ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. LA SCELTA VERGOGNOSA: UNA VIA DEDICATA A GIORGIO ALMIRANTE SPORCA LA CITTA’ MEDAGLIA D’ORO DELLA RESISTENZA.

Il presidente del Consiglio Comunale di Alessandria, Dott. Emanuele Locci ha proposto di dedicare il nome di una via a Giorgio Almirante.

Lo stesso Consiglio Comunale ha vergognosamente approvato la richiesta e ora i destini di migliaia di vittime del nazifascismo e di morti assassinati per mano di una banda di delinquenti torna a incrociarsi con i carnefici.

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Ma chi era Giorgio Almirante e di quali crimini si macchiarono i fascisti e gli alleati nazisti?

Giorgio Almirante è stato politico di spicco della Repubblica italiana come segretario storico del MSI dal 1946, prima del 1945 è stato anche segretario di redazione della rivista fascista e razzista “La difesa della razza” (dal 1938 al 1942), nonché tenente dell’esercito di Salò e poi capogabinetto del Ministero della Cultura Popolare della medesima Repubblica di Salò, alleata della Germania nazista.

Almirante che durante la resistenza aveva firmato la condanna a morte di antifascisti e partigiani.

Almirante che da segretario del MSI era stato il fautore della politica del doppio petto: persone per bene in pubblico, ma aggressori e assassini di militanti antifascisti al calare delle luci. All’ombra dei riflettori è stato il responsabile politico della stagione che a ridosso degli anni sessanta-settanta ha provocato la morte e il ferimento di migliaia di militanti di sinistra o più semplicemente persone aggredite a sprangate perché vestivano con abiti riconducibili alla sinistra oppure perché portavano i capelli lunghi. Nei suoi comizi e nelle uscite pubbliche urlava all’ordine e alla disciplina, ma non al rispetto per la Costituzione italiana nata dalla resistenza. Urlava in favore dell’ordine e della disciplina, ma non ha mai spiegato ai suoi elettori che i peggiori delinquenti erano quelli che vestivano la camicia nera di cui era segretario.

Un destino in cui si incrociano le vittime del nazifascismo e i loro carnefici.

E’ inaccettabile che venga dedicata una via ad un uomo che scriveva parole come: “Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri (…). Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; (…)”.