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Giuseppe Amato,iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti il 04/03/1987

ROMA. P.D.=VOTATI AL MARTIRIO, DRITTI DRITTI VERSO LA SCONFITTA ELETTORALE. LETTA:”AVREI VOLUTO CANDIDARVI TUTTI”.

L’analisi sviluppa ad Agosto quando ancora la data delle elezioni era lontanissima dal risultato devastante del 25 settembre 2022.

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C’era una volta il P.D., una comunità di persone di diversa estrazione sociale e politica: militanti provenienti dall’esperienza comunista, cattolici, democratici, rappresentanti dei movimenti e “cani sciolti”.

I candidati da presentare come rapprentanti al parlamento nazionale,la camera dei deputati, e al Senato venivano scelti sul territorio con le primarie, una esperienza di cemocrazia dal basso, che adesso non siste più. Prima Renzi con le candidature dall’alto decise insieme a pochi fedelissimi ed ora Letta che ha spiegato: “avrei voluto ricandidarvi tutti” ma visto che i posti a disposizione sono pochi allora decido chi è meritevole di sedere in parlamento e chi no!

La decisione verticistica nella scelta dei candidati alle elezioni politiche hanno provocato una divolta nella base, dei sindaci, nei territori e nelle federazioni

Giorni difficili liti furibonde, scontri al vetriolo, coltelli dietro la schiena fino alla notte di ieri. Una notte molto fonda, sprofondata nel buio, convocata…

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ALESSANDRIA. ELEZIONI 2022. P.D. NON UNA SCONFITTA, MA LA DISFATTA DELLA POLITICA AUTOREFERENZIALE AFFETTA DALLA SINDROME DEL BOY SCOUT.

I risultati delle elezioni politiche erano nell’aria, anzi meglio li si conoscevano da mesi, ma Enrico Letta ignorando le richieste e le pressioni per trovare un punto di intesa con il M5S e Conte( 4 o 5 punti programmatici su cui confrontarsi, da realizzare nella prossima legislatura e costruire una alleanza politica che potesse competere con la destra a trazione F.d’I, che da più parte arrivavano dalla base ha preferito ancora una volta puntare sul suicidio politico del Partito Democratico e avviarsi verso una sconfitta solitaria o quasi, ma alcuni personaggi in rappresentanza della sinistra è riuscito a farli eleggere ugualmente in parlamento: Della vedova, Casini e Tabacci se non sbaglio. Congratulazioni a Enrico Letta a tanti bravi compagni da ani impegnati in politica e nel sociale ha preferito i profesionisti della politica da sempre schierati da tutt’altra parte.

Ma le elezioni si possono perdere, in democrazia e parte delle regole del gioco. 

Dalle sconfitte dovremmo prendere preziose lezioni e qualche volta servono più delle vittorie, specialmente quelle troppo risicate con gli inquilini pronti a cambiare casacca e partito a convenienza. Ma la sconfitta dovrebbe obligare lo sconfitto o gli sconfitti a riflettere, riavvolgere il nastro per analizzare una ad una le scelte politiche, ma le ultime della campagna elettorale, ma quelle fatte nei mesi e negli anni precedenti le elezioni.

Le sconfitte ci stanno, ma quella del il P.D. è un disastro epocale in cui tra la sconfitta di Matteo Renzi, 2018, e l’ultima delle politiche 2022 hanno liquidato un patrimonio di consenso che si reggeva dalla nascita della Repubblica.

Una sconfitta resa ancora più amara perché dopo aver ricostruito il centro sinistra alle regionale e alle amministrati Il P.D. ha perso nelle regioni tradizionalmete Rosse, dove neppure 50 anni di strapotere della Democrazia Cristiana era riuscita a scalfire, Toscana e in Emilia Romagna, con distacchi troppo spesso umilianti.

Regioni che hanno pagato più di altre l’occupoazione nazifascista con tributi di sangue tra ipiù alti nella lotta di Liberazione, regioni che sulle loro mappe portano incisi i nomi di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto.

