stipendio.
Nel corso dell’indagine, accertata anche un’evasione per 400.000 euro nonché
indebite compensazioni per oltre 120.000 euro.
Questo è il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Torino che ha
portato alla denuncia del direttore di una società di servizi alberghieri per estorsione
e dell’amministratore della stessa per reati fiscali.
L’operazione, condotta dalla Tenenza di Bardonecchia, ha coinvolto una società
operante nella località dell’Alta Val di Susa, specializzata nella fornitura di servizi
alberghieri che ha potuto disporre, in questi ultimi anni, di una forza lavoro di oltre
mille dipendenti impiegati nelle 24 sedi dislocate in tutta Italia, da Bardonecchia al
Trentino, da Alghero ad alcune località del litorale Toscano, sino ad arrivare a
Tarvisio nell’alto Friuli.
Le indagini dei Finanzieri hanno appurato come la società, oltre a non versare le
ritenute previdenziali, ha ignorato le più basilari norme a tutela del lavoratore, dalla
mancata concessione di adeguati turni di riposo al personale, sino all’assenza di
qualsivoglia comunicazione circa l’instaurazione del rapporto di lavoro o la
cessazione di quest’ultimo.
La società non si è risparmiata, tra l’altro, l’evasione della tassa di soggiorno,
quantificata dagli inquirenti in oltre 10.000 euro.
A conclusione delle indagini, l’imprenditore coinvolto è stato denunciato alla
Procura della Repubblica di Torino. Numerose le ipotesi di reato nei suoi confronti,
peculato nonché vari reati tributari. Comminate, inoltre, sanzioni per oltre 700.000
euro.

RIACE.DOMENICO LUCANO, SCONTRO TRA MAGISTRATI ED ERRORI GROSSOLANI DIETRO L’ARRESTO DEL SINDACO.

Testimoni d’accusa contro il sindaco di Riace, Domenico Lucano, per le irregolarità sono 3 dipendenti del Comune. Le loro dichiarazioni hanno supportato la contestazione relativa alla gara per lo smaltimento dei rifiuti.

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Il gip Domenico Di Croce li ha ritenuti attendibili, ma ha modificato il capo d’imputazione evidenziando lo sbaglio dei pubblici ministeri.Ma non è l’unico errore nell’inchiesta  che vede coinvolto il sindaco Domenico Lucano. Sono almeno sei gli errori ritenuti gravi da Di Croce che lo hanno convinto a far cadere i reati più gravi sottolineando molte lacune nelle verifiche affidate alla Guardia di Finanza che smontano le accuse della Procura.

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Lucano dovrà essere interrogato per rispondere di due reati: aver favorito l’immigrazione clandestina combinando finti matrimoni e aver affidato un appalto in maniera irregolare.

il procuratore Luigi D’Alessio ha spiegato che: “Non possiamo consentire, come Stato italiano e con Costituzione italiana, che qualcuno persegua un’idea passando bellamente sopra i principi e sopra le norme. Altrimenti consentiremmo a chiunque di praticare i propri convincimenti infischiandosene delle leggi”.

Nella sua ordinanza di cattura il giudice elimina una dopo l”altra le accuse più pesanti e stigmatizza,  però “l’acritico recepimento da parte del pubblico ministero delle conclusioni raggiunte all’esito di una lunga attività investigativa dagli appartenenti alle forze dell’ordine”.

Il primo capo di imputazione esaminato dal giudice nel quale “si rimprovera a Lucano, Sindaco del Comune di Riace, ente non “attuatore”, come erroneamente indicato dalla polizia giudiziaria, bensì “gestore” dei progetti Sprar e Cas, di non avere fatto ricorso ad alcuna reale procedura negoziale per l’affidamento, negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, dei servizi di accoglienza di migranti nell’ambito dei progetti, così turbando le relative gare in spregio ai principi di trasparenza, concorrenza ed economicità”.

La vaghezza e la genericità del capo d’imputazione lo rendono inidoneo a rappresentare contestazione provvisoria alla quale validamente agganciare un qualsivoglia provvedimento custodiale.

Il mero riferimento a collusioni ed altri mezzi fraudolenti che avrebbero condotto alla perpetrazione dell’illecito si risolve in formula vuote.

La critica del giudice più grave è nei confronti delle accuse di truffa relative ai soldi che secondo la Procura sarebbero stati ingiustamente incassati.

Di Croce scrive: “Gli inquirenti sembrano incorsi in un errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell’assunto accusatorio, per come da loro delineato. La Guardia di Finanza quantifica infatti l’ingiusto profitto conseguito dagli enti attuatori ed il correlativo danno patrimoniale per lo Stato nel totale delle somme incassate. Non sono stati svolti accertamenti bancari o patrimoniali. Va però evidenziato che l’ingiusto profitto andava individuato nella minor somma tra quanto ottenuto dagli enti e le spese da loro realmente effettuate. Viceversa, gli investigatori qualificano, si ripete erroneamente, come illecitamente lucrato tutto il denaro corrisposto agli enti anche per servizi effettivamente resi. Ad aggravare gli effetti di tale marchiana inesattezza è poi la circostanza che gran parte delle conclusioni cui giungono gli inquirenti appaiono o indimostrabili o sfornite di riscontri”.

Domenco Lucano al fratello ha confidato, alla vigilia dell’udienza davanti al giudice: “Mi hanno messo agli arresti per un reato di umanità”.

In riferimento alle irregolarità commesse per far rimanere le ragazze in Italia attraverso il rilascio dei documenti o i finti matrimoni.

 

Negli atti è presente la testimonianza di Domenico Zappia, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune che il 7 dicembre 2017 viene chiamato a riferire sull’appalto per i rifiuti e dichiara: “Il sindaco mi disse che era sua intenzione affidare il servizio a due cooperative del luogo. In qualità di tecnico ho spiegato che era necessario redigere ed approvare un regolamento sul servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e che bisognava ricorrere ad una procedura di gara aperta,classico appalto, o mediante la procedura negoziata. Il sindaco non ha voluto seguire quanto da me prospettato”.

Lucano dovrà difendersi da queste accuse intanto restiamo in attesa che il Riesame stabilisca se era davvero necessario arrestarlo.

ROMA. LA POVERTA’ SCONFITTA PER DECRETO, MA IL REDDITO DI CITTADINANZA CI FARA’ RIMANERE POVERI.

Abbiamo eliminato la povertà per decreto gridava,visibilmente soddisfatto il vice premier Luigi Di Maio, affacciato al loggione di palazzo Chigi, quasi a incorniciare una fotografia che ci riporta alla memoria immagini del secolo passato.

 

Una premessa deve essere fatta nessuno vuole negare a chi vive in povertà una vita dignitosa che deve essere l’obbiettivo  che deve ragiungere uno stato moderno e civile.

Ma l’idea che Di Maio ha e le misure messe in atto non cancellano e neppure fanno arretrare di un millimetro la povertà, la condizione di indigenza in cui versano milioni di famiglie,e neppure l’idea dell’on. Laura Castelli ha molto senso, sottosegretario all’Economia:  “che se uno spende i soldi del reddito di cittadinanza da Unieuro, magari un controllino della Guardia di Finanza si fa”.

Il vicepremier Luigi di Maio prevede di introdurre un sistema che garantirà la tracciabilità delle spese dei poveri, per verificare che esse servano per lo scopo prescritto,assicurare la sopravvivenza minima dell’individuo. Spiegando poi che non saranno consentite “spese immorali” tra queste indica sigarette, Gratta e Vinci e beni non di prima necessità.

Ma quello che viene da chiederci è quale sia l’idea che i 5 stelle hanno dei poveri e della povertà? Il povero evidentemente è colui che preso in un turbine di follia collettiva assalta i forni per contendersi un pezzo di pane, assalta i camion dell’Onu carichi di generi di prima necessità per accaparrarsi quanti più viveri possibili.

Tutto ciò che è fuori dai luoghi comuni,nella logica grillina, è voluttuario, non indispensabile e allora la casalinga povera continuerà a lavare i panni al torrente, come facevano le nostre madri,le nostre nonne e le comunità di  interi paesi meridionali e nessuno di questi mai si recherà da Unieuro ad acquistare un bene di consumo come una lavatrice.

