ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. APPALTI TRUCCATI NELLE ASL PER LE FORNITURE OSPEDALIERE, 15 ARRESTI IN PIEMONTE.

La corruzione e il malaffare non sono morti con tangentopoli, semplicemente il sistema corruttivo nella pubblica amministrazione è diventato più attento e costoso per i corruttori, tutto a danno della collettività che ne paga i costi in termini economici e servizi.

Le indagini della Guardia di finanza hanno scoperchiato un “collaudato e articolato sistema di interazioni fra soggetti privati e funzionari pubblici e commissari di gara” per “truccare le gare d’appalto”. A finire nel mirino della G.di F. sono dipendenti pubblici, commissari di gara, agenti e rappresentanti di commercio di alcune aziende specializzate nella fornitura di materiale medico. Cinque persone sono finite ai domiciliari per tre forniture da 3,5 milioni di euro.

Le mazzette erano distribuite e erogate in maniera fantasiosa. soldi contanti, che rappresentano la norma nelle attività corruttive, ma anche orecchini e gioielli in pregiatissimo oro rosa in cambio di favori e aggiudicazione di appalti

Gli appalti contemplavano un po tutto il materiale in uso negli ospedali, dalla fornitura di camici, medicinali e prodotti e apparecchiature chemioterapiche da destinare alle Asl di tutto il Piemonte.

La Guardia di finanza ha arrestato 15 persone, dipendenti pubblici, commissari di gara, agenti e rappresentanti di commercio, accusati di corruzione, turbativa d’asta e frode nelle forniture pubbliche. Cinque arrestati sono stati posti ai domiciliari, due addetti l’obbligo di dimora, mentre gli altri dovranno presentarsi tre volte a settimana alla polizia giudiziaria.

Sotto la lente degli investigatori sono finite  tre gare di appalti per un valore di 3,5 milioni di euro, che hanno scoperto un “collaudato e articolato sistema di interazioni per “truccare le gare d’appalto attraverso la modifica dei relativi capitolati, l’attribuzione di punteggi di favore e la rivelazione di informazioni riservate”.

Le indagini, durate quasi un anno, coordinate dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta con il pm Giovanni Caspani è partita dopo che gli inquirenti hanno rilevato un ammanco di circa 300mila euro presso l’Azienda ospedaliera universitaria “Città della Salute e della Scienza di Torino”, causato da un costoso prodotto farmaceutico denominato ‘Bon Alive’ (sostituto osseo), hanno ricostruito la vicenda attraverso intercettazioni telefoniche e pedinamenti.

Un dipendente pubblico infedele ha modificato le “richieste d’ordine” del prodotto, falsificando le firme di altri infermieri, per farlo risultare carente nonostante non arrivasse mai in sala operatoria.

In realtà l’indagato lo riconsegnava all’azienda fornitrice subito dopo aver ricevuto gli ordini in cambio di mazzette, ma queste dinamiche non venivano utilizzate soltanto a Torino perché dalle indagini della G.di F. ha fatto emergere dinamiche simili in altre strutture sanitarie.

La Procura e della Guardia di Finanza ha fato luce su tre gare bandite in Regione: la prima per la fornitura di camici chirurgici monouso alla Asl TO4, dove è stato accertato che alcuni membri della commissione della gara d’appalto hanno favorito un’impresa modificando il capitolato di gara e attribuendole punteggi elevati, in cambio di gioielli.

L’appalto per la fornitura di “divise e giacche in TNT” indetto dall’azienda ospedaliera Maggiore della Carità di Novara, dove agenti di un’impresa veneta hanno dato istruzioni a un dipendente pubblico per far sospendere la gara, così da redigere un nuovo bando conformemente alle “richieste” ricevute.

L’ultimo capitolo riguarda il rifornimento di prodotti e apparecchiature chemioterapiche della Asl di Asti e Alessandria, dove gli investigatori hanno accertato che gli incaricati di un’impresa modenese hanno consegnato orecchini in oro rosa e topazi azzurri a un membro della commissione della gara, dopo l’aggiudicazione di un lotto per la fornitura dal valore di un milione di euro.

Nel corso dell’operazione, i finanzieri hanno sequestrato disponibilità finanziarie e beni per 300 mila euro, riconducibili al profitto degli illeciti penali commessi.