Mese: ottobre 2020

VARESE. POLIZIA DI STATO. SCOPERTO TRAFFICO DI ARMI DA GUERRA.

Varese: traffico illegale di armi da guerra, 4 arresti

I poliziotti della questura di Varese hanno arrestato 4 persone coinvolte in un traffico internazionale illegale di armi da guerra.
L’operazione, condotta dalla Digos di Varese, si è sviluppata attraverso il controllo ed il monitoraggio di una persona già conosciuta per la commissione di reati analoghi.

All’uomo, un 59enne di Varese, lo scorso settembre erano stati concessi i benefici dell´obbligo di dimora in sostituzione degli arresti domiciliari, ma sin dai mesi precedenti era emerso che lo stesso mantenesse numerosi contatti sospetti.
Tale atteggiamento aveva indotto gli investigatori ad intensificare le indagini e, nel corso di un servizio mirato di pedinamento dell´uomo, è stato accertato il suo attraversamento del confine nazionale verso la Svizzera.

Nella stessa serata, al rientro in Italia, il 59enne è stato fermato dagli agenti della Guardia di finanza alla frontiera, tempestivamente avvisati, che lo hanno sottoposto ad un approfondito controllo trovandolo in possesso di una pistola munita di caricatore, di munizionamento e parte di un’altra arma semiautomatica.
In considerazione di ciò è stata eseguita una perquisizione nell’abitazione dell’uomo in cui sono state sequestrate diverse armi da guerra: 1 mitra cecoslovacco VZ26, un fucile d´assalto Armsel Striker, 1 pistola Remington cal. 45 completa di caricatore e 2 pistole lancia razzi con 10 munizioni, 1 granata ad “ananas” completa di spoletta, 21 parti d´arma e 168 munizioni di vario calibro, anche da guerra.

Nel corso di una seconda perquisizione, che ha interessato una cantina, sono stati trovati inoltre 2 mitragliatrici pesanti, 6 mitra, 4 fucili mitragliatori, 3 pistole mitragliatrici, 14 fucili di vario tipo tra cui 2 kalashnikov, 2 granate fumogene, 35 parti d´arma, circa 10mila munizioni di vario calibro, 128 serbatoi per cartucce.

Da ulteriori approfondimenti d’indagine della Digos di Varese e del Servizio antiterrorismo interno della Direzione centrale della polizia di prevenzione, che ha coordinato le indagini, sono state individuate 3 persone tra i contatti dell’indagato, che sono state arrestate per gli stessi reati.

Nel corso delle perquisizioni dei 3 indagati, gli agenti hanno rinvenuto complessivamente 3 armi da guerra, 14 manufatti artigianali esplosivi, 7 pistole semiautomatiche, 6 revolver, una pistola con la matricola abrasa, 1 fucile a pompa e centinaia di munizioni di vario calibro.

Olivia Petillo

NAPOLI. POLIZIA DI STATO. “LAVATRICE” EUROPEA PER IL CYBER-RICICLAGGIO

Scoperta la “lavatrice” europea per il cyber-riciclaggio

Reclutavano “muli” in tutta Europa e li utilizzavano per riciclare soldi sporchi, frutto di frodi informatiche messe in atto da cybercriminali. L’attività illecita è stata scoperta con l’attività investigativa internazionale denominata “2BaGoldMule”. L’indagine ha portato all’arresto di 19 persone in tutta Europa appartenenti ad un’organizzazione denominata “QQAAZZ”, attiva dal 2016 nel campo del cyber-riciclaggio internazionale.

In particolare l’organizzazione era diventata un punto di riferimento continentale come piattaforma per ripulire il denaro sporco, in gergo chiamata “lavatrice”.
Per l’Italia hanno operato gli agenti della Sezione financial cybercrime della Polizia postale, diretti dal Gruppo intersezionale per la cybersicurezza della Procura di Napoli, in collaborazione con Europol, Fbi degli Stati Uniti e le Forze di polizia di altri 14 Paesi europei.

I cybertruffatori utilizzavano sofisticati virus bancari come Dridex, Trickbot, GozNym, con i quali accedevano abusivamente nei conti correnti online sottraendo decine di milioni di euro che necessitavano di essere “ripuliti” e, per fare questo, si rivolgevano a “QQAAZZ”.

La centrale di riciclaggio aveva basi operative in Portogallo e Spagna, con ramificazioni in molti Paesi europei, compresa l’Italia. Per riciclare il denaro era necessario un grande numero di conti correnti bancari online, intestati a “teste di legno”, i cosiddetti “muli”, utilizzati per spostare ingenti somme, rendendole così difficilmente rintracciabili. Parte del denaro veniva utilizzata per acquistare cryptovalute o attività commerciali nel Regno Unito.

Gli investigatori italiani hanno individuato due italiani sospettati di essere una cellula del gruppo criminale, utilizzati come  procacciatori di “muli” da riciclaggio, e sequestrato dispositivi informatici e documentazione finanziaria che ne proverebbe l’appartenenza al gruppo.

Dall’indagine è emerso che sono le 11 vittime italiane dei truffatori che hanno poi ripulito il denaro utilizzando i servizi della “QQAAZZ”, per un totale di oltre 750mila euro; tra loro anche l’Ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli.

