Mese: giugno 2020

SIRACUSA. 4 ARRESTI PER SFRUTTAMENTO DI LAVORATORI, INDEBITA PERCEZIONE DI FONDI PUBBLICI E CORRUZIONE NEI RIFIUTI.

La Guardia di Finanza di Siracusa ha eseguito oggi un provvedimento del G.I.P. del Tribunale aretuseo, richiesto della locale Procura della Repubblica e ha arrestato 4 soggetti, 3 imprenditori siracusani e un dirigente pubblico, nell’ambito di un’indagine di polizia economico – finanziaria che, oltre a disvelare la ricorrenza di illecite condotte finalizzate allo sfruttamento della manodopera e all’illecita percezione di contributi pubblici, è altresì culminata con l’individuazione di fatti di corruzione in capo a un dirigente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa.

Le investigazioni condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa, sviluppate con la collaborazione di personale del NICTAS della locale Procura della Repubblica, hanno in primis disvelato un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate violazioni alle disposizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori e a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. In tal senso, viene contestato ai tre imprenditori arrestati, amministratori di fatto di una società operante nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti, di avere sottoposto i dipendenti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno. Le attività investigative dispiegate, comprendenti anche intercettazioni telefoniche e riprese video sui luoghi di interesse, coniugate con le informazioni rese da alcuni lavoratori, hanno acclarato plurime condotte in violazione di legge.

In particolare, è emerso che ai dipendenti sono stati corrisposti emolumenti con una tariffa oraria (4 euro) inferiore della metà rispetto a quella prevista dai contratti collettivi (8 euro), nonché agli stessi non sono state generalmente corrisposte le indennità di malattia, per il lavoro festivo e notturno e gli straordinari. In sostanza, i tre imprenditori arrestati avrebbero dolosamente violato le norme del contratto collettivo di categoria in materia di retribuzione, riposi, e le disposizioni che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro dei dipendenti, realizzando un notevole risparmio di spesa nella gestione dei costi di manodopera, beneficiando di un indebito vantaggio concorrenziale rispetto alle altre imprese operanti nello stesso settore.

Nel medesimo contesto d’indagine, è altresì emerso la società ha indebitamente ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento a fondo perduto di circa ottocento mila euro, già erogato nella misura del 40%, per la costruzione, in Augusta, di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi. Per avere la sovvenzione, gli indagati hanno rappresentato agli organi competenti una situazione artificiosa della realtà, dichiarando di osservare gli obblighi dei contratti collettivi nazionali e di rispettare le norme sul contrasto al lavoro irregolare e sui riposi dei lavoratori, condizioni necessarie per l’ammissione la beneficio, inducendo, in tal modo, in errore l’ente territoriale sulla sussistenza del diritto alla sovvenzione.

Le evidenze d’indagine rilevano che la società al momento della presentazione della domanda di partecipazione al bando pubblico non aveva i requisiti di ammissibilità per beneficiare dei contributi pubblici in questione. Inoltre, per l’attivazione del nuovo impianto di Augusta, lo stesso soggetto giuridico ha dovuto richiedere una specifica autorizzazione a svolgere l’attività di recupero e riciclo dei rifiuti al “Libero Consorzio Comunale di Siracusa”. In tale ambito è emerso che l’autorizzazione suddetta è stata rilasciata dal dirigente del “X Settore Territorio e Ambiente” una volta raccolto l’impegno ovvero la promessa che i gestori della società lo avrebbero “remunerato” con l’assunzione di due soggetti, segnalati dallo stesso pubblico ufficiale a uno degli amministratori di fatto dell’ente commerciale, ricorrendo pertanto la “corruzione” del pubblico ufficiale interessato.

Ai tre imprenditori arrestati, ristretti presso il carcere di Siracusa “Cavadonna”, vengono contestati, in concorso, i reati di “illecita intermediazione e sfruttamento del lavoro” (art. 603 bis C.p.) e “truffa aggravata” (art. 640, comma 2, C.P.), oltre alle pene previste per il corruttore ex art. 321 C.p.. Al dirigente pubblico, colpito da misura cautelare e anch’esso ristretto presso il carcere di Siracusa “Cavadonna”, viene contestato il reato di “corruzione per l’esercizio della funzione” (art. 318 C.p.). Infine è stato disposto il sequestro della somma di euro 318.620, percepita indebitamente in danno della Regione Siciliana, da eseguirsi, in via diretta e per equivalente, nei confronti della società e dei tre amministratori di fatto arrestati.

PALERMO. IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, SEQUESTRATI DISPONIBILITÀ FINANZIARIE E PATRIMONIALI PER 1,5 MILIONI DI EURO AD ORGANIZZAZIONE CRIMINALE.

