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WASHINGTON. LA CAMPAGNA ELETTORALE VIRTUALE AMERICANA NELL’ERA COVID-19.

Election day per l’America 2020 tra spettacolo e narrazione virtuale della realtà.

La Convention dei democratici americani è virtuale, i candidati soffrono la mancanza di un palco, le urla e gli abbracci dei sostenitori. Dietro le telecamere un Biden imbalsamato ed è Michelle che ruba la scena e si prende più applausi in un appuntamento “No Applause”

La triste campagna elettorale americana vede confrontarsi in contemporanea i tre principali attori: la corsa pazza di Wall Street, la convention dei democratici e la campagna di Trump.

WALL STREET

Wall Street ha realizzato la migliore performance e frantumato il muro del suono della ripresa, a 126 giorni dal picco del coronavirus, l’indice S&P 500 ha superato il precedente record di 3386,15 del 19 febbraio scorso, cancellando il crollo storico della corsa del “toro” (-34%) nei mesi di febbraio e marzo. L’indice S&P guadagna circa il 5% in piena pandemia oltre alla più veloce ripresa da una fase “orso” della storia di Wall Street.

L’ascesa non è solo dei titoli hi-tech con il Nasdaq che ha guadagnato un + 0,73%), ma dell’energia e delle costruzioni, titoli colpiti dalla crisi del coronavirus.

La campagna di Donald Trump ha fissato i fondamentali della campagna elettorale puntando sui dati economici e sui “socialisti”, rappresentati dalla coppia Biden-Harris.

Il presidente nel suo tour elettorale ha scelto come bersaglio privilegiato Michelle Obama con una serie di tweet al veleno e un invito finale: “Qualcuno spieghi per favore a Michelle Obama che Donald J. Trump non sarebbe qui, nella bellissima Casa Bianca, se non fosse stato per il lavoro fatto dal marito Barack Obama. Io e la mia amministrazione, abbiamo costruito la più grande economia nella storia di qualsiasi Paese, abbiamo salvato milioni di vite ed ora sto costruendo una economia ancora più grande di prima. I posti di lavoro abbondano, il Nasdaq è già ad un livello record, il resto verrà. Torna a sederti e guarda!”.

In economia, la Borsa, i posti di lavoro saranno per Trump punti fermi della sua campagna e batterà il ferro caldo della riapertura e della ripresa.

I democratici sono in netto vantaggio e potrebbero agevolmente battere Trump, ma sembra che diano l’impressione che non siano interessati alla vittoria e alla conquista della Casa Bianca.

La convention virtuale dava più l’impressione di un aperitivo consumato in piena emergenza da coronavirus su Zoom. Una delusione totale, una tristezza da alcolisti anonimi.

La pandemia porta con se la certezza che solo il palco del teatro dove si recita dal vivo dal Globe di Shakespeare al Majestic di Broadway, ma sullo schermo non funziona.

La realtà nel teatro dove o la va o la spacca non può essere trasformata in minuscoli pixel e i grandi eventi politici sono teatro.

Molto peggio ha saputo dare di se il cocktail su Zoom dove il lutto e il disastro non sono esorcizzati con un twist di speranza, un messaggio di ottimismo, una ventata di fresca utopia.

La nomina formale di Joe Biden per la presidenza consacrata da Bill Clinton, un uomo carismatico, che ha il senso del ritmo, il fiuto politico e senso dello spettacolo, sperando che i 73 anni non l’abbiano arrugginito e sappia riportare i Democratici al sogno che si può fare ed è sempre stato l’ingrediente del progressismo americano.

I dem hanno l’obiettivo di far sentire le diverse voci dell’America, ma il risultato è che il tono era deludente e neppure la raffinata e luminosa presenza di Eva Longoria è riuscita a dare un tocco di allegria ad un appuntamento che sembrava un rosario recitato in chiesa.

Un’occasione persa! Speriamo nel secondo round.

Il filo narrativo nei temi della campagna elettorale dem è il Black Live Matter e la crisi del coronavirus, ma il rischio è che questa scelta finisca per bruciare in modo irreparabile la figura di Biden nela corsa alla presidenza degli USA. Il biglietto da visita proposto da Bill Clinton potrebbere riaprire i giochi e non può essere buttato al vento.

Biden è Biden, tutto qui, è imbalsamato esattamente come un Trump, incollato ai twitt e come Donald il candidato dem brilla prepotentemente di trucco nel disperato tentativo di mascherare l’età.

Nella convention dei democratici si è parlato di George Floyd, della violenza della polizia e Biden ha detto di ricordare le sue parole.

Il voto dichiarato per Biden da Kristin Urquiza, il padre morto di coronavirus, è il capitolo più delicato di questa campagna elettorale. Potrebbe apparire come un argomento sopra le righe, ma lo fanno tutti come in una lotta senza quartiere e li tirano tutti da entrambe le parti.

Il capitolo Covid, con i suoi oltre 172.000 morti, è l’argomento triste scomodo di cui parlano tutti: infermieri, gli operatori sanitari. Un argomento, il Covid-19, che  in America ha scatenato una lotta politica durissima.

Tutti con la mascherina, ma fino allo scorso mese Trump, in segno di sfida al destino, preferiva non metterla e invitava gli americani a fare lo stesso, poi il cambio di rotta: “mettere la mascherina era un segno di patrittismo”.

La guerra delle immagini sono diventate una costante dove l’America responsabile si auto-rappresenta democratica, una battaglia tra due mondi che colledono con l’immaginario di un’America doppia, divisa, frantumata.

La crisi del Postal Service e le manipolazioni di Trump sul voto per corrispondenza vengono toccate dai Dem contro The Donald. Manca il programma e manca l’imperativo di mandare via dalla Casa Bianca Trump, l’opposizione al presidente emergere con forza nei sondaggi.

Il primo giorno di convention democratica se n’è andato in quella che il New York Times ha definito: “No Applause, No Crowds: Democrats Begin a Most Unusual Convention”.

Una convention inusuale senza applausi senza folla e toccherà a Bill Clinton raddrizzare le sorti di una convention che somiglia più a un rosario recitato in chiesa che a alla presentazione del candidato presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.