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KABUL. IL DRAMMA DEI PROFUGHI AFGANI DOPO IL RITORNO DEI TALEBANI. DONALD TRUMP:” TALEBANI, GRANDI NEGOZIATORI E COMBATTENTI TENACI”.

Donald Trump per una pura speculazione politica elettorale, durante le fasi finali del suo mandato presidenziale, ha firmato un accordo per restituire il potere ai Talebani dopo 20 anni di guerra in Afganistan, ma prima dell’accordo con i Talebani Trump aveva abbandonato i combattenti curdi, che si sono battuti contro il Daesh e lo stato islamico in Siria a fianco dell’esercito Usa, al loro destino prima dell’invasione turca del nord della Siria e il massacro del popolo curdo. La politica dell’amministrazione Trump disseminata di trappole per il successore sta dando i suoi frutti, infatti Biden ha raggiunto il minimo del gradimento dalla sua elezione a presidente e oggi, per la prima volta ha fatto filtrare la notizia che il disimpegno americano in favore dell’evacuazione dei civili potrebbe prolungarsi oltre il 31 agosto, data stabilita nell’accordo firmato da Trump e dai Talebani per l’abbandono dei militari americani del suolo afgano. I Talebani hanno minacciato ritorsioni se la data stabilita per il ritiro non verrà rispettata dall’amministrazione americana. Intanto il lavoro frenetico dei diplomatici non si ferma e in questo contesto non si ferma neppure il lavoro del console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, che alcuni giorni fa è stato fotografato mentre era impegnato nelle operazioni di evacuazione di cittadini e afghani dal Paese tornato in mano ai talebani.

In alcune foto che hanno fatto il giro del mondo sui social il console prende di peso un bambino, spaventato dalla ressa e in lacrime, e lo aiuta a superare il muro perimetrale interno dell’aeroporto, diventato punto di ritrovo per le speranze di migliaia di persone che in questi giorni si sono accalcate in attesa di un volo militare per fuggire.

Il console protetto dal giubbotto antiproiettile ed elmetto a tracolla solleva il bambino, dell’apparente età di 6-7 anni, afferrandolo dalle braccia di un uomo che glielo porge per sottrarlo alla calca delle persone in attesa, composto da uomini donne e bambini sotto lo sguardo vigile di un soldato.

In un tweet il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, scrive: “Grazie Tommaso”.

La tensione all’aeroporto di Kabul e alle stelle e si registra uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza afghane e un gruppo di assalitori all’ingresso nord dell’aeroporto di Kabul.

Il Twitter dell’esercito tedesco riferisce di un soldato afghano rimasto ucciso e di tre feriti e nello scontro sono state coinvolte le truppe tedesche e degli Stati Uniti, che non hanno registrato feriti.

I Taleban per bocca di Suhail Shaheen (un portavoce dei Talebani e membro del team di negoziazione), hanno minacciano reazioni forti se gli americani non rispetteranno l’impegno a ritirarsi entro fine mese: “Se gli Stati Uniti o la Gran Bretagna cercheranno di guadagnare tempo per continuare le evacuazioni dall’Afghanistan ci saranno delle conseguenze. Il presidente Biden, ha spiegato Shaeen: ” ha annunciato di rispettare la data del 31 agosto per il ritiro tutte le truppe americane come stabilito nell’accordo firmata da Donald Trump. Quindi se estendono il limite significa che stanno estendendo l’occupazione e non ce n’è bisogno si prefigura l’intenzione di continuare ad occupare” l’Afghanistan, si romperà la fiducia e ci sarà una reazione”.

I media britannici hanno dato notizia che  al vertice del G7 virtuale di domani il premier britannico Boris Johnson farà pressioni su Biden per posticipare il ritiro delle truppe oltre il 31 agosto perché si possano continuare le evacuazioni di civili dall’aeroporto di Kabul.

Il presidente americano Joe Biden ha mobilitato l’aviazione civile per potare a termine quella che ha definito la più grande operazione di evacuazione della storia: “Un’operazione difficile, dolorosa: ho il cuore spezzato nel vedere quelle immagini”.

Parlando nuovamente agli americani, Biden, ha confermando che ci sono discussioni in corso sull’ipotesi di estendere oltre il 31 agosto la permanenza delle truppe Usa in Afghanistan.

Biden ha confermato i timori per la minaccia terrorista legata soprattutto alla presenza del Daesh e ha ringraziato i Paesi come l’Italia, la Spagna e la Germania per l’attività di evacuazione che stanno portando a termine con gli Stati Uniti e a tutto il G7.

La vicepresidente Kamala Harris in una conferenza stampa a Singapore ha chiarito che l’obbiettivo principale è di evacuare i cittadini americani, gli alleati afgani e i gruppi vulnerabili: “In questo momento siamo concentrati singolarmente sull’evacuazione di cittadini americani, afgani che hanno lavorato con noi e afgani che sono vulnerabili, compresi donne e bambini”.

