ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. IL DIRITTO DI SCIOPERO RISPETTA LA COSTITUZIONE, VA TUTELATO E NON CONDANNATO.

Le motivazioni della sentenza a favore dei braccianti di Castelnuovo Scrivia: “Quelle proteste per lo sfruttamento sono un diritto da tutelare”.

Il giudice Margherita Pastorino del Tribunale civile di Alessandria lo ha scritto nella sentenza favorevole ai braccianti agricoli in sciopero contro le condizioni di lavoro a cui erano soggetti e pubblicata il 22 dicembre: “Le manifestazioni di protesta attuate dal Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia a sostegno dei braccianti della ditta Lazzaro rientrano nel legittimo esercizio del diritto di sciopero e quindi, oltre a non essere sanzionabili, vanno tutelate nel rispetto di principi stabiliti dalla Costituzione”.

Il giudice Margherita Pastorino del Tribunale civile di Alessandria scrive ha rigettato la richiesta di Bruno e Mauro Lazzaro, padre e figlio, che pretendevano un risarcimento danni di oltre 1.500.000 euro da una trentina di lavoratori, sindacalisti e persone che nel 2012 avevano solidarizzato con i braccianti di una azienda agricola che si erano ribellati alle condizioni di lavoro a cui erano sottoposti nei campi di proprietà dei Lazzaro.

Il Presidio permanente, realtà composta da braccianti, sindacalisti e persone solidali alla lotta dei braccianti, nata dalla lotta di dieci anni fa, che continua a organizzare lotte e vertenze sul territorio: “Nel 2012 abbiamo detto basta allo schiavismo di questi padroni che costringevano i braccianti a lavorare fino a 13 ore al giorno nei campi a raccogliere ortaggi senza essere pagati per mesi. Dopo aver proclamato uno sciopero ad oltranza, abbiamo allestito un presidio di tende ai bordi della statale, durato tre mesi, abbiamo avviato un boicottaggio dei supermercati Bennet, che si rifornivano dai Lazzaro, ci siamo opposti al crumiraggio nei campi, con il sostegno di decine di cittadini solidali. Oggi finalmente una sentenza esemplare che oltre a ritenere non dimostrati i danni lamentati dai Lazzaro, riconosce la liceità delle nostre manifestazioni di protesta”.

La sentenza favorevole ai braccianti agricoli prevede la condanna dei Lazzaro a rifondere a favore degli avvocati della difesa le spese processuali e di lite per 30 mila euro.

I rappresentanti del presidio proseguono: “Ma quella dei Lazzaro resta ancora una vicenda aperta. Nonostante abbiano in precedenza patteggiato una condanna a 1 anno e 8 mesi per sfruttamento della manodopera, mancano ancora all’appello i 400 mila euro che i Lazzaro devono pagare ai lavoratori per salari arretrati, a seguito della sentenza del Tribunale di Torino, sentenza passata in giudicato. A questi 400 mila euro non intendiamo rinunciare, nonostante le strategie e le furbizie messe in campo dai Lazzaro e dai loro sodali”.