Mese: aprile 2022

ALESSANDRIA. PRESENTAZIONE DEL LIBRO DELL’ON. RENZO PENNA: “IL LAVORO COME VALORE”.

120 ANNI CAMERA DEL LAVORO DI ALESSANDRIA:
presentazione del libro dell’On. RENZO PENNA
“IL LAVORO COME VALORE”


Venerdì 29 aprile nel salone della Camera del Lavoro di Alessandria, alle ore 16.30 la CGIL presenta insieme all’Istituto Storico della Resistenza, il libro dell’On. Renzo Penna “Il lavoro come valore” Quando c’era la F.L.M. – Gli anni delle lotte sociali, della tensione, dei diritti e dell’unità (1968-1980) – coordinamento di Piero Bottino (La Stampa) con Franco Armosino – Mariano G. Santaniello – Massimo Pozzi e Giorgio Airaudo, Segretario Generale Regionale CGIL.

Continua il racconto dei 120 anni di storia della Camera del Lavoro Territoriale di Alessandria, attraverso le esperienze più significative del nostro percorso che si concluderà a giugno con la presentazione del libro – ricerca della Dott.ssa Irene Fattacciu: “150 ORE. L’esperienza alessandrina nella grande stagione di lotta per il diritto allo studio”, a cura della Camera del Lavoro CGIL, UPO, con la postfazione del Prof. Marco Revelli e con il sostegno della FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO di ALESSANDRIA.
Il 23 gennaio 2021 abbiamo avviato le celebrazioni in un momento di grande difficoltà pandemica con una trasmissione multimediale aperta dal saluto del Segretario Generale Nazionale Maurizio Landini alle 9 del mattino e proseguita fino alle 21, con innumerevoli incontri e contributi. La trasmissione è stata realizzata da Radio Gold Alessandria e trasmessa sul canale 654 televisivo, sulla Piattaforma digitale Collettiva CGIL, sul canale YouTube e sulla pagina FB CGIL Alessandria, con oltre 17000 contatti nel digitale e migliaia di ascolti televisivi.
Un evento che ha visto partecipare le istituzioni territoriali e le figure più elevate della cultura del territorio, oltre che professionisti dello spettacolo e del mondo sindacale.
Le nostre sedi zonali di Casale, Novi, Valenza e la sede centrale di Alessandria sono state caratterizzate da totem fotografici dedicati ai territori. Il logo che ha accompagnato tutto il nostro percorso è stato creato da Riccardo Guasco che ha saputo interpretare lo spirito del progetto e l’essenza della nostra visione prospettica.
Tra le molte iniziative che hanno impreziosito i 120 anni, LA SCUOLA DEL POPOLO è stata esperienza con un valore particolare, in quanto oltre ad essere una iniziativa che durerà nel tempo, è stato il naturale collegamento con la storia della Camera del Lavoro di Alessandria, dall’esperienza delle 150 ore, al diritto allo studio e alla formazione permanente. Abbiamo tenuto 4 corsi nel 2021 con insegnanti che hanno approfondito temi di storia, letteratura, cinema e arte. Abbiamo accolto 150 partecipanti alle lezioni con provenienze, professioni ed età molto diverse. In questo percorso che durerà nel tempo abbiamo avuto il piacere e il privilegio di ospitare l’onorevole Laura Boldrini per presentare il libro “Questo non è normale” Come porre fine al potere maschile sulle donne.
Nonostante le difficoltà dovute alle restrizioni della pandemia e riflettendo proprio sulle conseguenze di questo periodo drammatico, non abbiamo trascurato il rapporto che la nostra organizzazione sindacale riserva alle nuove generazioni continuando il DIALOGO TRA GENERAZIONI.
In tal senso, è stato avviato un progetto, le “MEMORIE DEL COVID”, prima on line e successivamente in presenza. con una classe del Liceo Musicale e Coreutico e due classi del Liceo Scienze Umane Saluzzo Plana; uno scambio reciproco di esperienze, con l’obiettivo di superare le comuni fragilità. Gli studenti sono poi stati protagonisti del momento finale con esibizioni musicali e letture.
Ringraziamo i tantissimi che hanno reso possibile tutto questo, con la partecipazione, con l’attenzione alle nostre iniziative, effettuate con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e della CGIL Regionale.
Per noi questi 120 anni sono stati solo l’inizio. Ora stiamo ponendo le basi, perché l’enorme bagaglio di esperienze accumulato rappresenti la forza, per il cammino che dobbiamo percorrere, per affrontare le sfide del presente e del prossimo futuro. Non perdeteci di vista.


