Mese: ottobre 2020

CAMPOBASSO. POLIZIA DI STATO. DASPO URBANO PER AGGRESSIONE E VIOLENZA.

Applicata la “Norma Willy” a Campobasso, il primo Daspo urbano contro i violenti.

questura campobassoIl questore di Campobasso ha applicato per la prima volta “Daspo urbano” dopo l’introduzione della “norma Willy”, dal nome di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso nel pestaggio avvenuto a Colleferro (Roma) lo scorso settembre.

La norma dispone il divieto di accesso a pubblici esercizi o a locali di intrattenimento nei confronti di persone denunciate o condannate per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio, qualora dalla condotta possa derivare un pericolo per la sicurezza, è stato previsto dal Decreto Legge nr. 130 dello scorso 21 ottobre, che ha inserito, nel Decreto Legge nr. 14/2017, l’art. 13-bis.

Il provvedimento è stato applicato dal questore di Campobasso nei confronti di due fratelli residenti a Termoli, che lo scorso 23 ottobre erano stati arrestati dopo aver aggredito e picchiato il titolare di un autolavaggio che si era rifiutato di lavare gratuitamente la loro auto.

I responsabili della violenza devono rispondere, in concorso tra loro, di lesioni personali, danneggiamento e possesso ingiustificato di oggetti atti a offendere.

Per i due fratelli, vista la condotta tenuta e i precedenti penali, è scattato il divieto di accedere ai locali dell’intera provincia di Campobasso per la durata di un anno il primo e per l’altro per un anno e due mesi.

SIENA. POLIZIA DI STATO. CAPORALATO: TRE ARRESTI PER SFRUTTAMENTO DEL LAVORO.

Siena: tre arresti per sfruttamento del lavoro, truffe e violenze

Sono tre gli arresti, uno in carcere e due ai domiciliari, eseguiti stamattina dai poliziotti del commissariato di Chiusi Chianciano (Siena), insieme alla Dia di Firenze. Si tratta di un imprenditore residente a Salerno, della moglie avvocato e di un imprenditore di Benevento.

Sono tutti accusati di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria. L’organizzazione si è avvalsa anche di due notai per la stesura di numerosi atti pubblici societari, come volture di cessione di quote, affitto di aziende, cessioni di aziende false, ne cui confronti è stata richiesta anche la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio.

A capo dell’organizzazione l’imprenditore di Salerno che, con l’aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, ha messo in piedi una attività illecita con strutture alberghiere di Chiusi, Chianciano e delle province di Napoli e Salerno. Il tutto era collegato alla criminalità organizzata calabrese.

Di particolare rilievo la contestazione del reato d’intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, il cosiddetto caporalato, in quanto l’imprenditore e due dei suoi prestanome hanno impiegato e reclutato, nelle strutture alberghiere gestite dall’associazione, manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Quest’ultimi infatti erano costretti a lavorare 10-12 ore al giorno con paghe che andavano dai 500 euro a massimo 800 senza avere alcun giorno di riposo, senza ferie né versamento di contributi. Inoltre alcuni dipendenti non sono mai stati retribuiti e due donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale da parte del datore di lavoro.

Nel corso dell’operazione sono stati perquisiti 15 locali di società gestite dagli indagati, 5 delle quali a Chianciano Terme (Siena), e altre con sedi a Firenze, Milano, Roma e Rimini; sequestrate delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600mila euro; perquisiti gli studi di due notai di Firenze.

Donatella Fioroni

TORINO. POLIZIA DI STATO. MAFIA NIGERIANA, 69 ARRESTI.

Torino e Ferrara: decapitata mafia nigeriana

Stamattina le Squadre mobili di Torino e di Ferrara hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 69 cittadini nigeriani appartenenti ad un’associazione criminale di stampo mafioso specializzato nel traffico di stupefacenti e prostituzione.
L’operazione di Polizia ha impegnato oltre duecento agenti ed è stata svolta sotto il coordinamento dello Sco, Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, incaridinato nella Direzione centrale anticrimine.
Il gruppo, denominato “Viking” o “Norsemen Kclub International”, era suddiviso in cellule locali chiamate “Deck” e dislocate in numerose città italiane.
Tra i destinatari delle ordinanze spiccano numerosi personaggi del vertice nazionale dell’organigramma associativo.
Agli affiliati, colpiti dalle misure cautelari, vengono contestati, oltre al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, anche il tentato omicidio, lo spaccio di sostanze stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, l’estorsione e le lesioni gravissime.
Le indagini, avviate nel luglio del 2018 dopo un grave fatto di cronaca avvenuto a Torino e uno successivo a Ferrara, sono state eseguite attraverso intercettazioni, osservazione e pedinamento sul territorio permettendo agli investigatori d’individuare i vertici nazionali che erano in costante e diretto contatto con i capi operanti in Nigeria.
La ricostruzione nel dettaglio della struttura dell’organizzazione ha evidenziato la sua tipica caratteristica piramidale; un organismo operante a livello nazionale (che in Italia prende il nome di “Vatican Marine Patrol”) e numerose articolazioni locali (dette “Marine Patrol” o “Deck”), attive in singole città italiane, soprattutto del Centro-Nord.
Sono state individuate le cariche operative ed un consiglio degli anziani, chiamati “Elders”. I vertici nazionali dell’organizzazione stanziati a Torino, esercitavano il loro potere anche a Ferrara e prendevano ordini direttamente dal “National”, capo assoluto in Nigeria.
Mafia nigerianaLe affiliazioni all’organizzazione, caratterizzata da atti violenti e rigidi rituali, spesso rappresentava un serio pericolo di vita degli aspiranti affiliati e altrettanto spietate erano le conseguenze previste in caso di violazione delle regole. La violenza esercitata dall’organizzazione per esercitare potere ed avere rispetto era tale da sfiorare l’omicidio.
Una delle caratteristiche del gruppo torinese era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo ed assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”: sfruttate sessualmente si trasformavano, di fatto, in vittime.
Dalle indagini sono emerse le fondamentali riunioni periodiche che si svolgevano, a cadenza settimanale, all’interno di locali abitualmente frequentati dagli associati.
Negli incontri si definivano le linee da seguire nello svolgimento dell’attività, i pagamenti di quote destinate alla cassa comune o come affrontare le spese legali degli affiliati arrestati.
L’indagine ha inoltre scoperto l’esistenza di una riunione annua, in cui si ricongiungevano tutti i rappresentanti dei vari Paesi.
Quella per il 2020 era prevista a giugno in Turchia ma era saltata a causa della Pandemia.
Le indagini hanno condotto gli investigatori anche a mettere in luce un importante canale di rifornimento di cocaina, destinata prevalentemente al Veneto, proveniente dalla Francia e dall’Olanda.
La droga veniva prelevata a Parigi e Amsterdam da squadre di “corrieri” che effettuavano il trasporto “in corpore” di numerosi ovuli.
I corrieri rientravano in Italia attraverso i valichi del Monte Bianco e del Frejus. In un’occasione è stato intercettato un carico di circa dieci chili di cocaina, con l’arresto dell’intera squadra di “spalloni” nei pressi del traforo del Frejus.
Oltre alle Squadre mobili di Torino e Ferrara, l’attività ha coinvolto anche quelle di Alessandria, Asti, Bologna, Biella, Brescia, Caserta, Firenze, Imperia, Lodi, Monza, Padova, Parma, Pavia, Savona, Verona, Venezia e Vicenza.
Olivia Petillo

