Categoria: AGGIORNAMENTI SETTIMANALI CRONACA E ATTUALITA’

CASERTA. G.di F.- PIANO DI CONTROLLO STRAORDINARIO NELLA TERRA DEI FUOCHI.

Comando Provinciale Caserta

Parallelamente all’esecuzione del piano di intervento regionale per il contrasto ai roghi di rifiuti che ha visto, da ultimo, operare insieme, sotto il coordinamento delle rispettive amministrazioni centrali, le Fiamme Gialle e gli Ispettori Territoriali del Lavoro delle diverse province campane, i Reparti territoriali dipendenti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta hanno dato avvio ad un’autonoma articolata attività ispettiva avente ad oggetto le aziende del settore tessile e calzaturiero con laboratori attivi nei Comuni della Provincia ricompresi nella c.d. Terra dei Fuochi, al fine di verificarne le condizioni di lavoro e il corretto smaltimento degli scarti di lavorazione, che spesso sono fonte di illeciti sversamenti nelle campagne limitrofe e di successivi roghi.

Nel dettaglio il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta ha deciso di rafforzare e ampliare l’azione ispettiva già pianificata con gli Ispettori del Lavoro, provvedendo ad elaborare una specifica analisi del settore attraverso la quale sono state selezionate ulteriori decine di aziende ritenute a forte rischio di illegalità nei cui confronti si è deciso di operare massivamente con interventi coordinati e contestuali in base all’area geografica di riferimento. L’attività ispettiva, che si è quindi sviluppata attraverso una serie di piani a massa nei quali sono state impiegate simultaneamente decine di pattuglie provenienti da tutti i reparti della Provincia. In poche settimane sono state quindi acquisite le informazioni necessarie all’individuazione dei laboratori, sono stati effettuati mirati sopralluoghi e poi pianificati gli interventi palesi. Complessivamente sono stati ispezionati 116 opifici (di cui 29 unitamente agli Ispettori del Lavoro), operanti per lo più nei comuni ricompresi nella c.d. Terra dei Fuochi, ed in particolare a Sant’Arpino, Lusciano, Carinaro, Gricignano d’Aversa, Teverola, Arienzo, San Felice a Cancello e S. Maria a Vico: un piano di intervento vasto e incisivo per capire lo stato dell’arte del tessuto di piccole imprese che caratterizzano quei territori.

I risultati ottenuti hanno confermato purtroppo una forte tendenza all’illegalità d’impresa, con particolare riguardo all’utilizzo di manodopera irregolare, alla mancata attuazione della normativa per la sicurezza dei luoghi di lavoro e alla sistematica elusione delle norme a tutela dell’ambiente. Nei 116 laboratori ispezionati dalle Fiamme Gialle sono stati trovati all’opera 1.048 operai (con una media di circa 9 lavoratori ad impresa), di cui ben 300 irregolari e, per la gran parte, completamente in nero, con un’incidenza della manodopera irregolare che sfiora il 30% della forza lavoro complessiva. Alla luce della numerosità dei lavoratori irregolari per oltre 40 aziende è stata proposta la sospensione delle attività. Anche sotto il profilo del rispetto della normativa a tutela dell’ambiente i risultati non sono stati meno significativi, atteso che 16 laboratori (oltre il 13% del totale di quelli controllati) sono stati sequestrati per la mancanza di autorizzazione ambientale e per il mancato tracciamento dei rifiuti e degli scarti industriali, mentre ad altri 15 sono state comminate sanzioni amministrative, sempre per violazioni al T.U.A..

In alcuni casi, poi, i militari si sono trovati di fronte a laboratori allestiti in locali del tutto inidonei, ricavati in garage o nei seminterrati di fabbricati, quasi sempre protetti da occhi indiscreti con una serie di accorgimenti finalizzati ad evitare controlli a sorpresa. Così come nel caso dell’unità operativa di un’impresa conto terzista di un noto marchio di abbigliamento, dove i militari della Compagnia di Aversa hanno individuato un deposito adibito a laboratorio occulto sottostante il punto vendita e munito di porte blindate e videosorveglianza, al quale si accedeva dai garage e all’interno del quale operavano in condizioni decisamente insalubri 22 lavoratori in nero, alcuni dei quali immigrati clandestini. O anche il laboratorio dove operavano 13 lavoratori in nero sui 15 totali e che ammassava gli scarti di lavorazione in bustoni neri accatastati al piano superiore del fabbricato, ancora grezzo e privo di muri perimetrali.

