Mese: dicembre 2020

MILANO. POLIZIA DI STATO. DOCUMENTI FALSI PER IL REDDITO DI CITTADINANZA.

Milano: documenti falsi per ottenere il “reddito di cittadinanza”, 3 arresti

Polizia ufficio postale

I poliziotti della Questura di Milano hanno arrestato tre persone, due uomini e una donna, che in due distinti uffici postali volevano presentare documenti falsi per poter percepire il Reddito di cittadinanza.

Gli impiegati addetti allo sportello delle Poste si sono insospettiti notando che il timbro del comune di Milano e la data di rilascio del documento non erano conformi agli standard dell’ente.

I sospetti degli impiegati sono stati definitivamente chiariti all’arrivo degli agenti della questura di Milano che, dopo aver identificato i sospetti e aver preso visione dei documenti, facendoli analizzare anche dall’Ufficio falsi documentali della Polizia locale, hanno confermato la contraffazione.

Le tre persone, sono state arrestate per il reato di tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Dalle informazioni ricevute dai dipendenti di una delle due filiali, i poliziotti hanno appreso che, in quello stesso giorno, anche altri due uomini avevano tentato la stessa truffa, ma che si era dileguati nel momento stesso in cui l’operatore aveva fatto presente le anomalie riscontrate; sono al vaglio degli investigatori anche le riprese delle telecamere di videosorveglianza per identificarli.

CASALE MONFERRATO. POLIZIA DI STATO. DENUNCIATI GLI AUTORI DI UN DOPPIO FURTO.

Questura di Alessandria

COMUNICATO STAMPA

Il personale del Commissariato di P.S. di Casale Monferrato ha denunciato all’Autorità Giudiziaria di Vercelli, H.E., cittadina marocchina di anni 30 ed E.R., cittadino italiano di anni 35 che vivono in città perché ritenuti responsabili di furti aggravati ai danni di due donne casalesi.

Verso la fine di novembre la H.E. entrato in un negozio di Via Roma si è impossessata del telefono cellulare di una cliente del negozio per poi darsi velocemente alla fuga.

La proprietaria del telefono si era accorta della presenza della giovane, ma solo in un secondo momento si è resa conto del furto e chiesto l’intervento della Polizia. Gli agenti appena arrivati nel negozio hanno contattato la vittima e hanno visionato i filmati dell’impianto di videosorveglianza presente nell’esercizio.

Gli operatori, dalle immagini, hanno riconosciuto la cittadina H.E., già nota per i suoi precedenti e le indagini hanno permesso di identificare il complice rimasto fuori per fare da “palo” .

La visione delle immagini dell’impianto di videosorveglianza ha consentito agli operatori di risalire all’autore di altro furto avvenuto qualche giorno prima nei pressi del supermercato “Esselunga”.

L’uomo si aggirava nel parcheggio dell’esercizio in attesa dell’uscita di una cliente alla quale, subito dopo esser salita a bordo del proprio veicolo, è stata rubata la propria borsa appoggiata nel bagagliaio.

Dalla comparazione dei filmati acquisiti in occasione di entrambi i furti gli operatori sono riusciti a identificare il ladro, perché in entrambi gli episodi indossava gli stessi capi di abbigliamento.

Gli operatori del Commissariato di P.S. di Casale Monferrato identificati H.E. e di E.R. si sono messi sulle loro tracce, ma entrambi sono risultati assenti nelle rispettive abitazioni.

Il giorno seguente sono stati arrestati a Genova, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale del capoluogo ligure, in relazione ad analoghi reati commessi in quel centro negli ultimi mesi.

CALTANISSETTA. POLIZIA DI STATO. CAPORALATO VIOLENTO.

Caporalato violento, 11 arresti a Caltanissetta

Avevano assoggettato la comunità pakistana di Caltanissetta trasformandola nella loro fonte di manodopera, da sfruttare sia come schiavi a disposizione di imprenditori compiacenti, sia come manovalanza criminale, ma grazie all’indagine denominata “Attila”, Polizia di Stato e Arma dei carabinieri hanno interrotto l’attività illecita del gruppo.

