Mese: luglio 2020

ROMA. SEQUESTRO DI OLTRE 320 MILA MASCHERINE NON SICURE DA PARTE DELLE FIAMME GIALLE.

Oltre 320.000 mascherine FFP2, prive dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa nazionale e comunitaria, sono state sequestrate dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria di Perugia 4 persone per il reato di frode in commercio.

Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia hanno preso le mosse da un precedente sequestro, eseguito in un punto vendita di Ardea, di dispositivi importati dalla Cina e recanti il marchio “CE” in forza di una certificazione rilasciata da un istituto che, in base a quanto emerso dalle indagini, non rientrava tra gli “Organismi notificati”.

I meticolosi accertamenti, svolti dai militari in sinergia con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’I.N.A.I.L., hanno permesso di risalire all’importatore, un’impresa di Perugia molto attiva nella distribuzione di dispositivi di protezione individuale, nonché ad altre società clienti della prima, destinatarie di partite di mascherine.

Su disposizione della Procura della Repubblica di Velletri sono, quindi, scattate perquisizioni presso le sedi e i magazzini di 4 operatori economici – a Roma, Pomezia (RM), Perugia, Anagni (FR) e Civitanova Marche (MC) – che hanno consentito di rinvenire i pezzi sequestrati, i quali, una volta piazzati sul mercato, avrebbero fruttato circa 3,7 milioni di euro.

Oltre 240.000 mascherine sono state scovate presso un deposito dell’importatore di Perugia, che aveva “auto-dichiarato” all’Istituto Superiore della Sanità e all’I.N.A.I.L. il possesso delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

L’operazione rientra nel più ampio dispositivo messo in atto dalla Guardia di Finanza contro i comportamenti illegali che sfruttano la fase emergenziale per trarne profitto.

LIVORNO. 24 NOZZE FALSE PER FAVORIRE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.

Fiori d’arancio per 24 livornesi – 15 uomini e 9 donne – che, tra il 2014 e il 2019, hanno celebrato le proprie nozze con cittadini stranieri. Il fatidico “sì” non è stato mosso, però, dal desiderio di coronare il sogno di una vita insieme.

Si è trattato, infatti, di fugaci e occasionali incontri tra coppie di perfetti sconosciuti, visti insieme solo per espletare le incombenze necessarie per la celebrazione del rito civile e, nella gran parte dei casi, definitivamente allontanatisi appena usciti dalla porta del Municipio.

100 militari appartenenti a 10 Reparti del Corpo, coordinati da questo Comando Provinciale e dal dipendente Nucleo PEF (Polizia Economico-Finanziaria) hanno eseguito, nelle scorse 48 ore, 5 misure cautelari personali e 55 perquisizioni nelle province di Livorno, Siena, La Spezia, Torino e Padova per porre fine a un subdolo sistema di celebrazione di falsi matrimoni tra italiani, sudamericani e nordafricani finalizzati all’ottenimento di un titolo di soggiorno in Italia.

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle sotto la direzione della Procura della Repubblica di Livorno, riguardano le ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e induzione in falso in atto pubblico coinvolgenti, in particolare, un cittadino della Repubblica Domenicana, un 55enne arrestato in carcere e 4 livornesi di cui una donna sottoposti all’obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria: si tratta degli organizzatori “seriali” dei falsi matrimoni, nei cui confronti il GIP del Tribunale di Livorno ha disposto, accogliendo la richiesta formulata dall’Ufficio del Pubblico Ministero, l’adozione di provvedimenti cautelari personali.

Ignari e incolpevolmente coinvolti nel sistema illecito sono risultati anche i pubblici ufficiali intervenuti nella celebrazione dei 24 falsi matrimoni (in 23 casi presso il Comune di Livorno e in un’occasione presso quello di Rosignano Marittimo) e nel rilascio dei titoli di soggiorno nei confronti di 24 stranieri (16 provenienti dalla Repubblica Dominicana, 2 dal Perù, 1 da Cuba, 2 dalla Nigeria, 1 dal Marocco, 1 dalla Tunisia e 1 dal Senegal).

Nel corso di attività tesa alla repressione dei traffici illeciti condotta dalla Sezione Mobile del Nucleo PEF è, infatti, emerso che, dietro pagamento di denaro, gli autori degli illeciti reperivano soggetti compiacenti – italiani di ambo i sessi, frequentemente gravitanti nelle aree limitrofe a Piazza della Repubblica e via Garibaldi, spesso bisognosi di liquidità necessaria per acquistare stupefacenti – disponibili a contrarre “fittiziamente” matrimonio con persone del tutto sconosciute, in molti casi, come detto, incontrate solo e unicamente in occasione della cerimonia nuziale.

