Mese: febbraio 2021

GOMA(CONGO). L’AMBASCIATORE LUCA ATTANASIO E IL CARABINIERE VITTORIO IACOVACCI UCCISI IN UN AGGUATO.

Fonti della polizia in Congo hanno parlato di un commando composto da sei persone che hanno attaccato il convoglio, ucciso l’autista e infine sequestrati e uccisi l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio e il carabiniere, Vittorio Iacovacci.

La notizia del drammatico attentato nella Repubblica Democratica del Congo, in cui rimasti uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci mentre viaggiavano su un convoglio Onu e che secondo fonti di informazione locali sarebbero stati rapiti, portati nella foresta e uccisi da un commando composto da sei persone.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato: “L’Italia è in lutto” e parla di “attacco vile” mentre Luigi Di Maio appresa la notizia ha lasciato Bruxelles per fare ritorno a Roma. 

I veicoli presi di mira dagli attentatori, a nord est di Goma, nella repubblica Democratica del Congo sono stati due entrambi del Programma alimentare mondiale (Wfo). Il rappresentante aggiunto del segretario generale dell’Onu nel Paese, David McLachlan-Karr, ha condannato l’attentato ai veicoli in cui sono rimasti uccisi l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e un autista dello stesso Pam.

Il convoglio partito da Goma si stava recando in visita ad un programma di distribuzione di cibo nelle scuole del Wfp a Rutshuru e viaggiava senza la protezione dei caschi blu della missione Onu nel Paese (Monusco), poiché il viaggio era stato autorizzato senza una scorta di sicurezza.

Nell’attacco sono rimaste uccise le tre vittime, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’ autista, ma altri passeggeri sarebbero rimasti feriti. In una nota il Wfp dichiara che: “Il Wfp lavorerà con le autorità nazionali per determinare i dettagli dietro l’attacco, che è avvenuto su una strada che era stata preventivamente dichiarata sicura per viaggi anche senza scorta”.

Il commando, composto da 6 persone, avrebbe attaccato il convoglio e ucciso l’autista e in seguito condotto gli altri nella foresta e, mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere e all’ambasciatore.

Una pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura ed alcuni soldati dell’esercito congolese si sono diretti verso il luogo dell’agguato e da indiscrezioni sembra che quando la pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura è entrata in azione gli aggressori abbiano sparato alla guardia del corpo dell’ambasciatore. Un testimone interrogato dalle autorità locali ha affermato che gli assalitori parlavano tra loro in kinyarwanda e si rivolgevano agli ostaggi in swahili.

La polemica scoppiata in seguito all’agguato sarebbe da attribuire al fatto che l’ambasciatore viaggiasse con un veicolo non blindato e secondo quanto riferito da un analista della presidenza congolese, Sam Kalambay, all’agenzia Dire: “sarebbe molto grave: bisognerà verificare le responsabilità di tutti gli attori coinvolti. Le fotografie mostrano vetri infranti, forse a causa dello scambio di colpi d’arma da fuoco seguito all’attacco dei miliziani dopo l’imboscata. 

In quelle zone non si può avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato”.Il ministro degli Esteri della Repubblica democratica del Congo, Mari Tumba Nzeza, ha promesso all’Italia che il Governo congolese: “farà di tutto per scoprire chi c’è alla base dello spregevole omicidio.  Il ministro degli Esteri su Twitter: “Una settimana fa era venuto qui, nel mio ufficio, per invitarci a eventi in Italia l’estate prossima. Faccio le condoglianze non solo a mio nome, ma anche a nome del governo congolese al governo italiano per questa perdita immensa”.

Le autorità congolesi privilegiano la pista del gruppo ribelle armato: “Forze democratiche per la liberazione del Ruanda”, Fdlr-Foca, ricordando che nella stessa zona nel 2018 furono rapiti due turisti britannici. Il gruppo è responsabile di una dozzina di attentati terroristici realizzati nel 2009.

