Mese: febbraio 2022

KIEV. LA GUERRA DI PUTIN, OTTO ANNI TRA GUERRA A BASSA INTENSITA’, DISTRUZIONI E FAME.

Le proteste popolari, Euromaidan, nel 2014 contro il presidente ucraino filorusso, Viktor Yanukovych, dopo la sospensione dell’accordo di libero scambio con l’Ue erano state salutate con favore da una larga parte dell’opinione pubblica mondiale, ma ben presto quelle proteste divennero il pretesto per scatenare la violenza xenofoba e razzista da parte di gruppi neonazisti, che vedevano nella protesta l’occasione prendersi la rivincita e riportare l’Ucraina indietro al secolo scorso.

La protesta poplare, Euromaidan, costringe la nomenclatura al potere a lasciare il potere e fuggire.

La reazione nella penisola di Crimea, abitata prevalentemente da russofoni, non si fa attendere e insorge, proclama l’indipendenza chiedendo, dopo un referendum vinto con oltre il 90 per cento dei voti, l’annessione alla Russia, che Vladimir Putin immediatamente riconosce.

L’insurrezione armata esplode nel cuore industriale orientale del Paese, il Donbas, dove le forze Ucraine appoggiate da gruppi paramilitari neonazisti e mercenari provenienti dall’ex Jugoslavia scatenano una guerra civile contro le province di Donetsk e Lugansk. Conflitto a bassa intensità che ha causato già 14mila morti.

Le accuse reciproche tra Ucraina e Occidente da una parte, che hanno accusato la Russia di aver inviato truppe e armi per sostenere i ribelli e che invece Mosca ha sempre negato affermando che i russi che si sono uniti ai separatisti lo hanno fatto volontariamente.

Nel 2015 viene firmato un accordo di pace, denominato ‘Minsk-2’, nel quale viene previsto, tra le altre cose, che da una parte che Kiev assicuri autonomia alle regioni separatiste e amnistia per i ribelli e dall’altra che i militari russi spariscano dal territorio.

Ma nessuna delle due condizioni è stata rispettata.

L’altro motivo di tensione arriva dalla penisola di Crimea, che annessa alla Russia nel 2014 ha innescato lo scontro più teso tra Mosca e l’Occidente dalla Guerra Fredda.

La regione in anni di conflitto tra l’Ucraina e i separatisti filorussi, sostenuti da Putin ha ucciso 14.000 persone.

I separatisti filo-russi rivendicarono il controllo sull’Ucraina orientale, la regione del Donbass, che controllavano da sette anni mentre l’intervento militare Russo innescò una grave spaccatura con le nazioni occidentali, spingendo l’Unione Europea e gli Stati Uniti a imporre sanzioni alla Russia.

I ribelli filo-russi nel Donbass occuparono gran parte delle regioni di Donetsk e Luhansk mentre i governi occidentali e la Nato accusarono la Russia di aver inviato truppe regolari oltre il confine in Ucraina, ma il Cremlino sostenne si trattasse di combattenti “volontari”.

Gli Stati Uniti a metà novembre avevano avvisato gli alleati europei che la Russia si stesse preparando a invadere l’Ucraina, ammassando truppe vicino al confine, rinfocolando una crisi già scoppiata qualche mese prima, ad aprile 2021.

I timori si sono rivelati fondati come testimoniano i fatti accaduti nelle ultime settimane.

Dal 1997 molti paesi dell’est Europa hanno aderito alla Nato: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord.

L’ipotetico ingresso dell’Ucraina nella Nato ha fatto precipitare la crisi russo-ucraina.

Il Cremlino intende mantenere la propria sfera d’influenza nella regione e rappresenta l’ago della bilancia nella crisi con Putin che ha chiesto all’Alleanza Atlantica di ritirare le proprie truppe dalla Polonia, dalle Repubbliche baltiche e i propri missili da Polonia e Romania e accusa la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni.

Per raffreddare il conflitto l’Occidente vorrebbe ripartire dagli Accordi di Minsk, il cessate il fuoco firmato da Mosca e Kiev nel 2015 nel quale si prevedevano anche le elezioni nelle regioni separatiste e il ritiro delle forze filorusse.

La Germania e le altre nazioni europee hanno minacciato possibili gravi sanzioni nei confronti della Russia, con la questione del gas russo a fare da sfondo oltre alle pesanti conseguenze nei rapporti con gli Stati Uniti che, dopo l’intervento di Biden a inizio 2021 per allacciare una serie di relazioni “distensive” con il Cremlino, che è ancora arbitro sulla sponda Europea dell’Atlantico.

