Mese: febbraio 2021

ROMA. POLIZIA DI STATO. LA TRUFFA CON LA TECNICA DEL “RIP DEAL”.

Truffa del castello: rintracciata la banda del “Rip Deal”

soldi banconote riciclaggio

Si erano finti interessati a finanziare un progetto di ristrutturazione di un castello in Germania di proprietà di un cittadino tedesco. Così i malviventi si erano proposti come intermediari per procacciare gli investitori a fronte di una cospicua commissione.
Con la tecnica della truffa cosiddetta “Rip deal”, in cui i malviventi si spacciano per facoltosi uomini d’affari contattando le vittime via Web per poi incontrarle in grandi alberghi o circoli privati, si erano impossessati della somma di 480mila euro scambiandola con altrettante banconote tutte riportanti la scritta facsimile. Era tutto accaduto all’interno di un lussuoso albergo di Roma nel settembre scorso. 

In effetti l’ignara vittima aveva pubblicato qualche mese prima un annuncio su un quotidiano tedesco dove ricercava persone in grado di finanziare il suo progetto di ristrutturazione di un castello. La somma necessaria ammontava a 10 milioni di euro. Pochi giorni dopo veniva contattato sia tramite e-mail che per telefono da un uomo, il quale, interessato al suo progetto, gli riferiva che era in grado di trovare il finanziatore in cambio di una commissione ammontante al 5 per cento dell’importo finanziato. 

Dopo vari contatti i truffatori hanno dato appuntamento al cittadino tedesco in un albergo in zona Monte Mario. Come da accordi la vittima aveva con sé la somma di 480mila euro, come stabilito per la commissione. Questa somma veniva consegnata a due intermediari che effettuavano un conteggio tramite un’apposita macchinetta conta soldi e con molta abilità, riuscivano a sostituire le banconote vere con banconote false riportanti la scritta facsimile.  
Alla conclusione dell’incontro i partecipanti si separavano con l’intesa che si sarebbero ricontattati per formalizzare il finanziamento davanti al notaio. 
Una volta tornato in hotel, l’uomo si era reso conto di essere stato truffato e denunciava ai poliziotti del commissariato Viminale l’accaduto.

Gli agenti, nella immediatezza dei fatti, erano riusciti ad identificare e denunciare cinque persone e a recuperare la somma di 255mila euro. Le indagini successive, oltre a ricostruire minuziosamente la dinamica dei fatti, hanno portato gli investigatori del commissariato Viminale, coadiuvato dalla Squadra mobile di Milano, a denunciare altre tre persone, un 41enne, un 61 enne e un 23enne.
I primi due sono stati rintracciati dai poliziotti della Mobile di Milano nelle loro rispettive abitazioni, mentre al 23enne la misura cautelare è stata notificata presso il carcere di Rebibbia dove si trova attualmente recluso in attesa di estradizione. Quest’ultimo infatti è ritenuto, dalle autorità inglesi, il capo del gruppo criminale autore del furto di gioielli di ingente valore commesso alla fine del 2019 presso l’abitazione di una nota modella e conduttrice britannica.

Donatella Fioroni

CASERTA. POLIZIA DI STATO. ARRESTATO AUTOTRASPORTATORE CON 205 KG DI COCAINA.

Caserta: arrestato autotrasportatore con 205 chili di cocaina

La  Squadra mobile di Caserta ha sequestrato un carico di 205 chili di cocaina ad un autotrasportatore di nazionalità slovacca, fermato per un controllo nei pressi dell’area di servizio “San Nicola ovest” (Caserta), lungo l’Autostrada A1.

L’operazione ha coinvolto i vigili del fuoco che hanno ospitato il mezzo ingombrante presso il loro comando provinciale, la Brigata Garibaldi dell’Esercito Italiano che ha fornito l “muletti” per movimentare le pedane e le unità cinofile della Guardia di Finanza per la ricerca della droga.

Il supporto logistico e la collaborazione di pompieri, militari e guardia di finanza ha permesso ai poliziotti, durante la perquisizione, di individuare un doppio fondo nell’autoarticolato, ricavato sotto le pedane trasportate, dove era nascosto l’ingente carico di droga.

L’autotrasportatore è stato arrestato per traffico di sostanze stupefacenti e la cocaina, che avrebbe prodotto, se immessa sul mercato, illeciti guadagni per oltre 10 milioni di euro, è stata sequestrata.

BIELLA. POLIZIA DI STATO. FALSI TECNICI DI ACQUA E GAS, LADRI SERIALI DI APPARTAMENTO.

Finti tecnici di acqua e gas, presi ladri seriali d’appartamento

Materiale sequestrato

Un gruppo di ladri si fingevano tecnici dell’azienda di distribuzione dell’acqua o del gas per introdursi nelle abitazioni di ignari cittadini e, insieme ad altri complici travestiti da agenti della Polizia municipale, dopo aver inscenato un’emergenza nell’appartamento, con uno stratagemma, si facevano consegnare soldi e gioielli.

Tre persone arrestate dagli agenti della Squadra mobile di Biella in collaborazione con quelli della Sottosezione della Polizia stradale di Novara Est agivano utilizzando questa tecnica per derubare le vittime.

