Mese: febbraio 2021

TORINO. G.di F.- “SCACCO AL RE” SEQUESTRATI BENI PER 6 MILIONI DI EURO.

Comando Provinciale Torino

I militari della Guardia di finanza di Torino hanno portato a termine l’operazione “SCACCO AL RE” in cui sono stati sequestrati beni per 6 milioni di euro a 4 persone originarie dell’Est Europa, dediti al riciclaggio di denaro derivante da reati fiscali attraverso l’acquisto e la gestione di una catena di attività commerciali ed economiche.

I finanzieri hanno sequestrato 8 bar e 1 sala slot nella città di Torino, 3 società, 3 autovetture di lusso (rispettivamente un’Audi R8, una Porsche Macan e una Range Rover Evoque, tutte di recente acquisto) e disponibilità finanziarie.

Le indagini, coordinate dal Procuratore Aggiunto Dott. Cesare Parodi, della Procura della Repubblica, sono state sviluppate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino dopo l’analisi di alcune segnalazioni di operazioni sospette inoltrate dagli intermediari finanziari, che indicavano importanti movimenti di denaro contante da parte di soggetti apparentemente privi di redditi, ma con elevato tenore di vita.

I successivi approfondimenti investigativi hanno evidenziato che gli indagati disponevano di un improvvisa e ingiustificata fonte di denaro contante che ne avevano favorito lo sviluppo imprenditoriale, acquistando esercizi commerciali distribuiti nell’intera città di Torino fino al punto da creare una vera e propria “catena”, con insegna recante un proprio marchio.

Gli indagati, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero sottratto a tassazione sino all’80% degli incassi derivanti dalle attività economiche esercitate, fornendo precise istruzioni al personale dipendente affinché annotasse i ricavi effettivi in una contabilità parallela.

In 3 anni sarebbero stati occultati al fisco oltre 2 milioni di euro di guadagni ed evase imposte per quasi 800.000 euro. In tal modo gli indagati colpiti dai sequestri potevano disporre di elevate somme in contanti, che venivano riciclate in nuove acquisizioni di attività economiche senza peraltro tralasciare l’acquisto di auto sportive, viaggi in luoghi esotici e beni di lusso.

L’elevato tenore di vita emergeva dai racconti sui “social”, dove venivano pubblicate foto che li ritraevano in prestigiose località turistiche e alla guida di esclusive fuoriserie.

Nelle numerose perquisizioni effettuate durante l’indagine i finanzieri hanno sequestrato mucchi di contanti, in tagli da 200 e 500 euro, nascosti tra i vestiti, in barattoli e in scatole di cartone.

Gli articolati accertamenti patrimoniali contestualmente avviati nei confronti di tutti i soggetti indagati hanno permesso agli investigatori di ricostruire i reati fiscali e di riciclaggio perpetrati e, dall’altro, hanno acclarato che, dal loro insediamento in Italia, i redditi dichiarati dagli interessati erano stati minimi e del tutto sproporzionati rispetto al patrimonio accumulato.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino presa visione delle prove presentate dai finanzieri ha emesso decreti di sequestro preventivo sia per “equivalente”, per importi corrispondenti alle imposte evase, sia per “sproporzione” sui beni acquistati in misura superiore ai redditi dichiarati, consentendo, così, di cautelare il rilevante compendio di averi acquisito negli anni.

L’operazione “SCACCO AL RE” testimonia, tangibilmente, l’azione che la Guardia di Finanza svolge quotidianamente nel contrasto ai reati a sfondo economico-finanziario, attraverso il monitoraggio dei flussi di denaro e lo sviluppo sistematico delle segnalazioni di operazioni sospette, finalizzati all’individuazione di capitali di origine illegale, prevenendo e contrastando forme di riciclaggio che inquinano il tessuto economico sano, alterando la regolare concorrenza sul mercato attraverso l’immissione nel circuito legale di proventi di origine illecita.

QUARGNENTO. DEPOSITO SCORIE NUCLEARI, APPROVATO L’EMENDAMENTO FORNARO PER ALLUNGARE A 180 GIORNI IL TEMPO PER LE CONTRODEDUZIONI DEI COMUNI.