L’esecuzione delle misure cautelari personali e delle numerose perquisizioni disposte dall’A.G. labronica ha interessato 55 obiettivi, in Livorno nonché nei comuni di Rosignano Marittimo (LI), Cecina e di Castagneto Carducci (LI), con l’impiego complessivo di 33 pattuglie: oltre agli investigatori del Nucleo PEF, hanno operato finanzieri in forza ad altri 5 Reparti dipendenti da questo Comando Provinciale (1^ e 2^ Compagnia Livorno, Compagnia di Piombino, Tenenza di Cecina e Tenenza di Castiglioncello).

Le operazioni di polizia giudiziaria ed economica hanno ricompreso anche 6 interventi svolti fuori provincia, mediante la collaborazione dei militari in servizio in 4 Reparti della Toscana (Poggibonsi), Liguria (La Spezia), Piemonte (Torino) e Veneto (Padova), località ove, nel tempo, taluni degli “sposi” avevano trasferito il proprio domicilio.

Oltre ai titoli di soggiorno rilasciati sul presupposto del falso matrimonio, le Fiamme Gialle hanno sequestrato copiosa documentazione, attualmente al vaglio degli inquirenti.

Al centro del sistema, il cittadino dominicano da molti anni residente a Livorno e ora tratto in arresto, dimostratosi in grado di reperire gli italiani da far sposare ad altri latino-americani e a nordafricani per poter regolarizzare la propria posizione di ingresso e soggiorno in Italia.

Le coppie di “sposi” erano spesso caratterizzate da una differenza d’età, a volte anche consistente, tra i coniugi. In due casi, le “spose” dominicane si sono, poco dopo il matrimonio, ritrovate già vedove di uomini anche trent’anni più anziani. A carico di una di queste, poco più che quarantenne, è stato contestato anche l’abbandono di persona incapace di provvedere a se stessa in ragione delle patologie sofferte e dell’età avanzata (ultra settantenne). Tra l’altro, non appena appresa la notizia del decesso dell’anziano coniuge, la vedova, che si trovava in Spagna, faceva rientro in Italia e, come erede, subentrava quale locataria di una casa popolare a Livorno.

Per comprendere quanto labile fosse il rapporto tra i coniugi può citarsi il caso di uno “sposo” italiano che, a distanza di alcuni anni dopo il falso matrimonio, ha inteso intraprendere il percorso per ottenere il divorzio. A tal fine, quest’ultimo si è nuovamente rivolto al dominicano che lo aveva reclutato come “sposo a pagamento” poiché non era in grado di ricordare il nome della donna con la quale aveva contratto le nozze e non sapeva, dunque, come richiederne la separazione legale. Dopo non essere riuscito a reperire il cognome della propria “moglie” nemmeno tramite ricerche sui social e sul web, ha, infatti, richiesto all’organizzatore delle “nozze combinate” come poter rintracciare la donna.

Il solito organizzatore è risultato provvidenziale anche per consentire le, pur brevi, comunicazioni tra gli sposi. In un’occasione, la differenza linguistica tra uno “sposo” livornese e una “sposa” dominicana stava per diventare un ostacolo che non avrebbe consentito di perfezionare il rito nuziale. Per superare tale gap, il “wedding planner” si è offerto come interprete in grado di garantire il necessario dialogo tra i due nubendi.

Ogni matrimonio celebrato prevedeva il pagamento di un corrispettivo, solitamente tra i 6.000 e gli 8.000 euro, da ripartire, poi, tra il “coniuge” italiano, l’“agente matrimoniale” dominicano e altri soggetti che, in più occasioni, si sono prestati a collaborare per organizzare le cerimonie nuziali.

Può, dunque, stimarsi come il sistema abbia prodotto – considerando solo i 24 matrimoni di cui è stata accertata la falsità che probabilmente sono destinati ad aumentare sulla base degli elementi raccolti – un volume d’affari illecito di circa 150-200 mila euro.

In un momento storico in cui è particolarmente avvertita l’esigenza di arginare i fenomeni di illegalità e di degrado nel centro storico della città di Livorno, l’operazione condotta testimonia il ruolo attivo della Guardia di Finanza nel contrastare la criminalità economica in stretta collaborazione con l’Autorità giudiziaria e nel concorrere al controllo del territorio e al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, in attuazione delle direttive del Prefetto di Livorno e in sinergia con le consorelle Forze di Polizia.