Franco Armosino
Segretario Generale
Camera del Lavoro Alessandria

ALESSANDRIA. LA STRAGE DEI MORTI SUL LAVORO NON SI FERMA, MORTO UN CAMIONISTA E DUE FERITI.

La strage delle morti sul lavoro non si ferma. Oggi un’altra tragica morte è avvenuta sull’
autostrada A7 al KM 68 in provincia di Alessandria, direzione Milano dove a perdere la vita è un camionista, vi sono anche due feriti.


E’ l’ennesima morte sul lavoro che registriamo in provincia, attendiamo di conoscere le dinamiche dell’incidente che sono al vaglio delle autorità competenti, le quali stanno cercando anche di identificare il camionista deceduto.
Sembrerebbe che a causa di un tamponamento ad una cisterna che trasportava elio liquido (materiale estremamente infiammabile), sia scaturito un incendio che ha avvolto immediatamente la cabina del veicolo posteriore.
Questo ennesimo incidente sul lavoro, ci fa ribadire quanto sosteniamo ormai da tempo:
servono investimenti per le lavoratrici e i lavoratori che garantiscano loro sicurezza.
Negli ultimi vent’anni il lavoro dell’autista di mezzi pesanti, è stato visto più come un costo che come una risorsa, cercando sempre maggiormente di aumentarne l’impegno, a volte anche a discapito della sicurezza.
Vanno rafforzati gli organismi di controllo, di ispezione e la medicina del lavoro sul territorio.
Infine quest’ennesimo incidente avvenuto sulle nostre strade, dimostra la pericolosità di
trasportare alcuni materiali su gomma invece che su rotaia come invece avviene in molti altri paesi Europei; l’ Italia trasporta solo il 13% contro la media europea del 20%.
In questi ultimi anni, la movimentazione delle merci, è cresciuta in maniera esponenziale ed è del tutto evidente, che le nostre infrastrutture siano ormai inadeguate.
Sono anni ormai che lo ribadiamo come organizzazione sindacale, serve una vera politica per il trasporto con investimenti in infrastrutture, innovazione e soprattutto in sicurezza.
Non è più tempo di parole, ma di azioni concrete, e di messa in campo di risorse da parte delle istituzioni e delle autorità competenti, e di interventi volti a garantire la sicurezza.


la Segreteria Provinciale FILT CGIL Alessandria
(Topino Giancarlo)

ALESSANDRIA. TONI CAPUOZZO PRESENTA IL SUO LIBRO SULLE GUERRE NEI BALCANI E UCRAINA.

“GIORNI DI GUERRA: DAI BALCANI ALL’UCRAINA”
IL GIORNALISTA E SCRITTORE TONI CAPUOZZO AD ALESSANDRIA SABATO 30 APRILE

Toni Capuozzo, una delle firme del giornalismo sicuramente più amate, scrittore e testimone per oltre trent’anni di diversi conflitti mondiali, sarà ad Alessandria, sabato 30 aprile, alle ore 21, all’Auditorium San Baudolino di Via Bonardi13, protagonista del talk “Giorni di Guerra: dai Balcani all’Ucraina”.
L’incontro, organizzato dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme e dalla Città di Alessandria, sarà l’occasione per un dibattito, animato anche dalla presenza di giornalisti alessandrini, sui tragici scenari del conflitto in Ucraina e di quello avvenuto nei Balcani, l’ultima guerra europea.
Entrambe gli scontri bellici sono al centro degli ultimi due libri pubblicati quest’anno da Toni Capuozzo, e presentati nel corso dell’incontro.
Proprio pochi giorni fa, il 28 aprile, è uscito “Giorni di Guerra: Russia e Ucraina il mondo a pezzi” un vero e proprio diario di guerra — suddiviso per giorni — fatto di appunti, riflessioni pubblicate sui social, interventi televisivi, del giornalista – scrittore. Un volume impreziosito da una lunga galleria di fotografie di grandi reporter italiani dal fronte: Fausto Biloslavo, Gabriele Micalizzi, Francesco Semprini, Vittorio Nicola Rangeloni. Edito da Signs Publishing, il libro si avvale di numerose illustrazioni di Giuseppe Botte e contenuti multimediali fruibili con smartphone o tablet, grazie ad un QR Code.
L’altro volume, uscito a marzo, intitolato “Balcania, l’ultima guerra europea” per la prima volta presentato in Piemonte, è un libro che viaggia sul filo dei ricordi dell’autore, che per dieci anni ha seguito da inviato per la televisione, i conflitti della ex Jugoslavia. C’è lo stupore di una guerra europea, sotto casa, e il tentativo di trasformare le notizie, destinate a durare poche ore, in racconti capaci di spiegare una guerra meglio di tante analisi geopolitiche. Al centro del libro, pubblicato da Edizioni Biblioteca dell’Immagine, la narrazione dell’assedio, con la morte quotidiana, le strategie di sopravvivenza.