Certamente non è il tempo di cantare vittoria per il comune di Quargnento e quelli coinvolti nel progetto di costruzione del deposito di scorie radiotattive, ma almeno con il decreto che porta la firma del capogruppo di LeU, Federico Fornaro, avranno 180 giorni contro i 60 previsti per la consultazione e le controdeduzioni da parte dei comuni destinati ad ospitare il sito di stoccaggio delle scorie radioattive mentre il seminario nazionale, propedeutico all’adozione della nuova carta, si svolgerà invece dopo 240 giorni, anziché 120. 

Federico Fornaro, capogruppo di LeU scrive: “Con l’approvazione dell’emendamento a mia prima firma si aumenta da 60 a 180 giorni dalla sua pubblicazione  il periodo in cui i comuni e i soggetti interessati potranno depositare le loro osservazioni alla Carta per l’individuazione del sito nazionale per lo stoccaggio di rifiuti nucleari. C’era giustamente bisogno di più tempo e così sarà. Adesso è importante che gli enti locali compiano lo sforzo di fornire dati e osservazioni puntuali per consentire di arrivare a una scelta finale razionale e oggettiva ed auspicabilmente condivisa”. 

La sindaca di Quargnento Paola Porzio.

QUARGNENTO. DEPOSITO NUCLEARE NAZIONALE? DECISO NO! L’OPPOSIZIONE FORMA UNA MAGGIORANZA TRASVERSALE.

Il Monferrato dichiarato patrimonio dell’Unesco con le langhe e il Roero, capitale del vino, colline ricche di storia e di arte, territorio ricco di falde acquifere, primo in Italia ad aver applicato l’agricoltura sostenibile rischia di diventare il cimitero monumentale nazionale, sacrificato dalla Sogin al “pattume” nucleare.

Le scorie radioattive prodotte non solo, come era stato prospettato inizialmente dall’ente, ma anche deposito di scorie radioattive ad alta intensità, residui prodotti dalle centrali nucleari le cui barre di Uranio dopo essere state trattate e sfruttate in Inghilterra e Francia vengono restituite all’Italia come “immondizia da stoccare nelle discariche nucleari”.

La Sogin ha desecretato i siti ritenuti, “non idonei”, ma meno inidonei rispetto ad altri solo alla vigilia dell’Epifania del 2021, dopo l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Ue, e indicato come luoghi possibili due aree della provincia di Alessandria tra Quargnento e Castelletto Monferrato la prima e Quargnento in direzione di Fubine la seconda. Ma entrambe le zone sono, come spiegato dai relatori intervenuti in assemblea a Quargnento, ad rischio per la presenza di falde acquifere che in alcuni periodi dell’anno sono quasi affioranti.

La protesta dei sindaci e degli amministratori della provincia di Alessandria, appoggiati da una maggioranza trasversale che vede anche se con i dovuti distinguo tutti gli schieramenti in campo, sta dilagando contro l’ipotesi del deposito “provvisorio” nucleare nazionale a Quargnento.

Il deposito per Alessandria e la sua provincia rappresenta un “suicidio” annunciato per l’economia locale. lo sviluppo sostenibile del territorio e le aspettative di crescita turistica, che a fronte delle poche migliaia di posti di lavoro promessi per la realizzazione dell’opera estesa su 110 ettari di terreno, perderebbe la possibilità, la capacità di sviluppo turistico ricettivo e occupazionale nel Monferrato.

L’assemblea pubblica ha posto l’accento sullo scambio inaccettabile “salute contro lavoro”, ricordando come la popolazione residente nelle vicinanze della centrale di Caorso e ad altre siti nucleari sia continuamente monitorata per l’alto rischio sanitario a cui è esposta.

Altro argomento dibattuto è la scelta dell’Italia di rinunciare in via definitiva con due referendum, nel 1987 e 2011, alla produzione di energia elettrica dal nucleare, ma anche in presenza di una bocciatura palese della scelta nucleare non sono cambiati i programmi per la costruzione di un deposito nucleare, collegato direttamente al potenziamento delle centrali nucleari, e l’individuazione dei siti destinati ad accogliere le scorie prodotte dalle centrali.

I sindaci delle zone coinvolte e della provincia hanno deciso di muoversi compatti contro l’ipotesi di insediare il deposito ai piedi del Monferrato, fino ad arrivare a chiedere il parere del TAR del Lazio sul merito dei tempi considerati palesemente troppo stretti per produrre le contro deduzioni a “sfavore” del deposito nucleare.

