Mese: luglio 2020

CUNEO. MAURIZIO PASCHETTA, RECORD MONDIALE VINO

L’Italia ha un nuovo primato mondiale agricolo: è quello del vino più antico del mondo marchiato con certificazione vinicola doc ( su youtube è reperibile il video sul canale di maurizio paschetta ) record mondiale certificato dall’agenzia internazionale della world record certification limited.

A conquistare il titolo è stato il saluzzese Maurizio Paschetta , alias the natural boy, detentore di otto record mondiali agricoli.

Il vino di cui parliamo è un barolo prodotto nella città di Serralunga d’alba nel 1961. attualmente è conservato nel museo agricolo: robe veje di proprietà di luigi varrone nella città di fontanelle Boves.

Il vino è stato esposto in tale struttura perché Maurizio Paschetta, dopo aver conquistato tale titolo mondiale, di sua spontanea volontà ha voluto donare in modo definitivo la bottiglia al museo. Maurizio Paschetta è pronto a sfidare tutto il mondo: chi volesse raccogliere il guanto di sfida può contattare la world record certificaton limited.

ALESSANDRIA. IL 75° MOTORADUNO IN CHIAVE CORONAVIRUS/LOCKDOWN.

Il lockdown seguito al coronavirus ha fatto saltare l’appuntamento internazionale dei centauri. Un anniversario amaro per Castellazzo che quest’anno avrebbe festeggiato il 75° motoraduno della madonnina dei Centauri. L’appuntamento rinviato al 2021 per festeggiare il doppio che unisce i motociclisti di tutta Europa e che ospita delegazioni da tutto il mondo.

La decisione del moto club Madonnina dei Centauri per annullare l’appuntamento è stata a maggio in seguito alla crisi sanitaria provocata dal virus del coronavirus che ha colpito massicciamente la provincia alessandrina.

La Diocesi ha deciso di organizzare la Festa della Madonnina dei Centauri con una messa che è stata celebrata dal vescovo Guido Gallese e un talk durante il quale sacerdoti, motociclisti e le autorità hanno raccontato le loro storie legate alla protettrice di Castellazzo Bormida: “Le restrizioni per il Covid-19 fermano l’organizzazione, ma non la devozione dei centauri alla loro “Madonnina” decidendo di mantenere vivo, nel rispetto delle norme, il momento più intenso e fondante dei festeggiamenti: l’incontro con la loro Protettrice nel santuario”.

BRINDISI. 8 ARRESTI PER L’ASSALTO AL FURGONE PORTAVALORI.

L’operazione “long vehicle” della Squadra mobile di Brindisi è a conclusione di un’indagine per una rapina ad un furgone portavalori, commesso a Brindisi il 18 gennaio del 2018.
Le indagini coordinate dallo Sco (Servizio centrale operativo) hanno condotto gli investigatori ad identificare 8 persone che, questa mattina, sono finite in manette.

La mattina della rapina sulla strada statale Lecce- Brindisi il furgone blindato portavalori Cosmpol che trasportava denaro e valori per circa mezzo milione di euro, veniva preso d’assaltato da un commando armato, composto da almeno 10 persone.
Il gruppo dopo aver raggiunto il luogo dell’assalto a bordo di 4 automobili  spargeva sulla strada chiodi a quattro punte destinati a fermare il traffico dei veicoli in entrambe le direzioni di marcia.

Raggiunto e affiancato, il furgone veniva bloccato a colpi d’arma da fuoco e 4 individui armati e con il volto travisato da passamontagna, dopo esser scesi dall’auto si dirigevano verso il furgone continuando a sparare più colpi, intimando all’equipaggio di aprirlo.

Non riuscendo a tagliare la carrozzeria posteriore del furgone, in cui era collocata la cassaforte e pur d’impossessarsi del bottino, i rapinatori, fuggivano a bordo dello stesso, poi ritrovato abbandonato, ma prima di allontanarsi cancellavano le tracce della loro presenza con la schiuma di un estintore.

PRATO. ESEGUITI SEQUESTRI DI BENI E DENARO PER MILIONI DI EURO.

Con l’arresto di 12 responsabili e l’esecuzione di oltre 120 perquisizioni, nello scorso mese di febbraio si concludeva la prima fase dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Golden Wood”, condotta dai Finanzieri del Gruppo di Prato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, in virtù della quale è stata sgominata un’associazione a delinquere – stanziata a Prato, nella provincia di Firenze ed a Palermo – composta prevalentemente da soggetti di origine siciliana.

Agli arrestati ed agli ulteriori indagati, in totale 60, è stata contestata – a vario titolo – l’associazione per delinquere, con l’aggravante consistente nell’agevolazione dell’attività di un’organizzazione mafiosa, finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona.

Dalle indagini è in effetti emerso che il sodalizio ha riciclato, ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa, oltre 38,6 milioni di Euro di proventi illeciti frutto degli affari criminali di “cosa nostra”, nel caso di specie la “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da T. P., figlio di F., quest’ultimo già esponente di vertice del “mandamento mafioso di Brancaccio”, condannato all’ergastolo sia per la strage di via d’Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze.

