Mese: luglio 2020

NAPOLI. REATI AMBIENTALI, SEQUESTRATE 42 TONNELLATE DI RIFIUTI SPECIALI.

I funzionari di Agenzia Dogane e Monopoli in servizio presso l’Ufficio delle Dogane di Napoli 1, unitamente a militari del II Gruppo della Guardia di Finanza di Napoli, nel corso di diverse operazioni condotte nello scalo partenopeo hanno sottoposto a sequestro circa 42 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non, “stipati” in quattro container destinati in Nigeria e Burkina Faso che, sulla base della documentazione accompagnatoria, avrebbero dovuto contenere, invece, effetti personali e masserizie

Al loro interno sono stati rinvenuti occultati da autoveicoli e da fusti contenenti indumenti usati ed in pessimo stato di conservazione, un ingente quantitativo di elettrodomestici e pneumatici fuori uso, balle di indumenti e scarpe non sanificati, nonché 175 batterie per auto ed accumulatori per ripetitori telefonici non dichiarati e verosimilmente rubati.

In totale circa 42 tonnellate di rifiuti speciali che avrebbero fruttato proventi per oltre 150.000 euro.

Denunciati all’Autorità Giudiziaria 12 responsabili, quattro italiani, due nigeriani, due ghanesi, un burkinabé e tre togolesi, per falsità ideologica, traffico illecito di rifiuti, ricettazione e violazioni al Testo Unico Ambientale.

L’operazione conferma la proficua sinergia tra l’Agenzia Dogane e Monopoli e la Guardia di Finanza nel contrasto ai traffici illeciti, anche a presidio delle norme di tutela ambientale.

VARESE. POLIZIA DI STATO. DEPOSITO AERONAUTICO TRASFORMATO IN LABORATORIO PER LA RAFFINAZIONE DELLA COCAINA.

Varese: fermato traffico di cocaina

Cocaina sequestrata

Due persone, un italiano e un albanese, avevano trasformato un magazzino utilizzato per il deposito di materiale aeronautico in un laboratorio per la raffinazione la preparazione e lo stoccaggio di sostanza stupefacente.

Lo hanno scoperto gli investigatori della questura di Varese che hanno arrestato i due che, tra pezzi e parti di ricambio di aerei, nascondevano bilancini di precisione, fornelli, presse ed altro materiale per la preparazione di panetti di droga.

Gli agenti del Commissariato Gallarate hanno sequestrato, nel magazzino di Vergiate, poco distante da Varese, anche 2 chili e trecento grammi di cocaina, 230 grammi di marjuana ed anche una pistola calibro 7,65 con le munizioni risultata rubata cinque anni fa.

Un altro sequestro di cocaina è avvenuto durante un controllo di routine da parte della volante del commissariato di Gallarate che, a bordo di un camion, ha trovato e sequestrato ben 9 chili di cocaina arrestando l’autista del mezzo

TORINO. POLIZIA DI STATO. ARRESTATE 19 PERSONE PER GLI SCONTRI DI FEBBRAIO.

Torino: per gli scontri di febbraio eseguite 19 misure cautelari

perquisizioni

La Polizia di Stato di Torino ha arrestato 19 misure militanti del centro sociale Askatasuna, alcuni anarchici e studenti dei collettivi universitari ritenuti responsabili dei reati di rapina, resistenza a pubblico ufficiale, minaccia ad incaricato di pubblico servizio, violenza privata e danneggiamento.

I poliziotti delle Digos, nel corso dell’attività di coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione in collaborazione con le questure di Trieste, Brescia, Udine e Cuneo hanno posto agli arresti domiciliari tre persone ritenute essere i principali referenti del “C.U.A. (Collettivo Universitario Autonomo), articolazione di Askatasuna, coordinatori delle azioni violente oltre a sette divieti di dimora a Torino, cinque a carico di persone legate ad Askatasuna e due a carico di appartenenti al centro sociale Ex Asilo.

Per altri nove indagati,quattro  appartenenti ad Askatasuna, due ad Ex Asilo e tre ai Collettivi Universitari la misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria.