Un disastro di proporzioni epocali che impongono non una riflessione, ma la totale rifondazione del partito che più di ogni altro rappresenta quella parte di Paese che non intende piegarsi al neofascismo strisciante alla Orban, il ritorno al medioevo, rappresentato da Giorgia Meloni con i suoi attacchi alle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione e ai diritti insiti di una società moderna.

La rifondazione del partito la merita quella parte di eletorato che per anni ha votoato il P.D. turandosi il naso, accettando le leadership più improbabili per un partito che ha la solidarietà nel suo D.N.A., vomitando pur di non far vincere la destra neofascista. I dirigenti del Pd, Enrico Letta in testa, hanno pensato che avrebbero per l’ennesima volta avrebbero potuto contare sullo zoccolo duro della sinistra, un voto basato sull’accettazione del meno peggio.

Ma non avere alcuna rappresentanza politica ha spinto gli elettori di sinistra a restare a casa o ad annullare le schede perché la rappresentanza è un punto centrale in poolitica, specie dopo il 1980, che ha rappresentato il giro di boa nelle relazioni sindacali e imposto il nuovo ordine sociale, i bisogni, le speranze e la visione del mondo di chi sceglie di votare un partito che dovrebbe rappresentare gli interessi socio-economici di tutte le realtà economiche.

Ma il Pd ha scelto di abbandonare quella che un tempo era conosciuta come scelta di campo e rappresentare sempre di più i ceti benestanti, le imprese, i professionisti ricchi e in questo quadro ha selezionato una classe dirigente troppo spesso arrogante, spocchiosa, scarsamente preparata e in alcuni casi decisamente di parte, dalla parte non di chi lavora, ma del padrone ovviamente.

Il P.D. ha deliberatamente scelto di non rappresentare più il lavoro dipendente, la classe operaia, che ancora esiste e vive una delle stagioni più drammatiche dalla sua nascita, classe operaia che preferisce votare gli eredi di deportatori di ebrei, fucilatori di partigiani al figlio di deportati uccisi nei campi di sterminio. Partito Demoocratico che ha scelto di stare con Confindustria piuttosto che con i sindacati, con confindustria che ancora una volta ha scelto di appoggiare incondizionatamente gli ersedi del fascismo, gli stessi già all’epoca finanziarono la marcia su Roma.

Sono scelte strategiche, consolidate negli anni, che hanno dato i loro frutti amari, al veleno, che hanno avvelenato la vita del partito e i suoi militanti fino d oggi, giorno in cui Enrico Letta ha deciso di dimettersi irrevocabilmente da segretario del partito nonostante abbia, in conferenza stampa, scaricato le colpe della sconfitta del P.D. e la vittoria dei neofascisti a Conte e ai Cinquestelle, nonstante siano stati gli unici ad arginare la valanga nera soprattutto al sud.

La colpa di Conte aver fatto cadere il governo Draghi, ma a Gianni Letta e al P.D. non è stato neppure per un momento sfiorato dall’idea che la gente, quella normale, che soffre per il lavoro che non c’é, per le bollette troppo salate da pagare, le famiglie che non arrivano a fine mese per il caro vita, l’aumento ingiustificato dei carburanti, per l’incomprensibile l’appoggio incondizionato a Zelensky senza se e senza ma, l’aver sdoganato i gruppi paramilitari neonazisti di Azov come patrioti senza condannare i crimini di cui si sono resi responsabili contro personalità della sinistra Ucraina, la messa fuorilegge di 11 formazioni di sinistra e l’arresto fino a 5 anni per chi era solo sospetato di essere comunista, la rimozione della strage nella casa del sindacato del 2014, i massacri di civili compiuti in Donbass hanno condizionato il voto, un voto che ha premiato FdI e M5S a dimostrazione che forse la gente del governo Draghi e delle sue politiche ne aveva le scatole piene.

