ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. EMERGENZA COVID E LAVORO, GOVERNO E CONFINDUSTRIA TIRANO DRITTI: “GREEN PASS E TAMPONI ANTIGENICI PRIVATI PER TORNARE A LAVORARE”.

La denuncia dall’ospedale di Alessandria che parla di almeno un centinaio di contagiati tra medici e infermieri mentre la pressione dovuta all’alto numero dei contagi è in aumento sulle strutture ospedaliere.

La pressione sull’ospedale civile di Alessandria, Santi Antonio e Biagio, sta divenendo insostenibile infatti al personale in quarantena colpita dal virus vanno sottratti 40 no-vax.

Il direttore sanitario: “Abbiamo fatto accorpamenti”, ma non basta e i sindacalisti sono preoccupati.

La pressione sull’Ospedale di Alessandria rischia di aumentare non tanto per le ospedalizzazioni quanto per per il numero dei contagi tra i dipendenti.

Almeno 100 sanitari sono positivi al Covid, ma è un dato molto aleatorio, che potrebbe mutare rapidamente, se si considera che sono 2500 i lavoratori dipendenti.

La terza o forse siamo alla quarta ondata di pandemica che ancora una volta colpisce lo stivale e nuovamente il conto è stato presentato al mondo del lavoro e mentre i sindacati, da più parti, chiedono lo smart working e una nuova cassa integrazione Covid governo e confindustria tirano dritti per la loro strada e chiedono a chi lavora super green pass e tamponi antigenici per accedere al posto di lavoro e intanto sono oltre 2 milioni i lavoratori in quarantena.

Le proporzioni della pandemia è in continua ascesa, in continuo cambiamento, in grado di adeguarsi alle varie latitudini, alle condizioni climatiche e capace di mutare per meglio adattarsi alle sue vittime. La nuova mutazione del virus, dopo una prima fase pandemica giunta dalla Cina, è forse meno mortale, grazie anche al massiccio utilizzo di vaccini, ma più aggressiva per numero di contagi registrati tra l’ultimo periodo del 2020 e l’inizio del nuovo anno, ma l’entità e il numero preciso di contagi per le infezioni da omicron non è ancora preciso e per la sua caratteristica, per come si presenta è quasi impossibile circoscriverne il perimetro del contagio. Ma l’area di infezione che ha colpito i lavoratori che si trovano in quarantena in Italia per Covid 19 è possibile stimarla in almeno 2 milioni di individui, lo si può fare soltanto perché lo stato di malattia deve essere dichiarato all’Inps.

Ma anche questo numero è destinato a crescere e da 2 milioni si potrebbe arrivare a breve a 10 milioni di lavoratori in quarantena per Covid-19, quasi uno su tre degli italiani attivi.


La pandemia anche in questa occasione non sta risparmiando soffrire i settori essenziali e, nonostante ad essere stati tra i primi a poter ottenere la terza dose booster, il personale ospedaliero con numeri che registrano un aumento esponenziale.

Nelle corsie degli ospedali mancano infermieri e medici e i colleghi presenti sono costretti a turni massacranti.


Altro problema per i lavoratori guariti è il passaggio dalla quarantena alla ripresa del lavoro che può avvenire solo dopo aver effettuato il tampone molecolare e aver ottenuto il certificato di fine isolamento da parte dell’Asl, che per alcuni appare come un miraggio a meno che non si decida di affidarsi a una struttura privata al costo di 150 euro.

Di tracciamento ovviamente i Dipartimenti di prevenzione non sono in grado di far fronte alla domanda quindi l’unica alternativa percorribile, ma non tutte le regioni sono i medici di famiglia, che, però sono oberati di lavoro e lamentano come i sistemi informatici siano saltati.


Confindustria non perde occasione per speculare e mettere a rischio la salute dei lavoratori e con Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia, ha proposto alla Regione Emilia Romagna di permettere di riconoscere la validità di test antigenici dalle strutture private anche per uscire dall’isolamento.

Il calcolo è presto fatto perché test antigenici sono meno sicuri e il vantaggio per le strutture private è evidente.


I lavoratori non vaccinati sono ancora 2,5 milioni i lavoratori italiani e rappresentano circa la metà del totale di chi non ha ancora fatto la prima dose in Italia.

La mappa delle vaccinazioni comprende i 5,5 milioni di over 12 ai quali il governo potrebbe riservare la nuova estensione dell’obbligo del super green pass (il certificato verde di vaccinati o guariti).

Draghi ha deciso di imporre l’obbligo vaccinale, senza ulteriori mediazioni, per i servizi essenziali, partendo dalla Pubblica amministrazione.


L’obbligo vaccinale è stato imposto ai 950 mila dipendenti divisi insegnanti e forze dell’ordine e dipendenti pubblici.

I lavoratori ai quali sarà reso obbligatoria la vaccinazione sono coloro che lavorano a contatto con il pubblico, quelli della ristorazione, per estenderlo in seguito alle altre categorie.


I sindacati, dopo una breve fase in presenza voluta dal ministro Brunetta, hanno chiesto allo stesso ministro Renato Brunetta di reintrodurre massicciamente lo smart working nella pubblica amministrazione, norma che nella prima ondata ha permesso di mantenere alti standard di servizi senza rischi di contagio per i lavoratori.

Lo smart working permetterebbe a tutti coloro che sono in quarantena, ma senza sintomi, di continuare a lavorare da remoto.

In una nota ufficiale del ministero Brunetta ha definito la richiesta “incomprensibile” perché il contesto è diverso da quello del lockdown e inoltre “le amministrazioni pubbliche possono decidere la rotazione del personale consentendo il lavoro agile fino al 49%”.

Possibilità che comunque nessun dirigente sta prevedendo mentre alcuni settori sono già stati fortemente colpiti in concomitanza dell’alta stagione invernale.

I sindacati chiedono al premier Draghi la proroga della cassa integrazione con causale Covid-19 e la proroga dell’equiparazione dei periodi di quarantena allo stato di malattia fino al termine dello stato di emergenza.

Le stime nella ristorazione e nel turismo parlano di almeno 200mila i lavoratori a rischio.


Ma l’allarme degli industriali e dei sindacati non riguarda solo l’ennesima ondata di Covid perché il caro bollette sta creando ulteriore disagio all’economia del paese e molte industrie del Nord stanno valutando il blocco delle produzioni per evitare l’aumento dei costi dell’energia.

In Emilia-Romagna la preoccupazione è più sentita e forte che altrove e il segretario regionale della Cgil, Luigi Giove, da giorni chiede alle istituzioni interventi per evitare il rischio che le fabbriche chiudano mettendo i lavoratori in cassa integrazione quando paradossalmente sono piene di ordini e lavoro.