Il gruppo criminale, al fine di immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, ha creato e gestito – direttamente e tramite una serie di prestanome – una galassia di 33 imprese operanti nel settore del commercio di pallets, con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio.

Sfruttando questi soggetti economici, solo in parte reali ed effettivamente attivi, è stato posto in essere un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo pari ad oltre 50 milioni di euro.

La solidità dell’impianto accusatorio ha trovato peraltro conferma anche nel successivo rigetto, da parte del competente Tribunale del Riesame, delle istanze presentate avverso l’applicazione o per l’attenuazione delle misure cautelari personali adottate.

Non era ancora spenta l’eco dell’importante operazione di polizia giudiziaria, che gli inquirenti avevano già dato il via alla seconda fase dell’inchiesta, con lo scopo di individuare i patrimoni illecitamente accumulati nel corso degli anni dagli affiliati al sodalizio criminale nonché dagli imprenditori ad esso contigui.

Per ciascuno di essi, con un lavoro certosino i Finanzieri del Gruppo di Prato coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito le possidenze cosicché, sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Firenze ha emesso numerosi decreti di sequestro preventivo finalizzato all’eventuale successiva confisca di disponibilità finanziarie conti correnti, imprese, immobili e di automezzi di proprietà, fino all’equivalente di oltre 38 ,6 milioni di Euro importo corrispondente al profitto complessivamente conseguito tramite l’attività di riciclaggio.

In esecuzione dei citati provvedimenti di applicazione di misure cautelari reali, nei giorni scorsi le Fiamme Gialle pratesi hanno sottoposto a sequestro:

  • 9 immobili, tra cui una lussuosa villa nella riviera romagnola, una villetta sulla costa palermitana, due appartamenti sulla riviera ligure di Ponente con pertinenti box, un immobile di Prato ove ha sede un bar e due terreni agricoli nel palermitano;
  • 8 auto veicoli, alcuni dei quali di grossa cilindrata, ed un motoveicolo
  • 22 rapporti finanziari, tra cui conti correnti, polizze vita, buoni postali e fondi comuni d’investimento, per un controvalore pari a circa 1,2 milioni di euro;
  • denaro contante per oltre 200.000;
  • 4 imprese operanti nel settore del commercio all’ingrosso di imballaggi.

L’operazione di servizio in argomento rappresenta un chiaro esempio dell’impegno profuso dalla Guardia di Finanza, sotto l’egida dell’Autorità Giudiziaria, al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socio economico locale.In tale contesto assumono estrema rilevanza i sequestri patrimoniali realizzati in questi giorni, susseguenti agli arresti ed alle denunce, attraverso i quali sono stati recuperati alla collettività beni e denaro frutto di arricchimenti avvenuti in formegravemente illecite.

CATANIA. INDEBITE COMPENSAZIONI D’IMPOSTA, ESEGUITE 30 MISURE CAUTELARI.

In data odierna, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 30 persone (3 ristrette in carcere, 21 agli arresti domiciliari e 6 raggiunte dalla misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno) indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni (attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti. In forza del medesimo provvedimento cautelare, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania hanno eseguito anche il sequestro preventivo di 11 società commerciali, aziende utilizzate dagli indagati unicamente per perpetrare i reati tributari in contestazione. Al contempo, è in corso l’esecuzione di sequestri preventivi (anche per equivalente) finalizzati alla confisca di 9,5 milioni di euro.

Le 3 persone tratte in arresto, un commercialista un suo collaboratore e un libero professionista consulente amministrativo, sono state condotte in carcere.

Ristretti agli arresti domiciliari 6 professionisti, tra Roma, Milano, Napoli, Latina e Catania, consulenti commercialisti, che certificavano i crediti inesistenti.

Detti professionisti – unitamente ad altri 15 soggetti, amministratori di imprese commerciali – costituivano un’associazione a delinquere finalizzata alla sistematica perpetrazione di reati tributari e pertanto anch’essi ristretti agli arresti domiciliari.

6 rappresentanti legali societari, sono stati, invece, raggiunti dal provvedimento del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale.

L’operazione condotta dal Gruppo Tutela Finanza Pubblica del Nucleo P.E.F. di Catania, convenzionalmente denominata “FAKE CREDITS”, sotto la direzione del gruppo di magistrati della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, specializzati nel contrasto ai reati fallimentari e tributari, è stata caratterizzata dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché di accertamenti bancari unitamente alla disamina (a riscontro) di documentazione contabile ed extracontabile nonché di materiale informatico acquisito nel corso di una perquisizione locale disposta da questo Ufficio. La complessa investigazione, dispiegatasi da febbraio del 2019 all’aprile di quest’anno, ha tracciato la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni. L’efficace attività repressiva posta in essere dalla Guardia di Finanza di Catania trae origine dall’esecuzione di una verifica fiscale svolta nei confronti di un Istituto di Vigilanza Privata con sede in Belpasso (CT), conclusasi, tra l’altro, con la segnalazione al competente ufficio finanziario di violazioni in materia di indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro.