Sono in fase di esecuzione i provvedimenti di sequestro preventivo emessi dal Gip di Napoli in relazione a tutti i conti correnti utilizzati per compiere i reati.

Sergio Foffo

GENOVA. POLIZIA DI STATO.”RIP-DEAL”, TRUFFA DA 400.000 EURO

Genova: truffa “rip-deal” da 400mila euro, 3 arresti

Tre persone sono finite in manette a conclusione delle indagini per una truffa chiamata “rip-deal”, “Affare sporco”, una truffa commessa utilizzando una particolare tecnica di raggiro.

Gli uomini della Squadra mobile di Genova sono riusciti a risalire ai responsabili che lo scorso maggio avevano attirato la loro vittima all’interno di un hotel di lusso di Genova perché interessati all’acquisto di 7 orologi dal valore di 400mila euro.

All’incontro, dopo aver visionato gli orologi, i truffatori hanno pattuito di corrispondere il prezzo richiesto in contanti, ma all’atto della consegna hanno sostituito le banconote vere con quelle false, per poi fuggire a bordo di un auto guidata da un terzo complice.

L’analisi delle immagini degli impianti di video sorveglianza, il contributo della vittima e di alcuni testimoni, hanno consentito di raccogliere, a carico degli autori, elementi di responsabilità per i fatti contestati.

Gli indagati, tutti residenti nella provincia di Torino sono stati rintracciati nelle loro abitazioni nelle quali gli agenti hanno trovato abiti compatibili con quelli utilizzati per la frode, macchinetta conta-soldi, scatole di orologi Rolex, numerosi telefoni cellulari e circa 25 chili di banconote false.

Olivia Petillo

TRAPANI. POLIZIA DI STATO. SEI INDAGATI PER FAVOREGGIAMENTO DELLA LATITANZA.

Trapani: favorirono la latitanza di un condannato, sei indagati

operazione Reggio EmiliaIndagate sei persone per aver favorito la latitanza di un condannato a 15 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.

Le indagini della Polizia hanno permesso di identificare sei persone, poste agli arresti domiciliari, tra cui alcune del tutto insospettabili, che, in vari modi e con ruoli diversi, avevano dato alloggio, fornito assistenza e favorito la fuga all’estero di un latitante considerato un broker professionista nell’organizzazione dei traffici di droga con la Colombia.

Il malvivente, legato alla famiglia mafiosa degli Agate di Mazara del Vallo (Trapani), aveva fatto perdere le sue tracce nel luglio 2018 quando era divenuta esecutiva la condanna a 15 anni di carcere inflitta dalla Corte di Appello di Reggio Calabria.

Il pregiudicato era riuscito a rifugiarsi nella città romena di Oradea, grazie ad una fitta rete di fiancheggiatori, dove era stato catturato a ottobre 2018 durante una operazione internazionale coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguita dalla Squadra mobile di Trapani, dal Servizio Centrale Operativo, dalla Polizia romena e dall’Interpol.

Tra i fiancheggiatori che avevano favorito la latitanza del condannato un’infermiera professionale bolognese, che aveva avuto in cura il condannato e una donna romena, residente in Emilia, che si era occupata di organizzare la permanenza del latitante nella città di Oradea con la complicità di una connazionale.

Il ruolo centrale era svolto dalla paramedica che, in diretto contatto con gli indagati di origine mazarese, manteneva rapporti diretti con il latitante utilizzando schede telefoniche intestate a cittadini stranieri.

Gli investigatori hanno anche documentato il movimento di denaro che serviva al mantenimento del latitante, in più occasioni effettuato con borsoni e valigie trasportati dalla sua “governante” romena.

L’attività investigativa è stata svolta dagli uomini del Servizio centrale operativo e delle Squadre mobili di Trapani, Palermo e Bologna e hanno interessato le città di Mazara del Vallo (Trapani), Bologna e Imola (Bologna)

VENEZIA. POLIZIA DI STATO. ATTIVITA’ DI CONTRASTO ALLA PEDOPORNOGRAFIA.

Postale: contrasto alla pedopornografia, 4 arresti

Scoperta dalla Polizia postale di Venezia una rete di pedofili italiani che attraverso una piattaforma di messaggistica si scambiavano video e foto pedopornografici. Sedici persone sono state indagate di cui 4 arrestate per divulgazione, cessione e detenzione di materiale.

L’attività di indagine si è sviluppata con la meticolosa analisi dei dati informatici e delle chat di messaggistica di un social e ha portato alla identificazione degli indagati che usavano tale piattaforma per gli scambi.

Questo social non utilizza i numeri di telefono ma un account a cui si associa un nikname. Il minuzioso lavoro degli investigatori, attraverso la ricostruzione delle identità con le connessioni IP, è riuscito ad individuare i pedofili.

Si tratta d’insospettabili individui, impiegati, camerieri, operai con un’età variabile compresa tra i 23 e i 60 anni.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati decine di telefonini e computer da cui sono emersi importanti riscontri: sia in merito al possesso e allo scambio, sia all’appartenenza ai vari gruppi sui social utilizzati per la cessione del materiale.

Olivia Petillo