ALESSANDRIA

QUARGNENTO. DEPOSITO NUCLEARE NAZIONALE? DECISO NO! L’OPPOSIZIONE FORMA UNA MAGGIORANZA TRASVERSALE.

Il Monferrato dichiarato patrimonio dell’Unesco con le langhe e il Roero, capitale del vino, colline ricche di storia e di arte, territorio ricco di falde acquifere, primo in Italia ad aver applicato l’agricoltura sostenibile rischia di diventare il cimitero monumentale nazionale, sacrificato dalla Sogin al “pattume” nucleare.

Le scorie radioattive prodotte non solo, come era stato prospettato inizialmente dall’ente, ma anche deposito di scorie radioattive ad alta intensità, residui prodotti dalle centrali nucleari le cui barre di Uranio dopo essere state trattate e sfruttate in Inghilterra e Francia vengono restituite all’Italia come “immondizia da stoccare nelle discariche nucleari”.

La Sogin ha desecretato i siti ritenuti, “non idonei”, ma meno inidonei rispetto ad altri solo alla vigilia dell’Epifania del 2021, dopo l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Ue, e indicato come luoghi possibili due aree della provincia di Alessandria tra Quargnento e Castelletto Monferrato la prima e Quargnento in direzione di Fubine la seconda. Ma entrambe le zone sono, come spiegato dai relatori intervenuti in assemblea a Quargnento, ad rischio per la presenza di falde acquifere che in alcuni periodi dell’anno sono quasi affioranti.

La protesta dei sindaci e degli amministratori della provincia di Alessandria, appoggiati da una maggioranza trasversale che vede anche se con i dovuti distinguo tutti gli schieramenti in campo, sta dilagando contro l’ipotesi del deposito “provvisorio” nucleare nazionale a Quargnento.

Il deposito per Alessandria e la sua provincia rappresenta un “suicidio” annunciato per l’economia locale. lo sviluppo sostenibile del territorio e le aspettative di crescita turistica, che a fronte delle poche migliaia di posti di lavoro promessi per la realizzazione dell’opera estesa su 110 ettari di terreno, perderebbe la possibilità, la capacità di sviluppo turistico ricettivo e occupazionale nel Monferrato.

L’assemblea pubblica ha posto l’accento sullo scambio inaccettabile “salute contro lavoro”, ricordando come la popolazione residente nelle vicinanze della centrale di Caorso e ad altre siti nucleari sia continuamente monitorata per l’alto rischio sanitario a cui è esposta.

Altro argomento dibattuto è la scelta dell’Italia di rinunciare in via definitiva con due referendum, nel 1987 e 2011, alla produzione di energia elettrica dal nucleare, ma anche in presenza di una bocciatura palese della scelta nucleare non sono cambiati i programmi per la costruzione di un deposito nucleare, collegato direttamente al potenziamento delle centrali nucleari, e l’individuazione dei siti destinati ad accogliere le scorie prodotte dalle centrali.

I sindaci delle zone coinvolte e della provincia hanno deciso di muoversi compatti contro l’ipotesi di insediare il deposito ai piedi del Monferrato, fino ad arrivare a chiedere il parere del TAR del Lazio sul merito dei tempi considerati palesemente troppo stretti per produrre le contro deduzioni a “sfavore” del deposito nucleare.

Ma la provincia di Alessandria si fa notare dalle dichiarazioni delle associazioni sindacali, dai comitati contro il deposito e da tutte le parti politiche chiamate in causa ha già dato in termini di inquinamento, di devastazione del territorio, malattie e morti causate da scarichi, dagli spesso al limite del lecito o addirittura totalmente illeciti nelle falde acquifere e l’inquinamento atmosferico.