La sfida che il P.D. deve affrontare nei prossimi anni è dettata dalla scelta di campo credibile, la stessa che si impone a una formazione politica che dia voce e rappresentanza a quella parte di Paese che sta pagando il prezzo più alto di anni di crisi economica. Un soggeto politico che punti sulla giustizia sociale, sulla sicurezza sul lavoro, che metta in campo strumenti efficaci per contrastare l’evasione fiscale che riduca le tasse sul lavoro dipendente, che sappia coniugare lavoro e difesa dei diritti; della sanità pubblica per invertire la tendenza della fuga di medici e infermieri malpagati e costretti a turni infami, che sappia affrontare la tragedia dei salari degli italiani tra i più bassi d’Europa; che chieda di investire sulla ricerca, sulla formazione dei giovani in fuga dall’Italia, stritolati dal clientelismo e dal nepotismo feudale e che finalmente sia capace di ascoltare la voce della gente, non solo quella che vive nelle Ztl, ma quella delle periferie e delle campagne dove F.d’I ha fatto il pieno di voti.

Serve un congresso che sappia non solo dare una rimescolata ai poteri delle correnti interne di una Democrazia Cristiana, una balena bianca malamente ricostituita, ma assai più spocchiosa e arrogante della vecchia, ma un partito con valori chiari e riferimenti precisi, che decida da che parte stare, chi rappresentare e quali interessi difendere perché è l’unico modo per far tornare la gente a occuparsi di politica e soprattutto a votare.

Caro Enrico Letta, nonostante la mia stima personale, sono felice di aver appreso della convocazione del congresso e della tua auto-esclusione dalla candidatura alla segreteria del partito perché la discussione e la rifondazione del Partito Democratico deve ripartire dalla discussione, dal chi siamo, dove andiamo, chi vogliamo rappresentare e poi finiamola con la sindrome del boy scout che mette pezze eripara tutti i danni che producono i governi di destra, per sentirsi poi rinfacciare che i nostri sono governi non eletti dal popolo o peggio siamo il cancro della politica, gli affamatori del popolo che gli negano le libertà. Il popolo ha scelto di essere governato da Giorgia Meloni, bene che si asuma le sue responsabilità e come immagino riporterà il paese al fallimento, come accadde nel 2011, bene che allora il paese fallisca per sua scelta la sua scelta elettorale e responsabilità.

Il nostro compito e stare e fare opposizione alle politiche medioevali delle destre, non mettere pezze su pezze al culo di un popolo che non ci ha scelti o peggio ha di nuovo scelto di affidarsi al salvatore della patria con il suo miracolo economico, all’unto dal Signore prima e alla Madonna dei miracoli il 25 settembre 2022.

Giuseppe Amato

ALESSANDRIA. ELEZIONI POLITICHE 2022. RIFLESSIONI SULLA CAMPAGNA ELE”T”TORALE:”DESTRA E SINISTRA MAI COSI’ LONTANE SUI TEMI E I PROGRAMMI ELETTORALI”.

Servizio Giuseppe Amato/Quotidiano on line.

Fotografie riprese da profio facebook di Rita Rossa, Daniele Borioli e Francesco Penno.

Fotoservizi Andrea Amato/PhotoAgency

Le elezioni che nessuno si aspettava, nessuno, forse, voleva, che non servono ad affrontare la delicata crisi socio-economicìa che ha sfondato per la terza volta nel mondo occidentale, Europa e Italia in prima linea a causa della fragilità strutturali, dovute ancora una volta alla divisione del paese in due zone economiche distinte(Nord, che è stato nuovamente preferito dalle politiche economiche, favorito negli investimenti, nella corsa alla ripresa e il rilancio economico, e il sud dimenticato dalla politica ed escluso nuovamente dal rilancio e lo sviluppo).

Una campagna elettorale, che i leader non hanno giocato le loro carte sui temi economici perchè affrontare temi come le bollette, il caro vita, la crisi economica e , a parte qualche richiamo strumentale utile solo ad assicurarsi qualche consenso elettorale, è un terreno particolarmente scivoloso su cui sono caduti non pochi personaggi della politica a partire da Berlusconi fino a Renzi e Salvini, che continua ad agitare lo spettro dell’immigrazione come causa principali di tutti i mali dell’economia e dell’occupazione. Ma sappiamo tutti che non è così e la verita sta da tutt’altra parte.