Una situazione simile si era verificata nei mesi di marzo e aprile 2021 quando si erano intensificati gli scontri tra l’esercito ucraino e gli insorti sostenuti da Mosca.

Le tensioni si erano placate solo dopo che Biden aveva chiamato il proprio omologo russo Putin e offerto un incontro, svoltosi a Ginevra in giugno, ma questo aveva alimentato la convinzione che Putin avesse usato la crisi come mezzo per attirare l’attenzione di Biden, concentrata principalmente sulla Cina.

Lo scorso novembre lo schieramento di truppe russe al confine ucraino, Putin aveva affermato che gli Stati Uniti e i loro alleati non stessero prendendo sul serio le “linee rosse” della Russia e del fatto che Mosca avesse bisogno di “garanzie di sicurezza a lungo termine”.

Putin aveva anche accusato la Nato di provocare tensioni fornendo armi letali all’Ucraina e che l’alleanza militare stesse conducendo una campagna di pressione contro di lui.

Il ministro della Difesa ucraino nell’occasione aveva chiesto al Pentagono maggiore aiuto per difendere lo spazio aereo e le coste ucraine.

L’invasione russa è stata confermata con il rischio di far precipitare le relazioni tra l’Occidente e la Russia nel peggior scontro dalla fine della Guerra Fredda.

Il Cremlino accusa come si sia innescata una “campagna d’informazione mirata” contro la Russia e accusa l’Ucraina di prepararsi a usare la forza contro le regioni separatiste.

Il ministro degli Esteri ucraino su Twitter ha negato le accuse sostenendo di essersi “dedicato alla ricerca di soluzioni politiche e diplomatiche.

L’intervento russo per annettere territori ucraini e addirittura rovesciare il governo di Kiev rappresenta la sfida più seria alla sicurezza europea degli ultimi decenni.

Il presidente della federazione russa, Vladimir Putin, in una dichiarazione televisiva ha spiegato che è “un’operazione militare speciale” per “smilitarizzare l’Ucraina”.

Putin ha aggiunto che “l’operazione militare russa mira a proteggere le persone e le circostanze richiedono un’azione decisiva dalla Russia” ed accusato la Nato di “comportamenti immorali”.

Intanto le sirene antiaeree hanno iniziato a risuonare a Kiev, la capitale ucraina, ma sotto attacco sono le intere sovrastrutture militari ucraine.

La presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layen, su twitter, ha scritto che: “l’UE è con l’Ucraina. Condanniamo l’aggressione militare senza precedenti della Russia contro l’Ucraina. Deve ritirare le sue forze armate e rispettare pienamente l’integrità territoriale dell’Ucraina.

I leader dell’UE hanno annunciato che adotteranno rapidamente ulteriori misure restrittive nei confronti della Russia.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in merito all’attacco russo in Ucraina ha dischiarato che: “Il presidente Putin ha scelto una guerra premeditata che porterà sofferenza e una perdita catastrofica di vite umane. Soltanto la Russia è responsabile per la morte e la distruzione che questo attacco porterà. Gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner risponderanno in un modo deciso e unito. Il mondo farà rendere conto alla Russia. Le preghiere dell’intero mondo sono con il popolo dell’Ucraina mentre soffrono un attacco non provocato e ingiustificato dalle forze militari russe”.

In una nota il presidente del Consiglio Mario Draghi ha spiegato che il Governo italiano condanna l’attacco della Russia all’Ucraina: “È ingiustificato e ingiustificabile. L’Italia è vicina al popolo e alle istituzioni ucraine in questo momento drammatico. Siamo al lavoro con gli alleati europei e della NATO per rispondere immediatamente, con unità e determinazione”.

LAGOS. ALGARVE CUP 2022. LE RAGAZZE AZZURRE A UN PASSO DALLA VETTA, CEDONO ALLA SVEZIA SOLO AI RIGORI.(LA FOTOGALLERIA COMPLETA DI UNA GIORNATA MEMORABILE)

Servizio Giuseppe Amato/Quotidiano on line

Fotoservizio Andrea Amato/PhotoAgency

http://www.photoagency-quotidianoonline.com

Le azzurre hanno tenuto testa alle svedesi per 120 minuti, sono passate in vantaggio con Valentina Giacinti e riagguantate silo grazie a un calcio di rigore. Infine il terno a lotto dei calci di rigore ha premiato la Svezia, che si è aggiudicata la Algarve Cup 2022. Barbara Bonansea guadagna il prezioso riconoscimento di Best player Algarve Cup 2022.

