Mese: luglio 2020

COSENZA. TURBATIVE D’ASTA E CORRUZIONE NELLE VENDITE GIUDIZIARIE, 16 PERSONE INDAGATE.

Alle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari a carico di 16 persone, indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle “turbative d’asta”, corruzione in atti giudiziari, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio.

Nell’operazione, denominata “White Collar”, risultano indagati 48 soggetti, di cui 9 colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere e 7 agli arresti domiciliari.

L’indagine, condotta dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Corigliano Calabro su delega della Procura della Repubblica di Castrovillari, ha riguardato irregolarità poste in essere da alcuni professionisti delegati e curatori fallimentari nelle procedure di vendite giudiziarie immobiliari presso il locale Tribunale.

Dalle investigazioni delle Fiamme Gialle è emersa l’esistenza di una ben strutturata associazione per delinquere, operante dal 2017, dedita all’illecita ingerenza nelle vendite giudiziarie immobiliari, con il fine di indirizzare l’esito delle aste e l’assegnazione dei beni ai clienti del gruppo criminale, i quali si rivolgevano ad esso sia perché direttamente contattati dagli stessi membri del sodalizio, sia spontaneamente per il significativo “grado reputazionale” acquisito nel contesto territoriale.

L’organizzazione ha acquisito informazioni riservate sulle procedure e, più specificatamente, sui possibili partecipanti, oltre che per “accomodare” l’esito delle aste, anche attraverso forme di dissuasione rivolte verso altri potenziali concorrenti.

In tale contesto, il sodalizio criminale è divenuto di per sé centro di raccolta delle informazioni sui soggetti interessati all’acquisto, anche sotto la forma di “cartello collusivo aperto”, gestendo tali informazioni al fine di condizionare la partecipazione alle aste.

Infatti, da un lato, i soggetti interessati all’acquisto si rivolgevano ai membri dell’organizzazione per raggiungere il loro scopo, dall’altro, i sodali, una volta acquisite le richieste dei clienti, le gestivano a loro convenienza per “pilotare” il bene verso uno specifico prescelto “cliente”, distogliendo dalla partecipazione gli altri soggetti.

A capo dell’organizzazione un cittadino coriglianese, dipendente della P.A. dislocato presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano, al quale sono stati, altresì, contestati i reati di truffa aggravata e false attestazioni o certificazioni, alla luce dell’abbandono del posto di lavoro senza permesso e senza timbrare l’uscita ed il rientro, ovvero della falsa attestazione della propria presenza in servizio mediante la fraudolenta marcatura nell’apposito apparecchio marcatempo.

Fondamentali per l’organizzazione criminale si sono poi rilevate le figure di 2 soggetti, l’uno, di professione avvocato procacciatore dei clienti interessati a partecipare alle aste, l’altro dottore agronomo, con il ruolo di individuare fisicamente, anche sulla base dei dati contenuti negli avvisi di vendita, i terreni oggetto delle procedure esecutive, così da consentire ai sodali di proporre tali beni ai clienti dell’associazione.

Di altrettanto rilievo ai fini del raggiungimento degli obiettivi criminali dell’associazione, sono state individuate le figure di 3 avvocati, con studi nell’area urbana di Corigliano-Rossano, sodali della associazione stessa, con il compito di istruire le offerte dei clienti dell’organizzazione, partecipando per conto degli stessi alle varie procedure esecutive, con la formula “per persona da nominare”.

Inoltre, sulla base delle direttive loro fornite dal capo dell’associazione, tali legali erano deputati ad acquisire illecitamente, presso i professionisti delegati, i curatori fallimentari ed i custodi giudiziari, le informazioni (coperte da segreto d’ufficio) relative agli offerenti e, più in generale, ai soggetti interessati alle aste, oltre che a raggiungere accordi collusivi con i concorrenti.

L’attività d’indagine ha, infatti, disvelato un sommerso sistema relazionale tra l’organizzazione e vari professionisti delegati alle vendite (9 di essi, tra avvocati e commercialisti, colpiti da misura cautelare) che, in spregio alla funzione di “pubblici ufficiali”, hanno collusivamente gestito le aste giudiziarie in favore dei “clienti” dell’organizzazione. In tali rapporti collusivi, si sono verificati anche eventi di corruzione dei professionisti delegati che, in cambio della turbativa d’asta, hanno concordato una dazione di denaro.