Quenque la campagna elettorale gicocata su due temi fondamentali e nessuno dei due che appassiona l’elettorato. Due piazze a confronto con i leader che arringano le folle, (fotomontaggi e photopshop a parte per decidere chi ha il “pene”, il naso o le scarpe più lunghe), per rilanciare temi stantii, che puzzano di vecchio e di regime dipsotico, per non dire che si richiamano direttamente al ventennio fascista. La repubblica presidenziale modello Orban è quello che propone Giorgia Meloni, un uomo solo al potere che “comanda” e attenzione “comanda” non governa perchè la differenza è sostanziale “comandare” vuol dire imporre la propria autorità e la propria visione della vita nella società; “governare” vuol dire indirizzare le politiche, amministrare il paese nel rispetto della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone, diritti che Orban ha più volte calpestato e per questo condannato dalla Unione Europea ad esclusione di lega e Fratelli d’Italia che ovviamente lo difendono.

In foto i candidati della coalizione progressista.

Una nota degna di essere sottolineata è anche la differenza di atteggiamento tra i due candidati Giorgia Meloni e Enrico Letta: “Giorgia Meloni che telefona al ministro dell’interno Lamorgese perchiedere come intendesse reprimere le manifestazioni di disenso nei suoi confronti mentre Enrico Letta pure contestato con la frase “vattene in Africa invece di far venire gli immigrati” non ha replicato agli insulti e non ha chiesto al ministro dell’interno l’intevento repressivo della polizia.

La grande diferenza tra che propone presidenzialismo, repressione e contrazione dei diritti e chi invece si batte per l’allargmamento dei diritti a tutti, nessuno escluso.

Le destre “nostalgiche” hanno condotto nelle piazze campagne elettorali impostata sul presidenzialismo dispotico, l’allargamento della forbice tra ricchezza e povertà con la flat tax e l’autonomia differenziata, propongono una repubblica presidenziale autarchica e oppressiva, che nasconde nel suo DNA la contrazione dei diritti riconosciuti dalla Costituzione e dalla legge italiana, la revisione della legge 194 e il diritto delle donne ad una maternità consapevole, la limitazione se non addirittura il divieto di fecondazione assistita, l’obbligo per gli studenti al termine del ciclo di studi di accettare il lavoro più congeniale, deciso da un algoritmo, e nel caso di un rifiuto la somministarzione di una sanzione, che attenzione non colpisce solo il “reo” di aver rifiutato l’offerta obbligata, ma anche una punizione colletiva contro tutta la famiglia,(certo che hanno imparato molto dai nazisti: 10 italiani fuvcilati per ogni tedesco ucciso), ma non hanno mai affrontato l’argomento del reddito minimo garantito per chi entra nel mondo del lavoro anche perché una recente campagna mediatica, con l’utilizzo di personaggi pubblici più o meno discutibili sul piano morale, hanno spiegato al popolo che albergatori, imprenditori, industriali e ristoranti devono chiudere perché per colpa del reddito di cittadinanza non trovano personale disposto a lavorare, ma dimenticano continuamente che nella maggior parte dei casi pretendono di retribuire i dipendenti con 274 euro l’ora per 12 ore di lavoro e senza riposo settimanale. Allora le politiche economiche e le dinamiche salariali proposte dalla destra che si appresta, convintamente, a dare un governo al paese sono quelle che riportano il paese al “caporalato”( modello “cafoni” delle campagne pugliesi dei primi del ‘900) e allo sfruttamento selvaggio del lavoro umano.

La campagna elettorale vista dai candidati del centro sinistra o coalizione progressita ha avuto momenti particolarmente intensi, entusiasmanti e ricchi di umanità. Dalle parole di Rita rossa. ex sindaco di Alessandria,(fautrice del risanamento della città di Alessandria dopo il disastro della giunta Fabbio), e candidata alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 scopriamo che per incontrare gli amici, i simpatizzanti, gli elettori o più semplicemente cittadini curiosi ha percorso migliaia di chilometri nella circoscrizione, distanze, ore piccole, levatacce, fatiche ricompensate da sguardi, strette di mano, abbracci, mani tese, storie, speranze.