Le vittorie su Danimarca e Norvegia hanno portato le atlete azzurre a disputare la finale dell’Algarve Cup 2022 contro la Nazionale femminile della Svezia.

Ma all’Estadio Municipal di Lagos (Portogallo) la fortuna non sorride alle azzurre, che devono cedere alle svedesi solo dopo una lunga serie di calci di rigore, 6 per parte.

Un risultato che amareggia la nostra nazionale, ma che escono possono con orgoglio di essere uscite a testa alta dal torneo, in cui hanno vinto tanto, hanno dimostrato di essere cresciute e di non temere di dover affrontare alcun avversario.

le nostre ragazze hanno tenuto testa alla nazionale svedese, sono passate in vantaggio al 18° con una grandissima Valentina Giacinti e solo al 71° Seger è riuscita, con un calcio di rigore, a riportare la gara in parità.

Terminati i 90 minuti regolamentari, con il rammarico che all’84° Arianna Caruso, che servita da cristiana Girelli in area, avrebbe potuto dare il colpo di grazia alla partita, ma la palla colpita di testa ha scheggiato la traversa e sfilata fuori. La gara è proseguita con i tempi supplementari contro le vice campionesse olimpiche e seconde nel ranking FIFA alle spalle degli USA.

Nel girone infernale dei rigori decisiva è stato il portiere della nazionale femminile, Hedvig Lindahl, che dopo aver trasformato il 6 sesto rigore per la sua squadra ha immediatamente dopo parato il calcio di rigore di Annamaria Serturini.

Il commento della Ct Milena Bartolini ha commentato la prestazione delle sue ragazze, che hanno fatto una figura magnifica e dimostrato di poter competere a livello mondiale: “Sicuramente dispiace, ma voglio vedere l’aspetto positivo del torneo: le ragazze sono state eccezionali, hanno dimostrato di essere cresciute e che possono competere anche contro squadre ai massimi livelli mondiali”.

ALESSANDRIA. GIURAMENTO DEI NEO AGENTI DELLA POLIZIA DI STATO DEL 215° CORSO

Neo agenti: il giuramento del 215° corso

 

giuramento 215° Peschiera del Garda

Sono 1.356 gli allievi agenti del 215° corso che al termine della formazione hanno prestato il giuramento di fedeltà alla Repubblica, per poi essere assegnati nelle questure e reparti del nostro territorio dove inizieranno la loro carriera professionale a tutela della collettività.

Prima del giuramento è stato letto il messaggio inviato dal capo della Polizia, con il quale il prefetto Lamberto Giannini ha voluto testimoniare la propria vicinanza ai neo agenti in questo primo fondamentale passo della loro carriera nella Polizia di Stato

“La formula che oggi siete chiamati a declamare, con la quale vi impegnate alla fedeltà alla costituzione e alle leggi della Repubblica, farà di voi non più solo cittadini bensì servitori dello Stato, chiamati ad adempiere a quella che, mi piace definire, una missione al servizio delle comunità. Con disciplina e onore sarete chiamati ad esercitare le pubbliche funzioni, nella piena consapevolezza delle responsabilità che da esse originano, operando con la decisione richiesta nei confronti di chi trasgredisce la legge, ma, sempre ispirati al rigoroso rispetto della persona. Orientati da questi precetti, sarete protagonisti di quel rapporto fiduciario con il cittadino, che deve essere alimentato quotidianamente, con una infaticabile propensione all’ascolto dei bisogni altrui”

I primi ad affrontare la cerimonia conclusiva del corso sono stati gli allievi delle scuole di AlessandriaPeschiera del Garda e Piacenza che il 18 e il 21 febbraio hanno pronunciato l’atteso “Lo Giuro” a cui, oggi, hanno fatto seguito quelli delle scuole di Brescia, Campobasso, Trieste e Vibo Valentia. (Le foto)giuramento scuola Alessandria

Durante il ciclo di formazione, i frequentatori del corso, oltre all’addestramento operativo e alle lezioni teoriche, hanno avuto modo di vivere a pieno l’essenza dell’esserci sempre che caratterizza l’agire della Polizia di Stato. Sono state diverse infatti le iniziative di solidarietà a cui i neo poliziotti hanno preso parte. Come ad esempio la raccolta fondi a favore dell’ospedale pediatrico di Brescia o quella a sostegno del Piano Marco Valerio, che si occupa di aiutare i poliziotti con figli affetti da patologie croniche. In molte scuole, inoltre, i giovani agenti hanno aderito a campagne locali di donazione di sangue e ad eventi in favore della comunità locale.