Il Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, ha emesso un provvedimento di sequestro, per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro, di aziende, immobili, disponibilità finanziarie nei confronti del tunisino M. F. (classe ‘80), eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, con il supporto dei colleghi del Comando Provinciale di Trapani.

Nel gennaio 2019, il citato M., unitamente ad altri 13 indagati, è stato destinatario di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Barbanera”, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, all’esito della quale lo stesso è stato ritenuto a capo di un sodalizio criminale dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, costituito da cittadini tunisini e italiani operanti tra il Nord Africa e le province di Trapani, Agrigento e Palermo.

Nel periodo monitorato dalle investigazioni (2017-2019), l’associazione a delinquere capeggiata dal M. ha dimostrato di disporre di una solida e radicata struttura organizzativa e di adeguate risorse umane e materiali, potendo contare su numerosi mezzi nautici in grado di effettuare, stabilmente, traversate sulla rotta marittima dalla Tunisia alla Sicilia finalizzate all’ingresso illegale nel territorio italiano di migranti e consistenti quantitativi di tabacchi esteri di contrabbando.

Per ogni “viaggio”, i cittadini extracomunitari arrivavano a pagare anche il prezzo di 3.000 euro. Inoltre, in passato, nel 2012, lo stesso M. F. era stato arrestato per aver detenuto armi ed esplosivi, verosimilmente destinati ad essere utilizzati sul territorio nazionale.

La Procura della Repubblica di Palermo, tenuto conto di tali condotte, ha pertanto delegato accertamenti economico-patrimoniali agli specialisti del GICO del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettati nel tempo da M. F.

Sulle base delle evidenze raccolte il Tribunale di Trapani ha disposto il sequestro di un immobile, due aziende e terreni ubicati a Marsala e Mazara del Vallo, nonché di un’autovettura e di disponibilità finanziarie per un valore complessivo pari a circa 1,5 milioni di euro.

Una delle due imprese sottoposte a sequestro opera nel settore agro-alimentare, mediante la coltivazione in serra di prodotti stagionali, su terreni estesi per circa due ettari.

La seconda impresa ha esercitato l’attività di ristorazione in una zona centrale di Marsala fino al sequestro avvenuto a conclusione dell’operazione “Barbanera” nel gennaio 2019: attualmente l’azienda, ancora sotto sequestro, è affidata in gestione a un’impresa terza su autorizzazione dell’Autorità giudiziaria.

Continua l’azione che la Guardia di Finanza palermitana svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, a contrasto dei patrimoni di origine illecita con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali mediante l’aggressione delle ricchezze illecitamente accumulate e di liberare l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza.

MILANO. OPERAZIONE GOLD FISH, TRAMITE BANCA VENDEVANO DIAMANTI CON PREZZI MAGGIORATI. SEQUESTRATI BENI PER OLTRE 17 MILIONI DI EURO.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno arrestato un noto imprenditore nel settore finanziario operante nel Nord-Italia e hanno sequestrato beni per un controvalore di oltre euro 17.000.000. Inoltre è stata contestata la responsabilità amministrativa degli enti ad una società di consulenza coinvolta nell’attività illecita.

L’attività in argomento, convenzionalmente denominata “GOLD FISH” e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Sost. Proc. Dott.ssa Grazia COLACICCO, scaturisce dalle risultanze dell’indagine “CRAZY DIAMOND”, conclusa nel 2019, che aveva consentito di accertare la commissione di una truffa, per diverse centinaia di milioni di euro, ai danni di decine di migliaia di risparmiatori, da parte di società che, attraverso il sistema bancario, promuovevano e vendevano diamanti a prezzi notevolmente superiori rispetto all’effettivo valore, paventando agli investitori rendimenti irrealistici ed applicando loro esorbitanti provvigioni.

In particolare, approfondendo ulteriormente i flussi finanziari di una delle società le cui quote erano già state sottoposte a sequestro nella precedente operazione e sviluppando alcune segnalazioni per operazioni sospette, Le Fiamme Gialle milanesi hanno ricostruito il complesso meccanismo di riciclaggio utilizzato per occultare una parte dei proventi della predetta truffa, anche attraverso l’interposizione di numerose persone fisiche e giuridiche.

Le investigazioni, svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano, hanno consentito, in pratica, di rilevare che l’imprenditore aveva riciclato e reinvestito i propri guadagni illeciti in fondi gestiti da una società d’investimento lussemburghese nonché finanziando numerose imprese a sé riconducibili, tutte attive nel Centro-Nord Italia nei più diversificati settori economici: un ristorante a Forte dei Marmi, una cava di marmo, una sartoria ed un concessionario di autovetture tutti ubicati in Carrara e due società operanti nel recupero crediti e nell’intermediazione immobiliare con sede in Milano.