Le vie, le piazze, i mercati, le Soms, i bar, i luoghi di incontro sono stati la quotidianità della candidata del partito democratico. Una splendida esperienza vissuta fianco a fianco con Daniele Borioli, altro candidato alle politiche del 2022, ma con passate e esperienze parlamentari.

Racconta Rita rossa : abbiamo trascorso un mese straordinario ed è stato bello condividere tutti i momenti di questa campagna elettorale che via via è diventata la campagna della nostra bella comunità politica. Non siamo mai stati soli. Le donne e gli uomini del nostro Partito insieme con dirigenti, militanti, simpatizzanti, amministratori, cittadine e cittadini ci hanno sostenuti e incoraggiati sempre.

Le proposte politiche del Partito Democratico, LeU, Sinistra italiana e della coalzione progressista le abbiamo illustrate nel servizio: “12 buoni motivi per votare partito democratico”:

1 IL LAVORO E LA DIGNITA’, SALARIO MINIMO GARANTITO E LOTTA AL LAVORO NERO.

2 AFFITTI PIU’ BASSI E PREZZI CCALMIERATI PER I GIOVANI CON UN CONTRIBUTO ECONOMICO PER STUDENTI E LAVORATORI UNDER 35

3 UN MESE DI STIPENDIO IN PIU’ DA REALIZZARE ABBASSANDO LE TASSE SUI SALARI

4 LA DIFESA DELL’AMBIENTE

5 L’INTEGRAZIONE DEI GIOVANI NATI IN ITALIA DA FAMIGLIE STRANIERE PERCHE’ CHI STUDIA IN ITALIA E’ ITALIANO

6 AVANTI SUI DIRITTI CIVILI SENZA PAURE PER UNA SOCIETA’ FATTA DI PERSONE LIBERE.

7 MAI PIU’ FINTI STAGE, MA SOLO APPRENDISTATO RETRIBUITO

8 ITALIA RINOVABILE, ZERO EMISSIONI, AZIENDE GREEN,PIU’ LAVORRO E BOLLETTE PIU’ BASSE

9 PARITA’ SALARIALE TRA UOMINI E DONNE

10 I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI E LA SCUOLA DEVE ESSERE GRATUITA PER TUTTI

11 PIU’ MEDICI DI FAMIGLIA E POTENZIAMENTO DELLA MEDICINA DI BASE CON UN PIANO ASSUNZIONI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO DI CHI HA BISOGNO DI CURE.

12 DIRITO ALLA CASA E CANONE CONCORDATO IN 10 ANNI

In foto un momento del dibattito del Partito Democratico durante la campagna elettorale.

IL TREDICESIMO LO AGGIUNGO IO: “MAI PIU’ GUERRE NEL MONDO”

ALESSANDRIA. 12 BUONI MOTIVI PER VOTARE IL PARTITO DEMOCRATICO E LA COALIZIONE PROGRESSISTA.

ELEZIONI POLITICHE 25 SETTEMBRE 2022.

I motivi per cui gli elettori, che il 25 settembre 2022, decideranno non solo per la formazione del futuro governo, ma anche per le sorti della Costituzione italiana, nata dalla resistenza contro l’occupazione nazi-fascista e la dittatura, e lavita futura degli italiani, il rispetto dei diritti fondamentali, la libertà e la difesa delle fascie più deboli della società.

La discussione sul risultato delle elezioni non può appiattirsi se e meglio la flax tax o il reddito di cittadinanza perché in gioco ci sono i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e le libertà personali di milioni di persone.

Le destre che, pare, già festeggiano la vittoria nelle urne ee evocano scenari tutt’altro che pacifici per la vita politica e civile nel nostro paese, l’ultima frase sconcertante è stata all’indomani della condanna di Orban per aver condotto il paese verso un regime dittatoriale, condannato da tutte leforze politiche democratiche EEuropee trenne che da lega e Fratelli d’Italia non lascia spazio all’immaginazione: “Chi vince comanda dice Giorgia Meloni”, ma noi rispondiamo che chi vince deve governare nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e nel rispetto delle libertà personali sancite nella costituzione.