I fatti in esame che hanno portato all’emissione delle misure cautelari risalgono al 13 febbraio in occasione di un volantinaggio di esponenti del Fuan sulla tematica delle Foibe fuori dalla Palazzina Einaudi. Contro il volantinaggio si sono mobilitati una quarantina di antagonisti e studenti hanno circondato i Reparti mobili della Polizia di Stato mentre una decina di antagonisti si è introdotta nella struttura universitaria e dopo aver aggredito due guardie giurate con calci e spintoni hanno sfondato la porta di accesso dell’aula “Paolo Borsellino”, assegnata ai rappresentanti del Fuan, danneggiando diversi arredi.

Immediatamente dopo il raid hanno raggiunto il gruppo fuori dalla università dove erano si erano uniti al primo gruppo altri militanti d’area, insieme ai quali tentavano ripetutamente di entrare in contatto con i giovani del Fuan. Un giovane militante di destra è stato colpito con un calcio sferrato da un antagonista che è stato immediatamente bloccato dai poliziotti. Il fermo dello studente ha provocato la reazione degli antagonisti che hanno tentato ripetutamente di sottrarlo con la violenza alle Forze dell’ordine.

Durante il trasporto del fermato presso la Questura, l’autovettura della Polizia è stata circondata da una quarantina di antagonisti che hanno colpito ripetutamente il mezzo della Polizia con calci e pugni nel tentativo di far desistere gli agenti dall’arresto.  

I poliziotti intenti ad allontanare gli antagonisti sono stati spintonati, colpiti con calci, rovesciando diversi cassonetti dei rifiuti davanti l’auto di servizio e lanciandone alcuni contro le Forze di Polizia.

Gli agenti impegnati negli scontri che hanno subito otto feriti con lesioni guaribili da 5 a 30 giorni hanno arrestato due militanti di Askatasuna per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Il giorno successivo al termine di un corteo di protesta nel centro cittadino da militanti antagonisti ed aderenti ai collettivi studenteschi universitari, per solidarizzare con gli arrestati, è stata nuovamente rioccupata e vandalizzata l’aula che era stata assegnata al Fuan con sottrazione anche di alcuni arredi.

Il fatto è avvenuto dopo aver minacciato una guardia giurata posta a vigilanza del locale a cui era stata apposto una nuova serratura per impedire la rioccupazione dell’aula.

Le indagini hanno permesso di identificare e denunciare altri nove militanti d’area per gli stessi reati mentre è ancora al vaglio degli inquirenti la posizione di altre otto persone.

SALERNO. G.di F.- GRAVI VIOLAZIONI AMBIENTALI, SEQUESTRATE 8 AZIENDE BUFALINE.

Comando Provinciale Salerno

I Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno sono impegnati in prima linea nel contrasto dei reati in materia ambientale – fenomeno sempre più allarmante nella Piana del Sele -, con un piano coordinato di controlli. Tutte quelle aziende agricole con sedi attigue a corsi d’acqua affluenti del fiume Sele sono ora nel mirino delle Fiamme Gialle che, dall’inizio dell’anno, sono già intervenute presso oltre 20 allevamenti bufalini, per analizzare le modalità di gestione dei reflui zootecnici.

I militari della Compagnia di Eboli hanno scoperto, in questo modo, gravi illeciti relativi allo smaltimento dei liquami, che in molti casi venivano scaricati direttamente nei canali consortili, mediante sistemi di canalizzazione, pozzetti e tubazioni interrate realizzati ad hoc, contaminando gravemente il terreno e le acque circostanti, destinate a riversarsi poi in mare. Nel corso delle ispezioni sono state individuate anche numerose discariche abusive, con rifiuti “speciali” di ogni tipo, tra cui materiale inerte non trattato, ferro arrugginito, plastica e scarti di lavorazione di prodotti ortivi.

Delle 20 imprese bufaline verificate, nell’ambito dell’operazione denominata “Sele pulito”, ben 8 sono risultate non in regola con la normativa ambientale. Sono stati così denunciati all’A.G. di Salerno i rispettivi titolari, con il sequestro di aree aziendali per una superficie complessiva di oltre 118.000 mq2.

