Mese: giugno 2020

MILANO. TRUFFE NELLE ASTE GIUDIZIARIE DEL TRIBUNALE, ARRESTATO UN PROFESSIONISTA.

I Finanzieri del Comando Provinciale Milano, a seguito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica meneghina, hanno dato esecuzione ad una misura di custodia cautelare in carcere e a un decreto di sequestro preventivo per oltre 220 mila euro emessi dal G.I.P. nei confronti di un professionista operante nel settore delle aste giudiziarie bandite dal Tribunale di Milano.

All’arrestato sono stati contestati molteplici reati (truffa aggravata, appropriazione indebita e falsa attestazione a pubblico ufficiale) e sono state, inoltre, eseguite perquisizioni presso i domicili e i luoghi nella disponibilità di tre persone fisiche che hanno agito in concorso con lo stesso.

Le indagini dei Finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano di Milano, originate a seguito delle querele presentate da numerosi soggetti, hanno permesso di scoprire come il citato professionista, presentandosi quale intermediario tra i potenziali acquirenti e l’Ufficio delle aste giudiziarie, abbia posto in essere, con l’ausilio dei propri complici, molteplici azioni fraudolente ai danni dei clienti interessati alle diverse aggiudicazioni. Il meccanismo truffaldino, realizzato anche attraverso seriali operazioni di alterazione degli atti emessi dal Tribunale di Milano (quali anche la sostituzione dei codici IBAN per i versamenti da parte degli aggiudicatari delle aste), ha consentito agli indagati di dirottare illecitamente sui propri conti correnti ingenti somme di denaro destinate alle procedure d’incanto.

La tempestività dell’indagine, coordinata dal Procuratore Aggiunto dott. Eugenio FUSCO e dai Sostituti Procuratori della Repubblica dott.ssa Bianca Maria BAJ MACARIO e dott. Carlo SCALAS, ha consentito di porre fine al suddetto sistema fraudolento nonché di recuperare il denaro sottratto.

PERUGIA. SCOPERTA DISCARICA ABUSIVA.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Perugia hanno denunciato il titolare di una società, proprietaria di un’area sulla quale venivano impropriamente stoccati svariati autoveicoli in disuso. Il Nucleo Mobile della Compagnia di Perugia, nel corso dell’ordinaria attività di controllo del territorio, ha individuato un terreno all’interno del quale erano presenti numerosi autoveicoli, in evidente stato di abbandono, con tanto di batterie esauste, pneumatici logori, parti meccaniche smontate e altri rifiuti speciali, posti a diretto contatto con il suolo e senza copertura, pericolosissimi per l’ambiente a causa del rilascio, nel tempo, di sostanze inquinanti.

Una volta individuato il proprietario della società a cui è intestato l’appezzamento, i militari, in collaborazione con l’ARPA, hanno approfondito l’esame del luogo e hanno potuto constatare lo stato degrado in cui versava l’area.

La discarica rischia di inquinare le falde acquifere sottostanti e l’alveo del Tevere, vicinissimo al terreno in questione.

Tutta l’area è stata sottoposta a sequestro e il titolare è stato denunciato per avere realizzato una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto.

L’uomo rischia fino a 3 anni di arresto e 52 mila euro di ammenda, ai sensi del cosiddetto “Codice dell’Ambiente”.

L’operazione mette nuovamente in evidenza l’importanza del costante monitoraggio del territorio effettuato dagli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, sempre impegnati a reprimere ogni forma di illiceità, sia essa a carattere economico-finanziario che, come in questo caso, ambientale.

PALERMO. ESEGUITO UN ARRESTO PER USURA ED ESTORSIONE.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno dato secuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti di C. G. (cl. ‘77), per le ipotesi di reato di usura ed estorsione.

L’attività costituisce lo sviluppo delle indagini che hanno portato, lo scorso 18 dicembre, all’arresto in flagranza di reato di F. C. (cl. ‘81), scoperto dai militari mentre riceveva alcune centinaia di euro a parziale restituzione degli interessi su un prestito da un giovane laureando in architettura.

Sulla base di quanto ricostruito, la vittima, che aveva intenzione di avviare un’attività imprenditoriale, era caduta nella rete degli usurai che, approfittando del suo stato di bisogno, gli avevano erogato finanziamenti applicando tassi  esorbitanti, sino al 100% mensile (1.200% annuo).

Rilevata l’impossibilità di tenere fede alle tempistiche imposte per la restituzione del prestito ricevuto, il giovane era stato minacciato di ritorsioni nei confronti suoi e della sua famiglia.

Grazie alla coraggiosa denuncia presentata dalla vittima, in seguito supportata da un’associazione antiusura, nel mese di dicembre 2019 gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria erano riusciti, in pochi giorni, ad acquisire gli elementi che consentivano di pervenire all’arresto dell’usuraio in flagranza di reato.