ALESSANDRIA. LILIANA SEGRE CITTADINA ONORARIA VITTIMA DI UNA CAMPAGNA DI ODIO DA HATERS E ODIATORI SERIALI.

la campagna di odio contro la senatrice a vita Liliana Segre non conosce confini e dignità, ma a conforto della senatrice migliaia di attestati di stima e solidarietà oltre a un fascicolo di inchiesta aperto dalla procura di Milano, a cui si è aggiunta una denuncia del partito Repubblicano per le frasi degli haters contro Liliana Segre affidata all’avvocato novese, Fabio Garaventa.

L’avvocato, Fabio Garaventa, è stato incaricato dal segretario nazionale del Partito Repubblicano, Corrado de Rinaldis Saponaro, di depositare alla Procura di Milano una denuncia contro le azioni di 5 haters che avrebbero proferito frasi discriminatorie e di incitamento all’odio razziale nei confronti della senatrice Liliana Segre, testimone della deportazione e l’uccisione di milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti.

La senatrice testimonial della campagna contro la diffusione del Covid 19 si era fatta fotografare mentre le veniva inoculato il vaccino anti covid, ma quel post innescò una campagna di odio da parte di haters e odiatori seriali.

Contro la senatrice vennero postate frasi ingiuriose e minacciose: “Non ci sono riusciti i tedeschi ad ammazzarla e ora aveva paura di morire”. “Speriamo che il vaccino faccia il suo dovere e la levi di torno”.

Liliana Segre è stata l’oggetto di una campagna di odio, ma anche la destinatariia di migliaia di messaggi di solidarietà mentre la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per le minacce.

L’avvocato Fabio Garaventa spiega che in merito agli attacchi contro la senatrice Segre sui social è incaricato di promuovere una denuncia per violazione dell’articolo 415 del Codice penale: “istigazione all’odio”. Lavvocato prosegue che confida nell’azione della Magistratura per sradicare questa forma d’odio.

Il segretario nazionale del partito repubblicano, Rinaldis Saponaro, ha detto che: “L’odio razziale offende il popolo italiano e i valori della Repubblica. L’antisemitismo è un crimine. È ora di prendere misure drastiche: l’indifferenza verso l’odio razziale è incompatibile con la difesa dei diritti umani e inconciliabile con l’applicazione della Costituzione repubblicana. In Italia non c’è posto per il razzismo”. 

PALERMO. G.di F.- QUATTRO ARRESTI CON L’OPERAZIONE NESSUNO TOCCHI I NONNINI.

Comando Provinciale Palermo

I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato e posto ai domiciliari 4 persone su ordine del G.I.P. del Tribunale del capoluogo, su richiesta della Procura della Repubblica, IV Dipartimento.

Gli arrestati sono I.M.G. (cl. 65), I.C. (cl. 69), I.M. (cl. 58), e A.V. (cl. 93) tutti residenti a Palermo, ai quali la Procura della Repubblica ha contestato i reati di maltrattamento, lesioni personali e violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il G.I.P. accogliendo integralmente le richieste della Procura della Repubblica – Dipartimento Fasce Deboli – che ha coordinato le indagini, ha disposto il sequestro preventivo di una Onlus che gestisce l’attività di assistenza residenziale, che viene contestualmente affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Palermo, al fine di assicurare la prosecuzione dell’attività con personale qualificato nell’interesse e per la salvaguardia degli ospiti della struttura.

Le indagini dei finanzieri del Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Palermo – Gruppo Tutela Mercato Capitali, sono state avviate a seguito della segnalazione di un’ospite della casa di riposo e si sono sviluppate utilizzando specifiche attività di intercettazione, autorizzate dalla Procura della Repubblica, con le quali i finanzieri hanno potuto documentare episodi di maltrattamento, fisico e psicologico ai danni degli anziani.

In meno di due mesi sono stati registrati decine di episodi di vessazioni e angherie attuati sistematicamente a danno degli anziani, che erano costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura.