Ma la provincia di Alessandria si fa notare dalle dichiarazioni delle associazioni sindacali, dai comitati contro il deposito e da tutte le parti politiche chiamate in causa ha già dato in termini di inquinamento, di devastazione del territorio, malattie e morti causate da scarichi, dagli spesso al limite del lecito o addirittura totalmente illeciti nelle falde acquifere e l’inquinamento atmosferico.

TORTONA. LUIGI ALBERTELLI, 86 ANNI, PAROLIERE E VINCITORE DI DUE SANREMO.

Aveva scritto per i grandi interpreti degli anni ’70 ’80, paroliere di successo e vincitore di due Sanremo è morto all’età di 86 anni.

Luigi Albertelli compose brani per Mina, Mia Martini, Drupi, Equipe 84, Ricchi e Poveri e Iva Zanicchi oltre alla celeberrima “Ufo Robot” dei robot animati giapponesi degli anni ’80

L’ultima apparizione televisiva, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, per celebrare i 40 anni della sigla di “Atlas Ufo Robot”, di cui aveva composto il testo e infine si era dedicato agli interpreti emergenti della canzone italiana,(Furia nella foto).

Il paroliere Luigi Albertelli aveva collaborato per moltissimo tempo con Drupi, suo è il testo di “Sereno è” e poi ancora “Zingara” scrittta per Bobby Solo e “La notte dei pensieri” per Michele Zarrillo.

Suoi i testi di canzoni portate al successo dal suo concittadino Giuliano Illiani, in arte Donatello e centinaia di brani che hanno attraversato gli anni 70 e 80.

LATINA. POLIZIA DI STATO. TRUFFA MILIONARIA ALLA UNIPOLSAI.

Polizia stradale: truffa milionaria alla Unipolsai

polizia stradaleL’operazione si chiama Gold Crash ed ha permesso alla Polizia stradale di scoprire una truffa milionaria ai danni della Unipolsai. Al centro dell’inchiesta uno studio legale di consulenza ed infortunistica di Latina. Per due persone sono scattati gli arresti domiciliari.

I fatti risalgono al gennaio 2016 quando lo studio avanza la prima richiesta risarcitoria alla Unipolsai, come delegato degli eredi di una donna di origine nigeriana deceduta nel maggio 2014 a seguito di un incidente stradale avvenuto nell’hinterland milanese.

Il pagamento richiesto ammontava a circa 2 milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni conseguenti la morte.

Poi, grazie ad una sentenza del febbraio 2019 emessa dal Tribunale civile di Roma, i legali dello studio hanno ottenuto prima il pagamento e poi il pignoramento di oltre 2 milioni e mezzo di euro che, per effetto della notifica presso 6 istituti di credito utilizzati dalla Unipolsai, procuravano il blocco di oltre 16 milioni di euro nonché l’operatività della stessa compagnia di assicurazioni.  

Per sbloccare la situazione Unipolsai aveva predisposto il pagamento di quanto richiesto con assegni intestati agli eredi, uno per ciascun beneficiario, che però non venivano incassati e quindi lasciati scadere.

Successivamente, nel marzo 2020, i legali dello studio avanzano una nuova istanza nella quale richiedevano che l’importo dovuto doveva essere versato, in un’unica soluzione, su un conto corrente della Serbank russa il cui intestatario risultava essere un cittadino rumeno di 36 anni.

Trattandosi di una operazione bancaria verso un paese sottoposto ad embargo (Russia), accertamenti più approfonditi hanno evidenziato che l’uomo in questione era il componente di un gruppo accusato di lucrare indennizzi da sinistri stradali in cui erano coinvolte persone straniere.

Unipolsai a quel punto ha presentato una denuncia presso la Procura di Bologna e le indagini sono state affidate alla Polizia stradale. I poliziotti hanno scoperto che di vero c’era solo l’incidente stradale dove aveva perso la vita la donna. Falsa era tutta la documentazione emessa da un notaio nigeriano, dove si attestava la volontà dei familiari della defunta di procedere legalmente nei confronti degli istituti assicurativi italiani al fine di ottenere il risarcimento. Il titolare dello studio e il suo faccendiere sono stati messi agli arresti domiciliari eseguiti dalla Polizia stradale di Bologna e dalla Squadra mobile di Latina. Attualmente il faccendiere è ricercato. Sono state eseguite inoltre cinque perquisizioni domiciliari presso lo studio di consulenza.

Risultano anche indagati due avvocati dello studio e la segretaria dello stesso per aver concorso alla formazione di alcuni atti e all’occultamento delle pratiche. 