Le attività sono state effettuate in Milano, Roma, Varese e nelle province di Lucca e Massa Carrara ed hanno consentito di sottoporre a sequestro n. 53 rapporti finanziari, n. 21 partecipazioni societarie, un immobile e un’autovettura.

SERIE A. INTER E LAZIO CHE PASTICCIO, LA JUVE SI ALLONTANA. IL TORO RITROVA LA VITTORIA.

Undici gol in sole due partite è il bilancio che condanna Inter e Lazio.

La ventisettesima giornata di campionato inizia con un rombante Milan che stende 4 a 1 il Lecce, il pareggio tra Fiorentina e Brescia per 1 a 1 che consegna un punto importante a tutte e due e la vittoria netta di 2 a 0 della Juventus in casa del Bologna, con i gol dei soliti Ronaldo e Dybala.

Ritorna alla vittoria anche il Cagliari, a Ferrara batte per 1 a 0 la Spal con gol di Simeone, un ritorno infuocato da parte sua. Il Napoli passeggia a Verona contro l’Hellas e ne segna due, nel primo tempo con Milik al 38′ e nel secondo al 90′ con Lozano. Altra grande impresa della corazzata Parma che a Genova contro i rossoblu, stravince 4 a 1 con tripletta di Cornelius, entrando di diritto nella storia grazie alla doppia tripletta, tra andata e ritorno, rifilata al grifone, sono pochi i calciatori che sono riusciti a compiere un gesto simile.

E’ festa granata all’olimpico di Torino, Belotti torna al gol dopo un digiuno lunghissimo consegnando i tre punti alla squadra, riuscendo ad allontanarla dalle vicinanze alla zona retrocessione. L’Udinese prova a reagire al confronto ma torna a casa a secco, il risultato finale è di 1 a 0. La Roma chiude con un bel 2 a 1 sulla Sampdoria con doppietta di Dzeko.

Inter 3-3 Sassuolo

Se la prima della classe ha brillato a Bologna, Inter e Lazio si leccano le ferite. I neroazzurri, in casa, contro il Sassuolo fanno di tutto pur di non segnare, clamorosi gli errori di Candreva e Gagliardini davanti alla porta. A Milano finisce 3 a 3 in una gara fuori dal mondo, il Sassuolo passa in vantaggio al 4′ con Caputo ma Lukaku su rigore risponde al 46′. Nella ripresa, dopo un minuto Biraghi segna il due a uno e sembra che la partita dovesse finire così, ma dall’80esimo inizia l’inferno. All’81esimo il Sassuolo mette in ordine il risultato su rigore con Berardi. All’86’ di prepotenza l’Inter trova il gol del 3 a 2 con Borja Valero, la partita sembra ormai chiusa ma ecco che di nuovo gli emiliani buttano il cuore oltre l’ostacolo e trovano il definitivo 3 a 3 con Magnani. L’Inter non crede ai propri occhi ma deve colpevolizzarsi sugli errori difensivi che hanno permesso al Sassuolo di vivere una serata magica.

Atalanta 3-2 Lazio

Dopo il pareggio clamoroso dei neroazzurri la Lazio può gestire l’incontro per portarsi a casa i tre punti e staccare così la squadra di Conte, difronte a loro però l’Atalanta non è della stessa idea. La Dea arriva a Roma con un obiettivo, vincere, ma al quinto si complica la vita con l’autogol di De Roon e successivamente all’11° lasciano Milinkovic-Savic raddoppiare. La serata però devia incredibilmente e la Lazio si ritrova sotto nel punteggio e senza i tre punti. Al 38′ Gosens riapre la gara mandando tutti negli spogliatoi sul risultato di 2 a 1. Nella ripresa, al 66′ Malinovskiy pareggia i conti facendo entrare in confusione i giocatori di Inzaghi che all’80’ non intervengono su Palomino che colpisce indisturbato completando la rimonta dell’Atalanta, è 3 a 2 a Bergamo. Finisce così, i bergamaschi ora sono a -4 dall’Inter.

Una giornata regalata da parte dell’Inter e Lazio che lasciano fuggire la Juventus, da venerdì si riparte con la sfida facile dei Bianconeri contro il Lecce, i laziali ospitano la Fiorentina e i neroazzurri partono per la sfida a Parma.

ALESSANDRIA. LA PROTESTA DEI LAVORATORI SCOLASTICI SOTTO LA PREFETTURA.

Il grido degli lavoratori scolastici che non vedono futuro.