“Trent’anni dopo, è inevitabile chiedersi a che cosa sia servito tanto dolore, questo il pensiero che ha animato Capuozzo nella realizzazione di Balcania, , insieme a “Non esistono guerre chirurgiche, né bombardamenti intelligenti” — scrive Capuozzo in Giorni di Guerra — “ci sono sempre colpe da distribuire”.
“Oggi è molto importante approfondire i temi di grandi attualità come la guerra che si sta svolgendo in Ucraina – commenta la Presidente di CulturAle- ASM COSTRUIRE INSIEME Cristina Antoni – ed è importante discuterne con chi, da inviato sul campo, ha vissuto in prima persona i conflitti e le conseguenze da essi scaturite. Per noi di CulturAle l’incontro con il giornalista Toni Capuozzo, grande esperto di comunicazione e di geopolitica, rappresenta un’occasione unica per affrontare i temi sensibili che oggi affliggono il mondo. Insieme all’autore presenteremo al pubblico i suoi ultimi libri e apriremo un approfondito dibattito sulla scottante situazione di conflitto che sta delineando nuovi scenari internazionali.”
Ed è da queste considerazioni che prenderà il via il dibattito nel talk di sabato 30 aprile ad Alessandria.
Per partecipare occorre prenotare all’indirizzo mail serviziomusei@asmcostruireinsieme.it.
L’ingresso è gratuito nel rispetto delle vigenti normative anti covid.

Cenni Biografici
TONI CAPUOZZO Nasce a Palmanova, in provincia di Udine, nel 1948, da madre triestina e padre napoletano. Laureato in sociologia presso l’Università di Trento, diventa giornalista professionista nel 1983. Ha lavorato per la carta stampata (Lotta Continua, Reporter, Panorama Mese, Epoca, il Foglio) e per la televisione come Vicedirettore del TG5 e conduttore della trasmissione giornalistica settimanale Terra!. Non ama essere definito inviato di guerra, nonostante abbia seguito per trent’anni conflitti in ogni parte del mondo: nei Balcani, in Somalia, in Medio Oriente, in Afghanistan, in Iraq…
È autore di numerosi libri. Tra gli altri: Il giorno dopo la guerra (Feltrinelli 1996) Adiòs (Mondadori 2007) Il segreto dei marò (Mursia 2016) La culla del terrore. L’odio nel nome di Allah diventa Stato (Signs Publishing 2018) Lettere da un Paese chiuso. Storie dall’Italia del coronavirus (Signs Publishing 2020), Piccole patrie (Biblioteca dell’Immagine collana Inchiostro , 2020)

REGGIO EMILIA. LA JUVENTUS RIBALTA IL SASSUOLO CON PAULO E MOISE

SERVIZIO A CURA DELL’UFFICIO STAMPA JUVENTUS FOOTBALL CLUB

PAULO E MOISE, LA JUVE LA RIBALTA CON IL SASSUOLO

La Juve porta a casa da Reggio Emilia una vittoria importantissima. Perché è in rimonta, dopo l’iniziale svantaggio per il gol di Raspadori, perché significa tornare al successo dopo il pari col Bologna. E perché, viste le sconfitte di Roma, Lazio e Fiorentina, è un bel passo avanti verso il quarto posto, con uno sguardo, perché no, anche al terzo, dato che il Napoli adesso è sopra di un solo punto.


LA PARTITA: INIZIO NEROVERDE

La Juve scende in campo con 2 punte, Dybala e Morata, supportate a centrocampo da Bernardeschi, Danilo, Rabiot e Zakaria. Non c’è Cuadrado, rimasto a Torino per un affaticamento e resta in panchina anche de Ligt, con una difesa guidata quindi da Bonucci e Rugani, con Alex Sandro e De Sciglio in fascia. Il Sassuolo fa densità davanti, con Scamacca terminale offensivo sostenuto dietro da Traoré, Berardi e Raspadori. Proprio lui apre le danze, dopo qualche minuto di studio: all’ottavo fa partire un pericoloso tiro a giro che esce non di molto dallo specchio della porta di Szczesny. C’è molto Sassuolo nella prima fase della partita: al 17′ Berardi pennella una gran palla su cui Frattesi prende il tempo a tutti colpendola di testa e mancando, ancora una volta, la porta di poco. Di nuovo i padroni di casa pericolosi al 25′ con Berardi, che sfrutta una palla persa da Dybala, ingaggia con Danilo, trova lo spazio e impegna severamente Szczesny, che respinge.

