ANNUNCI ECONOMICI

ROMA. 209 MILIARDI PER RIPARTIRE: L’EDERITA’ DEL RECOVERY FOUND CHE GIUSEPPE CONTE LASCIA ALL’ITALIA.

Ammettiamo le nostre colpe! L’avvocato Giuseppe Conte lo avevamo sottovalutato, lo avevamo immaginato come il Pulcinella servo di due padroni: Matto Salvini e Luigi Di Maio. Lo avevamo immaginato come “poltronaro” incapace di difendere la sua posizione di Leader e capo del governo, ma ci eravamo sbagliati perché con il cambio di governo Giuseppe Conte ha saputo disegnarsi un ruolo nel nuovo esecutivo, quello che gli compete: Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il debutto come prestanome o meglio presta-premier, in nome e per conto dei due vice premier Di Maio-Salvini, il 7 giugno 2018 con il suo discorso d’insediamento in cui ogni parola doveva essere approvata dai suoi vice, ogni frase doveva essere approvata dal censore Casalino in nome e per conto del suoi capo. Giuseppe Conte è cresciuto in questi anno, in questi mesi ha saputo gestire la pandemia, sconosciuta in Italia colpita dopo la Cina.

Sono passati poco più di due anni e tutto è cambiato, sicuramente in meglio per i rapporti tra Giuseppe Conte e la nuova compagine di governo. Due anni dopo Conte è ancora saldamente a capo del governo ed è rientrato in Italia dopo un estenua trattativa con i colleghi Europei, da una parte i sovranisti nazionalisti amici di Salvini e Meloni che avrebbero voluto affossare il recovery found e con esso l’esperienza di governo e l’Italia; dall’altra il gruppo del nord Europa capeggiati dall’Olanda e dalla’ Austria che non si fidano dell’Italia, di come gestirà questa montagna di soldi e chiedono la fine di Quota 100, voluta dal loro stesso miglior alleato in Europa: Matteo Salvini.

4 giorni di dibatti,discussioni, incontri bilaterali e tavoli dii negoziato per portare a casa il “tesoretto” di 209 miliardi di euro, che saranno necessari per far ripartire la nostra economia ed insieme quella Europea.con i colleghi europei con ben 209 miliardi nel portafogli.

Il premier che per come aveva esordito due anni fa a palazzo Chigi, il suo ruolo di notaio di un governo improbabile, era stato ampiamente sottovalutato.

Lo stesso errore fatto dai media e da Matteo Salvini, che un anno fa in preda all’euforia del risultato ottenuto alle Europee aveva deciso di defenestrarlo, farlo cadere con un colpo di mano, andare a elezioni anticipate e passare all’incasso dei consensi ottenuto sulla pelle dei migranti, dei diseredati e del M5s.

Matteo Salvini che avrebbe voluto lo scalpo dell”avvocato pugliese tra un Dj set al Papeete, porti chiusi e blocco delle navi sia che fossero delle Ong che della nostra Marina Militare e richieste di “pieni poteri” a Sabaudia.

La Lega con Matteo Salvini dalla richiesta di elezioni e pieni poteri fuori dal governo, ricacciata all’opposizione, e Giuseppe ancora al suo posto, a guidare il Conte 2, passando dalla politica dei porti chiusi alla rivendicazione della sua formazione da cattolico democratico, accreditandosi come figlio legittimo di una delle aree culturali da cui nacque nel 2007 il Partito Democratico, nuovo partner di maggioranza.

Giuseppe Conte dopo aver ridotto Salvini a un farneticante giullare di piazza ha agevolato il declino del dioscuro gialloverde: Luigi Di Miao ,che dopo aver dato le dimissioni da capo politico del M5s ha favorito la rapida affermazione di Conte punto di riferimento per un Movimento senza bussola politica, in preda a una lotta senza quartiere fra gruppuscoli e fazioni in vista dei prossimi Stati generali.

L’abilità tattica del premier, che ha saputo farsi tutelare da Beppe Grillo e Nicola Zingaretti, su cui far poggiare la sua leadership extraparlamentare in compagnia di altri due extraparlamentari.

La gestione della pandemia e la conseguente emergenza Covid, che al di là delle tragedie personali ha fatto di lui un Presidente del Consiglio popolare fra gli italiani.

L’intelligenza politica nel trovare le alleanze giuste in Europa,scommettendo sulla Merckel  che in epoca pre-Covid, si è sempre dimostrata più rigorista di qualsiasi Rutte.

Giuseppe Conte che ha ottenuto tanto adesso deve dimostrare di avere il polso della situazione: polso e visione.

Dovrà gestire una maggioranza che è traballante nei numeri, sfilacciata nelle proposte e il tormentone dei tormentoni: il Mes.

I soldi del Recovery Fund nella migliore delle ipotesi potrebbero arriveranno la primavera prossima con i i margini di bilancio per fare nuovo deficit e nuovo debito da cercare sui mercati saranno sempre più stretti, se non chiusi del tutto.

Il terzo scostamento da 20 miliardi che il governo dovrà chiederà al parlamento entro fine mese sarà l’ultimo possibile per quest’anno con l’incognita che per poterlo votare potrebbero essere necessari i voti di Forza Italia alla quale l’attuale situazione e 209 miliardi da spendere e distribuire fanno gola. Se serviranno altri soldi non c’è che aderire al Mes su cui Conte dovrà confrontarsi con la contrarietà dei M5s e Berlusconi che bussa alle porte del governo per allargare la maggioranza e gestire i fondi Europei per tentare di riavvicinare i vecchi amici e sottrarre consensi a Lega e F.di I. per riportarli nell’alveo di F.I.

Per Conte riuscire a spendere bene i 209 miliardi conquistati in Europa in modo efficace ed efficiente, senza dare soddisfazione agli appetiti politico-elettorali dei partiti di maggioranza e di opposizione, sarà una impresa epocale e biblica anche perché i soldi del Recovery Fund non sono gratis, la parte più consistente sono sotto forma di prestiti e anche quando si parla di sussidi l’Europa vuole la garanzia che siano utilizzati davvero per combattere la crisi da Covid, fare le riforme per rendere l’Italia competitiva e moderna.

Insomma il banco di prova non da poco visto che di riforme, promesse e mai realizzate, nel nostro paese si parla da almeno 30 anni e il solo stellone che brilla sulla testa di Giuseppe Conte sicuramente da solo non basterà.