Sulla base delle indagini svolte anche nelle fasi successive, è stato inoltre possibile accertare le responsabilità del C., che è risultato avere materialmente la disponibilità dei soldi dati in prestito alla vittima e che impartiva al citato F. specifiche direttive d’azione per il “rientro” del denaro dalla vittima.

L’odierna operazione conferma il quotidiano impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Palermo al contrasto dei sempre più insidiosi fenomeni di criminalità economica, commessi ai danni di cittadini, specie quelli appartenenti alle fasce di popolazione più deboli ed esposte a rischio, a salvaguardia della legalità del sistema
finanziario e delle imprese oneste.

RIOZZO. TRAGICA NOTIZIA IN CASA RIOZZESE, ARIANNA VARONE VITTIMA DI UN INCIDENTE STRADALE.

Una notizia che gela i cuori di tutti gli appassionati.

Alle prime luci del mattino un grave incidente stradale ha strappato le speranze e i sogni di una giovane donna protagonista nella squadra femminile della Riozzese. Arianna Varone, difensore classe 1999, è deceduta in seguito alle gravi ferite riportate.

Per cause ancora in fase di accertamento da parte della Polstrada, sul posto per i rilievi, lo scooter, con in sella la 21enne di Garlasco, è finito contro un camion, forse dopo un primo più lieve urto con un’auto. Per lo scontro e la successiva caduta sull’asfalto, le ferite sono state troppo gravi e, dopo aver a lungo tentato di rianimarla sul posto, il medico dell’Areu non ha potuto che constatare il decesso. Soccorsi anche, ma per malori conseguenti allo choc per l’accaduto, sia il camionista che i genitori della ragazza, accorsi sul posto.

foto profilo Facebook: Arianna con la coppa Italia Lnd.

La giovanissima calciatrice con la maglia della Riozzese ha alzato al cielo la coppa Italia LND della stagione 2018/2019, conquistando inoltre la promozione in B. Pilastro della difesa di Riozzo, Arianna aveva suscitato grande interesse verso di se dalle altre squadre, un’atleta dalle grandi doti che nell’ultima stagione hanno permesso ad una visibile crescita.

La società di Riozzo comunica la tragica notizia tramite un comunicato stampa sul proprio sito firmata dal proprio presidente Mileto Faraguna ”La Società ASD Riozzese, sgomenta e affranta, comunica che nella notte per un tragico incidente stradale è venuta a mancare la nostra Arianna Varone.
Ci stringiamo al dolore della famiglia alla quale siamo e saremo sempre vicini”.

ALESSANDRIA. DOMENICO RAVETTI. PARITA’ RETRIBUTIVA TRA SESSI.

PARITA’ RETRIBUTIVA TRA SESSI
 
Domenico Ravetti (Pd): “Una proposta concreta per il riconoscimento della parità retributiva tra uomini e donne”

 
Torino – 23 giugno 2020 – “Ho presentato, in Consiglio regionale, una proposta di legge che ha lo scopo di promuovere la parità retributiva tra i sessi e di sostenere l’occupazione femminile stabile e di qualità. Il pieno riconoscimento del ruolo della donna nel mondo del lavoro costituisce il parametro per misurare la maturità di una democrazia. Le donne continuano ad essere meno presenti nel mondo del lavoro rispetto agli uomini anche dal punto di vista dell’impegno temporale, sono più coinvolte in lavori con part time involontario, incontrano maggiori difficoltà nella stabilizzazione e, soprattutto nel settore privato, sono soggette a disparità salariali molto evidenti. Una donna lavoratrice nel privato può percepire anche un quinto in meno del suo collega uomo, a parità di mansione e di ore lavorate” spiega il Consigliere regionale del Partito Democratico Domenico Ravetti.
 
“In questo contesto ho ritenuto importante – afferma Ravetti – presentare un provvedimento che, data l’importanza del tema, auspico che il Consiglio regionale discuta e approvi in tempi stretti. La proposta prevede da parte della Regione la creazione di un Registro delle imprese virtuose in materia retributiva di genere, al quale possono iscriversi le imprese pubbliche e private con sede legale e operanti sul territorio piemontese e con meno di cento dipendenti che attuano la parità retributiva tra donne e uomini. Per queste imprese la Regione prevede, nell’attribuzione di benefici economici, un sistema di premialità e la possibilità di utilizzare una “certificazione di pari opportunità di lavoro”.
 
“Sono introdotte, inoltre – prosegue Domenico Ravetti – misure per contrastare l’abbandono lavorativo delle donne, in particolare, il fenomeno delle dimissioni in bianco e il licenziamento delle dipendenti nel periodo compreso tra il congedo di maternità obbligatorio e il primo triennio di puerperio e disposizioni per sostenere e valorizzare le imprese che assumono donne con contratti a tempo indeterminato. Nello specifico la Regione riconosce a queste imprese una riduzione del 60% dell’Irap per il triennio successivo alla data di sottoscrizione dei contratti e un punteggio aggiuntivo nella valutazione dei progetti presentati nell’ambito di avvisi e bandi regionali. E’, inoltre, promossa l’istituzione di appositi “Sportelli Donna” presso i Centri per l’impiego con lo scopo di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro”.
 