L’emergenza per l’evacuazione dei profughi non è solo all’aeroporto di Kabul ma soprattutto nelle basi Usa in Medio Oriente sempre più sovraffollate per l’arrivo di migliaia di rifugiati afghani, di cittadini americani e occidentali.

Sei compagnie aeree civili statunitensi, dall’American Airlines a Delta passando per United, stanno partecipando all’evacuazione mettendo a disposizione aerei di linea per trasportare in Europa e negli Stati Uniti le persone evacuate da Kabul a bordo dei cargo militari e ammassate nelle basi in Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi.

Gli aerei civili partiranno per le basi in Germania, Italia, Spagna e altri Paesi europei, oltre che verso gli Stati Uniti.

Ma gli aerei di linea faranno anche la spola dalle basi Usa nel Vecchio Continente verso quelle statunitensi che rappresenta una boccata di ossigeno per l’aviazione militare americana impegnata da giorni nello sforzo immane per evacuare i civili da Kabul.

L’ordine alle società aeree è arrivato dal Pentagono dopo il via libera del presidente americano che, con una mossa che ha pochi precedenti, ha attivato il programma d’emergenza della Civil Reserve Air Fleet (Craf).

Il piano è nato 70 anni fa in piena Guerra Fredda, nel 1952, dopo il ponte aereo di Berlino del 1948, organizzato dalle potenze occidentali per aiutare i cittadini di Berlino Ovest rimasti isolati col blocco delle vie di comunicazione messo in atto dall’Unione Sovietica.

La decisione di ricorrere a questa decisione estrema è la terza in ordine di tempo, la prima in occasione della prima guerra del Golfo nel 1991 e della guerra in Iraq nel 2002.

Donald Trump dopo aver creato le condizioni per il ritorno al potere dei Talebani e firmato l’accordo per il ritiro delle truppe americane entro il 31 agosto attacca Biden: “America umiliata”

In un affollatissimo comizio in Alabama Trump artefice dell’accordo con i Talebani, senza arrivare a chiedere l’impeachment di Biden come fatto da qualcuno dei suoi sostenitori, ha sferrato una bordata propagandistica e strumentale contro la Casa Bianca dopo l’esplosione del caso Afghanistan: “Altro che Vietnam! Questa è un’enorme macchia per la reputazione e la storia americana. Siamo di fronte a un disastro senza precedenti, la più grande umiliazione della nostra storia. E l’Europa e la Nato non credono più in noi”,

Trump è arrivato a dichiarare che: “Con me l’America era rispettata e nulla di tutto questo sarebbe successo, mentre ora la bandiera talebana sventola sull’ambasciata americana”.

Donald Trump ha aggiunto che i talebani sono “grandi negoziatori e combattenti tenaci”.

IL TRAFFICO DI DROGA E LA COLTIVAZIONE DI OPPIO PER FINANZIARE LA GUERRA DEI TALEBANI.

La coltivazione e il traffico di droga, hashish e Oppio, hanno alimentato e fornito i finanziamenti della guerra in Afghanistan dagli anni ’80, quando i ribelli mujaheddin sostenuti dalla CIA si sono riciclati nel traffico di droga per finanziare la loro insurrezione contro le forze sovietiche, che all’epoca occupavano il paese.

I sovietici si ritirarono dall’Afghanistan nel 1989 e nel 1992 fu istituito il nuovo governo dai signori della guerra mujaheddin che continuarono a proteggere l’impero della droga. 

La milizia ultra-fondamentalista talebana, che si impegnava a ristabilire l’ordine, fi fondata nel 1994 dipingendo i signori della guerra come spacciatori corrotti e nel 1996 dopo aver preso il potere i talebani diedero grande spettacolo distruggendo le coltivazioni di oppio e cannabis, fatto percui ricevettero elogi e aiuti  dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).

L’11 settembre 2001 rappresentò per gli Stati Uniti il punto di rottura con i Talebani e invasero l’Afganistan, sostenendo i mujaheddin che stavano combattendo i talebani, finanziando l’insurrezione  contro i Talebani con oppio e hashish. Solo dopo la cacciata dei Talebani dal potere, nel novembre 2001, le carte in tavola furono capovolte. 

Il nuovo governo afghano, appoggiato dagli Stati Uniti, era sotto pressione per sradicare la produzione e il traffico di droga mentre i talebani con il traffico di droga trovarono un mezzo per finanziare la loro nuova insurrezione. 

Il commercio di droga è esploso quest’anno mentre i talebani proseguivano la loro offensiva.

L’Afganistan un Emirato del narco-traffico talebano.

Il 14 agosto, un giorno prima che i talebani prendessero Kabul, il sito web finanziario internazionale  MoneyControl titolava : “Un nuovo narco-stato sta sbocciando in Afghanistan sotto i talebani”.

