POLITICA

ROMA. MATTEO RENZI E’ DI DESTRA E VUOLE GOVERNARE CON LA DESTRA.

Matteo Renzi è sempre stato di destra e lo abbiamo sempre saputo tutti, ma nel periodo più buio del partito democratico qualcuno si era illuso che che persino l’andreottiano Matteo Renzi si fosse convertito a una idea di sinistra solidale o se non alla sinistra almeno a quella pallida idea che rappresenta l’argine, il confine tra la demagogia della destra populista e la difesa dei diritti delle persone.

Invece No! neppure questo ha mai distinto l’ex premier, l’ex segretario del Pd, l’ex sindaco di Firenze e ora l’ex alleato del governo presieduto da Giuseppe Conte.

Matteo Renzi lo abbiamo scritto e combattuto per l’intero periodo in cui è stato segretario del Pd e presidente del consiglio ha una idea populista, personalista, assolutista e repressiva della politica e del potere, che non ci rappresenta, che non condividiamo e di cui non siamo mai voluti essere complici.

L’idea che ha mosso Matteo Renzi fin dall’inizio della sua ascesa politica nel Partito democratico era quella di traghettare una comunità di persone che ha dedicato la propria esistenza alla difesa dei diritti degli ultimi, dei diversi, dei poveri degli emarginati, dei precari e degli operai nella sponda opposta ai valori del centro sinistra, cioè nella destra berlusconiana, dove i valori condivisi venivano sostituiti con l’ipocrisia, l’egoismo individualista.

Minando i rapporti tra partito democratico, la sua base e il sindacato.

Bene Matteo Renzi la parte del prevaricatore l’ha recitata magnificamente con la rottamazione, non della classe politica dirigente del Pd, ma di tutto il Pd a partire dai suoi dirigenti, ai suoi iscritti, ai militanti fino alla linea politica e alle finalità del partito democratico nato dalla fusione delle esperienze post comuniste e cattolico cristiane.

Matteo Renzi che mentre andava a braccetto con Sergio Marchionne, i vertici della Fiat e Confindustria offendeva milioni di lavoratori e i sindacati che li rappresentavano dicendo: “i sindacati se ne faranno una ragione”.

Mentre regalava pieni poteri di gestione degli istituti ai presidi e ai dirigenti scolastici offendeva la dignità degli insegnanti, dei precari della scuola, del personale non insegnate e degli studenti trasformati da cittadini che esercitano un diritto a sudditi impotenti.

Matteo Renzi che ha regalato al mercato del lavoro il Jobs Act e reso ancor più deboli ampie fasce di lavoratori anziani e deboli a rischio licenziamento senza le dovute garanzie di accompagnamento alla pensione o al reinserimento nel tessuto produttivo.

Matteo Renzi che devastato i diritti dei lavoratori e resi precario il mondo del lavoro al pari di quanto aveva tentato di realizzare Silvio Berlusconi minando alla base quei diritti garantiti dallo Statuto dei Lavoratori, l’autodeterminazione del lavoratore e la libertà di essere portatore di diritti e disporre del proprio futuro.

Bene, tutto questo ha rappresentato Matteo Renzi nei mille giorni più bui del partito democratico e allora perché stupirsi che dopo aver spinto il Pd ad allearsi con i 5 stelle ora abbandona la nave per approdare verso sponde più gradite al suo egocentrismo, la destra berlusconiana.

Quello che ritorna e affonda il governo di Giuseppe Conte, nel momento più delicato per la lotta alla pandemia mondiale da coronavirus e la seconda grande crisi economica che ne è seguita, è un Matteo Renzi al servizio delle destre, torna il politico a servizio pieno alle dipendenze di Silvio Berlusconi, alle dipendenze degli appetiti di grandi interessi economici e gruppi finanziari che si stanno affollando intorno al Recovery Plan, al MES e ai 209 miliardi di euro che l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia per far fronte alla crisi economica.

Ma non basta perché nonostante Giuseppe Conte avesse garantito un patto di legislatura Matteo Renzi ha obbedito a ordini ignobili quanto innominabili per far cadere il governo in carica per dare spazio e vita a un governo a guida berlusconiana che ha come unico scopo la gestione e la distribuzione, agli amici e agli amici degli amici, dei fondi messi a disposizione dalla comunità europea.

Per gli alleati di governo, Nicola Zingaretti in testa, la scelta di Matteo Renzi è un “Errore gravissimo contro l’Italia” ed una scelta “incomprensibile” che mette a rischio la ripresa, un atto che porterà il Paese “in una situazione ancor più drammatica“.

Nicola Zingaretti spiega che “Conte aveva assicurato la disponibilità per un patto legislatura e questo rende scelta Italia viva ancora più incomprensibile. Ora è a rischio tutto, dagli investimenti nel digitale alla sanità”.

Per il segretario dem, quello dei renziani è “un errore gravissimo contro l’Italia“, specie di fronte al fatto che oggi ci sono stati “circa 500 morti” a causa del coronavirus.

Vito Crimi su facebook ha commentato: “E noi apriamo una crisi di governo? Io francamente non lo capisco“, ma lo sconcerto è anche tra i 5 stelle: “Mentre il Paese affronta con fatica, impegno e sacrificio la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica della storia recente, Renzi sceglie di ritirare la propria delegazione di ministri. Credo che nessuno abbia compreso le ragioni di questa scelta”.

La scelta ovviamente si può spiegare soltanto con una frase: “Matteo Renzi aprendo la crisi di governo ha un obbedito ordine che è quello di far nascere un governo di destra che gestisca i 209 miliardi di euro per garantire la distribuzione di mance, le solite regalie, elargizioni generose agli amici degli amici che crei un nuovo sistema di clientele e una nuova fonte di consenso elettorale per il suo passato, attuale e mai dimenticato padrone”.