La discarica improvvisata, dove sono stati sequestrati oltre 1.200 kg di rifiuti, era del tutto visibile dai palazzi adiacenti, contribuendo a deturpare ulteriormente il già precario decoro urbano dell’area. In un altro caso i militari hanno ispezionato un laboratorio tessile completamente abusivo, dove ben 16 extracomunitari, tutti senza alcun contratto, fabbricavano ed assemblavano cuscini, braccioli, fodere di divani e poltrone. I lavoratori erano poi costretti a muoversi negli angusti spazi lasciati liberi dai cumuli di bustoni contenenti gli scarti della lavorazione che occupavano gran parte dell’ingresso e dell’interno del locale.

Sono stati poi sequestrati alcuni calzaturifici, dove gli operai sono stati sorpresi ad utilizzare colle industriali e solventi, sebbene i macchinari fossero stati installati in locali umidi e senza il necessario ricambio d’aria, come nel caso del laboratorio approntato in un garage seminterrato dove sono stati rinvenuti, depositati sul pavimento, senza alcuna cautela, prodotti altamente infiammabili poco distanti da cumuli di ritagli di tessuti quali scarti di lavorazione accatastati in attesa di un illecito smaltimento. Anche questi interventi, dunque, così come i numerosi altri controlli effettuati negli ultimi mesi nei confronti di operatori di altri settori economici, hanno confermato la diffusione del grave fenomeno dell’utilizzo di manodopera irregolare per l’abbattimento dei costi aziendali, che spesso si associa, in una perversa ottica di impresa criminale, all’illecito smaltimento dei rifiuti industriali con grave danno all’intero territorio provinciale e soprattutto ai comuni della c.d. “Terra dei Fuochi”.

L’azione repressiva portata a termine testimonia l’attenzione operativa della Guardia di Finanza per il contrasto all’economia sommersa, che, così come l’evasione e le frodi fiscali, altera le regole del mercato e danneggia i cittadini e gli imprenditori onesti.

LIVORNO. G.di F.-CANTANTE ED EVASORE, NON DICHIARA AL FISCO COMPENSI PER 700.000 EURO.

Comando Provinciale Livorno

I finanzieri della 1a Compagnia di Livorno, nell’ambito dell’attività istituzionale finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale, hanno individuato un cantante lirico residente in città il quale, seppur titolare di partita IVA, non ha mai presentato dichiarazioni fiscali né versato alcun tributo all’Erario.

Dopo mirati accertamenti preliminari, le fiamme gialle labroniche hanno avviato una verifica fiscale nei confronti dell’artista, al termine della quale è stato riscontrato che il cantante, per gli anni d’imposta dal 2014 al 2017, non ha dichiarato compensi per 700.000 mila euro, evadendo imposte (IRPEF e IVA) per 216 mila euro. Molto richiesto sia in Italia (Teatro alla Scala, Teatro Carlo Felice, Teatro Comunale di Bologna) che all’estero (New York, Montecarlo, Siviglia), ha documentato fiscalmente le prestazioni artistiche eseguite, ma ha omesso sistematicamente di dichiarare al Fisco i compensi percepiti.

L’artista, pertanto, è stato segnalato alla locale Agenzia delle Entrate, che procederà all’accertamento fiscale del debito tributario constatato, e alla Procura della Repubblica in quanto l’ammontare delle imposte evase ha determinato la denuncia per il reato di omessa presentazione della dichiarazione.

CROTONE.G.di F.- OPERAZIONE MALAPIANTA, 35 ARRESTI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA.

Comando Provinciale

Oltre 250 finanzieri appartenenti alla Guardia di Finanza di Crotone e agli altri reparti delle Fiamme Gialle calabresi, con il concorso dello SCICO, hanno tratto in arresto 35 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose.