ALESSANDRIA. SEQUESTRATE DAI CARABINIERI 17 TONNELLATE DI RIFIUTI DESTINATI ALL’AFRICA.

Ambiente: sequestrate 17 tonnellate di rifiuti destinate in AfricaComando Carabinieri per la Tutela Ambientale Roma – 

Alessandria, 23/07/2020

L’attività ispettiva del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale, volta a contrastare il traffico illecito di rifiuti, e dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Alessandria si è sviluppata attraverso le ispezioni di container in partenza per l’Africa.

Durante i controlli i Carabinieri del NOE, in collaborazione con personale dell’Agenzia delle Dogane di Alessandria, hanno aperto i contenitori che dalla documentazione esibita avrebbero dovuto contenere masserizie e materiali vari in buono stato, destinati a varie località africane, ma in realtà quello che si è mostrata agli occhi degli investigatori è stata una situazione completamente diversa.

Il contenitore destinato all’Africa conteneva rifiuti e se fosse arrivato a destinazione si sarebbero state smaltite parti meccaniche fuori uso contaminate da oli lubrificanti e grassi, batterie esauste ed un elevato numero di pneumatici fuori uso, difficilmente quantificabili in quanto inseriti uno dentro l’altro.

La pesatura, necessaria per stimare il quantitativo dei rifiuti, ha rivelato un valore di circa 17 tonnellate.

Smaltire rifiuti spedendoli all’estero è ormai una prassi consolidata, vista la saturazione del mercato del recupero.

E’ però soggetta a regole rigide, che prevedono la presentazione di appositi documenti di notifica al Servizio Gestione Rifiuti della Provincia, incaricato di rilasciare l’autorizzazione e verificare l’intera procedura.

Il container destinato all’Africa è risultato essere privo della prescritta notifica e le parti meccaniche non erano state bonificate, contrariamente a quanto dichiarato.

Se i rifiuti avessero raggiunto il continente africano avrebbero rappresentato una “bomba ecologica” a danno di territori caratterizzati da un quadro normativo ed economico particolarmente favorevole per chi intende disfarsi illecitamente ed a buon mercato dei rifiuti.

I rifiuti sono stati posti in sequestro ed i due titolari delle dichiarazioni doganali dovranno pertanto rispondere all’Autorità Giudiziaria di Alessandria dei reati di spedizione transfrontaliera illecita e falso ideologico.

ALESSANDRIA. NUOVO CUP REGIONALE: NUMERO VERDE UNICO PER LE PRENOTAZIONI E 4 DISOCCUPATE IN PIU’.

Alessandria , 23/07/2020

COMUNICATO STAMPA

Nuovo CUP regionale: dal 27 luglio numero verde unico per prenotazioni.

Questo è quanto si legge sul sito dell’Ospedale di Alessandria .

Quello che invece non c’è scritto è che sempre dal 27 luglio ad Alessandria ci saranno quattro disoccupate in più. Questo sembra essere purtroppo il drammatico e inspiegabile destino delle quattro lavoratrici che da oltre 10 anni rispondono al call center dell’ospedale di Alessandria per le prenotazioni delle visite specialistiche ed esami diagnostici del Servizio Sanitario Nazionale.

Martedì infatti la Filcams Cgil ha chiesto e ottenuto e un incontro urgente con i direttore generale dell’azienda ospedaliera di Alessandria e con il Direttore Generale di Amos, l’azienda che svolge il servizio di prenotazioni dell’ospedale di Alessandria. Dall’incontro è emersa la totale chiusura da parte di entrambi nel trovare una nuova collocazione alle lavoratrici nell’ambito delle attività gestite da Amos per conto dell’azienda ospedaliera.

E pensare che pochi mesi fa la stessa situazione l’hanno vissuta le lavoratrici e i lavoratori dell’ospedale di Cuneo, ma fortunatamente la direzione ospedaliera di Cuneo e la stessa Amos hanno trovato una ricollocazione per oltre 30 persone . Invece per le sole 4 lavoratrici di Alessandria, con contratti part – time, una soluzione sembra non si voglia trovare.

In un momento storico come quello che abbiamo vissuto, dopo l’impegno che ogni singolo lavoratore e lavoratrice impegnato all’ospedale di Alessandria ha profuso per far fronte ad un ‘emergenza senza precedenti e purtroppo non ancora terminata, la decisione della direzione dell’azienda ospedaliera e di Amos ha dell ‘assurdo.

La Filcams Cgil di Alessandria a tutela delle lavoratrici metterà in campo tutte le azioni possibili, e ha già chiesto un incontro in prefettura per trovare rapide e concrete soluzioni.

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