L’ultimo intervento dei Finanzieri ha interessato un’azienda di Eboli (SA), in località Campolongo, a poche centinaia di metri dal mare, dove, oltre allo sversamento illegale dei reflui, sono stati rilevati gravi maltrattamenti di animali: ad esempio, vitelli privi di lettiere ed acqua e, in alcuni casi, ammassati in box di ridotte dimensioni, senza alcuna possibilità di muoversi.

È quindi scattato il sequestro dell’intero complesso, di 20.000 mq2. Spetterà al titolare, accusato di gravi violazioni ambientali e maltrattamento di animali, il ripristino dello stato naturale dei luoghi e la bonifica dell’intera area. Qualche giorno fa, a Serre (SA), le Fiamme Gialle hanno sequestrato un’altra azienda agricola di circa 32.000 mq2 dedita allo smaltimento illegale dei rifiuti.

In questo caso, sono stati scoperti anche 2 lavoratori extra-comunitari “in nero”, con permesso di soggiorno scaduto.

ROMA. G.di F.- SEQUESTRATE 320.000 MASCHERINE NON SICURE.

Comando Provinciale Roma

Oltre 320.000 mascherine FFP2, prive dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa nazionale e comunitaria, sono state sequestrate dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria di Perugia 4 persone per il reato di frode in commercio.

Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia hanno preso le mosse da un precedente sequestro, eseguito in un punto vendita di Ardea, di dispositivi importati dalla Cina e recanti il marchio “CE” in forza di una certificazione rilasciata da un istituto che, in base a quanto emerso dalle indagini, non rientrava tra gli “Organismi notificati”.

I meticolosi accertamenti, svolti dai militari in sinergia con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’I.N.A.I.L., hanno permesso di risalire all’importatore, un’impresa di Perugia molto attiva nella distribuzione di dispositivi di protezione individuale, nonché ad altre società clienti della prima, destinatarie di partite di mascherine.

Su disposizione della Procura della Repubblica di Velletri sono, quindi, scattate perquisizioni presso le sedi e i magazzini di 4 operatori economici – a Roma, Pomezia (RM), Perugia, Anagni (FR) e Civitanova Marche (MC) – che hanno consentito di rinvenire i pezzi sequestrati, i quali, una volta piazzati sul mercato, avrebbero fruttato circa 3,7 milioni di euro.

Oltre 240.000 mascherine sono state scovate presso un deposito dell’importatore di Perugia, che aveva “auto-dichiarato” all’Istituto Superiore della Sanità e all’I.N.A.I.L. il possesso delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

L’operazione rientra nel più ampio dispositivo messo in atto dalla Guardia di Finanza contro i comportamenti illegali che sfruttano la fase emergenziale per trarne profitto.

PIACENZA. LA BANDA DEI CARABINIERI CHE PENSAVANO DI ESSERE I BOSS DI GOMORRA.

Hanno disonorato la divisa, hanno tradito il giuramento di fedeltà alla Repubblica, proteggere i più deboli e di far rispettare le leggi dello stato: il gruppo di carabinieri spacciatori che nel 2018 vennero premiati per ‘gli ottimi risultati nel contrasto allo spaccio’.

Video ripreso da sito di Repubblica.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella che utilizzando le consuete tecniche investigative, intercettazioni telefoniche, acquisizione di video, appostamenti e verifiche sulle disponibilità economiche e sul patrimonio mobiliare e immobiliare ha contesta ai carabinieri della caserma Levante di Piacenza di aver messo in piedi un giro di arresti illegali, spaccio di droga e pestaggi.

Lo scenario in cui si sono mossi gli investigatori della Guardia di Finanza denominata operazione “Odysseus” richiama alla mente l’episodio del 2013 quando nel capoluogo romagnolo venne smantellato un traffico di droga e prostituzione e sei agenti della Questura vennero arrestati insieme a sette persone.