Come peraltro emerso dalle indagini, una delle principali modalità adottate dai sodali per utilizzare notizie coperte dal segreto d’ufficio, è consistito nell’ottenere, tramite i compiacenti curatori fallimentari o i professionisti delegati, la possibilità (prevista dalle modalità di funzionamento del sistema delle aste telematiche) di consultare anzitempo i bonifici cauzionali accreditati dai soggetti interessati all’asta sul conto della procedura, così venendo a conoscenza delle offerte che sarebbero state presentate e dei nominativi degli offerenti, in modo da poterli poi avvicinare con l’intento di raggiungere un illecito accordo, ovvero dissuaderli dal partecipare all’asta.

Colpito da misura di custodia cautelare in carcere anche un 55enne coriglianese, residente in Cassano all’Ionio, gravato da precedente penale di rilievo e già coinvolto in una nota operazione della D.D.A. di Catanzaro contro la ‘Ndrina Forastefano, il quale è risultato artefice di turbamento della regolarità delle procedure d’asta, con minacce rivolte ai controinteressati, ottenendo la rinuncia degli stessi alla partecipazione.

L’operazione “White Collar” si colloca nell’ambito della più ampia attività di salvaguardia della legalità economico-finanziaria, volta al contrasto delle organizzazioni delinquenziali connotate da particolare insidiosità per il tessuto economico e sociale del Paese, ponendosi così quale baluardo a salvaguardia del regolare funzionamento dei sistemi istituzionali su cui i cittadini ripongono le aspettative di tutela dei propri diritti e interessi.

MANTOVA. SEQUESTRATI 7 MILIONI DI EURO AD UN NOTO IMPRENDITORE DEL MANTOVANO.

Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Mantova, ha dato esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale, emessa dal Tribunale di Brescia a carico di un noto imprenditore mantovano attivo nel campo della ristorazione, del commercio degli autoveicoli nonché nel settore immobiliare.

Il provvedimento trae origine dalla vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto l’imprenditore nell’anno 2017 quando veniva tratto in arresto per il delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa e tributari.

Successivamente a tale vicenda le Fiamme Gialle di Mantova intraprendevano complessi accertamenti economico-finanziari corroborati anche dalle risultanze delle indagini riscontrando nel periodo 2002 – 2017 una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dal proposto e il suo nucleo familiare convivente rispetto ai beni posseduti dallo stesso anche per interposta persona fisica o giuridica. In definitiva l’imprenditore aveva un tenore di vita e una disponibilità di beni non compatibile con gli esigui redditi dichiarati tanto da far comprendere che traeva il proprio sostentamento dal profitto di condotte illecite.

L’esito delle investigazioni veniva comunicato alla Procura di Brescia che proponeva al Tribunale di Brescia, il sequestro finalizzato a confiscare i beni ottenuti con l’attività illecita. Per questo motivo, dopo un attento esame, la citata Autorità Giudiziaria emetteva un provvedimento urgente di sequestro nell’ambito dei poteri del D.lgs. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) ordinando di apprendere le quote e i compendi aziendali di 5 società, tra cui 35 autovetture (anche di lusso), 2 motoveicoli, 23 immobili tra locali commerciali, magazzini e abitazioni e 24 terreni nonché uno yacht per un valore complessivo stimato di oltre € 7.000.000.

L’attività è un ulteriore testimonianza del costante e sinergico impegno della Guardia di Finanza e dell’Autorità Giudiziaria (Procura della Repubblica e Tribunale) finalizzato ad aggredire i patrimoni, soprattutto quelli rilevanti, illecitamente accumulati attraverso la commissione dei delitti.

Le misure di prevenzione patrimoniale, dapprima con il sequestro e dopo con la definitiva confisca, cercano di riequilibrare l’infiltrazione nel tessuto economico sano di patrimoni o di attività economiche a danno di chi operando nella legalità si trova a fronteggiare una sleale concorrenza di coloro che si avvantaggiano dalla commissione sistematica e continua di delitti tra cui anche quelli di natura fiscale o “predatoria”.

Ora i beni sono stati affidati alla temporanea gestione di un amministratore giudiziario, che agendo sotto la direzione dello stesso Tribunale potrà assicurare la conservazione dei beni aziendali in attesa delle successive decisioni.

