ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. AUMENTANO CONTAGI E MORTI PER CORONAVIRUS: “IL VESCOVO DI ALESSANDRIA GUIDO GALLESE POSITIVO AL VIRUS”.

Il bollettino del 24 ottobre nella provincia alessandrina, in Italia, in Europa e nel mondo segna il nuovo record. Rischio lockdown in molti paesi Europei. Alessandria un morto, 108 nuovi contagiati in provincia. (totale 5543)

Il vescovo di Alessandria positivo al Covid

Monsignor Guido Gallese è risultato positivo al Covid-19 ed è in isolamento domiciliare dove viene curato intanto sono state rinviate due ordinazioni sacerdotali e tutti gli altri impegni pastorali.

La diocesi di Alessandria dopo aver ricevuto l’esito del tampone ha comunicato che il vescovo di Alessandria, Guido Gallese, 58 anni, è positivo al Covid. 

Le condizioni di salute del Vescovo sono buone e si sta curando in casa dove è in isolamento domiciliare.

Intanto sono stati avviati gli accertamenti previsti dal protocollo, il tracciamento e le verifiche dei contatti a rischio. 

Gli impegni del vescovo sono stati rinviati, rinviate le ordinazioni  sacerdotali di  Santiago Ortiz (31ottobre) e Domenico Dell’Omo (7 novembre). 

Il vescovo ha voluto da una parte rassicurare i sacerdoti e dall’altra i fedeli alessandrini: “La Madonna della Salve ci protegga e interceda per noi in questo momento così difficile, in cui siamo chiamati ad offrire amorevolmente le nostre fatiche e sofferenze, come ci insegna l’Apocalisse, alla luce della quale stiamo camminando come Chiesa alessandrina”.

La provincia di Alessandria di nuovo al centro dei contagi per coronavirus conta un morto mentre dall’inizio della pandemia i guariti sono 3633 (+3) su un totale di 29.898 in Piemonte

Il 24 ottobre un paziente è morto  per coronavirus in provincia e sono stati registrati 108 nuovi contagiati. I pazienti dichiarati guariti sono 3.

L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti guariti sono 29.898 (+83), suddivisi su base provinciale: 3633 (+3) Alessandria, 1675 (+2) Asti, 934 (+0) Biella, 3019 (+9) Cuneo, 2842 (+5) Novara, 15.095 (+56) Torino, 1426 (+1) Vercelli, 1064 (+7) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 210. 1259 sono “in via di guarigione”.

I DECESSI TOTALI IN PIEMONTE SONO 4248

Il totale complessivo in regione è di 4248 deceduti risultati positivi al virus: 695 Alessandria, 259 Asti, 220 Biella, 408 Cuneo, 398 Novara, 1863 Torino, 231 Vercelli, 133 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 41 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

I casi di persone positive al Covid-19 in Piemonte sono 53.248 (+1548) di cui 799 (52%) asintomatici.  

I casi presi in esame sono 1548: 491 screening, 419 contatti di caso, 638 con indagine in corso. Ambito: 159 RSA, 177 scolastico, 1212 popolazione generale. I casi importati sono 3 su 1548.

La suddivisione su base provinciale: 5543 Alessandria, 2759 Asti, 1705 Biella, 6321 Cuneo, 4668 Novara, 27682 Torino, 2124 Vercelli, 1560 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 398 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 488 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 88 (+4).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 1483 (+121)

Le persone in isolamento domiciliare sono 16.272

I tamponi diagnostici sono 931.476 (+11847),di cui 502.873 risultati negativi.

Giro di vite anti Covid in Europa, la mappa dei contagi 

  • In Germania con oltre 15.000 contagi la cancelliera tedesco Merkel chiede per la Germania provvedimenti più rigorosi.
  • In Francia che ha superato i 40.000 contagi Macron ha annunciato un giro di vite per contrastare la diffusione del contagio.
  • In Irlanda del Nord sono state chiuse le scuole. 
  • In Europa, in ordine sparso e con misure diverse da Paese a Paese, tornano restrizioni alla vita delle persone per arginare la seconda ondata di coronavirus.
  • La cartina dell’Europa con i casi di ogni singolo Paese.
  • LA SITUAZIONE CONTAGI IN ITALIA.
  • Covid-19 – Situazione in Italia

Nel nostro Paese è attiva fin dall’inizio della pandemia una rete di sorveglianza sul nuovo coronavirus. 

  • Si riporta una analisi dei dati relativi al periodo 12-18 ottobre 2020.
  • Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi, e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Alcuni dei casi identificati tramite screening, tuttavia, potrebbero aver contratto l’infezione in periodi antecedenti.
  • Si continua a osservare un forte incremento dei casi che porta l’incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg a 146,18 per 100.000 abitanti (periodo 5/10-18/10) (vs di 75 per 100.000 abitanti nel periodo 28/9-11/10). Nello stesso periodo, il numero di casi sintomatici è passato da 15.189 (periodo 28/9-11/10) a 27.114 (periodo 5/10-18/10).
  • L’aumento di casi è diffuso in tutto il Paese, con tutte le Regioni/PPAA che riportano un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente (flusso MdS). Questa settimana, soltanto uno su quattro dei casi è stato rilevato attraverso attività di tracciamento di contatti, mentre il 31,7% è stato rilevato attraverso la comparsa dei sintomi. Scende anche la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di screening (25,8% vs 31.1% della settimana precedente). Nel 16,9% dei casi non è stato riportato l’accertamento diagnostico.
  • Nel periodo 01 – 14 ottobre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,50 (95%CI: 1,09 -1,75). Per dettagli sulle modalità di calcolo ed interpretazione dell’Rt riportato si rimanda all’approfondimento disponibile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.  
  • Sono riportati segnali di allerta della resilienza dei servizi territoriali in tutte le Regioni/PA.
  • L’epidemia è in rapido peggioramento e compatibile complessivamente con un scenario di tipo 3 con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane: si riscontrano infatti valori di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle Regioni/PA italiane e segnali che si riesca solo modestamente a limitare il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2. Si osserva una rapida crescita dell’incidenza, impossibilità sempre più frequente di tenere traccia di tutte le catene di trasmissione e rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica.
  • Sono complessivamente 7.625 i focolai attivi, di cui 1.286 nuovi, quindi anche se sono in aumento i focolai attivi, per la prima volta in undici settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 4.913 focolai attivi di cui 1.749 nuovi). Questa diminuzione è probabilmente dovuta al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico: sono stati segnalati 23.018 casi non associati a catene di trasmissione note (vs 9.291 la settimana scorsa) che corrisponde al 43,5% del totale di casi notificati questa settimana.  Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (106/107). La maggior parte di questi focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare (81,7%) che al momento rappresenta un contesto di amplificazione della circolazione virale e non il reale motore dell’epidemia.
  • Questa settimana sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione). È tuttavia chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste.
  • Questa settimana, a livello nazionale, si è osservato un importante aumento nel numero di persone ricoverate (7.131 vs 4.519 in area medica, 750 vs 420 in terapia intensiva nei giorni 18/10 e 11/10, rispettivamente) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune Regioni/PPAA sopra 10% in entrambe le aree. Se l’andamento epidemiologico mantiene il ritmo attuale, esiste una probabilità elevata che numerose Regioni/PPAA raggiungano soglie critiche di occupazione in brevissimo tempo.