Donatella Fioroni

ROMA. POLIZIA DI STATO. LA TRUFFA CON LA TECNICA DEL “RIP DEAL”.

Truffa del castello: rintracciata la banda del “Rip Deal”

soldi banconote riciclaggio

Si erano finti interessati a finanziare un progetto di ristrutturazione di un castello in Germania di proprietà di un cittadino tedesco. Così i malviventi si erano proposti come intermediari per procacciare gli investitori a fronte di una cospicua commissione.
Con la tecnica della truffa cosiddetta “Rip deal”, in cui i malviventi si spacciano per facoltosi uomini d’affari contattando le vittime via Web per poi incontrarle in grandi alberghi o circoli privati, si erano impossessati della somma di 480mila euro scambiandola con altrettante banconote tutte riportanti la scritta facsimile. Era tutto accaduto all’interno di un lussuoso albergo di Roma nel settembre scorso. 

In effetti l’ignara vittima aveva pubblicato qualche mese prima un annuncio su un quotidiano tedesco dove ricercava persone in grado di finanziare il suo progetto di ristrutturazione di un castello. La somma necessaria ammontava a 10 milioni di euro. Pochi giorni dopo veniva contattato sia tramite e-mail che per telefono da un uomo, il quale, interessato al suo progetto, gli riferiva che era in grado di trovare il finanziatore in cambio di una commissione ammontante al 5 per cento dell’importo finanziato. 

Dopo vari contatti i truffatori hanno dato appuntamento al cittadino tedesco in un albergo in zona Monte Mario. Come da accordi la vittima aveva con sé la somma di 480mila euro, come stabilito per la commissione. Questa somma veniva consegnata a due intermediari che effettuavano un conteggio tramite un’apposita macchinetta conta soldi e con molta abilità, riuscivano a sostituire le banconote vere con banconote false riportanti la scritta facsimile.  
Alla conclusione dell’incontro i partecipanti si separavano con l’intesa che si sarebbero ricontattati per formalizzare il finanziamento davanti al notaio. 
Una volta tornato in hotel, l’uomo si era reso conto di essere stato truffato e denunciava ai poliziotti del commissariato Viminale l’accaduto.

Gli agenti, nella immediatezza dei fatti, erano riusciti ad identificare e denunciare cinque persone e a recuperare la somma di 255mila euro. Le indagini successive, oltre a ricostruire minuziosamente la dinamica dei fatti, hanno portato gli investigatori del commissariato Viminale, coadiuvato dalla Squadra mobile di Milano, a denunciare altre tre persone, un 41enne, un 61 enne e un 23enne.
I primi due sono stati rintracciati dai poliziotti della Mobile di Milano nelle loro rispettive abitazioni, mentre al 23enne la misura cautelare è stata notificata presso il carcere di Rebibbia dove si trova attualmente recluso in attesa di estradizione. Quest’ultimo infatti è ritenuto, dalle autorità inglesi, il capo del gruppo criminale autore del furto di gioielli di ingente valore commesso alla fine del 2019 presso l’abitazione di una nota modella e conduttrice britannica.

Donatella Fioroni

CASERTA. POLIZIA DI STATO. ARRESTATO AUTOTRASPORTATORE CON 205 KG DI COCAINA.

Caserta: arrestato autotrasportatore con 205 chili di cocaina

La  Squadra mobile di Caserta ha sequestrato un carico di 205 chili di cocaina ad un autotrasportatore di nazionalità slovacca, fermato per un controllo nei pressi dell’area di servizio “San Nicola ovest” (Caserta), lungo l’Autostrada A1.

L’operazione ha coinvolto i vigili del fuoco che hanno ospitato il mezzo ingombrante presso il loro comando provinciale, la Brigata Garibaldi dell’Esercito Italiano che ha fornito l “muletti” per movimentare le pedane e le unità cinofile della Guardia di Finanza per la ricerca della droga.

Il supporto logistico e la collaborazione di pompieri, militari e guardia di finanza ha permesso ai poliziotti, durante la perquisizione, di individuare un doppio fondo nell’autoarticolato, ricavato sotto le pedane trasportate, dove era nascosto l’ingente carico di droga.

L’autotrasportatore è stato arrestato per traffico di sostanze stupefacenti e la cocaina, che avrebbe prodotto, se immessa sul mercato, illeciti guadagni per oltre 10 milioni di euro, è stata sequestrata.

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