Mese: dicembre 2020

NOVI LIGURE. CASO FOSSATI: UN FIUME IN PIENA, PAROLE E MINACCE PIU O MENO VELATE AI MEDIA.

RAGAZZE DELLA NOVESE ALL’ATTACCO: INVIATECI TESTIMINIANZE, FOTO, VIDEO, PETTEGOLEZZI E CHIACCHIERE SULLA NOVESE FEMMINILE, IL MISTER, SARA’ NOSTRA CURA PUBBLICARE TUTTO E QUANDO DICO TUTTO E’ TUTTO.

Il caso Fossati in cui è stato coinvolto il Mister della Novese e le accuse nei suoi confronti di tingono di giallo, nonostante la sentenza di condanna da parte della giustizia sportiva non si da per vinto e, come un fiume in piena, scrive dichiarando di essere vittima della “dicerie”, delle “chiacchiere” e delle calunnie scritte nei suoi confronti dagli organi di informazione e dai media sui social. Insomma tutta una montatura ordita ai suoi danni per screditarlo e dipingerlo come un “mostro”.

Giuseppe Maurizio Fossati, tramite il suo avvocato, minaccia querele e denunce contro gli organi di informazione, che addirittura gli articoli e gli scritti contro la sua persona sarebbero già al vaglio della Procura di Alessandria.

Bene attendiamo di ricevere notizie di reato e l’avviso di garanzia da parte della Procura.

Intanto in attesa pubblichiamo la sentenza della giustizia sportiva nei confronti dell’ex allenatore della Novese:

P.Q.M.

dichiara il sig. GIUSEPPE MAURIZIO FOSSATI responsabile in parte qua e nei termini di cui in motivazione degli addebiti disciplinari contestati e, di conseguenza, gli infligge la sanzione della squalifica fino al 31 agosto 2021.

IL VICEPRESIDENTE f.to (Avv. Giovanni Taddei Elmi)

IL RELATORE f.to (Avv. Salvatore Scarfone)

Depositato in Firenze, 4.12.2020

IL SEGRETARIO f.to (Dott. Nicola Durante).

SCRIVE L’AVV. MATTEO SPERDUTI e come è abitudine del nostro giornale pubblichiamo alcuni stralci della mail che è stata recapitata alla nostra redazione:

l’Avv. Matteo Sperduti
Studio Legale Lex Pontina vuole evidenziare come il sig. Fossati sia stato oggetto di una “ricostruzione” dei fatti non supportata da elementi e riscontri obiettivi, soprattutto per ciò che concerne le accuse di “avance sessuali” o “tentativi di baci ad una calciatrice”. 

la Procura Federale non ha provato con riscontri oggettivi quanto riferito dalle calciatrici nelle loro audizioni e, peggio ancora, tali episodi sono stati definiti come un semplice “vociferato” all’interno dello spogliatoio. Le dichiarazioni accusatorie (rilasciate peraltro da calciatrici che nemmeno hanno denunciato in prima persona il mister) risultano non provate e prive di materiale probatorio, all’interno del procedimento, che ne supporti la validità. Non sono state depositate in giudizio immagini, foto, messaggi o altro materiale cosi come richiamato nel deferimento e questo ha ingenerato, in maniera impropria, una fuga di notizie non corrispondenti alla realtà dei fatti (e non presenti in giudizio) tale da far considerare il Fossati come “un mostro” e tanto da farlo accusare dinanzi all’opinione pubblica per fatti mai commessi e che sono oggi oggetto di valutazione da parte della Procura della Repubblica di Alessandria.

Sul punto per cui il Fossati è stato condannato, fermo restando che la decisione, diversamente da quanto riportato nei diversi articoli fino ad oggi letti, non riferisce di dichiarazioni omofobe o body sharming (come qualcuno voleva far passare), riteniamo che non ci sono, anche in questo caso, elementi chiari per determinare una evidente condotta dell’allenatore il quale non ha assolutamente mai offeso le sue calciatrici come contestato dalla Procura Federale.

Le dichiarazioni riferite dalle calciatrici e poi riprese in sentenza vengono ampiamente negate dall’allenatore il quale ribadisce di non aver mai usato toni atti a denigrare e/o offendere le sue atlete ne sul piano fisico ne personale.