Grazie alle prove documentate dagli investigatori, il Giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta ha emesso dodici ordinanze di custodia cautelare, undici delle quali (dieci in carcere e una ai domiciliari) sono state eseguite questa mattina, mentre l’ultima persona è ancora ricercata.

Gli arrestati, tutti di nazionalità pakistana, sono accusati di associazione per delinquere, finalizzata al reclutamento e allo sfruttamento della manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi, violenza o minaccia per costringere a commettere reati come estorsioni, sequestri di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violazioni di domicilio.

Il gruppo criminale agiva con metodo mafioso, vessando e terrorizzando i propri connazionali per assicurarsene le prestazioni.

L’indagine della Squadra mobile e dei Carabinieri è iniziata lo scorso anno, soffermandosi inizialmente sui singoli episodi di violenza subiti a Caltanissetta da cittadini stranieri, la maggior parte dei quali appartenenti alla comunità pakistana.

L’analisi dei molteplici casi di violenza riconducibili sempre alle stesse persone e nello stesso ambito, ha indirizzato l’indagine sulla ricerca di una regia unica, orchestrata dalla medesima associazione criminale.

Approfittando dello stato di bisogno dei loro conterranei, i caporali pakistani reclutavano manodopera da destinare allo sfruttamento presso aziende compiacenti, i cui titolari preferivano rivolgersi al gruppo criminale. In questo modo avevano la garanzia di un costo molto basso, 25-30 euro al giorno, e, soprattutto, la consapevolezza che nessuna denuncia da parte di un “lavoratore” avrebbe mai potuto danneggiarli. L’associazione tratteneva per se parte o tutta la paga giornaliera e reprimeva con minacce e violenze qualsiasi protesta.

Proprio in questo contesto rientra l’omicidio di Adnan Siddique, avvenuto il 3 giugno scorso, “colpevole” di essersi ribellato al sistema denunciando i suoi aguzzini; per quell’omicidio finirono in carcere sei persone, che fanno parte delle undici arrestate stamattina.

Ma questo è stato solo il più grave degli episodi di violenza messi in atto dall’organizzazione, che aveva già commissionato il pestaggio a colpi di bastone e spranghe di ferro di un nigeriano che aveva chiesto di essere pagato per il lavoro svolto per conto dei caporali; e poi ancora estorsioni e sequestri di persona a scopo di riscatto, rapine, violente aggressioni e minacce.
In un altro episodio i criminali, dopo averlo derubato di circa 600 euro, hanno costretto un giovane ghanese a commettere un furto in un’abitazione.

Gli indagati sono anche responsabili dell’irruzione, avvenuta nel dicembre dello scorso anno, di quattro malviventi armati di pistole e coltelli, all’interno della comunità “I girasoli Onlus” con lo scopo di vendicare, a suon di pugni e calci, l’onta subita durante un diverbio, da un membro minorenne del gruppo criminale da parte di due coetanei ospiti della struttura.

Sergio Foffo

ROMA. POLIZIA DI STATO. TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI.

Traffico illecito di rifiuti: 23 arresti tra Roma e Napoli

batteriaSono 23 le persone arrestate questa mattina dagli uomini della Polizia di Stato, Carabinieri, e dalla Polizia locale, tra Roma e Napoli, in un’operazione di contrasto al traffico illecito dei rifiuti.

Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere per reati contro l’ambiente, traffico illecito di rifiuti, autoriciclaggio, furto, ricettazione e sottrazione di cose sottoposte a sequestro.

Le indagini prendono il via parallelamente su tre distinti filoni nell’ottobre 2018 fino a giugno 2019 e hanno portato all’individuazione di un grosso traffico illecito di batterie al piombo esauste.