Filcams CGIL , FISASCAT CISL, UILTUCS UIL si dichiarano profondamente preoccupate per le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori degli Appalti Scolastici, settore in prevalenza femminile, con molte lavoratrici monoreddito, che non hanno scelto il part time ma lo hanno subito.

Queste lavoratrici e lavoratori hanno terminato la copertura degli ammortizzatori, in molti e molte sono senza reddito per responsabilità delle imprese che non hanno anticipato l’Assegno Ordinario e per il grave ritardo nella liquidazione dell’indennità da parte dell’INPS. Inoltre, come ogni anno, lavoratrici e lavoratori vedranno sospesi i loro contratti a giugno, con la fine dell’anno scolastico, rimanendo per questi mesi senza retribuzione, senza ammortizzatori e senza possibilità di ricercare una nuova temporanea occupazione preclusa dagli effetti della crisi in atto.

Senza una prospettiva certa rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa dei servizi per l’anno scolastico 2020/2021. Le organizzazioni sindacali chiedono a gran voce la ripresa a Settembre dell’attività scolastica per l’anno 2020-2021 per tutto il personale diretto e indiretto della scuola. Servono interventi concreti non solo in termini di proroga degli ammortizzatori sociali per i lavoratori ma interventi complessivi per un settore altamente a rischio, la cui crisi potrebbe compromettere tutto il il sistema scolastico.

ALESSANDRIA. ARRESTATA LA MOGLIE DI VICENTI, ANTONELLA PATRUCCO, PER LA STRAGE DI QUARGNENTO.

In carcere anche Antonella Patrucco per la strage di Quargnento.

Foto Andrea Amato

La cassazione ieri sera si è pronunciata rigettando le richieste della difesa della moglie di Vicenti, Antonella Patrucco. Era stata precedentemente rimandata a giudizio a piede libero.

E’ stata ritenuta responsabile degli stessi reati imputati al marito, dunque per lei scatta la reclusione in carcere. L’esito dell’udienza è avvenuta a Roma, presso la Suprema Corte di Cassazione. Molteplici, univoci e concordanti gli elementi di responsabilità raccolti dai Carabinieri di Alessandria non solo a carico di VINCENTI Giovanni, sottoposto a fermo di indiziato di delitto nei giorni immediatamente successivi ai fatti, ma anche nei confronti della di lui moglie, che gli inquirenti ritengono abbia fattivamente partecipato a tutte le fasi della condotta delittuosa – ideazione, preparazione e realizzazione – che la notte del 5 novembre 2019, mediante due esplosioni appositamente provocate per determinare il crollo della villa di proprietà della donna e riscuotere così il premio assicurativo stipulato solo pochi mesi prima, aveva causato la morte dei Vigili del Fuoco Antonino CANDIDO, Matteo GASTALDO e Marco TRICHES, oltre al grave ferimento del Carabiniere Roberto BORLENGO e dei Vigili del Fuoco Giuliano DODERO e Luca TROMBETTA, intervenuti sul posto a seguito della prima esplosione seguita da un principio d’incendio.

Appresa la notizia, il comandante provinciale dei carabinieri di Alessandria, Colonnello Michele Angelo Lorusso, si è recato personalmente a casa dei parenti delle vittime, per informarli dell’arresto della Patrucco.

REGGIO CALABRIA. 21 ARRESTI PER ‘NDRANGHETA APPARTENENTI ALLE COSCHE DE STEFANO-TEGANO E LIBRI.

Con l’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere si è conclusa questa mattina l’indagine “Malefix”, condotta dalla Squadra mobile di Reggio Calabria insieme al Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato dietro le sbarre diversi capi storici, elementi di vertice ed appartenenti di spicco delle cosche di ’Ndrangheta De Stefano-Tegano e Libri, attive nella città calabrese.

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti, detenzione e porto illegale di armi, aggravati dal metodo e dalla agevolazione mafiosa.

Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti della Mobile reggina in collaborazione con circa 200 operatori del Reparto prevenzione crimine della Calabria e delle Squadre mobili di Milano, Como, Napoli, Pesaro Urbino, Roma.

Eseguite anche numerose perquisizioni e il sequestro preventivo di un’azienda, con sede a Roma, attiva nel settore edile.

Le indagini documentano l’esistenza e l’operatività delle cosche De Stefano-Tegano e Libri, dominanti a Reggio Calabria, e forniscono una finestra sui contrasti registrati all’interno del primo gruppo e tra questo ed il secondo gruppo, in merito alla spartizione dei guadagni delle estorsioni.

Le dinamiche inerenti i contrasti interni alle cosche sono emersi chiaramente da due vertici di ’Ndrangheta svoltisi a Napoli nell’agosto del 2019, accuratamente monitorati dagli investigatori della Polizia.

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