Un vero e proprio regime di vita mortificante ed insostenibile, fatto di continue ingiurie e minacce (“ti prendo a bastonate, t’ammazzo a legnate”, “cosa inutile, prostituta…devi buttare il sangue qua e devi morire”, “tanto se muori che mi interessa”), e violenze fisiche (calci, schiaffi, strattonamenti, nonché intimidazioni per costringere gli anziani a stare seduti).

Il G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, dopo una attenta valutazione del gravissimo quadro probatorio raccolto dalla Procura della Repubblica sulla base del lavoro svolto dagli investigatori del Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Palermo, ha ritenuto sussistere l’ esigenza della custodia cautelare sottolineando che “il ricorso a forme di violenza fisica e morale da parte degli indagati non ha assunto carattere episodico ma costituisce espressione di un consolidato modus operandi contrassegnato dal sistematico ricorso a forme di prevaricazione e sopraffazione nei confronti degli anziani ospiti, spinti fino ad atti di vile aggressione alla loro sfera di integrità fisica, oltre al loro patrimonio morale”.

I titolari della struttura dovranno rispondere del mancato rispetto delle prescrizioni dettate dalla normativa vigente in materia di prevenzione del rischio di contagio da COVID-19 e degli specifici reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro poiché, come emerso nel corso delle indagini, i dipendenti della struttura assistenziale non facevano uso dei dispositivi individuali di protezione, pur entrando a contatto stretto in un luogo chiuso con soggetti anziani, particolarmente fragili.

Per questo motivo è stato predisposto un piano di accertamenti mirati alla tutela degli anziani, che – in concomitanza con l’operazione di servizio – sono stati tutti sottoposti a tampone per scongiurare il pericolo della possibile insorgenze di pericolosi focolai.

La Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo continua ad operare quale polizia economico-finanziaria a forte vocazione sociale, assicurando – soprattutto in questo periodo di grave emergenza sanitaria con cui si sta misurando il nostro Paese – la tutela gli operatori economici, dei lavoratori onesti e rispettosi delle regole e delle fasce più deboli ed esposte a rischio della popolazione.

BOLOGNA. POLIZIA DI STATO. FALSI POLIZIOTTI ARRESTATI DA POLIZIOTTI VERI.

Bologna: segni distintivi contraffatti, arrestati tre pregiudicati

distintivi sequestratiLa Squadra mobile di Bologna ha arrestato in flagranza di reato tre pluripregiudicati in possesso di pettorine riportanti la scritta “GUARDIA DI FINANZA” e “POLIZIA”, le effigi e placche metalliche.

I tre uomini sono stati trovati in possesso di tre fogli con intestazione e logo della Procura della Repubblica di Bologna su cui era riprodotto fedelmente un decreto di perquisizione e di sequestro.

Uno di questi fogli è risultato essere stato compilato a mano con i dati di una coppia di coniugi residenti nello stabile da cui i tre erano stati visti allontanarsi pochi minuti prima di essere fermati dalla Polizia.

Un controllo dei poliziotti ha accertato che gli arrestati avevano tentato di entrare nell’appartamento, ma la collaboratrice domestica della coppia si è rifiutata di aprire la porta ai tre uomini anche se si erano qualificati come finanzieri.

LATINA. POLIZIA DI STATO. LA GUERRA CRIMINALE PONTINA.

Guerra criminale pontina: presi i killer di Massimiliano Moro

Latina è stata il teatro di una guerra criminale, quasi a ripercorrere le sceneggiatura del noto film: “Romanzo criminale”. Massimiliano Moro, 46 anni, fu assassinato con una pistola calibro 9 mentre si trovava nel suo appartamento a Latina la sera del 25 gennaio 2010.

Le indagini degli investigatori, complice la poca collaborazione dei pontini, la reticenza e l’omertà in cui erano sprofondati interi quartieri della città preda alla criminalità organizzata, non portarono a una soluzione del caso, ma dopo 11 anni dal fatto l’approfondimento delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra mobile di Latina e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, hanno permesso di arrestare quattro persone appartenenti ad alcune famiglie rom della provincia.