Nella città di Mantova si erano finti tecnici del gas e, dopo averlo spruzzato in casa con delle bombolette, hanno detto di temere un incendio nel quale si sarebbero potuti bruciare tutti i soldi e rovinare i gioielli che erano nell’appartamento.

In città da tempo molte persone, in particolar modo anziani soli, avevano denunciato truffe di questo tipo, sulle quali gli investigatori della Mobile biellese stavano indagando, condividendo con i colleghi della Polizia stradale i numeri di targa delle auto utilizzate dai malviventi, scoprendo che erano palesemente falsificate.

Questo particolare ha tradito i tre criminali che, mentre transitavano in autostrada, sono stati notati da una pattuglia della Stradale che si è accorta della targa falsa.

I poliziotti hanno deciso di seguire l’auto e intanto hanno allertato i colleghi della Mobile che li hanno raggiunti in pochi minuti.

All’altezza della barriera autostradale di Rondissone (Torino) i poliziotti hanno fatto scattare la trappola: mentre l’auto pedinata era incolonnata al casello gli agenti sono intervenuti per effettuare un controllo.

Alla vista della Polizia i criminali hanno tentato la fuga speronando prima l’auto che avevano dietro e poi quella che li precedeva, ma non sono riusciti a superare il blocco formato dalle macchine dei poliziotti, che nel intanto avevano chiuso l’uscita del casello.

Nonostante fossero circondati hanno tentato il tutto per tutto scagliandosi contro i poliziotti che però sono riusciti ad immobilizzarli.

Il sospetto che si trattasse dei truffatori seriali sono stati dissipati dopo aver perquisito la loro auto, nella quale sono stati trovati 11.700 euro in contanti, gioielli, una divisa della Polizia municipale, radio ricetrasmittenti, un lampeggiante blu del tipo in uso alle Forze dell’ordine, alcune targhe false, attrezzi utili allo scasso e indumenti utilizzati per camuffarsi.

Nel corso dell’indagine gli investigatori hanno poi appreso che quella mattina era stato messo a segno un furto ai danni di una coppia di persone anziane di Mantova, realizzato sempre con le stesse modalità.

ALESSANDRIA. COMITATO STOP SOLVAY. BASTA CON IL RICATTO SALUTE-LAVORO.

Basta con il ricatto salute – lavoro

“Vogliamo blocco della produzione, bonifica e screening della popolazione ”

L’intervista rilasciata dal segretario provinciale della CGIL , Franco Armosino, apparsa sul La Stampa di venerdì 19 febbraio , ha il merito d i lasciare basiti.

Il dramma che Solvay sta producendo sul territorio non dovrebbe più lasciare spazio a mezze parole e silenzi , considerato che l e conseguenze di anni e anni di inquinamento sono emerse in maniera dirompente nei dati degli studi epidemiologici ed il disastro ambientale in atto è , giorno dopo giorno , un’evidenza . “ Non è più accettabile – dice Viola Cereda, portavoce del Comitato Stop Solvay – imporre agli uomini e alle donne che vivono in questa provincia di scegliere tra il diritto alla salute ed il lavoro ” .

Il tentativo di minimizzare le drammatiche conseguenze della produzione Solvay non può non essere interpretato che come connivenza con il colosso belga : la salute degli e delle abitanti di Spinetta non pare essere altro che un fastidioso inciampo sulla via del profitto della multinazionale .

Solvay inquinava, inquina e continuerà ad inquinare .

Non può che essere questo l’assunto da cui partire per ragionare seri amente della salute di un territorio già fin troppo martoriato.

“ L’ultima cosa che avremmo voluto sentire – aggiunge Viola – era l’incipit di una “trattativa” giocata , ancora una volta, sulla carne viva delle persone.

“ Se Solvay lascia Spinetta dobbiamo trovare un altro potenziale ecomostro che la rimpiazzi ” è quello che ci pare di leggere (senza troppa difficoltà) tra le righe dell’intervista rilasciata dal segretario provinciale della CGIL .

Davvero questo è il tenore della discussione ? Davvero, se c’è il rischio che Solvay vada altrove, si crede di dover accelerare l’iter finalizzato all’edificazione del deposito nucleare unico sul nostro territorio? Pensiamo che le donne e gli uomini di questa provincia siano stanchi e stufi di questo maledetto ricatto, pensiamo che la pandemia abbia dimostrato e stia dimostrando che nulla può essere barattato con la salute ”.

La reale ed effettiva bonifica del sito è necessaria per garantire la riqualificazione dei territori colpiti dall’inquinamento della multinazionale.

E inevitabile, per consentire i lavori di bonifica, è il blocco della produzione di Solvay.

Questo, i dirigenti della multinazionale lo sanno bene, motivo per cui, quando è stato il momento, hanno impropriamente definito “bonifica ”quella che in realtà non è altro che la messa in sicurezza operativa – un piano che prevede solo la riduzione dello sversamento degli inquinanti.

Le Istituzioni dovrebbero assicurare la certezza che quell’ecomostro smetta di impattare sulle vite di chi abita a Spinetta (ma anche nei comuni limitrofi e in tutta la Pianura Padana – considerato che il cC6o4 è stato rilevato addirittura alla foce del Po) ed avviare immediatamente uno screening sanitario della popolazione per fare chiarezza.

“Un secolo di veleni e morti può bastare! ”

Comitato Sto p Solvay

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