POLITICA

ROMA. LA RIFONDAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO E DELLA SINISTRA DEVE PENSARE A CHI STA PEGGIO.

La rifondazione del Partito Democratico non può non passare da una scelta di campo, che deve ripensare ai compiti della sinistra: sussidarietà, solidarietà in difesa dei diritti delle persone, dei più poveri, per dare voce a chi non ha più voce.

La fine dei blocchi sociali e politici hanno favorito l’inaridimento della politica italiana insieme alla scomparsa di quelle forze politiche social-comuniste, laiche e cattoliche che si ispiravano alle realtà popolari e che dal dopoguerra ai giorni nostri hanno fatto grande l’Italia.

Ma che fine hanno fatto quelle forze popolari e progressiste che hanno scritto la parte migliore della storia del nostro paese? Guardando all’aumento della povertà, l’incremento inarrestabile delle disuguaglianze con un quarto della popolazione a rischio esclusione sociale e povertà non è possibile guardare al futuro, programmare politiche sociali e di sviluppo se non ci si ferma a ripensare quale deve essere il ruolo della sinistra e del Partito democratico nel paese.

Le statistiche sono fredde, ma parlano chiaro e molto più chiaramente pubblicano la fotografia dell’Italia in cui il 25,4% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, una quota fra le più elevate in Europa e la povertà assoluta che affligge 1,7 milioni di famiglie, particolarmente nel Mezzogiorno.

La voce che più autorevolemente che si alza tutti i giorni è quella di papa Francesco che non smette di illuminarci sui danni provocati dal neoliberismo selvaggio, che non produce solo scarti ambientali, ma anche scarti umani.

L’1% dei più ricchi possiede oltre metà del patrimonio mondiale mentre un milione e mezzo di esseri umani son o a rischio povertà ogni giorno.

L’incremento delle disuguaglianze in Italia e nel mondo sono la conseguenza diretta di un modello di sviluppo improntato sulla finanza che ha perso di vista la centralità del lavoro nell’economia reale.

L’ex governatore della banca centrale indiana, Raghuram Rajan, nel libro “Il terzo pilastro” spiega come lo Stato e il mercato non riescano da soli ad affrontare queste problematiche sociali e in questo contesto le comunità locali sono indispensabili, insieme a un mercato regolato e a un sistema politico-istituzionale democratico per mettere massicciamente in circolo la cultura della sussidiarietà.

La parola decisiva nel momento storico che stiamo attraversando la dice il presidente della Fondazione per la sussidiarietà: “Sussidiarietà”, una cosa semplicissima che è il valore del contributo di tutti, delle relazioni, della convivenza, in un’epoca di individualismo e disintermediazione.

La ricerca della soluzione possibile ai problemi della convivenza, contro massimalismo e incompetenza.

Il potenziale rivoluzionario della sussidiarietà consiste nel mettere in moto il dinamismo della coesione, della fiducia, dell’iniziativa costruttiva, solidale, in tempi post ideologici in cui la persona è al centro dell’iniztiva politica come obiettivo e come attore dello sviluppo, tramite il lavoro, la cui la dignità deve essere tutelata, insieme all’obiettivo del conseguimento della piena occupazione.

La rivoluzione insita nella sussidarietà e la riattivare del desiderio di pensare al bene degli altri, non solo al proprio, e nel riattivare canali di comunicazione e di ascolto aperti non autoreferenziali.

La sussidarietà si realizza nella rinuncia agli atteggiamenti muscolari per intraprendere un più coraggioso percorso che affronti le problematiche della società, di istituzioni e cittadini come monadi persi nei loro mondi, che invece devono potersi sentire parte di un progetto di rinascita, parlarsi, comprendersi e a valutare e applicare le migliori soluzioni concrete possibili ai problemi.

L’esperienze positive del popolo di diversa ispirazione politica e ideale, ma che hanno agito per il bene della collettività devono essere recuperate e messe al centro nella ricerca del nuovo corso della sinistra e delò partito Democratico.