CRONACA

RIACE. MIMMO LUCANO CONDANNATO A 13 E 2 MESI PER IL REATO DI UMANITA’ E ACCOGLIENZA.

In Italia esiste il reato di umanità e di accoglienza, un modello sociale che non piace a chi specula sulla fame, la disperazione e la morte di migliaia di disperati. Un modello scomodo quello di Riace che sostituisce l’integrazione alla segregazione perché l’emarginazione quando produce facili slogan elettorali e strumentalizzazioni politiche diventa segregazione. Non entriamo nel merito delle motivazioni della sentenza e neppure sull’impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Mimmo Lucano, ma vogliamo fare qualche riflessione sulla vita di un uomo, della grande generosità di un sindaco che non ha tenuto nulla per se, ma dato tutto a chi non ha niente se non la proria vita.

Sul modello Riace era stato realizzato un film, prodotto dalla Rai, ma che non è mai andato in onda per volontà decisione e politica del primo governo Conte o meglio Di Maio/Salvini perché in quel governo Giuseppe Conte era considerato al pari di un notaio, utile solo per ratificare le decisione del potente e arrogante ministro degli interni, Matteo Salvini. In questo quadro e su esplicita richiesta dell’allora ministro degli interni viene indagato Mimmo Lucano, arrestato in carcere come il peggiore dei mafiosi, colpito da un ordine di “confino” divieto di rientrare a Riace per vedere la sua famiglia, i parenti e i familiari. Infine scarcerato al tribunale del riesame fino al processo e alla condanna pesantissima inflitta dal tribunale di Locri: 13 anni e 2 mesi per essere stato colpevole del reato di umanità, per aver investito sull’integrazione, per non aver mai preso un centesimo per se stesso e per essere stato il sindaco degli ultimi che dava lavoro ai migranti, li integrava nel tessuto sociale e per questo dava fastidio alle lobby criminali della locride.

Nel 2016 Mimmo Lucano per il modello che era riuscito a costruire era al quarantesimo posto nella classifica dei 50 leader più influenti del mondo della rivista americana ‘Fortune’.

Vittima di una parabola dell’Italia dell’incontrario, quella raccontata nella favola di Pinocchio con il gatto e la Volpe che lo derubano, ma a finire in gabbia è la vittima e non i suoi carnefici, è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione.

Che ne è stato del paesino che l’ex sindaco di Riace ha fatto diventare famoso nel mondo come modello di accoglienza e integrazione per i migranti giunti nel nostro Paese?

La destituzione di Mimmo Lucano da sindaco di Riace portò a nuove elezioni, che il centrodestra e i leghisti locali vinsero, ma con il sindaco, Antonino Trifoli, che pochi mesi dopo venne dichiarato decaduto dal tribunale di Locri, ma nonostante ciò continua a fare il sindaco. Bene questo è il modello a cui si ispirava Matteo Salvini quando da ministro dell’interno “invitò” i magistrati ad indagare su Mimmo Lucano e sul modello Riace.

La storia di Mimmo Lucano e di Riace iniziò quasi per caso con lo sbarco di duecento profughi a Riace marina.

Mimmo Lucano e l’associazione Città Futura immaginario una vita diversa per quei profughi venuti da chissà dove, ma erano lì e bisognava fare qualcosa per aiutarli a integrarsi per iniziare una nuova vita e riprendersi la loro vita.

Aprirono le porte delle tante case lasciate vuote in un paese divenuto ormai un fantasma, svuotato dall’emigrazione, ma la semplice accoglienza non poteva essere sufficiente per restituire la vita e la dignità a quell’umanità fuggita da guerre e carestie rischiando la vita su un barcone fatiscente e pericoloso.

Mimmo Lucano anno dopo anno ‘Mimmo’ ha orientato l’attività della sua amministrazione all’integrazione dei rifugiati e degli immigrati irregolari, aperto scuole, finanziato progetti di micro attività, realizzato laboratori, bar, panetterie e ha organizzato la raccolta differenziata porta a porta garantita da due ragazzi extracomunitari che la trasportavano sul dorso di asini.

Una moneta speciale per aiutare gli immigrati nelle spese giornaliere in attesa dell’arrivo dei fondi europei nacque da quell’esperienza mentre nella parte storica del paese nasce il “Villaggio globale”, il fiore all’occhiello di Riace fortemente voluto da Lucano e diventato famoso nel mondo, dove l’integrazione si toccava con mano.

In 17 anni sono passati da lì almeno 6mila richiedenti asilo provenienti da oltre 20 Paesi del mondo e molti di loro hanno deciso di mettere radici in questo piccolo borgo arroccato sulle pendici a 7 chilometri dal mare Ionio. 

Il “modello Riace” che fa accendere i riflettori sul borgo, Lucano viene preso ad esempio di un modo nuovo ed efficace di fare accoglienza.

Le voci critiche, soprattutto dall’area di centrodestra che avrebbero preferito il modello Salvini con il risultato dello scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa, non sono mancate, ma Lucano ha proseguito per la sua strada interrotta improvvisamente la mattina del 2 ottobre 2018 dalla Guardia di finanza che gli notifica un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa su richiesta della Procura di Locri proprio per la gestione del “modello Riace”.

Le accuse che gli vengono contestate sono talmente pesanti che in tanti non riescono a crederci: irregolarità nella gestione dei fondi destinati all’accoglienza e violazioni alle leggi sull’immigrazione attraverso la celebrazione di matrimoni che sarebbero stati combinati al solo fine di far ottenere agli interessati il diritto di cittadinanza.

Il neo Sindaco di Riace, che ha vinto le elezioni e sostituito Mimmo Lucano è Antonino Trifoli, sostenuto dalla Lega, che è decaduto, ma può continuare a fare il sindaco mentre l’ex primo cittadino, a cui la magistratura aveva imposto il divieto di dimora dopo l’inchiesta “Xenia”, alle elezioni successive al suo arresto non era stato eletto neppure consigliere comunale.

Ma la fiducia in Mimmo Lucano nonostante i guai giudiziari e politici non viene meno e in tanti sono stati convinti che il processo, istruito dalla Procura di Locri sulle presunte irregolarità nella gestione dei migranti, finirà con un’assoluzione. 

Le certezze che invece si sono infrante alla lettura del dispositivo della sentenza che condanna l’ex sindaco ad una pena che è quasi il doppio di quella chiesta dalla Procura.

Una condanna che non convince i sostenitori di Lucano, di cui non è convinto nessuno dei suoi sostenitori, che attendono di leggere le motivazioni per una sentenza così pesante per ricorrere in appello. Mimmo Lucano è candidato capolista alle regionali del 3 e 4 ottobre con la lista “Un’altra Calabria è possibile” in tutte e tre le circoscrizioni calabresi, a sostegno della candidatura di Luigi de Magistris alla presidenza della Calabria.