Leggiamo con stupore questa mattina le dichiarazioni rilasciate dalla Presidente dell’associazione ChangeTheGame sig.ra Daniela Simonetti sull’argomento riguardante le motivazioni della sentenza sull’allenatore Fossati, prevalentemente nella parte riferite all’incolpazione di “stalking e molestie” addebitate allo stesso Fossati. Si continua imperterriti a richiamare questioni non dimostrate e prive di fondamento che sono state ampiamente smontate in sede di giudizio (e questo indipendentemente dalle questioni di procedura penali che con il caso di specie nulla hanno a che fare).

Si accusa il Fossati di reati di “abusi e violenze” solo sui giornali e sui social e non sottoscrivendo e depositando, però, denunce esplicite agli organi competenti e questo rappresenta un grave fatto, molto più “pubblicitario” che altro. 

 Sui fatti specifici non vogliamo richiamare, per ora, alcun nostro elemento probatorio portato all’attenzione della Commissione di primo grado in quanto, come anticipato, presenteremo ricorso in appello (sarà nostro onere informare tutti all’esito del giudizio con sentenza definitiva, depositando NOI i messaggi, foto, stati social, audio dei diretti interessati).

Ma ci piacerebbe anche che non si continuasse con questa gogna mediatica verso il sig. Fossati anche quando un organismo giudiziario si è già espresso in maniera autorevole disconoscendo determinate accuse che sono assolutamente prive di prova ed anche le stesse dichiarazioni, che la sig.ra Simonetti (e come lei anche altri) vogliono far passare “per buone” ai fini di una condanna, non sono supportate perchè non effettuate come istituto giuridico di “denuncia” e sono anche contraddette da diverse condotte, tenute nel tempo, dalla stessa parte dichiarante (ed anche da altre). 

IL GIALLO DELL’ALLENATORE NEL PALLONE SI TINGE DI GRIGIO E A SCANSO DI EQUIVOCI TENTIAMO DI CAPIRE CHE COSA DICE L’AVVOCATO DI FOSSATI:

  1. Le accuse delle calciatrici della Novese sono tutte false, inventate e frutto di chiacchiere non provate davanti alla commissione disciplinare. Accuse a cui non sono seguite denunce penali contro il Mister e che non sono state presentate le prove contro il Fossati
  2. L’ex Mister della Novese sarebbe vittima di una campagna mediatica per screditarlo e presentarlo all’opinione pubblica come un “mostro”.
  3. Il Mister Fossati avrebbe attivato le procedure per presentare una denuncia penale contro gli organi di informazione e chiunque sui social media ha infangato la sua reputazione e diffamato.

Che dire, che cosa possiamo ancora scrive di Mister Fossati se non che:

  1. Il nostro giornale ha seguito le ragazze della Novese nel loro percorso verso la serie B femminile e che almeno in una occasione siamo stati, nostro malgrado, testimoni diretti delle offese che Fossati ha rivolto alle ragazze: “Pesi cento chili, sei grassa come una maiala”. Il nostro fotografo, che per un periodo è anche stato addetto stampa per la Novese, che ovviamente negherà, è stato allontanato senza alcuna ragione apparente dalla squadra nello stesso momento in cui iniziavano a circolare voci, vociferate e chiacchierare sul Mister della Novese.
  2. Il mister vittima di una campagna diffamatoria sui social? Allora invitiamo tutte le calciatrici vittime del Fossati a scrivere le loro memorie e inviarcele tramite mail, intervista telefonica o video che sarà nostra cura diffondere ampiamente sul quotidiano on line e su tutti i social collegati. Il nostro giornale, i siti e le pagine collegate, per maggior chiarezza e informazione per il Mister Fossati e il suo avvocato, hanno realizzato nel solo anno 2020, che ancora non è finito, oltre 3.500.000( tremilionicinquecentomila) visualizzazioni certificate da Google Analistyc e perciò per il Mister Fossati pensiamo possa essere un ottimo veicolo pubblicitario.
  3. Infine Mister Fossati e Avvocato Sperduti noi siamo pronti a difenderci in Tribunale e a portare una mole di prove e testimonianze in tutte le sedi che riterrete opportune.

Giuseppe Amato

Direttore responsabile

del Quotidiano on line

FIRENZE. POLIZIA DI STATO. CONDANNA PER STALKING E RVENGE PORN.

Polizia Postale: stalking e revenge porn nei confronti della ex, condannato

immagine simbolica di donna con cellulareGrazie al lavoro degli uomini della Polizia postale di Firenze, un 21 enne è stato condannato a 3 anni e 2 mesi per essere stato l’autore di atti persecutori, diffusione di immagini o video sessualmente espliciti diffamazione e sostituzione di persona.

Il giovane non si rassegnava alla fine della storia con una 17enne fiorentina e fino al suo arresto, avvenuto nella scorsa primavera, commetteva su di lei atti persecutori, anche attraverso i social con profili falsi, la minacciava di morte e, infine, aveva diffuso foto e video intimi della ragazza.

La pubblicazione era avvenuta su siti internet di incontri, corredato dal numero di cellulare e dalle foto della minore, che la ritraevano nuda ovvero in pose sessualmente esplicite.

Gli investigatori della Postale, nel corso delle indagini, sono riusciti ad ottenere una tempestiva rimozione degli annunci contattando le società estere titolari dei siti di incontri ed escort; inoltre, confrontando i dati acquisiti dai social Facebook e Instagram, sono riusciti a stabilire tutti i profili falsi riconducibili al giovane.

Olivia Petillo

BOLOGNA. POLIZIA DI STATO. PRESA LA “BANDA DELLA FERROVIA”.

Bologna: presa la “Banda della ferrovia”

Alla “Banda della ferrovia” è stata fatale un’impronta digitale, tecnicamente “impronta papillare latente”, trovata dalla Polizia scientifica sulla scena del crimine di uno dei furti messi a segno a Bologna dal gruppo criminale.

L’impronta era di uno straniero, espulso dal territorio nazionale nel 2015 per violazione delle norme sull’immigrazione, che aveva anche numerosi precedenti per reati analoghi.

Grazie agli elementi forniti dal Servizio di cooperazione internazionale di polizia, è stato accertato che lo scorso settembre, nel proprio Paese di origine, l’Albania, il 25enne aveva assunto nuove generalità, riuscendo così a rientrare in Italia con un altro nome.

Dopo aver individuato il criminale, gli investigatori della Squadra mobile bolognese hanno iniziato ad indagare su di lui, e, analizzando i tabulati telefonici delle utenze ad esso collegate, hanno ricostruito la sua rete di frequentazioni, identificando altri due membri della banda.

Si tratta di due suoi connazionali di 20 e 25 anni che, insieme al primo, facevano parte del gruppo criminale al quale i poliziotti hanno attribuito altri tre furti caratterizzati dalle stesse modalità operative.

In particolare, i ladri colpivano nella zona San Donato-Masserenti, a ridosso della linea ferroviaria, utilizzata per raggiungere a piedi le abitazioni prese di mira, per poi essere recuperati, dopo il furto, da un complice a bordo di un’auto.

Ulteriori sviluppi dell’indagine hanno permesso agli investigatori di attribuire allo stesso gruppo di criminali, che nel frattempo era stato integrato da un 31enne connazionale degli altri tre, ulteriori cinque furti in appartamento e una tentata rapina, commessi sempre nella stessa zona, l’ultimo dei quali il 24 novembre scorso.

Il 27 novembre è scatto il blitz della Mobile che ha portato al fermo dei quattro criminali: tre di loro sono stati bloccati all’aeroporto Marconi di Bologna poco prima di imbarcarsi su un volo per Tirana, mentre il quarto è stato scovato nel nascondiglio che la banda usava come base logistica.

Sergio Foffo

TARANTO. POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE “EASY CREDIT” CONTRO L’USURA.

Taranto: operazione “Easy Credit”, 8 arresti

operazione di poliziaPrestavano soldi con tassi d’interesse anche al 240% annui soprattutto a persone anziane in difficoltà economiche.

La Squadra mobile di Taranto ha smantellato una organizzazione dedita all’usura e esercizio abusivo di attività finanziaria. I gruppo di usurai composto in gran parte di donne si era specializzato nel prestito di soldi con tassi d’interessi fino al 240% annuo, prestiti erogati soprattutto a persone in difficoltà economiche.

L’organizzazione, composta in gran parte da donne, aveva a capo una 72enne del centro città, che avvalendosi delle informazioni fornite da familiari e conoscenti, era diventata il punto di riferimento di una larga cerchia di persone. Alla donna si rivolgevano per le ragioni più disparate: dai bisogni primari fino alle più futili esigenze come trascorrere le serate nelle sale Bingo.

I poliziotti della Squadra Mobile hanno inizio ad indagare nel 2018 dopo la segnalazione di una donna con i genitori anziani vittime dell’usuraia.

Nonostante i pochi gli elementi a disposizione gli investigatori, in breve tempo, sono riusciti a ricostruire le dinamiche dell’attività illecita dell’organizzazione.

Le indagini hanno permesso di fare luce su un fenomeno che colpiva i frequentatori abituali di due sale bingo della città e che erano le “prede” preferite degli usurai: giocatori compulsivi o in alcuni casi anziani soli, che avvicinati dai componenti dell’organizzazione venivano messi in contatto con la donna che era diventata un vero e proprio bancomat della zona.

Le indagini hanno accertato che nella maggior parte dei casi le richieste di denaro venivano immediatamente esaudite.

Chi aveva bisogno di soldi si recava di persona nell’appartamento della donna o addirittura ritirava le somme in contanti attraverso un montacarichi installato presso il balcone interno nel cortile dello stabile.

Nel caso in cui la vittima non fosse riuscita ad adempiere alla restituzione del debito e dopo alcuni tentativi telefonici da parte dell’organizzazione, veniva letteralmente “umiliata” pubblicamente in maniera plateale e sguaiata.

Questo bastava per assoggettare le vittime ed assecondare le richieste usuraie.

Nel mese febbraio dello scorso anno gli investigatori a eseguito di una perquisizione nella casa della donna sono riusciti a recuperare i quaderni che riportavano numeri di telefono e somme “prestate”.

Un vero e proprio libro mastro dove venivano registrati tutti gli importi elargiti, le rate pagate alle scadenze, fino al cosiddetto “montante”: l’importo finale da riscuotere.


Dall’analisi delle date e delle somme ritrovate nei quaderni, gli investigatori sono risaliti indietro nel tempo e hanno potuto accertare che l’attività andava avanti dal 2012 con un notevole giro d’affari.

L’entità dei singoli prestiti e i tassi di interesse applicati nella maggior parte dei casi erano compresi tra il 60 e l’80% annuo, fino ad arrivare in alcune altre circostanze anche al 240%.

RIMINI. POLIZIA DI STATO. BANDA DI BABY CRIMINALI: BULLISMO, RAPINE,AGGRESSIONI E LESIONI.

Presi a Rimini 3 baby criminali

Baby gang

La banda di baby criminali,17,18 e 19 anni, si era formata tra i banche di scuola è sono sati arrestati dagli uomini della Squadra mobile di Rimini, in seguito ai provvedimenti emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale ordinario e di quello per i minorenni della provincia romagnola.

I tre arrestati facevano parte di una gang giovanile che, formatasi sui banchi di scuola, aveva come unico scopo quello di affermare la supremazia dei suoi membri rispetto ai propri coetanei.

Per essere accettati nella banda bisognava superare una prova di coraggio come il furto di una bicicletta o schiaffeggiare dei passanti.

Il gruppo di baby criminali non esiste più e i tre giovani malviventi hanno deciso di mettersi in proprio, diventando un incubo per i loro coetanei a causa dei continui episodi di bullismo, prepotenze e reati più gravi.

L’analisi delle immagini ricavate da telecamere di videosorveglianza e all’individuazione fotografica effettuata dalle vittime ha permesso agli investigatori della Mobile riminese di identificare gli indagati. I tre sono accusati di essere responsabili di due rapine. Il minore dei tre è stato fermato il 2 ottobre, gli altri due in questi giorni.

La prima rapina è stata messa a segno lo scorso 4 agosto nei pressi di un centro commerciale, dove i tre arrestati hanno avvicinato la vittima con il pretesto di offrirle dello stupefacente, ma, una volta appartati nel parcheggio, l’avevano aggredita puntandole un coltello alla gola e sottraendole 60 euro.

La seconda è stata commessa dal 19 enne, leader del gruppo, insieme ad altri due minorenni; anche in questo caso la vittima è stata convinta ad appartarsi, per poi essere aggredita a colpi di schiaffi e di sigarette spente su una mano per “convincerla” a farsi consegnare ciò che aveva in tasca: 10 euro, un paio di cuffiette e un pacchetto di sigarette.