La svolta nelle indagini è avvenuta quando gli investigatori hanno avuto l’intuizione di confrontare le informazioni acquisite nelle indagini del 2010 con le recenti dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, che hanno dato un contributo decisivo per stabilire che il delitto era stato commesso con metodo mafioso, per finalità mafiosa e per individuare i presunti responsabili.

L’indagine, denominata “Moro”, ha inquadrato l’omicidio all’interno della faida meglio conosciuta come “Guerra criminale pontina”. La faida è scoppiata nel 2010 nella provincia di Latina tra le famiglie rom Ciarelli-Di Silvio e altri gruppi criminali per il controllo delle attività illecite nel territorio pontino.

Massimiliano Moro aveva chiaramente manifestato l’intenzione di ribaltare il potere delle famiglie rom per di sostituirsi ad esse e per questo era considerato uno dei nemici principali del gruppo criminale con il quale era in contrasto dal 2007.

La ricostruzione degli episodi criminali che hanno portato all’uccisone di Massimiliano Moro racconta che la mattina del 25 gennaio 2010 un gruppo di fuoco cercò di uccidere un membro della famiglia Ciarelli, ma l’attentato fallì e Massimiliano Moro ne fu ritenuto il mandante.

La sera stessa partì la rappresaglia, che doveva essere immediata e spietata contro il presunto responsabile dell’agguato teso quel mattino contro il loro parente. Moro fu freddato in casa propria con due colpi sparati alle spalle, uno al collo e uno alla testa.

Ma la cronaca racconta che altri omicidi sono da inserire nella faida criminale: l’omicidio di Fabio Buonamano e altri tentati omicidi verificatisi nei mesi successivi per riaffermare con la violenza l’egemonia del gruppo Ciarelli-Di Silvio, mandando un messaggio chiaro a coloro che avevano intenzione di contrastare il loro potere egemone nei traffici illeciti di Latina.

ALESSANDRIA. L’ACF ALESSANDRIA TIRA FUORI LA GRINTA, IL REAL MEDA RINGRAZIA IL PORTIERE.

I tre punti al Real Meda, ma l’Alessandria torna a far tremare il campo.

Rigore Arroyo – foto Gabriele Mocchietto

Il lavoro svolto in queste settimane sta dando i suoi frutti. Anche se le energie da spendere rimangono ancora da usare con il contagocce, le ragazze di Pino Primavera riescono finalmente a mostrare qualità e lucidità.

Alle Ex casermette arriva il Real Meda, che forte della vittoria sullo Spezia, incalza qualche bella giocata e si porta a casa i tre punti, nonostante una partita non da incorniciare. Sicuramente gli ultimi risultati delle padrone di casa hanno fatto pensare alle lombarde che la passeggiata sarebbe stata semplice ma seppur con una vittoria il portiere avversario ha di sicuro salvato più volte il risultato.

Pino Primavera cambia modulo e schiera il 4-4-2, formazione di sicuro più equilibrata rispetto al 3-5-2 che ha utilizzato fino alla scorsa partita. Le grigie infatti giovano di questo change e mostrano qualità e carattere, al tabellino si contano svariate occasioni, per lo più nel secondo tempo, senza però trovar fortuna.

Il primo tempo mostra 35 minuti di alto livello per le padrone di casa, come detto però le energie sono ancora poche e nel finale arrivano i primi due gol del Real Meda. Al 44′, il rimpallo di testa di Francesca Lardo favorisce Laura Roma che al volo gonfia la rete con un pallone preciso nel sette. Nel recupero Alice Fara, portiere classe 2002, intercetta il tiro di Rebecca Arosio che però sfila dai guantoni e si insacca facendo raddoppiare le lombarde. Squadre a riposo sul risultato di 2 a 0 per le ospiti.

Nella ripresa ancora Alessandria in avanti che si presenta continuamente davanti al portiere ospite, i suoi guantoni respingono ogni offensiva grigia. Non respinge però il rigore concesso alle grigie, fischiato dopo l’atterramento in area di Barbara Di Stefano, alla battuta si presenta Joselyn Arroyo che non sbaglia, riapre il match e segna il suo primo gol in campionato.

