Mese: febbraio 2021

FOGGIA. POLIZIA DI STATO. TRAFFICO DI DROGA 15 ARRESTI TRA PUGLIA E LOMBARDIA.

Foggia: fermato traffico di droga, 15 arresti

La Polizia di Stato ha concluso l’operazione “Ultimo avamposto II” che in provincia di Foggia e in Lombardia ha portato all’arresto di 15 persone responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, spaccio e di illecita detenzione di armi da fuoco.

L’inchiesta che ha portato agli arresti effettuati dalla Polizia è il proseguimento dell’omonima operazione con cui, il 20 aprile 2019, la Squadra mobile di Foggia e il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato arrestarono 10 persone che avevano costituito una vera e propria joint venture dedita al traffico di sostanze stupefacenti.
L’organizzazione era composta da pregiudicati di foggia e provincia che riforniva di cocaina un vasto mercato esteso dal Gargano fino al pescarese.
Nella precedente inchiesta era emersa la figura di un cittadino marocchino, regolare nel territorio italiano e residente in provincia di Foggia, che, insieme a due cerignolani, era impegnato a fornire, all’ingrosso, sostanza stupefacente a gruppi criminali del territorio di Manfredonia che a loro volta la spacciavano al minuto.
Le indagini tese ad approfondire tali rapporti hanno portato gli investigatori a far emergere una rete criminale con ramificazioni non solo nella provincia di Foggia, ma anche a Milano, nel napoletano e all’estero, in particolare in Marocco e Spagna dove il cittadino marocchino ordinava grossi quantitativi di hashish, che dal Marocco attraverso la Spagna arrivava a Milano dove veniva stoccata da un altro marocchino regolare in Italia.
L’indagine ha permesso di documentare i viaggi di alcuni indagati mentre si recavano a Milano per testare la sostanza stupefacente.
Se il carico di droga risultava essere di gradimento veniva spedito in provincia di Foggia dove veniva rivenduta in consistenti quantitativi ad esponenti criminali che poi provvedevano a rifornire, al minuto, le varie piazze di spaccio.
I poliziotti hanno quantificato le cessioni di droga per circa 640 chili di hashish e un valore di 4 milioni di euro.
A carico del cittadino marocchino residente in provincia di Foggia, promotore dell’organizzazione, è stato eseguito un sequestro di 105 chili di hashish con contestuale arresto in flagranza.
Nel corso dell’attività, inoltre, sono stati sequestrati anche quasi due chili di marijuana.
 
Durante l’indagine, gli agenti, sapendo di una trattativa per l’acquisto, sul mercato clandestino napoletano, di due revolver, sono riusciti a intercettare i venditori prima che potessero effettuare la consegna.
Nell’occasione furono arrestati due coniugi napoletani trovati in possesso delle armi mentre le trasportavano a bordo di un’auto nella quale viaggiavano insieme ai tre figli, all’epoca tutti minorenni.

All’operazione, hanno anche partecipato poliziotti appartenenti alle Squadre mobili di Milano, Como e Monza Brianza, al Reparto prevenzione crimine “Puglia Settentrionale”, al IX Reparto volo di Bari e unità cinofile della Questura di Bari.

SESTO SAN GIOVANNI. LA PRO SESTO PROSEGUE LA CORSA VERSO IL TITOLO, L’ACF ALESSANDRIA DA SEGNALI DI RIPRESA.

Nonostante il risultato, per l’Acf Alessandria i segnali di ripresa si vedono soprattutto nel primo tempo.

In casa della capolista Pro Sesto le ragazze alessandrine mostrano carattere e rincominciano a sembrare una squadra. Dopo quasi un mese dalla ripresa, il lavoro portato avanti dal Mister Pino Primavera inizia a dare qualche segnale. Ripresa che per ora non ha evitato la sconfitta.

La squadra di Alessandria soprattutto nel primo tempo mostra di nuovo compattezza e riesce a costruire qualche ripartenza, la Pro Sesto però forte dei suoi risultati e della grande qualità messa in campo riesce a bloccare le azioni avversarie e passare in vantaggio alla metà del primo tempo, per poi raddoppiare qualche minuto più tardi. Le squadre vanno a riposo con l’Acf Alessandria che sembra riuscire a tenere botta nonostante il 2 a 0.

Le energie in corpo però sono ancora limitate e nel secondo tempo il grande livello delle padrone di casa viene fuori e in 10 minuti passa dal 2 a 0 al 6 a 0. Complice anche il tocco sfortunato di Chiara Mensi che spedisce la palla nella sua rete dopo il bacio sulla traversa. Prima del fischio finale le grigie subiscono altre due reti e la difesa a tre schierata da mister Primavera per ora rimane ancora troppo fragile, per via anche di una condizione fisica non ottimale, il centrocampo alle volte non riesce a ripartire ma le idee ci sono, mentre lì davanti manca la giocatrice di fisico che ricevi palla e scarichi sulla compagna per puntare alla porta.