Il Partito Democratico e i gruppi che compongono la coalizione progressista propongono un programma in cui le libertà, i diritti venogono rispettati e non messi in discussione ad ogni cmapgna elettorale.

I dodici punti del programma sono:

1 IL LAVORO E LA DIGNITA’, SALARIO MINIMO GARANTITO E LOTTA AL LAVORO NERO.

2 AFFITTI PIU’ BASSI E PREZZI CCALMIERATI PER I GIOVANI CON UN CONTRIBUTO ECONOMICO PER STUDENTI E LAVORATORI UNDER 35

3 UN MESE DI STIPENDIO IN PIU’ DA REALIZZARE ABBASSANDO LE TASSE SUI SALARI

4 LA DIFESA DELL’AMBIENTE

5 L’INTEGRAZIONE DEI GIOVANI NATI IN ITALIA DA FAMIGLIE STRANIERE PERCHE’ CHI STUDIA IN ITALIA E’ ITALIANO

6 AVANTI SUI DIRITTI CIVILI SENZA PAURE PER UNA SOCIETA’ FATTA DI PERSONE LIBERE.

7 MAI PIU’ FINTI STAGE, MA SOLO APPRENDISTATO RETRIBUITO

8 ITALIA RINOVABILE, ZERO EMISSIONI, AZIENDE GREEN,PIU’ LAVORRO E BOLLETTE PIU’ BASSE

9 PARITA’ SALARIALE TRA UOMINI E DONNE

10 I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI E LA SCUOLA DEVE ESSERE GRATUITA PER TUTTI

11 PIU’ MEDICI DI FAMIGLIA E POTENZIAMENTO DELLA MEDICINA DI BASE CON UN PIANO ASSUNZIONI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO DI CHI HA BISOGNO DI CURE.

12 DIRITO ALLA CASA E CANONE CONCORDATO IN 10 ANNI

IL TREDICESIMO LO AGGIUNGO IO: “MAI PIU’ GUERRE NEL MONDO”

TORINO. Giovane, enogastronomica e politica: Terra Madre chiama alla partecipazione anche te!