CI PROVA DYBALA, MA SEGNA RASPADORI

Proprio Dybala, un minuto dopo, suona la sveglia alla fase offensiva bianconera, entrando di prima intenzione su un cross da destra, deviato da Frattesi, ed è una deviazione che vale quasi quanto un gol. Questo è però di fatto l’unico vero pericolo creato dai bianconeri in questa fase del primo tempo, dato che ancora il Sassuolo, dopo la mezz’ora, fa correre un brivido ai bianconeri con una sassata di Scamacca, sulla quale è ancora reattivo Szczesny. Tek, però, nulla può al 38′ su Raspadori, messo in condizione di batterlo in diagonale da un assist bellissimo di Berardi, al termine di un’azione pregevole del Sassuolo. Che verso fine primo tempo si trova – va detto, meritatamente – in vantaggio.

E POI LA JOYA

La Juve si scuote e lo fa con i suoi elementi di maggior classe: al 45′ Dybala si trova sui piedi una palla lavorata in velocità da Morata prima e Zakaria poi; qualche passo dentro l’area e poi una conclusione di quelle… da Joya. Paulo la calcia forte e precisa, potente e imparabile, sotto la traversa. Uno a uno. La ripresa è più equilibrata, seppur giocata ancora su ritmi non alti. Per due volte Morata spaventa Consigli, la prima subito, a inizio frazione, con un colpo di testa su corner di De Sciglio, su cui l’estremo del Sassuolo si oppone. La seconda al quarto d’ora, quando Alvaro si gira in una zolla di terra, trova un buco e cerca di piazzarla dal limite, non trovando la porta del Sassuolo di niente.

01 Sassuolo Juventus 25 Aprile 2022

02 Sassuolo Juventus 25 Aprile 2022

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MOISE MOMENT

La Juve prova a mettere nel motore i giri di Vlahovic e Kean, ma la partita resta in equilibrio, i neroverdi comunque rispondono colpo su colpo e le occasioni sono da entrambe le parti: al 66′ è Kyriakopoulos a non trovare la porta con un gran destro a giro, sei minuti dopo è invece Kean, dall’altra parte, a sfuggire alla marcatura e colpire di testa all’improvviso, impegnando non poco i riflessi di Consigli. Col senno di poi, è una prova generale, perché all’88 arriva l’episodio decisivo: Moise controlla una bella palla al limite, si gira, brucia il suo marcatore e scarica il destro rasoterra, potente, che Consigli non riesce a parare. È un gol, quello di Kean, che vale tre punti, ma forse, a questo punto del campionato e con i risultati delle altre in lotta per le posizioni di testa, vale molto di più.

SASSUOLO-JUVENTUS 1-2

Reti: 38 Raspadori (S), 45′ Dybala (J), 88′ Kean (J) 

Sassuolo: Consigli; Muldur, Chiriches, Ayhan, Kyriakopoulos; Frattesi (88′ M.Henrique), Maxime Lopez; Berardi (79′ Defrel), Raspadori, Traoré (79′ Duricic); Scamacca. A disposizione: Satalino, Pegolo, Magnanelli, Rogerio, Ciervo, Peluso, Ceide, Ferrari, Ruan. All. Dionisi 

Juventus: Szczesny; De Sciglio, Bonucci, Rugani (54′ Chiellini), Alex Sandro; Bernardeschi (88′ Miretti), Zakaria, Danilo, Rabiot; Dybala (55′ Vlahovic), Morata (67′ Kean). A disposizione: Pinsoglio, Perin, de Ligt, Pellegrini, Zuelli. All. Allegri 

Arbitro: Maresca 

Ammoniti 45′ Lopez (S), 50′ Scamacca (S), 62′ De Sciglio (J), 89′ Kean (J)

UCRAINA. DUBBI SULLA STRAGE DI BUCHA, NON SONO STATI UCCISI DA COLPI DI ARMA DA FUOCO DEI SOLDATI RUSSI.

UCRAINA:EMERGE UNA NUOVA VERSIONE SULLA STRAGE DI BUCHA, NON E’ STATA COMMESSA DALL’ESERCITO RUSSO 

Il quotidiano The Guardian ha pubblicato un rapporto sulle autopsie dei civili trovati uccisi nella città ucraina di Bucha, che non sarebbero stati uccisi da colpi di arma da fuoco, ma per l’impatto di oggetti metallici come chiodi o dardi rimettendo in discussione le conclusioni affrettate che vedevano  i russi quali colpevoli  della strage.