Il buon secondo tempo delle grigie viene un po’ oscurato dal terzo gol del Real Meda, rete che chiude di fatto i conti. Sulla ripartenza, le alessandrine si trovano scoperte centralmente è quella via diventa un’autostrada per Laura Roma che dopo la cavalcata si ritrova a tu per tu con il portiere di casa che non può nulla e lascia sfilare la palla in rete, a nulla è servito il veloce recupero di Martina Luison che già ammonita rischia l’espulsione.

La gara termina sul risultato di 1 a 3 per le ospiti, ottima prestazione da parte delle grigie, in evidente crescita. Seconda vittoria consecutiva per il Real Meda che allunga in classifica e si porta in quinta posizione a -1 dal Pinerolo.

ALESSANDRIA. CAMPIONATO DI LEGA PRO. LOTTA SENZA QUARTIERE TRA JUVENTUS U23 E LUCCHESE CHE NON DA TREGUA AI BIANCONERI.

La partita di serie C maschile di lega Pro Juventus U23 Lucchese valida per la 26^ giornata di campionato si è disputata ad Alessandria, nello stadio Giuseppe Moccagatta, che ospita le partite casalinghe della Juventus U23.

Le squadre in campo:

Juventus U23: Nocchi, Ranocchia, Marques mendez, Capellini, Andrade sances, Rafia, Leone, Ake’, De marino, Gozzi, Barbieri.

All. Zauli lamberto

Lucchese: Biggeri, Panariello, Nannelli, Bianchi, Panati, Solcia, Meucci, Adamoli, Pellegrini, Petrovic, Zennaro.

All. Lopez Giovanni

Direttore di gara. Kumara Sajmir di Verona

La partita non presenta particolari difficoltà per la squadra di casa, Juventus U23, contro la Lucchese in piena crisi di risultati e una classifica poco esaltante.

Il pronostico a favore della Juventus U23, che dai suoi esordi in Lega pro ha compiuto passi da gigante fino a imporsi come una formazione emergente nel panorama calcistico di serie C, non è stato rispettato . Vincitrice lo scorso anno della coppa Italia e forte dell’esperienza della prima squadra, campione di Italia, con cui si allena in maniera costante sta crescendo come nessuna in Lega Pro. Ma Lucchese è stata decisa a non dare tregua ai bianconeri, realizzare l’impresa e portare a casa i tre punti preziosi proseguire il campionato mentre la Juventus, disattenta, ha commesso troppi in fase difensiva e nei disimpegni a centro campo.

Il calcio di inizio, dopo aver osservato un minuto di silenzio per ricordare Mauro Bellugi , morto per Covid dopo aver subito l’amputazione della gambe, affidato alla Lucchese e la Juventus U23 che attacca dalla sinistra della tribuna.

Subito uno scontro e scintille in campo, Rafia infortunato si rialza qualche minuto dopo, ma rifiuta le scuse dell’avversario responsabile del fallo.

Lucchese decisa a giocarsi la partita fino in fondo in questa prima fase di gioco con cambi di fronte rapidi, Juventus che subisce ed è poco attenta in difesa, potrebbero favorire l’attacco della Lucchese.

Lucchese molto organizzata difende con tutta la squadra, ma sempre pronta a ripartire in contro piede, passaggi lunghi a scavalcare il centro campo per Bianchi e Juventus U23 in difficoltà.

Primo ammonito del match all’8° del primo tempo per la Lucchese.

Ottima la Lucchese nei primi 15 minuti di gioco, veloci in discesa e giocatori che trovano sempre i compagni in posizione.

La Juventus risponde con Correia con un tiro diretto e teso verso la porta difesa da Biggeri centra la schiena del difensore, che manda in angolo.