Giovane, enogastronomica e politica:
Terra Madre chiama alla partecipazione anche te!
Mancano meno di dieci giorni all’evento che porterà a Torino tremila delegati da 130 Paesi e decine di migliaia di visitatori. L’obiettivo è chiamare alla partecipazione decine di migliaia di persone per conoscere, incontrare, imparare con piacere a partire dal cibo
Oltre 700 espositori da tutte le regioni d’Italia e dal mondo, quasi 200 Presìdi Slow Food, più di 500 eventi in programma di cui la stragrande maggioranza gratuiti e senza necessità di prenotazione, aree degustazione per tutti i gusti, dai caffè ai vini, dalle birre ai piatti tradizionali e al cibo da strada da tutte le regioni della penisola e dal mondo, decine di ospiti italiani e internazionali che parleranno di gastronomia, di alimentazione e del significato economico, ambientale e sociale di ciò che ogni giorno mettiamo sotto i denti. Terra Madre Salone del Gusto torna in presenza, a Torino, dal 22 al 26 settembre. Nuova la location – quest’anno ad accogliere i tremila delegati e le decine di migliaia di visitatori attesi è Parco Dora, simbolo di rigenerazione urbana nella città capoluogo del Piemonte – ma immutato lo spirito della manifestazione: cinque giorni tutti da gustare con la consapevolezza che mangiare è un atto politico e che le scelte di acquisto e consumo impattano direttamente sulla salute dell’uomo, del pianeta e del mondo vivente intero.  Una chiamata all’azione Partecipare a Terra Madre significa immergersi in un mondo fatto di sapori, di profumi, di storie legate al cibo. Significa gioia e contemporaneamente significa anche prendersi un impegno: quello di godere del cibo buono, ma scegliendolo sulla base di princìpi sani. Perché Terra Madre è proprio questo: un’idea, prima ancora che un Salone. Perché non esiste manifestazione al mondo che, al pari di Terra Madre, sia in grado di coniugare il piacere del gusto con l’improrogabile necessità di cambiare abitudini a tavola, per sopravvivere.  Terra Madre è «una gioiosa chiamata all’azione»: così l’ha definita Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, nel corso della conferenza stampa di presentazione andata in scena nella Sala Trasparenza della Regione Piemonte. «È ora di attivarsi– ha aggiunto –, di tutelare e difendere il futuro del cibo invece che inficiarlo come stiamo facendo ora».  A proposito di futuro: «Sono nata lo stesso anno del Salone del Gusto, nel 1996 – ha aggiunto Ottavia Pieretto, attivista alimentare laureata all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, già fiduciaria della Condotta Slow Food della Facoltà –. Quando ho partecipato la prima volta a Terra Madre, nel 2014, ho aperto gli occhi: non c’è evento al mondo che spieghi altrettanto chiaramente la quotidianità di ciò che lega noi al cibo. I numeri, alle volte, non bastano a capire quanto strettamente le nostre colazioni, gli aperitivi con gli amici e le cene fuori siano collegate alle politiche alimentari, da cui derivano effetti che riguardano la salute, l’ambiente, il clima, i diritti, la vita e la sopravvivenza. Venite a Terra Madre per scoprire come essere parte del cambiamento!».  Il presidente della Regione Piemonte ha sottolineato come Terra Madre Salone del Gusto non sia semplicemente una fiera perché non ha un termine con la fine dell’evento fisico, e questo accade perché Terra Madre fa cultura, una cultura del cibo basata sulla conoscenza e il rispetto. Per l’assessore regionale all’Agricoltura, Terra Madre si conferma punto di riferimento sui temi della sostenibilità e della rigenerazione.  Il sindaco di Torino ha voluto inoltre sottolineare l’importanza della scelta di Parco Dora come sede dell’evento, un’area fino a pochi anni fa sede di industrie pesanti e oggi spazio aperto alla cittadinanza e a manifestazioni culturali, esortando visitatori e concittadini a cogliere il messaggio di Terra Madre per rigenerare il pensiero, fare ordine tra le priorità quotidiane e a non dimenticare le lezioni apprese dalle crisi che stiamo vivendo, quella sanitaria della pandemia e quella economico-sociale della guerra in Ucraina. L’evento in pillole Un numero basta per tutti ed è la somma degli appuntamenti in programma nei cinque giorni di Terra Madre 2022: al momento in cui scriviamo, sul sito web dell’evento ne sono pubblicati 510. Presto saranno di più: impossibile allora, se non inutile, raccontarne una manciata in queste poche righe. Meglio procedere per macrocategorie. A Terra Madre si mangia, naturalmente: c’è la Cucinache ospita chef internazionali e quelli dell’Alleanza Slow Food dei cuochi; ci sono le degustazioni organizzate nei Laboratori del Gusto e le cene degli Appuntamenti a Tavola, su prenotazione; per il pubblico che preferisce vivere l’atmosfera di Parco Dora fino a tarda sera, ci sono invece i Food Truck e le Cucine di Strada A Terra Madre, poi, si beve bene: vini e birre, l’Enoteca che propone etichette da cantine di tutto il mondo che aderiscono alla Slow Wine Coalition, boccali che raccontano territori e tradizioni brassicole importanti, e poi i caffè nati dalla Slow Food Coffee Coalition.  