All’inizio delle indagini sono stati identificate una serie di persone di etnia rom che più volte al giorno depredavano di batterie il Centro di raccolta dell’Ama (Azienda municipale dell’ambiente) di Roma oppure se ne rifornivano illegalmente, attraverso una raccolta non autorizzata.

Il materiale veniva successivamente venduto ad un’organizzazione romana, composta anch’essa da persone di etnia rom, che a sua volta o lo esportava verso l’estero, in particolare in Romania, oppure lo immetteva sul circuito legale nazionale, ricorrendo alla complicità di alcuni commercianti del settore che falsificavano la documentazione.

Infatti, una volta certificata la provenienza lecita del rifiuto, lo reintroducevano nel circuito legale di smaltimento, assegnandolo poi, ad un compiacente centro di raccolta autorizzato del napoletano.

Il volume d’affari stimato dagli investigatori, nell’arco di circa sei mesi, si aggira intorno ai 400mila euro e nel corso delle attività di Polizia sono state sequestrate complessivamente circa 40 tonnellate di batterie esauste; parte di queste erano nascoste a bordo di un Tir diretto in Romania, sequestrato ad aprile del 2019 sull’autostrada A1. In quella occasione furono arrestate tre persone.

Nel corso dell’operazione di questa mattina oltre all’esecuzione delle misure cautelari, gli agenti hanno provveduto a sequestrare 11 automezzi impiegati per l’attività illecita.

Olivia Petillo

PERUGIA. POLIZIA DI STATO. TRUFFA DELL’ASFALTO A BASSO COSTO.

Perugia: smascherata la “truffa dell’asfalto”

volante Perugia

Un’insolita truffa è stata smascherata dai poliziotti della questura di Perugia che hanno denunciato i tre responsabili.

Un’organizzazione composta da tre uomini di origine irlandese proponeva, a piccoli e medi imprenditori locali, di ripristinare il manto stradale di aree private di pertinenza delle ditte, con materiale a basso costo e di pessima qualità.

Sono accusati di truffa e tentata truffa. Si presentavano alle vittime prescelte parlando con uno spiccato accento inglese e le convincevano a rifare l’asfalto ad un prezzo inferiore a quello di mercato, assicurando essere fatto con materiale di qualità proveniente da cantieri dismessi e garantivano ai “clienti” la fattura del lavoro eseguito.

In effetti, dopo aver raggiunto l’accordo e aver ricevuto parte dei pagamenti previsti, si presentavano sui piazzali dei clienti con macchinari e attrezzatura adatta allo scopo; realizzavano il lavoro velocemente e poi sparivano senza mai far recapitare la fattura prevista.

L’indagine della Polizia di Perugia prende spunto dalla perspicacia di una possibile vittima che insospettita dall’allettante offerta dei tre “inglesi”, si era documentata da Internet sulla presenza di una possibile truffa.

In effetti l’imprenditore aveva riscontrato l’esistenza di una truffa del genere e non aveva accettato di commissionare il lavoro.

In un secondo momento, però, l’imprenditore ha riconosciuto l’auto dei tre all’interno del piazzale di un locale commerciale e ha chiamato la Polizia.

Gli agenti delle volanti arrivati sul posto hanno identificato i tre uomini sospetti procedendo anche ad una perquisizione.

All’interno dell’auto gli agenti hanno trovato la fotocopia di due assegni rilasciati dai clienti truffati della zona intorno a Perugia.

Una breve indagine ha permesso agli investigatori di raccogliere maggiori elementi a sfavore degli indagati, elementi che ne hanno dimostrato la malafede. Già da tempo i 3 uomini perpetravano truffe in tutta Italia.

Inoltre, uno dei tre è stato trovato in possesso di una patente di guida contraffatta. L’autovettura che utilizzavano, con targa francese, era sprovvista di copertura assicurativa ed è risultata radiata dalla Francia e mai immatricolata in Italia.

Olivia Petillo