ROMA. POLIZIA DI STATO. CAMPAGNA DI CATTURA LATITANTI PER I REATI SESSUALI.

Reati sessuali: Europol lancia campagna di cattura latitanti

campagna cattura latitantiI reati a sfondo sessuale denunciati in Europa alle forze di Polizia hanno una cadenza media di 2 minuti.

In Europea le vittime di stupro, violenza sessuale o aggressione, possono riguardare chiunque, ma donne e bambini sono tra coloro maggiormente subiscono questi atti criminali violenti.

L’attività di contrasto a questo fenomeno criminale non può essere affrontato dai singoli stati, ma da tutti gli stati dell’Unione che, attraverso Europol, hanno lanciato una campagna per individuare i criminali più pericolosi, responsabili per i reati sessuali in Europa.

I latitanti, tra cui un italiano, sospettati o condannati per reati sessuali a cui viene data la priorità nelle ricerche sono 19. Le loro foto sono postate sul sito web europeo Most Wanted Fugitives,  eumostwanted.eu

La Polizia diffonderà le loro immagini online e sui siti di social networking per quattro settimane e la campagna sarà promossa su più canali mediatici per attirare il maggior numero di visitatori sul sito web eumostwanted.eu.

Le autorità in questo modo intendono sensibilizzare i cittadini per catturare i criminali perciò chiedono ad ognuno, nel caso in cui riconoscessero uno dei ricercati, di inviare, in forma anonima, le informazioni tramite il sito web eumostwanted.eu.

In passato l’iniziativa ha avuto successo infatti dal lancio del progetto 91 criminali presenti sul sito eumostwanted.eu sono stati arrestati e in almeno 33 casi l’arresto è avvenuto grazie alle informazioni fornite dal pubblico tramite il sito web.

L’iniziativa Europe’s Most Wanted è stata avviata dalla comunità della rete europea delle squadre di ricerca attive in fuga (ENFAST) con il sostegno attivo di Europol. I membri di ENFAST sono tutti specializzati nell’individuazione di criminali in fuga sospettati o condannati per reati gravi e soggetti a mandati d’arresto europei.

I Paesi che aderiscono al progetto sono il Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. 

ALESSANDRIA. DPCM GOVERNO:MANIFSTAZIONE NON AUTORIZZATA SOTTO LA PREFETTURA.

Alcune decine di persone si sono radunate questa sera, sotto la Prefettura di Alessandria per protestare contro contro il nuovo DPCM del governo per il contenimento del contagio da coronavirus.

Una manifestazione non autorizzata è stata convocata con il passaparola su chat e social sotto la Prefettura di Alessandria.

Il tam tam dei social ha richiamato alcune decine di persone, apparentemente senza sponsor politici, che hanno manifestato sotto la prefettura di Alessandria contro le nuove misure del DPCM varato dal governo il 24 ottobre 2020 per contenere i contagi da “coronavirus” analogamente a quanto fatto in altri paesi Europei. La piazza è stata blindata dalle forze dell’ordine perché la manifestazione non è autorizzata e per il timore che i manifestanti potessero emulare le piazze di Torino, Napoli e Milano dove sono stati saccheggiati negozi, infranto vetrine e dato alle fiamme i cassonetti dell’immondizia.

In piazza i manifestanti hanno urlato “Libertà” senza creare alcun particolar problema all’ordine pubblico, ma l’obbligo di uso della mascherina e il distanziamento non sono stati rispettati e perciò ci aspettiamo un aumento dei contagi da coronavirus nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

I manifestanti hanno spiegato che “nessuno vuole fare casino qui, siamo persone pacifiche, vogliamo solo lavorare e non chiudere”. 

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