foto giuramento

Tutti i corsi, infine, hanno conosciuto l’importanza del valore della memoria, stella polare del vivere quotidiano di ogni poliziotto. A Brescia il corso è stato dedicato a Francesco Massarelli, deceduto in servizio il 27 settembre 1977 a Trento nel corso di un conflitto a fuoco; a Peschiera del Garda Il corso è stato intitolato alla medaglia d’oro Luigi Vescovi deceduto in servizio per un grave incidente il 23 giugno 1993, la cui figlia Valentina, nata pochi mesi dopo la morte del padre, è un agente tecnico della scuola; il 21 febbraio, a due giorni dalla fine del corso, è stata organizzata una serata in occasione dell’anniversario della morte delle medaglie d’oro Davide Turazza e Giuseppe Cimarrusti, caduti in servizio a Verona in un conflitto a fuoco il 21 febbraio 2005. A Vibo Valentia il corso è stato intitolato alla memoria dell’ispettore superiore Severino Cacciatore, uno dei docenti del corso e in servizio presso la Polizia scientifica di Vibo, deceduto per cause naturali.

BARI. POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE CONTRO LA PEDOPORNOGRAFIA, 8 ARRESTI E 59 DENUNCE.

Postale: 8 arresti e 59 denunce per pedopornografia

 

postale

La Polizia postale di Bari e Foggia ha condotto una operazione contro la pedopornografia che ha riguardato tutto il territorio nazionale.

Durante l’esecuzione di 67 decreti di perquisizione gli agenti hanno arrestato otto persone e ne hanno denunciate 59 per detenzione, cessione e divulgazione di materiale pedopornografico.

L’indagine, durata un anno e mezzo e coordinata dal servizio Polizia postale e delle comunicazioni – Cncpo (Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online), è iniziata a seguito di una segnalazione anonima relativa alla presenza di materiale pedopornografico all’interno di un cloud.

Analizzando le immagini ritraenti minori in atti sessualmente espliciti, i poliziotti sono riusciti a ricostruire le tracce informatiche lasciate dai soggetti che a vario titolo vi erano entrati in contatto.

Una volta individuati gli utilizzatori dei sistemi informatici sono partite le perquisizioni che hanno consentito agli operatori di ispezionare e sequestrare circa 60 dispositivi, oltre a numerosi spazi virtuali di interesse investigativo. Nel complesso, il materiale sequestrato ammonta a più di 500 Terabyte di volume.

Gli arresti sono stati eseguiti in flagranza di reato per il possesso da parte degli indagati di una notevole quantità di materiale pedopornografico.

Il trend nel contrasto alla pedopornografia segna un costante aumento dei casi scoperti dalla Polizia postale e delle comunicazioni sia attraverso il monitoraggio della Rete e sia attraverso la trattazione delle denunce e segnalazioni dei cittadini, pervenute anche attraverso il Commissariato di P.S. online.

GENOVA. POLIZIA DI STATO. SOLO CLIENTI SELEZIONATI PER LA VENDITA DI DROGA.

Genova: 3 arresti e 18 chili di droga sequestrati

 

Uno spacciatore di droga aveva selezionato una ristretta cerchia di clienti ai quali era in grado di fornire qualunque tipo di stupefacente, ma il fatto non é passato inosservato e da gennaio gli agenti del commissariato Prè di Genova avevano iniziato ad indagare sull’uomo che era stato visto in compagnia di noti consumatori di droga.

A bordo della sua auto cabrio di grossa cilindrata e sempre vestito con abiti firmati, lo spacciatore si era fatto notare nel quartiere anche per aver avvicinato alcuni piccoli spacciatori a cui forniva lo stupefacente.

Per coprire il suo tenore di vita molto alto, l’uomo aveva aperto diverse attività commerciali nelle quali gli investigatori sospettavano nascondesse la droga.

Alla fine gli agenti, mentre il trafficante armeggiava su una macchina intestata ad una terza persona ma della quale possedeva le chiavi, lo hanno bloccato.

Dentro la vettura i poliziotti hanno trovato 4 chili di hashish.

Le perquisizioni sono state poi estese all’abitazione e ai negozi dove sono stati sequestrati 2 chili e mezzo di cocaina, un chilo di eroina e mezzo chilo ulteriore di hashish.

Sequestrati anche più di 12 mila euro in contanti.

In un’altra operazione i poliziotti della Squadra mobile genovese hanno arrestato due uomini che in casa nascondevano 9 chili di eroina e un chilo di cocaina pronte per lo spaccio.