Lo schema fraudolento, ideato e alimentato da una rete di professionisti attivi su tutto il territorio nazionale, ricostruito dai Finanzieri, anche attraverso una meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari generati dalle operazioni commerciali finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori economico- finanziari, si snodava lungo le seguenti fasi:

  • reperimento e costituzione di società “farlocche” in mano a prestanome, titolari di crediti impositivi puntualmente emergenti dalle dichiarazioni fiscali presentate: è in questa fase che intervenivano i certificatori, chiamati ad apporre il cosiddetto visto di conformità (visto leggero) attestante la regolare tenuta della contabilità, la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e alla relativa documentazione sia per le imposte sui redditi sia ai fini I.V.A.;
  • commercializzazione dei crediti tributari fasulli a beneficio delle società sopra specificate caratterizzate da consistenti esposizioni con l’Erario;
  • effettuazione delle operazioni di compensazione crediti tributari fittizi – debiti tributari reali mediante compilazione e inoltro telematico dei modelli di pagamento; fase realizzativa curata da uno degli indagati principali e dagli altri professionisti che certificavano i crediti fittizi delle società accollanti “farlocche”;
  • gestione dei corrispettivi originati dagli accolli e dalle operazioni di cessione del credito: in questa fase, i consulenti, attraverso un’associazione tra imprese e titolari di imprese che opera nell’area del Mediterraneo, gestivano direttamente, e a loro piacimento, tutti gli introiti generati dalle illecite compensazioni. Gli accertamenti bancari eseguiti nel corso delle indagini hanno permesso di constatare che le società indebitate, accollate/cessionarie, hanno versato alla predetta associazione oltre 6,3 milioni di Euro che, ovviamente, non venivano riversate alle accollanti/cedenti, ma trattenute dal sodalizio criminale; solo 700 mila euro risultavano impiegati per pagamenti a favore di un fideiussore svizzero e di alcune accollanti fittizie, queste ultime società strumentali allo svuotamento dei conti della citata C.

L’associazione tra imprese e titolari di imprese giocava, dunque, un ruolo decisivo nell’iter delittuoso appena descritto annoverando tra gli associati società costituite al solo fine di esporre nelle dichiarazioni fiscali, presentate nel corso della loro breve vita, crediti d’imposta fittizi. La stessa, che disponeva di professionisti incaricati di apporre il cd. visto di conformità nelle dichiarazioni attestanti i falsi crediti erariali, offriva ai propri convenzionati gravati da debiti tributari, la possibilità di beneficiare di crediti erariali inesistenti proponendo un fideiussore svizzero (peraltro non abilitato a svolgere attività finanziaria in Italia) per garantire le operazioni commerciali e, da ultimo, incassare in nome e per conto delle accollanti/cedenti gli ingenti corrispettivi pattuiti per le operazioni di accollo/compravendita dei crediti.

Gli associati, imprese beneficiarie delle citate finalità illecite, sfruttavano la possibilità di alleggerire la propria posizione debitoria con l’Erario, ottenendo un vantaggio economico pari ad almeno il 20% del carico impositivo dovuto; queste imprese non avevano remora ad affidare ingenti somme di denaro alle società accollanti/cedenti prima, e alla confederazione poi, ben consapevoli del vantaggio finanziario che ne sarebbe derivato. Plurimi sono gli elementi indiziari a sostegno della consapevolezza dei soggetti imprenditoriali beneficiari delle indebite compensazioni circa la partecipazione a un preciso disegno criminoso: un esame superficiale del bilancio pubblicato dalle società detentrici dei crediti fittizi pone pochi dubbi circa la non veridicità dei dati economici esposti; la scelta del fideiussore svizzero (nemmeno iscritto negli albi tenuti dalla Banca d’Italia) e la lettura della polizza assicurativa proposta inducevano a ritenere che le imprese accollanti non avrebbero prestato alcuna garanzia per l’adempimento degli obblighi assunti.

Altro elemento caratterizzante il modello evasivo fiscale ideato dal sodalizio criminoso è dato dalla partecipazione di imprese “portatrici” di crediti IVA certificati che in realtà erano soggetti economici inesistenti (solitamente di costituzione recente, dichiaravano la loro sede d’affari presso luoghi dove insistono realtà aziendali differenti, presentavano le dichiarazioni inziali necessarie ad avviare il circuito illecito e sono formalmente amministrate da persone prive di ogni capacità manageriali). Tali soggetti giuridici, in data odierna, sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare del sequestro impeditivo delle quote societarie.

La complessa indagine, condotta dalle Fiamme Gialle di Catania, ha dunque consentito di interrompere uno schema delinquenziale attuale e ripetuto di evasione d’imposte orchestrato da figure professionali qualificate, imprenditori prestanome compiacenti e imprese pronte ad accaparrarsi benefici fiscali non spettanti; l’attività delle Fiamme Gialle etnee assume ancor maggior pregio ove si consideri l’attuale e generale crisi economica indotta dalla fase pandemica che già mette a rischio la sopravvivenza di molte imprese che verrebbero ulteriormente minacciate dalla presenza sul mercato di società commerciali sleali che operano mettendo continuamente a frutto ripetuti inadempimenti dell’obbligo di versare le imposte dovute.