ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. L’IDIOZIA VESTE IL RAZZISMO: BUTTANO A TERRA LE BORSE E INSULTANO LA COMMESSA:”CIAO NEGRA”.

Alessandria: tre giovanissimi affetti da un complesso di inferiorità, frustrati dal sentirsi inutili in un mondo solidale dove il colore della pelle è solo un effetto di luce e una abbondante dose di deficienza, tipica di una certa politica che istiga all’odio, alla violenza verbale e al razzismo, sono entrati in un negozio del centro e dopo aver buttato a terra la merce in vendita sono usciti salutando la commessa con un: “Ciao negra”.

Foto di repertorio del Quotidiano on line scattata in occasione di “Tutti Al Pride” di Alessandria 2018 dove la bellezza, la simpatia e la voglia di vivere, lottare per i diritti di tutti non hanno colore, ma solo empatia umana.

La centralissima corso Roma ad Alessandria protagonista incolpevole di un episodio idiota figlio della deficienza razzista. Un negozio gestito da una ragazza, (ma poi perché qualificarla di colore? Una ragazza e basta), alcuni giorni fa era sola dietro le vetrine e tre idioti, ragazzini minorenne o forse appena maggiorenni, sono entrati nel negozio e bofonchiando tra loro hanno deciso di buttare a terra la merce in vendita, sopratutto borse, e uscendo hanno salutato la commessa con un “ciao negra” che li rende ancora più stupidi di quanto si possa immaginare.

Il signor sindaco di Alessandria chissà se ha qualche esternazione da fare per condannare un episodio vergognoso, generato da cattivi maestri che in nome di qualche voto in più e un pò di consenso elettorale istigano a questi comportamenti, qualche cosa da dire in merito. Signor sindaco di Alessandria pensa che il fenomeno sia da condannare oppure ha intenzione di glissare su atteggiamenti razzisti che inquinano la vita civile e politica della città di Alessandria. Città governata da una coalizione di centro destra, che nel caso in cui decida di non prendere posizione su un episodio così vergognoso vuol dire che: “in alcuni casi sia incline a giustificare, non vedere, girare la testa da un altra parte o sentirsi in dovere di restare indifferente, nei confronti di atteggiamenti arroganti, volgari ed offensivi”.

La ragazza ha postato sul suo profilo Facebook quello che è accaduto. 

“Ieri pomeriggio nel negozio in cui lavoro da poco più di cinque anni entrano tre ragazzini quasi o poco più che maggiorenni, li accolgo, li saluto e ricordo loro di igienizzare le mani prima di toccare i prodotti. Rispondono al saluto, mi guardano di sottecchi bonfonchiano e ridacchiano continuando a guardarmi. Taccio e li fisso mentre si aggirano per il negozio con fare arrogante cogliendo lo sguardo di derisione rivoltomi, nonostante questo ho pensato che potesse non essere così, forse ero prevenuta, quindi mi avvicino con l’intenzione di chiedere se potessi aiutarli, ma prima di avere il tempo di fiatare raggiungono la porta e buttando giù due borse si accomiatano apostrofandomi con un “CIAO NEGRA”. Non dimenticherò mai la sensazione provata in quel momento, un pugno allo stomaco ben assestato da cui cerco di riprendermi urlando un disperato: “Ti ho sentito!” tentando invano di raggiungerli per poter controbattere, ma i vigliacchi si dileguano. Con l’amaro in bocca tiro su le borse che avevano deliberatamente buttato giù quasi come a tirar su i pezzi della mio essere, della mia Persona e della mia dignità che avevano altrettanto deliberatamente calpestato. Non sono solita ad utilizzare Facebook o i social in generale per esporre il mio pensiero, questa volta, però ho pensato potesse essere il giusto mezzo di comunicazione per proporre in maniera puntuale qualche spunto di riflessione:  mi ha profondamente stupito che il comportamento in questione sia avvenuto da persone molto giovani, credevo davvero che per le nuove generazioni lo scoglio del colore della pelle fosse quasi o per lo più estinto. La cosa che più mi affligge è che degli esseri umani, delle persone come me, senza alcun motivo o giustificazione hanno sentito il bisogno di entrare nel luogo in cui lavoro, trattarmi come fenomeno da baraccone e ricordami vigliaccamente che sono neGra;  constato con amarezza la scelta dell’ “insulto”: non mi hanno dato della stronza, non mi hanno mandata affanculo, mi hanno detto “CIAO NEGRA” perché essere neri per gente come loro equivale ad un insulto, perché sei brutto, povero, uno schiavo, INFERIORE. Alla luce di tutto questo, voglio far notare che potrebbe essere più semplice pensare, dire “fregatene, tanto sono dei cretini, degli ignoranti” credendo possa essere di conforto. Non è di consolazione per un cazzo perché è doveroso indignarsi, arrabbiarsi e battersi contro questi episodi anche se isolati. Sono stata educata dai miei genitori ad essere composta, pacata e ordinata perché sono NERA, per dimostrare che noi NERI non siamo solo una massa colorata colma di stereotipi buttati lì, ragione per la quale rivendico il diritto di denunciare, arrabbiarmi e mostrarmi insofferente anche sguaiatamente di fronte a questi tristi accadimenti. Ricordiamoci che le parole sono importanti”.

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