ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. AMAZON. LAVORATORI IN SCIOPERO CONTRO LA DEGENAZIONE PRODUTTIVA E LA SCHIAVITU’ DEGLI ALGORITMI.

La protesta dei lavoratori Amazon in tutta Italia contro il sistema degli algoritmi, che creano nuove forme di schiavitù, non più sfruttamento dei lavoratori controllati di capi e caporali, ma attraverso braccialetti che inviano impulsi e scandiscono i ritmi di produzione durante il tempo di lavoro.

Il lavoratori di Amazon ad Alessandria come nel resto di Italia non chiedono soldi, ma lavoro sicuro e per questo motivo si sono mobilitati in tutta Italia.

La domanda che con più frequenza ci eravamo posti non era se i lavoratori di Amazon si sarebbero ribellati al nuovo sistema che schiavizza e disumanizza lavoro e prestatori d’opera, ma quando sarebbe successo. Ebbene pare che la resa dei conti sia arrivata o almeno quello di oggi è l’inizio della resa dei conti nel contenzioso che oppone azienda ai nuovi sfruttati.

La manifestazione non solo ad Alessandria, ma in tutta Italia dopo quella del 22 febbraio di fronte al centro di stoccaggio di Fubine. 

I motivi che hanno spinto i driver al nuovo blocco dopo che Amazon aveva promesso di incontrarli, ma non si è mai fatta sentire. Gli addetti alla consegna, che percorrono centinaia di chilometri per consegnare i 170 giornalieri, con fermate di 3 minuti a consegna, chiedono una riduzione del carico giornaliero.

I tempi di consegna sono scanditi da ritmi insostenibili e perciò a ogni stop, in cui i driver devono parcheggiare il furgone e consegnare i pacchi sempre in numero superiore a quello delle fermate previste, che superano i tre minuti previsti per ogni consegna devono recuperare il tempo perduto accelerando l’andatura in strada e mettendo in questo modo in pericolo la loro incolumità e quella degli altri utenti della strada. Non si contano poi le multe e i danni ai mezzi e le spese di riparazione sempre a carico dei driver.

I driver che hanno manifestato denunciano che Amazon aveva promesso di predisporre un tavolo di confronto per abbassare, manon è successo nulla e il patto non è stato rispettato.

Esistono situazioni limite per i rischi legati alla pandemia da Covid-19 in cui i driver possono entrare in contatto con potenziali positivi ed essere contagiati, ma la beffa più grande è che tutti questi rischi vengono risarciti con un bonus natalizio di 200 euro, ma quel che più conta per i driver è la sicurezza del lavoro e sul lavoro. Due temi importantissimi su cui confrontarsi con l’azienda perché si cono lavoratori cinquantenni che vengono assunti per tre mesi e poi lasciati a casa mentre sarebbe opportuno stabilizzare i posti di lavoro.

Ma su una cosa tutti hanno voluto essere chiari e concordi: Amazon non può continuare a sfruttare i lavoratori e il lavoro in questo modo.