“Per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione sul tema delle discriminazioni sul lavoro la proposta stabilisce che venga istituita la “Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro” che verrà celebrata, ogni anno, il 29 luglio, data di nascita della torinese Teresa Noce, madre costituente e politica che si distinse come proponente della legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” testo che costituì la base della legislazione sul lavoro femminile. Si prevedono oneri economici quantificabili in 85 mila euro finalizzati a finanziare le diverse misure della proposta legge” conclude il Consigliere Ravetti.

ALESSANDRIA. POLIZIA DI STATO. RACCOLTA FONDI, TELETHON RINGRAZIA.

Questura di Alessandria

COMUNICATO STAMPA

“Il responsabile del Coordinamento Telethon ringrazia la Questura di Alessandria per la somma raccolta”

Durante il periodo scorso, caratterizzato dall’emergenza epidemiologica da COVID- 19, il responsabile del Coordinamento Telethon della Provincia di Alessandria ha donato al personale della Questura i suoi tradizionali cuori di cioccolato che non era riuscito a distribuire a causa del temporaneo lockdown . Per tale ragione, anziché attendere la riapertura delle attività, ha dunque deciso di offrirli agli operatori di Polizia, in segno di riconoscenza per il loro grande lavoro e costante impegno nel fronteggiare la pericolosa pandemia. Un elogio, dunque, a tutte le unità operative per il loro spirito di vicinanza alla comunità. In tutta risposta, gli operatori della Questura di Alessandria si sono impegnati, al momento della distribuzione interna dei singoli cuori di cioccolato, a corrispondere una cifra simbolica per ogni singolo dolce, così raggiungendo la cospicua somma di euro 450,00 che è stata poi donata alla fondazione. In ragione della donazione ricevuta, questa mattina il responsabile del Coordinamento Telethon della Provincia di Alessandria ha inteso ringraziare tutto il personale della Questura di Alessandria per il bel gesto ricevuto.

Alessandria, 24 giugno 2020

ALESSANDRIA. ”CI STANNO AVVELENANDO” PROSEGUE LA PROTESTA CONTRO LA SOLVAY DI SPINETTA.

Martedì 23 giugno, nell’ambito della Conferenza dei Servizi convocata per approvare l’ampliamento della produzione di cC6O4 nell’impianto Solvay di Spinetta Marengo, la Provincia ha scelto di non decidere e di rinviare la conferenza dei servizi a fine agosto.

Come da comunicato del comitato no Solvay: hanno scelto di non dare priorità alla salute degli abitanti di Spinetta (e non solo). Ha scelto di dare precedenza alle mezze misure che permetteranno a Solvay di ripresentarsi con nuove pretese.
Ormai tutti sappiamo che il cC6O4 è un Pfas di nuova generazione, quindi appartenente alla famiglia di quelle sostanze che nel mondo hanno fatto ammalare e ucciso migliaia di persone, in Italia lo dimostra tragicamente il caso Miteni di cui ci hanno raccontato le “Mamme No Pfas” arrivate dal Veneto al presidio.

Per questo per il comitato che sinoccupa della mobilitazione non bastano le richieste di ulteriori approfondimenti. Non ci basta Solvay (controllore e controllato) racconti di una barriera idraulica efficace. Questo strumento, che dovrebbe impedire eventuali fuoriuscite di contaminanti, ha infatti dimostrato la propria inadeguatezza, come testimonia la chiusura dell’acquedotto di Montecastello, a 20 km dal polo chimico, a causa del ritrovamento di cC6O4.

I cittadini alessandrini raggrupati sotto il nome di Comitato no Solvay chiedono la certezza di vivere in un territorio salubre, chiedendo di avviare:

– Screening medico di tutta la popolazione coinvolta
– Verifica su tutti i pozzi degli acquedotti del nostro territorio.
E vogliamo che questo sia solo il primo passo, perché sappiamo che senza bonifica integrale, senza il blocco totale degli sversamenti, senza riconversione della produzione di Solvay, il rispetto ambientale e della salute pubblica non possono essere garantiti.

Solvay e le Istituzioni continuano a riempirsi la bocca di rispetto dei limiti
“anche in Veneto i limiti venivano rispettati” – hanno raccontato le “Mamme No Pfas – “ma quei limiti non servono a niente, perché i Pfas, che si bioaccumulano, non ci devono essere nel sangue, non ci devono essere nell’acqua che beviamo (…)”.Non è accettabile che non si sappia se una sostanza prodotta e sversata sul nostro territorio faccia male. “Non ci sono dati della pericolosità”, ci dicono, ma noi vogliamo avere la certezza di vivere in un territorio che non ammali noi e i nostri figli! Un secolo di morti e veleni può bastare – con queste parole si conclude il comunicato del Comitato no Solvay.

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