ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. PESTE SUINA AFRICANA, ABBATTIMENTO DEI MAIALI ALLEVATI NELLA ZONA INFETTA.

Il ministero della Salute ha imposto la macellazione di tutti suini allevati nella zona colpita dalla peste suina africana, che ha già ucciso un numero imprecisato di cinghiali e potrebbe propagarsi anche negli allevamenti dei 78 Comuni della zona rossa, ma dal provvedimento sono stati esclusi i maiali allevati all’interno di capannoni e quindi non a contatto con l’ambiente esterno.

L’assessore della regione Piemonte, Luigi Icardi, ha confermato la macellazione dei capi allevati allo stato brado e in allevamenti familiari motivando il provvedimento per l’impossibilità di garantire sufficienti condizioni di sicurezza.

Il provvedimento per arginare la diffusone della peste emanato dal ministero della salute è stato contestato dagli allevatori contrari alla macellazione dei capi sani nelle aziende che li allevano al chiuso o che li lasciano all’aperto.

Ma il ministero ha chiarito che si dovrà intervenire solo sugli allevamenti all’aperto perché potenzialmente potrebbero venire a contatto con i cinghiali.

Le associazioni di categoria stimano in 50 mila i cinghiali da abbattere in tutto il Piemonte, citando le indicazioni del ministero della Salute rispetto alla pesta suina africana (Psa) ma la Regione replica che la cifra non è verosimile.

Sullo sfondo della PSA e sulle politiche per il contenimento degli ungulati si riapre lo scontro tra le associazioni, che rappresentano gli interessi degli agricoltori, e amministrazione.

Nella trattativa che contrappone la regionale Piemonte e le associazioni sulle linee guida per il contenimento del cinghiale e sull’emergenza Psa, Coldiretti ha chiesto un intervento straordinario, che vada oltre le proposte dell’assessorato all’Agricoltura per contenere il numero di cinghiali e bloccare la Psa, ma ritenute insufficienti e replicando che come indicato dal ministero della Salute per un efficace depopolamento si raggiunge quando vengono abbattuti il doppio dei cinghiali rispetto ai dati dell’ultimo anno.

Il Piemonte dovrebbe abbattere circa 50 mila cinghiali, ma l’obbiettivo è raggiungibile solo con regole nuove e omogenee.

Il presidente di Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco, spiega: “Serve coinvolgere tutti i soggetti interessati sui territori, dai cacciatori agli operatori abilitati. Occorre bloccare la sperimentazione sulla caccia di selezione con l’uso dei cani, non solo inutile ma dannosa: per combattere la Psa è fondamentale ridurre lo spostamento degli animali”.

L’assessore regionale Marco Protopapa replica alle accuse: “Rispetto all’emergenza Psa attendiamo di avere dati certi dai monitoraggi sull’estensione della malattia, l’ultimo parla di 13 cinghiali infetti nell’Alessandrino 3 in Liguria. Conclusi i controlli attueremo una caccia di selezione e con le Province si sta organizzando anche l’uso di gabbie. Nella zona infetta non si possono praticare altri metodi”.

La Regione ancora prima dell’emergenza aveva avviato la sperimentazione della caccia di selezione utilizzando squadre di cani, metodo che aveva dato grandi risultati e che sarebbe dovuto durare fino al 31 gennaio. Ma l’attività venatoria è stata sospesa nelle zone infette per evitare di far spostare gli animali e rischiare di diffondere la peste suina.

Il confronto con il neo commissario all’emergenza peste suina, Giorgio Sapino, nominato nei giorni scorsi sarà al centro dei colloqui per valutare le azioni di carattere scientifico radicali nelle zone bianche-cuscinetto e interventi decisivi nella zona infetta.

L’Ispra aveva parlato di 11 mila capi in tutta la regione ma il dato non è più significativo a causa dell’aumento del numero di cinghiali, che farebbe passare a 50 mila che per la regione è una cifra impensabile perché sarebbe un’eradicazione non praticabile.