L’ Afghanistan Opium Survey 2020 dell’UNODC   ha spiegato che l’area coltivata a papavero sotto il controllo dei Talebani è aumentata da 163.000 ettari a 224.000 ettari quell’anno. 

Nel 2018, l’UNODC ha stimato che l’economia degli oppiacei del paese “valeva tra il 6 e l’11% del PIL dell’Afghanistan e superava il valore delle esportazioni lecite di beni e servizi registrate ufficialmente dal paese”. 

La Reuters in un rapporto ricorda che la caduta della capitale Kabul nelle mani degli insorti è una manna dal cielo per i Talebani: “Il traffico illegale di droga in Afghanistan è una manna per i talebani”. 

La Reuters ha anche ricordato gli 8 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni per spazzare via le colture psicoattive, finanziando campagne di eradicazione e persino effettuando attacchi aerei su sospetti laboratori di droga.

Ma lo sforzo di smorzare il traffico di droga è fallito: “I talebani hanno contato sul commercio di oppio afghano come una delle loro principali fonti di reddito”, ha detto a Reuters Cesar Gudes, capo dell’ufficio dell’UNODC a Kabul. “Più produzione porta farmaci con un prezzo più economico e più attraente, e quindi una più ampia accessibilità”.

Gude ha proseguito: Con gli insorti che avanzano nella capitale, “questi sono i momenti migliori in cui questi gruppi illeciti tendono a posizionarsi”. 

La visione di una narco-insurrezione è condivisa dai funzionari di Washington e in  un rapporto del marzo 2021  dell’ispettore generale speciale del Pentagono per l’Afghanistan (SIGAR) citando un funzionario dell’intelligence militare statunitense “stimò che tra il 40 e il 60% delle entrate dei talebani provenga dal traffico di stupefacenti”. 

Contattato da Reuters per un commento, un funzionario del Dipartimento di Stato ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a sostenere il popolo afghano, “compresi i nostri sforzi antidroga in corso”, ma ha rifiutato di chiarire come ciò potesse realizzarsi con i talebani al potere. 

 

La raccolta di fondi per le entrate finanziarie dei talebani avviene attraverso la tassazione delle narco-colture che costituiscono la principale attività economica da tassare. 

I coltivatori devono pagare un taglio ai comandanti talebani locali in cambio della protezione dagli sforzi di sradicamento del governo, una tattica a cui i guerriglieri hanno a lungo fatto ricorso in Colombia, Perù, Birmania. 

L’oppio per la produzione di eroina è la voce principale che costituiscono le entrate dei Talebani, la cannabis per la produzione di hashish è parte integrante del sistema, ma costituisce un flusso di entrate secondario. 

Nel dicembre 2017 il comando delle operazioni speciali della NATO si   vantava del sequestro e della distruzione di un “nascondiglio di droga dei talebani” nella provincia di Logar: 34 tonnellate di “hashish grezzo” (presumibilmente piante di cannabis) e 300 chilogrammi di “hashish trasformato”.

L’hashish, come l’oppio e l’eroina trasformata, sono tra le “13 tonnellate di stupefacenti”bruciate dalle forze di sicurezza afgane a Jalalabad l’11 agosto, pochi giorni prima che la città fosse presa dai talebani.

La stima approssimata di 29.000 ettari coltivati ​​a cannabis collocano l’Afghanistan, dal World Drug Report 2020 dell’UNODC,   secondo solo al Marocco, primo produttore mondiale di “resina di cannabis” (hashish) mentre seguono il Pakistan e il Libano. 

La geopolitica del commercio e della diffusione di eroina afgana inonda i mercati europei, l’hashish è destinato alla distribuzione locale e regionale, ma una parte sta raggiungendo anche l’Occidente. 

L’UNODC scrive: “La resina di cannabis prodotta in questi paesi è principalmente destinata ad altri paesi del Vicino e Medio Oriente/Sud-ovest asiatico, sebbene la resina di cannabis originaria dell’Afghanistan sia stata identificata anche in Asia centrale, Europa orientale, occidentale e centrale.” 

Ma mentre il mondo aspetta di vedere se i talebani, ripristinati al potere, torneranno al loro governo tirannico ultra-fondamentalista le cose peggiori potrebbero concretizzarsi dietro le quinte. 

Infatti negli ultimi cinque anni i combattenti fedeli allo Stato Islamico, o ISIS, hanno sequestrato pezzi di territorio afghano.  

L’Isis posizionati su una area ancora più estremista, che in Afghanistan dipinge i talebani come spacciatori corrotti. 

L’ISIS (che si autodefinisce la “Provincia di Khorasan” dello Stato Islamico) ha sradicato i raccolti di papavero e cannabis, bruciato i campi proprio come il governo a cui sosteneva di opporsi esattamente come ha bruciato i campi di cannabis quando era al potere nel nord della Siria.

Lo scenario che si presenta in Afganistan e un palcoscenico pronto per un narco-stato talebano che combatte un’insurrezione dell’ISIS anti-droga.