Il quotidiano The Guardian ha riferito che i medici forensi ucraini hanno scoperto piccoli dardi di metallo infilzati nei cadaveri a nord di Kiev e nella città di Bucha.

L’autopsia eseguita sui corpi delle persone uccise ha rivelato che i dardi, noti anche come flechettes, hanno colpito la testa e il torace dei defunti e potrebbero essere stati la causa della loro morte.

Vladislav Pirovskyi, uno dei medici legali che ha esaminato i corpi, ha spiegato che: “abbiamo trovato oggetti davvero pregiati, come chiodi, nei corpi di uomini e donne, e sono stati trovati anche da altri miei colleghi nella regione. È molto difficile trovarli nel corpo, sono molto piccoli”.

Gli esperti consultati dai media hannospiegato che le flechettes normalmente misurano dai tre ai quattro centimetri di lunghezza e si trovano nei proiettili dei cannoni da campo o da carro armat, che possono contenere fino a 8.000 dardi. La miccia temporizzata viene attivata e fatta esplodere il proiettile deflagra a mezz’aria e le flechettes si disperdono in un arco conico.

Le Flechettes, ampiamente utilizzate durante la prima guerra mondiale, sono sempre state meno diffuse nel tempo, ma sono state utilizzate dagli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam e da Israele nella Striscia di Gaza.  Questa arma non è tra quelle vietate dal diritto internazionale, ma non dovrebbe essere utilizzata in aree popolate a causa della sua natura imprecisa.

La notizia pubblicata dal The Guardian e non smentita quasi sicuramente scagiona l’esercito russo accusato dai media internazionali e dal presidente Zelensky di essere il responsabile della strage di Bucha.

Il vice rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Dmitri Polianski, ha sottolineato che la pubblicazione del Guardian conferma che Mosca non ha alcun legame con gli eventi di Bucha: “Alcune delle recenti pubblicazioni dei media occidentali confermano indirettamente che l’esercito russo non ha potuto partecipare alla strage e conferma che i civili sono morti a causa del fuoco dell’artiglieria e non dal fuoco delle armi leggere]”.

Questa scoperta smentisce almeno due miti su Bucha: “l’affermazione che i civili siano stati uccisi e che siano stati uccisi dall’esercito russo.  Non devi essere un esperto militare per capire che le forze armate russe, che erano a Bucha, non avrebbero sparato in una città dove si trovavano”.

The Guardian cita Neil Gibson, un esperto di armi del gruppo Fenix ​​Insight, che spiega che quelle trovate nei civili Bucha sono flechettes del proiettile di artiglieria 2Sh1 calibro 122 millimetri utilizzato dalle forze armate russe. Ma l’uso delle flechettes è stato già denunciato nel 2014 e nel 2015 durante gli attacchi delle forze ucraine contro la regione del Donbass.  

Questo tipo di munizioni è stato ritrovato nel 2014, tra i proiettili D-30 calibro 122 mm, nelle postazioni dell’artiglieria ucraina abbandonate dai militari nella Repubblica popolare di Lugansk.

Le flechettes sono state trovate nella città di Sláviansk, nella Repubblica popolare di Donetsk, dopo un attacco di artiglieria ucraina nel 2015.

Analizzando quanto scoperto José Antonio Alcaide, ufficiale militare in pensione, sottolinea che, dal punto di vista tattico, si tratta di un tipo di arma obsoleto e “inutilizzabile”, perché può danneggiare le stesse forze stesse e quindi è improbabile che sia stato utilizzato dalle truppe russe.

Nella notte del 2 aprile sono state rilasciate diverse immagini di corpi sdraiati per le strade di Bucha, alcuni con le mani legate e della strage era stato subito accusato l’esecito russo anche se non esistevano prove al riguardo, quanto pubblicato dal quotidiano The Guardian rimette tutto in discussione ma ormai la maggior parte dell’opinione pubblica mondiale ha già condannato il Cremlino. 

Il consigliere dell’ufficio del presidente ucraino, Mikhail Podoliak, ha affermato che i civili “sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dai soldati russi” che si sono ritirati dalla città il 30 marzo.

L’accusa, che allo stato attuale delle indagini sembrerebbe infondata, della strage è servita per applicare altre sanzioni alla Russia. Per punirla per quanto presuntamente commesso nella città di Bucha. Condannare senza un giusto processo sa molto di premeditazione e, se quanto esposto nel rapporto pubblicato da The Guardian, risultasse vero allora non si potrebbe pensare altrimenti.