La vicenda dell’epoca venne denunciata da una trans e ad indagare in quella occasione furono i Carabinieri guidati da Rocco Papaleo. Il Carabiniere Papaleo a sette anni di distanza ha denunciato i suoi commilitoni ed ha dato avvio all’indagine nei confronti dei Carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Il maggiore, convocato in procura per un’altra inchiesta, aveva riferito di aver una segnalazione da un uomo di origine marocchina, il quale affermava di essere un informatore dei Carabinieri e che riceveva, come ricompensa per le sue informazioni, della droga contenuta in un contenitore custodito alla caserma Levante. Ma se le informazioni del marocchino non convincevano il gruppo veniva minacciato.

Il gruppo di carabinieri navigavano nel torbido: erano guardie e ladri allo stesso tempo e la situazione era talmente opaca da imporre al comando generale dei carabinieri la decisione di trasferire i vertici dell’Arma di Piacenza.

Hanno lasciato l’incarico il comandante provinciale Stefano Savo, il comandante del reparto operativo Marco Iannucci e il comandante del nucleo investigativo Giuseppe Pischedda.

I Carabinieri indagati nell’inchiesta sulla Gomorra piacentina sono stati già sospesi dal servizio e intanto hanno iniziato a difendersi cominciando a raccontare la loro verità. La difesa di Falanga ha spiegato che: “Quei soldi erano del gratta e vinci, il nigeriano picchiato? E’ caduto per terra”.

I protagonisti della caserma Levante di Piacenza parlano mentre emergono altri particolari sulla vicenda: i tre pusher sono detenuti nel carcere di Cremona e i due carabinieri sono in cella a Piacenza: pestaggi, torture, ricettazione, spaccio di droga avvenuti, per l’accusa, dentro la stazione di via Caccialupo.

Gli episodi di violenze sono stati raccontati dagli spacciatori-informatori: in cambio delle “soffiate” ricevevano il 10% degli stupefacenti e dei soldi sequestrati ai “concorrenti”, oltre al “bonus” in prestazioni sessuali del trans di origini brasiliane: “Nikita”.

I Carabinieri indagati si difendono riferendo che non sarebbe stata commessa nessuna violenza come ha riferito l’appuntato Angelo Esposito, arrestato con i 5 colleghi, nel lungo interrogatorio di garanzia davanti al gip. L’avvocato, Pierpaolo Rivello, spiega che il carabiniere respinge le accuse di tortura, dichiarandosi “del tutto estraneo al mondo di violenza e di soldi illeciti” descritto dall’accusa.

Nel corso dell’interrogatorio l’appuntato è scoppiato più volte a piangere.

Respingono le accuse Matteo Giardino: 58 anni, padre di Alex ,29 anni; Daniele,26 anni, e Simone,32 anni tutti detenuti nelle carceri tra Parma, Cremona e Milano.

Matteo Giardino è a casa, agli arresti domiciliari dopo essere stato fermato il 9 marzo dalla Guardia di Finanza con 2 chili di marijuana nascosti in un Fiat Doblò e destinati, come sostengono gli inquirenti, al “giro” della Levante.

Giardino da una versione diversa: “da ex portavoce locale del movimento dei “forconi” andavo a fare dei lavori gratis in caserma: quando si rompeva un tubo dell’acqua, o quando dovevano cambiare insegna, andavo ad aiutarli”.

Ma per gli investigatori la casa di campagna dei Giardino veniva usata come deposito e nascosta la droga destinata a Peppe Montella, appuntato scelto e considerato la “mente” della banda.

Giardino ha dichiarato che: “Peppe era una persona normale: non mi ha mai minacciato, non ho mai avuto a che fare con lui. Mi sono trovato due chili di marijuana sulla macchina, ma non ce li ho messi io. Chi mi conosce sa chi sono io. I miei figli lavorano e sono bravi ragazzi”.

L’Italia è un paese che vive di paradossi, il paese che non ti immagini, o forse ti immagini, ma fai finta di non conoscere. Nel giugno del 2018, nel corso della cerimonia per i 204 anni della fondazione dell’Arma, i carabinieri della Caserma Levante di Piacenza, attualmente posta sotto sequestro per l’indagine della procura piacentina che ha indagato dieci militari, furono premiati per meriti speciali nella lotta al traffico di droga: “Ai componenti della stazione Piacenza Levante il comandante della legione carabinieri Emilia Romagna riconobbe infatti una menzione particolare per essersi distinti per il ragguardevole impegno operativo e istituzionale e per i risultati conseguiti soprattutto nell’attività di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti”.