I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, hanno smantellato la potentissima “locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro”. Le indagini hanno consentito di scoprire l’esistenza di una “locale di ‘ndrangheta” nell’agro di San Leonardo, ricadente nel Comune di Cutro, in provincia di Crotone, facente capo alle famiglie M., T.e Z.con ramificazioni operative non solo in Calabria ma anche in Puglia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, nonché, con proiezioni estere.

Dalle investigazioni si accertava che, oltre al dominio incontrastato del traffico di droga fra le province di Crotone e Catanzaro e l’usura praticata nei confronti di diversi imprenditori anche nel nord Italia, la “locale di San Leonardo di Cutro” da anni esercitava la sua criminale influenza sulla gestione dei villaggi turistici nel territorio sottoposto al suo controllo, attraverso una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza.

Gli enormi proventi illeciti venivano riciclati anche mediante investimenti nei settori della ristorazione, dell’edilizia e delle stazioni di rifornimento carburante. La cosca san leonardese agiva in rapporti di dipendenza funzionale con la cosca G. A. egemone sulla provincia.Le altre indagini condotte nel corso degli ultimi anni permettevano di acquisire significativi elementi sulla crescita di potere e di influenza criminale delle famiglie di ‘ndrangheta del territorio di San Leonardo di Cutro. Tali elementi trovavano piena conferma nell’odierna Operazione Malapianta che, all’esito di difficilissime indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone a partire dal 2017, consente di asserire l’esistenza in San Leonardo di una “locale di ‘ndrangheta” riconosciuta con a capo le famiglie M. e T..

Fu lo stesso N. G. A., nel corso di una conversazione captata in modalità ambientale alcuni anni fa, a sancire l’autorità mafiosa in quel territorio delle famiglie citate e a inserire i due capi famiglia, A. M. e G. T. fra i “grandi della ‘ndrangheta”. La “locale sanleonardese” è, senza dubbio alcuno, una organizzazione delinquenziale ben identificata nei contesti criminali “crotonesi”. Il gruppo criminale inquisito risulta estremamente coeso, strutturalmente complesso ed altamente organizzato. Il metodo mafioso che l’indagine ha cristallizzato è pedissequamente quello tipizzato dall’art. 416 bis del codice penale.

Forza di intimidazione del vincolo associativo, condizione di assoggettamento e condizione di omertà sono tutti parametri che sono stati documentati nella presente indagine MALAPIANTA. Le vicende di diversi imprenditori, vittime delle cosche di San Leonardo, sono inequivocabilmente dimostrative del potere mafioso della famiglia M.e dei fini associativi perseguiti oltre che del soffocamento che la ‘ndrangheta opera su ogni forma di impresa e, quindi, di sviluppo di questo territorio.

Quanto emerso dalle indagini di questa Direzione Distrettuale Antimafia, condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone, conferma la mole di dati riferiti dai collaboratori di giustizia e permette di individuare l’esistenza di una locale di ‘ndrangheta a San Leonardo di Cutro, a partire almeno dagli anni ’70, appartenente al “Crimine” crotonese/catanzarese e pertanto riconosciuta da parte del superiore “Crimine” di Polsi.

La ‘ndrangheta san leonardese ha, nel corso dei decenni, diversificato la sua operatività criminale passando dal contrabbando di sigarette al narcotraffico, all’usura e alle estorsioni. L’attività investigativa svolta ha consentito di comprendere come il capocosca di San Leonardo, A. M., e i suoi sodali avessero timore sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la cui scelta veniva giudicata dai medesimi “vergognosa”, che dei Magistrati inquirenti di Catanzaro verso i quali si sprecano le ingiurie e, inoltre, del Procuratore Gratteri accostato, nei loro commenti, a Giovanni Falcone. Si rilevava altresì come la locale di San Leonardo avesse una fortissima capacità di controllo e monitoraggio del territorio per censire “presenze sospette” di veicoli e/o soggetti appartenenti alle forze dell’ordine.

I componenti della consorteria criminale erano anche in grado di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia imminenti attraverso una oscura rete di fonti e connivenze. Oltre a ciò è stato accertato come i medesimi effettuavano regolarmente attività di anti bonifica per il rilevamento di microspie o per eludere le attività intercettive dei finanzieri. Tutto ciò, unitamente al descritto monitoraggio in forma “militare” del loro territorio, certifica la capacità dei “santo leonardesi” di ostacolare e sottrarsi a qualunque forma di investigazione.L’asservimento dei villaggi turistici del litorale ionico fra Crotone e Catanzaro è la sintesi di un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella “circoscrizione” criminale di CUTRO.