A Terra Madre si fa anche la spesa, quella buona, pulita e giusta come dice lo slogan che da sempre accompagna Slow Food: «Al mercato partecipano 700 espositori e circa duecento Presìdi Slow Food» ha ricordato Alessandra Turco, responsabile eventi di Slow Food.  A Terra Madre, soprattutto, si genera cultura per grandi e piccini. Una cultura gioiosa in grado di stimolare un cambiamento nelle abitudini alimentari di chi partecipa. Una cultura che è frutto della riflessione politica dell’associazione e dei membri che in Slow Food si riconoscono, da oltre trent’anni, ovunque. Le conferenze, i Food Talks, i forum di Terra Madre, i percorsi in cui si racconta la biodiversità: perché è importante difendere varietà pressoché sconosciute di ortaggi, frutti e verdure? Perché occorre frenare il consumo di suolo e smettere di gettare cemento su campi agricoli? Perché è indispensabile ridurre il consumo della carne, del latte e degli altri prodotti di origine animale? Perché i pascoli vanno salvati? Perché è importante discutere di quali pesci mangiare, dove e in quale periodo dell’anno?  Ma soprattutto: come facciamo ad alimentarci in un modo gustoso e soddisfacente, scegliendo cibi prodotti nel modo meno dannoso possibile per l’ambiente, e che non nasconda sfruttamento del vivente? Le risposte a Terra Madre Salone del Gusto 2022.  Partner e istituzioni Nutrita la schiera delle istituzioni regionali che, da tutta Italia, sono presenti a Torino nei giorni di Terra Madre: dalla Valle d’Aosta alla Basilicata, dal Friuli-Venezia Giulia alla Sicilia, Parco Dora è il palcoscenico delle eccellenze di ogni angolo del nostro Paese. 
Le ultime news da Terra Madre Salone del Gusto: Una panoramica dell’evento internazionale più importante dedicato al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche agroalimentariUno sguardo sulle delegazioni presenti a Terra Madre e approfondimenti dedicati su Afghanistan e Ucraina
Le istanze e le proposte dei giovani provenienti da tutto il mondo a Terra Madre nelle aree animate dallo SFYN e dall’Università di Scienze GastronomicheLe curiosità di Terra Madre Salone del Gusto, ovvero tutti gli appuntamenti, i personaggi, gli spazi più intriganti dell’eventoDegustare, imparare, agire, passeggiare, acquistare… Ma quante cose di possono fare a Parco Dora durante Terra Madre?I nuovi Presìdi Slow Food al debutto a Terra Madre e una panoramica sui progetti di tutela della biodiversità provenienti dall’esteroUna testimonianza di alcuni tra i protagonisti presenti a Terra Madre, come il filosofo Telmo Pievani, l’urbanista Larissa Mies Bombardi e l’economista Raj PatelIl Red carpet di Terra Madre con i personaggi più conosciuti che interverranno nei vari appuntamenti in programmaUna panoramica sulle aree e le attività della manifestazione, dal Sentiero della Biodiversità con il suo focus su tre filiere così importanti oggi nello scenario internazionale rispetto al tema della rigenerazione, come i cereali, i legumi, la frutta selvatica; il Giardino dell’Educazione, la Piazza dell’Attivismo; i Laboratori del Gusto e il Mercato degli espositoriLe occasioni per approfondire con i grandi personaggi e i delegati della rete di Terra Madre, nelle Conferenze, nei Forum e nelle Food Talks, i nuovi laboratori delle Food RegenerActions con le loro curiosità dal mondo e la possibilità di fare esperienze nuove pensata soprattutto per i giovaniIl supporto dei partner che stanno collaborando con gli organizzatori per fare grande questa edizione.
Terra Madre Salone del Gusto è organizzata da Città di Torino, Slow Food e Regione Piemonte, con il  patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Ministero per la Transizione Ecologica, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Anci. Tra le numerose realtà con cui stiamo costruendo questa 14esima edizione citiamo i Main Partner: Iren, Lavazza, Parmigiano Reggiano, Pastificio Di Martino, QBA – Quality Beer Academy di Radeberger Gruppe, Reale Mutua, UniCredit. Con il sostegno di Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria, Fondazione Compagnia di Sanpaolo, Fondazione CRT. 
Ufficio Stampa Terra Madre Salone del GustoSlow Food Italia: Valter Musso 335 7422962 – Elisa Virgillito 345 2598615 press@slowfood.itRegione Piemonte: Donatella Actis 335 7586327 donatella.actis@regione.piemonte.itComune di Torino: Luisa Cicero 346 2356935 luisa.cicero@comune.torino.it