Dopo due anni l’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella contesta ai carabinieri della caserma Levante di aver messo in piedi un giro di arresti illegali, spaccio di droga, pestaggi ed estorsioni a fini economici e aumentare il proprio prestigio.

Mentre emergono e si fanno sempre più pesanti le accuse e le responsabilità dei carabinieri indagati la politica entra a gamba tesa nella vicenda e la linea politica della destra è difendere quei carabinieri senza se e senza ma.

Davanti a una vicenda torbida che ha coinvolto la Caserma dei Carabinieri”Levante” di Piacenza, che ha gettato un ombra sull’intera arma dei carabinieri, che ha sporcato la divisa, l’onore e l’integrità di una delle istituzioni più rispettate e amate dagli italiani la parte conservatrice e più reazionaria del nostro paese si è prodigata con una levata di scudi, i soliti distinguo, le mele marce con tutte le giustificazioni per nascondere che la polizia italiana ha urgente bisogno di una riforma che la deve trasformare nel baluardo a difesa delle istituzioni in difesa delle persone più deboli, del rispetto della legge e che non deve tollerare interferenze politiche, messa sotto tutela e protezione da parte di forze politiche lontanissime ideologicamente dalla difesa dello stato democratico nato dalla resistenza e dal sacrificio di migliaia di uomini e donne. 
La destra italiana ancora una volta si distingue e non tollera alcuna interferenza a partire dalle dichiarazioni di Ilaria Cucchi, la donna più odiata dai fan del manganello libero che in più di una occasione hanno rilasciato dichiarazioni in cui giustificavano l’uso della tortura come strumento di indagine, accusata di procacciarsi notorietà sfruttando la morte del fratello, ucciso a calci e pugni mentre era in stato di fermo da un gruppo Carabinieri.

Ma permetteteci di dire che la retorica delle “mele marce” ci ha stufato e bisogna ammettere che esiste un problema di controllo nelle Forze dell’Ordine, un black out che deve necessariamente essere risolto.

ALESSANDRIA. POLIZIA DI STATO. “OPERAZIONE STAZIONI SICURE”

Questura di Alessandria

COMUNICATO STAMPA

“Operazione Stazioni Sicure: 4° giornata di controlli straordinari della Polizia di Stato”

861 persone identificate, di cui 188 stranieri, 74 bagagli controllati, 2 sanzioni amministrative elevate in materia di sicurezza ferroviaria: questo il bilancio dell’operazione “stazioni sicure”, promossa dal Servizio di Polizia Ferroviaria a livello nazionale, che ha visto impegnati 108 operatori della Polizia Ferroviaria nelle stazioni ferroviarie del Piemonte e Valle d’Aosta. Particolare attenzione è stata riservata alle tratte ferroviarie da e per la Liguria sulle quali si registra una maggior presenza di viaggiatori nel periodo estivo, anche allo scopo di prevenire episodi di aggressioni al personale F.S.I. e danneggiamenti alle strutture ferroviarie, dai quali ne potrebbero conseguire notevoli ripercussioni sul trasporto e la sicurezza. Al fine di condurre un’efficace attività di prevenzione di condotte illecite e di un adeguato mantenimento delle misure di sicurezza negli ambiti ferroviari, i servizi hanno interessato i principali scali cittadini, con particolare attenzione a quelli minori non presenziati. Gli operatori impiegati hanno effettuato accertamenti su viaggiatori e bagagli, all’atto della salita e discesa dai convogli, anche con l’uso di metal detector e delle più recenti tecnologie che consentendo un disbrigo più rapido delle procedure di identificazione, consentendo un maggior numero di controlli di Polizia grazie all’immediato accesso alle banche dati.

Con specifico riferimento alla Provincia di Alessandria le suddette attività si sono concentrate nelle stazioni ferroviarie di Alessandria, Arquata Scrivia, Novi Ligure e Tortona.

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