Domenica altro test difficile per l’Acf Alessandria, alle Ex casermette arriva il Real Meda, in ottima condizione dopo la vittoria per 3 a 0 sullo Spezia.

ALESSANDRIA. LA DISFIDA DEI CANNONCINI. INTERVISTA ESCLUSIVA AL SEN. ANTONIO LA TRIPPA.

Una vera guerra televisiva combattuta a colpi di “cannoncini” tra Alessandria, Spinetta Marengo e Novi Ligure è scoppiata durante il programma “Cake Star” in onda su Real Time.

Si sa che il nostro giornale quando si tratta di diatribe politiche si affida a una celebrità, l’unico vero intenditore in fatto di polemiche e, nel caso specifico, di “dolci liti” a colpi di cannoncini, il Senatore Antonio La Trippa, ma una sola domanda perché altrimenti ci viene il mal di pancia.

La sfida a chi avrebbe presentato il cannoncino migliore è finita in polemica e noi abbiamo chiesto al senatore Antonio La Trippa un consiglio, la ricetta magica per far ritornare la dolce pace in città perché altrimenti per gli alessandrini inizieranno tempi durissimi e molto salati.

Il motivo che ha scatenato il contenzioso è l’attribuzione della vittoria nella gara tra pasticcerie nel programma televisivo “Cake star” in onda su Real Time.

Nella trasmissione televisiva andata in onda venerdì 12 febbraio gareggiavano, si affrontavano a colpi di cannoncini le pasticcerie Zoccola di Alessandria, La dolce Vito di Spinetta Marengo e Elvezia di Novi Ligure.

Le polemiche, che sono il motivo del contenzioso, hanno visto fronteggiarsi le tre pasticcerie perché Alessandria è una provincia con sette città centri-zona e sette confini ben netti e separati.

La pasticceria Elvezia di Novi Ligure, famosa per le olandesine, diventa parte integrante della città di Alessandria e in tv  viene confusa con il capoluogo e non quale parte della sua provincia. ma quel che è peggio è che è stata proprio Elvezia con i suoi cannoncini a vincere la gara e Novi sarebbe stata in questo modo defraudata della sua eccellenza.

Ma i cannoncini sono anche un dolce tipico di Alessandria e bisogna attribuirne la paternità o la maternità per non fare torto a nessuno dei due sessi.

Il conflitto che ne è scaturito è tra Zoccola e La dolce Vito dove Zoccola rimprovera Vito di aver copiato la sua ricetta e di non avere proposto idee originali per gareggiare nella trasmissione televisiva.

Il confronto è stato di grande interesse per l’economia locale e si può sintetizzare in uno scambio di battute tra Alice Zoccola e Vito Pantuosco: “Mi hanno accusato di aver rubato alcuni prodotti, come i cannoncini, ma non è vero. La pasticceria è di tutti, ci si ispira e poi ognuno ci mette del suo”. Alice replica: “La mia pasticceria è la più famosa in città. Ad Alessandria ci hanno copiato tutti i cannoncini lunghi e stretti, inventati da noi e questa cosa mi fa incazzare. Se sei un vero pasticcere inventati un cannoncino tuo”. 

In tutto questo abbiamo posto solo una domanda al Senatore Antonio La Trippa che di dolci se intende come si intende di politica, di economia, finanza e lotta libera in una vasca di miele e cioccolato.

Giornalista: Senatore Antonio ci spieghi la sua posizione nella guerra del cannoncino alessandrino.

Senatore Antonio La trippa: Caro il mio giornalista armato di dolci cannoncini posso solo dirle quanto più mi è caro: “i cannoncini sono come i Babà napoletani e i cannoli siciliani bisogna mangiarli e poi fare sparire le prove che se lo scopre mia moglie sono caz……Fine della storia. Alice Zoccola, Vito Pantuosco i cannoncini bisogna mangiarli e non usarli come proiettili per fare tiro al bersaglio.

FIESOLE. BANDABARDO’. CI LASCIA ERRIQUEZ, VOCE E ANIMA DEL PIU’ ROBOANTE E COLORATO GRUPPO FOLK.

La Bandabardò ha perso la sua anima, la sua voce, il più roboante, colorato artista del gruppo folk italiano, Erriquez (Enrico Geppi, 60 anni compiuti a settembre del 2020)è morto nella sua casa di Fiesole. La notizia della sua morte è stata confermata dal suo manager, Francesco Barbaro, il quale ha anche spiegato che l’artista combatteva da tempo con un brutto male, ma che solo la sua riservatezza e la sua energia non avevano mai permesso di far trasparire nulla all’esterno.