Attacco per la Lucchese da centro campo che in contro piede si porta faccia a faccia con Nocchi che salva in angolo, la Lucchese non molla e guadagna un secondo angolo, che, però innesca il contro piede dalla Juventus, anticipata solo dopo un provvidenziale intervento e con un lungo lancio indietro in direzione della porta Lucchese.

Juventus in difficoltà, con poche idee e spesso in ritardo sugli attacchi della Lucchese.

Ranocchia murato al tiro, interviene Correia in soccorso che, però manda fuori.

La Juventus al 23° ci prova con un lungo lancio per Akè che aggancia, ma manda a lato.

Cambia la strategia della Juventus che salta il centro campo per lanciare gli attaccanti appostati nella metà campo della Lucchese, Leone ci prova, ma manda fuori. Rafia lancia Akè che ostacolato da un difensore davanti al portiere non riesce ad agganciare la palla.

Lucchese in contropiede guadagna un calcio di punizione dal limite dell’area di rigore bianconera, si incarica del tiro Bianchi, ma è infine Nannelli che prova a sorprendere Nocchi, nel batti e ribatti la Lucchese guadagna un calcio d’angolo.

Dal 30° la Luchese si è chiusa in difesa mentre la Juventus attacca e non trova varchi utili per passare, Ranocchia ammonito per fallo, salterà la prossima sfida. Lucchese appostata in area bianconera in attesa dell’esecuzione del calcio di punizione, la palla erroneamente viene scagliata direttamene fuori dal campo.

Occasione per Marques che agganciata la palla si è trovato a tu per tu con Biggeri che mura il tiro, sulla ribattuta Rafia scaglia alto sulla traversa.

Correia di nuovo in azione mette in crisi la difesa Della Lucchese, ma la Biggeri libera.

Lucchese con Bianchi innesca un fulmineo contropiede e si porta in vantaggio allo scadere del primo tempo con Adamoli servito da una palla deviata dal palo, centrato da pellegrino, su cross di Bianchi al centro dell’area piccola direttamente sulla testa di Pellegrino.

Secondo Tempo.

Dabo per Ranocchia ammonito dall’inizio secondo tempo.

Una partita da brividi per i bianconeri.

La Lucchese dopo neppure un minuto di gioco dalla ripresa sfiora il raddoppio per la distrazione della difesa bianconera, fuori di poco

Compagnon per Rafia al 59° e Brighenti per Barbieri.

Al 60° sugli sviluppi di un calcio d’angolo la Lucchese ha tentato una ripartenza in contropiede, ma viene anticipata con una lunga palla diretta a Nocchi.

Gozzi crossa al 64° per Marquez che fulmina Biggeri con una poderosa testata alla palla direttamente in porta.

Juventus 1 Lucchese 1

Akè servito da Marquez, dopo una lunga azione ai limiti dell’area di rigore, spara una cannonata centrale bloccata da Biggeri. Il secondo goal della Juventus dopo un minuto annullato per fuorigoco.

La partita aumenta di intensità ed è la Juventus che controlla il gioco e il possesso palla mentre la Lucchese difende e riparte in contropiede.

La Juventu pasticcia in ripartenza con una azione prolungata, il n°8 Kosovan appena entrato aggancia la palla e solo contro il Nocchi manda fuori con un diagonale imprendibile per il portiere bianconero.

Del Sole per Correia al 78°

80° giallo per Biggeri per perdita di tempo su calcio di punizione.

Brivido per la Juventus al 84° sugli sviluppi di un calcio d’angolo la difesa pasticcia in area e solo l’intervento di Nocchi salva la porta bianconera.

La partita si infiamma , saltano gli schemi e il nervosismo aumenta sia in campo che in tribuna.

Giallo per Pellegrini per fallo al 90°. Al tiro Akè e tutta la juventus in area della Lucchese.

Akè direttamente sulle mani di Biggeri che, però resta a terra per un colpo alla testa.

Brivido per la Juventus a fine partita per i pasticci a centro campo, ma è Nocchi a risolvere la situazione.

Juventus 1 Lucchese 1.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: