CRONACA

TRENTO. AGITU GUDETA VITTIMA DEL FEMMINCIDIO E DELLA CULTURA TRIBALE.

Agitu Gudeta sarebbe stata uccisa nella sua azienda dal custode che ha confessato l’omicidio: colpita con un martello e violentata mentre era agonizzante.

AGITU GUDETA: LA FUGA DALL’ETIOPIA E IL RISCATTO IN TRENTINO.

Agitu Gudeta aveva fondato la sua azienda agricola “La capra felice”, un sogno della sua speranza di libertà e di integrazione culturale.

Il Trentino è stata la seconda casa, la patria ritrovata, per Agitu costretta a fuggire dall’Etiopia per le minacce subite a causa del suo impegno contro il “land grabbing”, la razzia di terre dei pastori da parte delle multinazionali.

Agitu Gudeta su suo profilo Facebook aveva postato gli auguri per tutta quella umanità che gli apparteneva: “Buon Natale a te che vieni dal sud, buon Natale a te che vieni dal nord, buon Natale a te che vieni dal mare, buon Natale per una nuova visione e consapevolezza nei nostri cuori”.

Lucia Coppola dei Verdi del Trentino ha parlato di un giorno tristissimo per le donne, il Trentino e l’umanità intera: “Il dolore per la perdita di Agitu Ideo Gudeta è immenso. Era una donna libera e intelligente, sapiente e forte. Coraggiosa e piena di energia vitale e positività. La sua morte è una sconfitta per il nostro Trentino, terra di accoglienza e rispetto. Il dolore e la disperazione ci fanno stringere il cuore. Si è spento un sorriso, il sole luminoso d’Africa. La potenza e la forza di una persona speciale. L’amore per la terra e gli animali. L’incontro di culture, l’intelligenza dei saperi materiali, unita a quella dello spirito. Una sensibilità straordinaria e tanta bellezza. Il nostro cuore, il cuore di tante donne e uomini di buona volontà batte per lei. E trema e soffre per questa immensa ingiustizia”.

Agitu aveva ricevuto la Bandiera verde di Legambiente per la “determinazione e passione nel portare avanti un’importante esempio di difesa del territorio, di imprenditoria sostenibile e di integrazione”.

L’omicidio di Agitu ha suscitato una forte emozione in Trentino, dove era diventata un simbolo per aver dato vita al progetto di recupero ambientale e produttivo, il recupero della capra mochena in via di estinzione e che la Provincia di Trento aveva deciso di salvare alcuni anni fa.

L’attività di Agitu era molto apprezzata e recentemente aveva aperto a Trento un punto vendita dei prodotti delle capre e dell’agricoltura biologica.

Agitu, nata ad Addis Abeba l’1 gennaio 1978, terminati gli studi in Etiopia aveva soggiornato in Italia per motivi di studio, iscritta alla facoltà di Sociologia di Trento, dove si era laureata con una tesi sull’economia rurale dei Paesi in via di sviluppo. In Etiopia era tornata per seguire un progetto di cooperazione con la tribù dei Boran, pastori nomadi che vivono con capre e cammelli.

Nel 2010, dopo aver subito minacce ed essere stata inquisita dal regime di Menghistu era tornata a Trento come rifugiata, ma non aveva mai dimenticato le sue origini e nonostante la fuga rocambolesca dall’Etiopia aveva avviato una attività culturale di conoscenza e promozione delle proprie tradizioni. 

Il suo assassino si chiama Adams, un pastore ghanese di 32 anni, ed ha già ammesso la propria responsabilità davanti ai carabinieri e al magistrato. Il gesto dopo una lite scoppiata in casa di Agitu per uno stipendio non corrisposto. L’uomo ha impugnato un martello, che la vittima teneva dietro a un termosifone di casa, colpendola con quello alla testa ,ma quello che ancora resta senza spiegazione è la violenza sessuale su Agitu mentre era a terra agonizzante.

Agitu, Etiope, il 1° gennaio avrebbe compiuto 43 anni, ma la sua vita piena di bellezza è stata stroncata dai colpi di martello che le hanno fracassato la testa nell’ex canonica di Plankerhoff, a Frassilongo, nella vallata trentina di Mocheni.

Adams Suleimani, pastore ghanese a cui Agitu aveva dato lavoro come custode della azienda, è stato immediatamente sospettato dell’omicidio e dopo essere stato ascoltato a lungo è stato fermato. Adams è stato rintracciato nella stalla dell’azienda in cui aveva cercato rifugio e davanti ai carabinieri e al magistrato ha ammesso la propria responsabilità. Adams ha raccontato che la lite è scoppiata in casa di Agitu per ragioni economiche, per uno stipendio non corrisposto. Adams avrebbe impugnato un martello di proprietà della vittima colpendola alla testa più volte fino a lasciarla a terra, ma mentre Agitu era a terra agonizzante l’avrebbe violentata. Questo particolare agghiacciante, però contrasta fortemente con la confessione resa da Adams che ha parlato di una lite per motivi economici e non una lite per motivi passionali, quindi non si spiega la violenza sessuale che ha il sapore di un gesto di sfregio sul corpo di Agitu.

In Italia la vita di Agitu non è stata sempre facile, anzi non lo è stata quasi mai, aveva dovuto confrontarsi con violenze, diffidenze e problemi di integrazione: “Mi insultano, mi chiamano brutta negra, dicono che me ne devo andare e che questo non è il mio posto”. Agitu era stata vittima di stalking e per questo un pastore della zona è stato condannato a 9 mesi di reclusione per lesioni nei suoi confronti, ma assolto dall’accusa di stalking aggravato dall’odio razziale.

L’uomo è stato uno dei primi sospettati per il femminicidio e uno dei primi ad essere interrogato nella caserma dei carabinieri di Borgo Valsugana, dopo la scoperta del corpo di Agitu senza vita.

Agitu è stata trovata da una vicina di casa entrata perché preoccupata dal fatto che non si era presentata ad un appuntamento con un geometra per discutere l’ampliamento dell’azienda agricola. Il pastore è risultato estraneo all’omicidio, ma tramite l’avvocato Claudio Tasin, ha voluto rilasciare una dichiarazione: “E’ una tragedia. Non c’è giustificazione per quanto accaduto e lo dico nonostante la mia esperienza personale”.

A Plankerhoff si è recato il sostituto procuratore Giovanni Benelli che coordina l’inchiesta per omicidio volontario insieme al procuratore Sandro Raimondi.