POLITICA

ROMA. P.D.=VOTATI AL MARTIRIO, DRITTI DRITTI VERSO LA SCONFITTA ELETTORALE. LETTA:”AVREI VOLUTO CANDIDARVI TUTTI”.

C’era una volta il P.D., una comunità di persone di diversa estrazione sociale e politica: militanti provenienti dall’esperienza comunista, cattolici, democratici, rappresentanti dei movimenti e “cani sciolti”.

I candidati da presentare come rapprentanti al parlamento nazionale,la camera dei deputati, e al Senato venivano scelti sul territorio con le primarie, una esperienza di cemocrazia dal basso, che adesso non siste più. Prima Renzi con le candidature dall’alto decise insieme a pochi fedelissimi ed ora Letta che ha spiegato: “avrei voluto ricandidarvi tutti” ma visto che i posti a disposizione sono pochi allora decido chi è meritevole di sedere in parlamento e chi no!

La decisione verticistica nella scelta dei candidati alle elezioni politiche hanno provocato una divolta nella base, dei sindaci, nei territori e nelle federazioni

Giorni difficili liti furibonde, scontri al vetriolo, coltelli dietro la schiena fino alla notte di ieri. Una notte molto fonda, sprofondata nel buio, convocata e sconvocata ben quattro volte in un giorno per partorire un topolino chiamato liste elettorali(3 contrari e 5 astenuti).

Enrico Letta, per errore durante la campagna elettorale lo chiamammo Gianni, ma forse il lapsus aveva un fondamento politico, quando apre la Direzione è notte fonda ed è troppo buia per ricordarsi che esiste una democrazia, la libera scelta della base per scegliere i propri rappresentanti, ma Enrico Letta ha deciso e lo ha fatto per tutti come ha fatto in altre occasioni: “avrei potuto imporre nomi solo miei, ma non l’ho fatto. Avrei voluto ricandidare tutti gli uscenti, ma era impossibile”.

A Enrico letta forse nessuno ha spiegato che le bugie hanno le gambe corte perché di nomi e candidati imposti personalemtne ce n’è sono eccome, a partire da Pier ferdinando casini (voluto nonostante da 40 anni è lì’espressione più miope e reazionaria della destra; fu imposto a bologna anche da Matteo Renzi e una volta eletto si affrettò a far sapere a tutti che la sua casa era la casa del centro destra quindi senza troppe scuse si affrettò a ritornare nel suo ovile). Altra bugia di Gianni Letta quella della disponibilità di posti in considerazione del fatto che il P.D. oggi conta, in parlamento, per il 13% dell’intero parlamento, (136 onorevoli: 39 senatori e 97 deputati), ed essendo il Pd quotato al 25% avrebbe potuto ricandidare una parte degli uscenti ed una parte di candidati scelti nei territori.

Letta che si candiderà come capolista in Veneto e Lombardia ha scelto la strada per la riconferma a segretario in previsione del congresso che si aprirà dopo la prevedibile batosta elettorale. Garantirsi la fiducia della maggioranza dei delegati e dei rappresenti in parlamento lo metterebbe al riparo dal rischio di essere scalzato dalla guida del P.D

Ma il segretario Enrico letta anche ha sfamato gli appetiti delle correnti interne al P.D. fameliche di posti (Area dem, Base riformista, Giovani turchi, Area Zinga, Dems), non avrà la garanzia di una truppa parlamentare di fedelissimi, (tranne 20/25, per lo più giovani e alla loro prima esperienza), e le correnti gli si potranno rivoltare contro, ma, come fu per il suo predecessore Matteo Renzi, non riceverà alcun aiuto dai territori e dalle federazioni, insoddisfatte delle scelte ancora una volta imposte dal vertice del partito nella veste del suo segretario.

L’elenco dei fuoriusciti è particolarmente lungo e possiamo anticipare che scenderanno sul piede di guerra appena conclusa la tornata elettorale: “in particolare tre regioni sono partite con il piede sbagliato e candidati in bilico fino all’ultimo minuto, Campania, Lazio, Toscana. L’attuale sottosegretario agli Affari esteri, Enzo Amendola, è stato in forse per ore e infine è stato inserito al terzo posto nel listino proporzionale di Campania 1, la sua candidatuira tecnoicamente bocciata salvo miracoli.

Il cattolico democratico Stefano Ceccanti cacciato dal suo collegio di Pisa per far posto a Fratoianni, che però ha smentito e spiegato di aver accettato una posizione molto più arretrata nel listino del P.D.

Fuori Tommaso Nannicini (a Milano), Emanuele Fiano (idem) e l’ex capogruppo Andrea Marcucci, tutti e tre di Base riformista (l’area di Lotti e Guerini), esperti parlamentari (specie Ceccanti) di dottrina, regolamenti, comportamenti d’aula, ragionamenti complessi, solo che non sono fedelissimi di Letta, quindi posizionati talmente in basso nella lista da essere considerati dichiaratamente perdenti.

Mentre tra i nomi nuovi spuntano il virologo Andrea Crisanti, che verrà presentato nella circoscrizione degli Italiani all’Estero, conferma per Carlo Cottarelli (capolista a Milano 1 Senato) e le due sindacaliste, Annalisa Furlan, ex segretario Cisl, in Sicilia, e Susanna Camusso, ex segretario della Cgil divisa tra Lombardia e lazio.

Candidati in collegi sicuri e posizioni eleggibili 5 ragazzi under  35 senza alcuna esperienza parlamentare, ma che rapresentano il fiore all’occhiello del segretario: Caterina Cerroni (Lazio), Marco Sarracino (Campania), Rachele Scarpa (Veneto), Michele Fina (Lombardia) e Paolo Romano (idem) acui vanno aggiunti Schlien, Berruto, Nicita e i rappresentanti della società civilela società,Crisanti, Cottarelli.

Due seggi sicuri a Psi e Demos, quattro ad Art. 1, Speranza, Scotto, in Campania, Fornaro in Piemonte, Stumpo capolista in Calabria.

Tra società civile, giovani, donne, diritti spuntano 10 nomi da testa di lista: due collegi blindati per +Europa, uno per IC (Di Maio), due a Verdi-SI (Bonelli-Fratoianni) per un totale definitivo di 23/25 posti. Il Pd che al 30% può contare di eleggere tra gli 80/100 parlamentari toglie posti alle aree specifiche e le realtà locali.

I territori, le federazioni e i circoli sono sul piede di guerra, militanti imbufaliti, ma Letta tira dritto e lavora da casa, smart working, mentre il lavoro sporco lo fa il suo braccio destro,Marco Meloni.

La chat interna dei sindaci dem e quella di tutti i sindaci di centrosinistra è ormai incandescente: “Noi a questi la campagna elettorale non la facciamo e non la faremo, visto come ci hanno trattati. Ci vogliono per fare le belle figurine e poi non ci danno neppure un nome dei nostri? Che se li vadano a cercare da soli i voti, e amen”.

In pratica dai sindaci arriverà poco o nulla in questa campagna elettorale, anche se hanno ottenuto le candidature di due (ex) primi cittadini. Andrea Gnassi e Merola. Fa eccezione di Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, che ha stretto un patto di ferro con Emiliano, il quale si candiderà all’Europarlamento mentre il primo concorrerà per fare il governatore.