POTENZA. 16 MISURE CAUTELARI E 4 ARRESTI PER GLI ULTRAS CHE AGGREDIRONO I TIFOSI DEL MELFI.

Sono 16 le misure cautelari, quattro di arresti domiciliari e nove di obbligo di dimora, eseguite dagli agenti della Squadra mobile e della Digos di Potenza per l’indagine ”Last supporters”.

L’operazione di stamattina chiude il cerchio sull’aggressione ai tifosi del Melfi da parte di quelli del Rionero avvenuti lo scorso 19 gennaio e nei quali perse la vita un tifoso rionerese.

In quell’occasione vennero arrestate 26 persone nell’immediatezza dei fatti. Successivamente, attraverso l’acquisizione di campioni biologici, prove digitali, intercettazioni telefoniche e monitoraggio della zona dove erano avvenuti i fatti, i poliziotti sono riusciti a risalire agli indagati odierni. I tifosi del Rionero avevano premeditato l’aggressione ai tifosi del Melfi, e le intenzioni erano quelle di un’imboscata aspettando i tifosi avversari alla stazione di Vaglio, a dieci chilometri da Potenza, dove i supporters del Melfi sarebbero passati necessariamente.

In una delle chat di gruppo analizzate, i poliziotti hanno trovato espressioni del tipo “andiamo a fare Nassirya” come chiaro segno di premeditazione di un’azione organizzata.

NAPOLI. REATI AMBIENTALI, SEQUESTRATE 42 TONNELLATE DI RIFIUTI SPECIALI.

I funzionari di Agenzia Dogane e Monopoli in servizio presso l’Ufficio delle Dogane di Napoli 1, unitamente a militari del II Gruppo della Guardia di Finanza di Napoli, nel corso di diverse operazioni condotte nello scalo partenopeo hanno sottoposto a sequestro circa 42 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non, “stipati” in quattro container destinati in Nigeria e Burkina Faso che, sulla base della documentazione accompagnatoria, avrebbero dovuto contenere, invece, effetti personali e masserizie

Al loro interno sono stati rinvenuti occultati da autoveicoli e da fusti contenenti indumenti usati ed in pessimo stato di conservazione, un ingente quantitativo di elettrodomestici e pneumatici fuori uso, balle di indumenti e scarpe non sanificati, nonché 175 batterie per auto ed accumulatori per ripetitori telefonici non dichiarati e verosimilmente rubati.

In totale circa 42 tonnellate di rifiuti speciali che avrebbero fruttato proventi per oltre 150.000 euro.

Denunciati all’Autorità Giudiziaria 12 responsabili, quattro italiani, due nigeriani, due ghanesi, un burkinabé e tre togolesi, per falsità ideologica, traffico illecito di rifiuti, ricettazione e violazioni al Testo Unico Ambientale.

L’operazione conferma la proficua sinergia tra l’Agenzia Dogane e Monopoli e la Guardia di Finanza nel contrasto ai traffici illeciti, anche a presidio delle norme di tutela ambientale.

VARESE. POLIZIA DI STATO. DEPOSITO AERONAUTICO TRASFORMATO IN LABORATORIO PER LA RAFFINAZIONE DELLA COCAINA.

Varese: fermato traffico di cocaina

Cocaina sequestrata

Due persone, un italiano e un albanese, avevano trasformato un magazzino utilizzato per il deposito di materiale aeronautico in un laboratorio per la raffinazione la preparazione e lo stoccaggio di sostanza stupefacente.

Lo hanno scoperto gli investigatori della questura di Varese che hanno arrestato i due che, tra pezzi e parti di ricambio di aerei, nascondevano bilancini di precisione, fornelli, presse ed altro materiale per la preparazione di panetti di droga.

Gli agenti del Commissariato Gallarate hanno sequestrato, nel magazzino di Vergiate, poco distante da Varese, anche 2 chili e trecento grammi di cocaina, 230 grammi di marjuana ed anche una pistola calibro 7,65 con le munizioni risultata rubata cinque anni fa.

Un altro sequestro di cocaina è avvenuto durante un controllo di routine da parte della volante del commissariato di Gallarate che, a bordo di un camion, ha trovato e sequestrato ben 9 chili di cocaina arrestando l’autista del mezzo