COSTUME E SOCIETA'

LONDRA. JULIAN ASSANGE NON VERRA’ ESTRADATO NEGLI USA, VINCE LA LIBERTA’ DI STAMPA.

La Corte penale centrale del Regno Unito ha respinto la richiesta di estradizione di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks negli Stati Uniti.

La Corte penale britannica Julian Assange con questa decisione elimina tutti i dubbi sulla legittimità della libertà du stampa come valore universale.

Sul fondatore di Wikileaks pendono 18 imputazioni che vanno dai reati di cospirazione e spionaggio per i quali sono previsti 175 anni di reclusione, ma la vera colpa di Assange è di aver divulgato notizie scioccanti sugli abusi commessi dagli Usa in tutto il mondo.  

Nel verdetto la giudice Vanessa Baraitser ha ritenuto incompatibile l’estradizione di Assange con le condizioni di salute mentale. Ma nella sentenza, giunta dopo un anno e mezzo di processo, la Corte Inglese ritiene che i diritti alla libertà di parola non forniscono una discrezione illimitata da parte di Assange per decidere cosa pubblicherà.

La possibilità di rischio di suicidio è emersa nel corso del processo, molti testimoni hanno indicato come le condizioni carcerarie di Assange possono metterlo ad alto rischio di depressione e suicidio, ma i problemi di Assange potrebbero peggiorare in caso di estradizione negli Stati Uniti. 

Lo psichiatra Michael Kopelman nella sua testimonianza in tribunale ha affermato che una lama di rasoio è stata trovata nascosta nella cella di Assange e che il suo paziente era impegnato a pensare a come porre fine alla propria vita.

Julian Assange è stato accusato di aver hackerato i computer del governo degli Stati Uniti e pubblicato documenti militari riservati, compreso un video di un attacco con elicottero Apache che nel 2007 a Baghdad uccise una dozzina di persone e due giornalisti della Reuters.

La persecuzione giudiziaria messa in atto dagli USA nei confronti di Julian Assange si era interrotta temporaneamente quando il cyber-attivista ricevette l’asilo politico dal governo ecuadoriano, al tempo guidato dal presidente progressista Rafael Correa, all’interno della sede dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. 

Il sostegno venne, però a mancare dopo la svolta di Lenin Moreno, successore di Correa a Quito, che l’11 aprile 2019 revocò l’asilo politico ad Assange,che fu immediatamente arrestato e condotto in carcere dalla polizia britannica in attesa del processo per l’estradizione, concluso con la vittoria del fondatore di Wikileaks.