Erriquez rappresentava al meglio lo spirito libero, spirito, scatenato del gruppo folk: “Il più scatenato, roboante e colorato gruppo folk italiano in attività”, si legge aprendo il sito ufficiale della band.

La Bandabardò nel 2018 a Tutti Al Pride di Alessandria.

Erriquez aveva festeggiato al Mandela Forun di Firenze 25 anni di carriera con la Bandardò che dalla sua nascita, nel 1993, era sempre rimasto fedele a se stesso e ai suoi ideali, diventando un punto di riferimento della scena musicale degli anni novanta, tanto che ancora oggi il coro ‘Se mi rilasso collassò, continua a essere cantato da più generazioni.

Erriquez è stato sempre un personaggio riservato, ma solare, impegnato da sempre nelle questioni sociali e sposando le cause dei più deboli, degli esclusi, degli emarginati e delle minoranze. Lo trovammo ad Alessandria al primo “Tutti Al Pride nel 2018 al fianco di miglia di persone che manifestarono per i diritti e la libertà.

Le parole commosse della sua famiglia :”Salutiamo con gratitudine un guerriero generoso e un grande Poeta mentre Erriquez scriveva: “La mia è stata tutta un’avventura” e indubbiamente, non c’è cosa più vera.

L’artista parlando di se spiegava che: “Ogni storia ha una sua vita e ogni vita ha mille storie. La mia vita è stata musica che accade, incontri di popoli, magie, racconti, mille soli splendenti e vento in faccia. Non ho rimorsi, non ho rimpianti, la mia vita è stata tutta un’avventura. Finalmente, dopo tanto inutile errare, ho trovato la donna perfetta e l’ho sposata, rendendola mia per sempre, la mia compagna di vita, di viaggio e di sogni, la mia migliore amica, la mia donna, mia moglie Silvia a cui devo tanto, a cui devo tutto. Sono padre felice di un figlio strepitoso, il migliore che si possa desiderare, con il sorriso più bello del mondo. Rocco. Ho goduto “abbestia” con i migliori compagni potessi avere, la mia Banda del cuore, la nostra creatura meravigliosa dai mille colori. In questo grande girotondo saluto e ringrazio tutti quelli che mi hanno amato e tutti quelli che ho amato, i nomi sono tanti, voi sapete chi. Un abbraccio che circonda! Aloha!!!”.

La Bandabardò pubblicò il primo album nel 1996 dal titolo, Il circo mangione, che già mostrava quanto la band potesse rappresentare nel panorama musicale italiano. La copertina da sola raccontava tutta una vita artistica del gruppo: “Uno dei due cavalli carico fino all’impossibile di persone, strumenti musicali, tra cui un contrabbasso e una batteria, speaker, microfoni, bassi e chitarre a rappresentare l’eterno mito della strada come programma di vita, una vita piena di sacrifici, ma anche di gioia, amore, bellezza.

Erriquez nella banda era il profeta, un profeta gentile, capelli lunghi e barba arrotolata o racconta in una treccia a penzolare a testimoniare sulla scena un romanticismo che mancava e che ad alcuni pareva sembrare fuori tempo.

Erriquez rappresentava il sogno eterno di una notte attorno al fuoco, con una chitarra a raccontare storie e cantar canzoni, l’inno alla gioia per ogni giorno passato in terra come facevano i beatnik nell’unica vera rivoluzione non cruenta, portando come si diceva la vita e l’amore “on the road”: la strada cantata da Jack Kerouac, che riflettevano le speranze di tanti giovani alla ricerca di un’esistenza migliore.

Erriquez, la sua arte, è cresciuto in un tempo in cui i social network non esistevano e le capacità si esprimevano sul campo, locale dopo locale, partendo dai posti più vicini a casa per arrivare sempre più lontano, man mano che il successo cresceva.

Due anni dopo, nel 1998, data di pubblicazione del secondo album, Iniziali bì-bì, la Banda è molto cresciuta, ma è nel 2009 che la Bandabardò arrivò per la prima volta a suonare ad Arezzo Wave, il luogo che ha ospitato i più grandi talenti della musica italiana “alternativa”: dagli Afterhours ai Verdena, dai Subsonica a Caparezza.

La Banda da allora sarà di casa, sui vari palchi del festival, suonando in varie edizioni davanti a un pubblico sempre più numeroso ed esultante giunto on the road ad Arezzo da ogni parte d’Italia.

La Bandabardò, la famiglia ‘allargata’ del nostro folk rock 
La Bandabardò a Tutti Al Pride di Alessandria (video).

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