Tali imprese, rappresentative di quello che senza dubbio è il settore economico di maggior importanza in questo territorio, soggiacevano al controllo criminale posto in essere con due metodologie distinte: l’estorsione di denaro contante per milioni di Euro e il condizionamento e lo sfruttamento della gestione dei servizi quali manodopera, forniture e manutenzioni. In pratica le cosche nel tempo sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione delle strutture alberghiere che abbia un profilo economico. Le dichiarazioni di diversi imprenditori, se per un verso hanno integrato le penetranti indagini dei finanzieri, sono altresì dimostrazione di uno spirito di ribellione alla ‘ndrangheta. Spirito che va sostenuto con ogni mezzo.

Tra le principali attività della “locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro” si annovera senza dubbio il traffico di stupefacenti, una delle principali fonti di finanziamento dell’associazione. Sin dagli anni ’90 per le altre cosche del crotonese e non solo i N. hanno costituito un punto di riferimento per il narcotraffico. In quegli anni venne addirittura impiantata una raffineria in quel di San Leonardo, località giudicata idonea in quanto facilmente controllabile dalla cosca e quasi impossibile da controllare per le forze dell’ordine.

Le indagini hanno dimostrato come i san leonardesi si sono approvvigionati di droga dalle cosche operanti in provincia di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria e, inoltre, si sono dotati di una ramificata rete territoriale per la commercializzazione del narcotico principalmente su Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Botricello e zone limitrofe in provincia e Catanzaro, San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza.

Le indagini hanno documentato l’acquisto e la successiva cessione di centinaia di chilogrammi di hashish, cocaina ed eroina. In particolare su Crotone la base operativa dello spaccio era situata nel quartiere di via ACQUABONA. Questo è il “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo dei cd. “zingari” di Crotone. Caratterizzato da un fitto reticolato di abitazioni, per lo più abusive, connesse da vialetti transitabili, unicamente, a piedi dove donne e bambini fanno da vedette per lo spaccio.

E’ da considerarsi la piazza di spaccio principale della città. In questo agglomerato si sono creati gruppi criminali i cui capi risultano affiliati alla ‘ndrangheta. I finanzieri di Crotone hanno individuato e posto in sequestro numerosi beni il cui valore totale è pari a circa 30 milioni di Euro. Vengono sottoposti a sequestro: 5 società con sede a Botricello (CZ) e 5 con sede a Cutro (KR) attive in vari settori, dall’edilizia al commercio all’ingrosso e al dettaglio di bevande, materiali per agricoltura, edilizia e una esercente il servizio di posta privata.

Fra le unità locali di alcune di queste società vi sono 3 stazioni di rifornimento di carburante ubicate in provincia di Crotone e Catanzaro, tre bar e una pizzeria. Inoltre vengono appresi due autoveicoli e quattro immobili. Con l’Operazione Malapianta viene quindi smantellata, una locale di ‘ndrangheta, quella dei M., fra le più antiche, agguerrite e pericolose della provincia crotonese.

FIRENZE. G.di F.-YOUTUBER EVADE IMPOSTE PER OLTRE 1 MILIONI DI EURO IN 5 ANNI.

Comando Provinciale Firenze

I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno individuato uno “youtuber” (23enne italiano, residente in provincia di Firenze) che professionalmente svolgeva la sua attività su portali internet completamente in nero, con un’evasione di imposte di oltre 1 milione di euro in 5 anni di attività.

Nello specifico, l’attività investigativa e di intelligence delle fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze ha permesso di rilevare come il “professionista del web”, tra il 2013 ed il 2018, abbia omesso di dichiarare ricavi per oltre 600 mila euro e di versare IVA per oltre 400 mila euro.

L’influencer da diversi anni era presente su internet, dove pubblicava video che parlavano delle sue esperienze, dei suoi viaggi e della sua vita, arrivando ad avere oltre 4 milioni di followers che lo seguivano assiduamente, risultando il secondo in Italia per numero di seguaci, con 1 milione di visualizzazioni al giorno.

Dal controllo delle fiamme gialle è risultato che l’attività del giovane era svolta in modo professionale, in quanto riceveva compensi dalle pubblicità inserite nei video che, quotidianamente, pubblicava sul proprio canale telematico.

I pagamenti allo youtuber erano poi proporzionati al numero di visualizzazioni fatte dai “followers”.

Infatti, come è nel settore della pubblicazione sistematica di video, i proventi – per gli autori dei video appunto – possono derivare dai pagamenti loro effettuati dai gestori dei canali web, a motivo della contestuale visione, da parte degli utenti (i cc.dd. followers) di “strisciate” pubblicitarie.

Con questo sistema anche gli youtuber riescono a finanziarsi, come nel caso del nostro. L’attenzione delle fiamme gialle continua a mantenersi alta nei confronti di queste “nuove attività” professionali, svolte, in particolare, tramite i vari portali internet.

TORINO. G.di F.-MAXI FRODE NEL SETTORE DELLE PIETRE PREZIOSE.

Comando Provinciale Torino

Diamante Nero , Corallo Rosso , Zaffiro Topazio, Perla di Boemia . Queste alcune delle indicazioni riportate su gli oltre 2 milioni di articoli sequestrati dalla Guardia di Finanza di Torino ma che in realtà erano prodotte artificialmente con pasta vitrea o ceramica.

È il risultato di un’operazione dei Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego del capoluogo Piemontese che ha visto coinvolte le provincie di Torino e di Milano.

Oltre 2 milioni gli articoli , tra monili ed accessori d’abbigliamento sequestrati e riportanti false indicazioni qualitative anche in relazione al la loro qualità e provenienza ovvero con indicazioni merceologiche non conformi. Onice, Opale, Diaspro, Avventurina, Occhio di Tigre, Tanzanite, Madrepora, Perla Marina e Madreperla le ulteriori ingannevoli indicazioni riportate sui monili e sugli accessori d’abbigliamento ornamentali in vendita, tra questi collane, bracciali, orecchini e anelli.

L’ ingente quantitativo di prodotti illeciti , che avrebbe consentito un profitto di diversi milioni di euro , è stato rinvenuto dai “Baschi Verdi” presso le sedi ed i depositi situati nei quartieri torinesi di Madonna di Campagna e Parella nonché presso due magazzini ubicati all’interno della nota area denominata “Città Commerciale” di Settimo Torinese (TO) nella disponibilità di tre imprenditori cinesi ed un imprenditore italiano.

Per i titolari delle quattro attività e per il loro fornitore, leader mondiale del settore, con centro di distribuzione nella Repubblica Ceca , è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Torino per frode in commercio, oltre alla segnalazione alla Camera di Commercio di Torino, per le relative sanzioni amministrative.

Il mercato del falso monile non si limitava solamente alla semplice vendita al dettaglio; il commerciante italiano indagato , infatti , un settantenne di origini lombarde con le sedi della sua attività a Torino ed in Svizzera aveva pensato bene di truffare i clienti anche attraverso un sito internet creato ad hoc dove commercializzava i falsi articoli.

L’operazione, coordinata dal Pool Tutela del Consumatore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, impegnato costantemente nel contrasto ai fenomeni distorsivi del mercato, è stata posta in essere a tutela della collettività e ad argine delle sempre più frequenti frodi commerciali.

L’assenza dell’indicazione di un importatore o di un mandatario con sede all’interno dell’Unione Europea comporta, di fatto, l’impossibilità di ricostruire la filiera di approvvigionamento della merce e, in ultimo, di verificare che il fabbricante abbia predisposto la documentazione tecnica comprovante la conformità del prodotto stesso con le normative armonizzate comunitarie e nazionali.

L’operazione rientra nell’ambito del controllo economico-finanziario del territorio eseguito, quotidianamente, dalla Guardia di Finanza, per contrastare tutte quelle forme di commercio illegale in modo da tutelare non solo i consumatori, ma anche gli imprenditori onesti eliminando pericolose distorsioni delle corrette regole dell’economia di mercato.