I figli dei poveri sempre nell’immaginario pentastellato continuerà a fare i conti con il pallottoliere e i più fortunati si faranno la barba con i l rasoio affilato a mano.

Altra domanda che sembra essere scontata è quale sia il limite di sopravvivenza minima di un individuo qual è?

Nel ’40 la tessera annonaria prevedeva due chili di pasta o riso a testa al mese, 5 decilitri di olio, 300 grammi di burro o lardo per persona. Pane: 150 grammi al dì per gli adulti, 200 per i minorenni. Dolci e paste: vietati.

Il ragionamento fila liscio e lo è ancora più se immaginiamo Luigi Di Maio affacciato al balcone e sovrapponiamo la sua figura a quella del Duce: “il ragionamento sui beni non di prima necessità fila perfetto. Tra l’altro, questo tipo di regime i nostri padri lo hanno già sperimentato e ne sono usciti quasi tutti vivi”.

Ma il povero immaginato da Di Maio, il povero che si ritiene fortunato se agguanta un etto di caffè al mercato nero, esiste ancora?

Pensiamo che lo stereotipo del povero immaginato dai grillini viva solo nella fantasia malata di chi non ha mai lavorato e non ha la più pallida idea di che cosa sia la povertà e di quanto la classe media possa facilmente scivolare in quel girone infernale. 

La povertà non è solo questione di pane e latte ma di istruzione, aggiornamento, possibilità, e quindi la necessità di accedere ai beni voluttuari come i libri, i computer, lo sport, i viaggi, vestiti e scarpe decenti per rincuorarsi, gite al mare, relazioni sociali.

 

Personalmente non ho mai stimato il M5s , Grillo,Casaleggio e neppure Di Maio che della povertà hanno fatto una bandiera senza mai analizzarne a fondo il significato e srotolandola solo in particolari occasioni, questa è una di quelle perché il recupero di consenso nei sondaggi è più importante del bene comune.

Il M5s ha riportato al centro dl dibattito politico il tema, troppo spesso,dimenticato dalla politica e dal P.D. che pure nel suo statuto contempla la lotta alla povertà, ipotizzando azioni di solidarietà sociale che affranchino quanti sono caduti in povertà perché nessuno deve essere lasciato indietro.Ma l’idea di tracciare le spese dei disoccupati o dei pensionati indigenti ricorda le beneamate Dame di San Vincenzo che allungavano cento lire allo straccione dicendo “Non lo spenda all’osteria”.

Molto più grave il fatto che moderne dame della carità minacciano di seguire lo straccione, di verificare che non si beva i soldi e sfilarglieli dalle mani se chiede un litro di vino.

Tutto questo impegnando risorse come la Guardia di Finanza che ha ben altre priorità e impegni quali la lotta alla evasione fiscale,la lotta al traffico di droga e perché no la lotta nel contrasto alle mafie che governano il traffico di esseri umani e di schiavi.

 

Il nodo della povertà ci aiuta a configurare le coordinate ideologiche del mondo grillino, la rivolta anti-casta di cui si è fatto campione associata alle suggestioni di una sinistra che per anni ha lottato contro lo sfruttamento nei luoghi di lavoro, ma ha sempre messo il lavoro in primo piano come strumento di crescita e realizzazione dell’uomo, mai a sinistra si è sentito parlare di elemosine da dare ai  poveri perché il sistema possa continuare a perpetuarsi nei secoli.

Il dibattito dovrà tornare sui suoi passi e ragionare se sia meglio impegnare otto/dieci miliardi per riformare il welfare oppure  distribuire elemosina a qualche milione di indigenti.

Il problema che ci vede accomunati a tutto l’occidente su come gestire la società post-industriale,se con investimenti creazione di posti di lavoro,ridistribuzione delle ricchezze e dignità per le persone, replicando l’idea ottocentesca della pubblica carità, il copione del Marchese del Grillo che tira Paoli dal balcone ai miserabili.