Calcio Femminile

IL SOGNO CALCISTICO PASSANDO DAGLI STATI UNITI. ELENA PISANI ”C’E’ SEMPRE QUALCOSA DA MIGLIORARE, SOGNO DI VIAGGIARE GIOCANDO A CALCIO”.

”Se vuoi approfittare di tutto ciò che l’America ha da offrire, non c’è niente che non tu non possa realizzare.” Così diceva Geraldine Ferraro, politica e avvocato statunitense, prima donna ed unica italoamericana candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti nel 1978.

Così, tre italiane sono partite da casa usufruendo della borsa di studio per realizzare i propri sogni. Il Quotidiano On Line in questa serie di articoli ha intervistato giovani donne, con obiettivi diversi ma con la stessa voglia di impegnarsi per raggiungerli, grazie anche alla stessa e forte passione che le accomuna, il calcio.

Dopo Raffaella Giuliano e Beatrice Abati è il momento di Elena Pisani, classe 1997, Difensore centrale e Capitano della  East Tennessee State University (ETSU)

Ciao Elena, a che età hai tirato il primo calcio al pallone?

Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone a 7 anni, da lì in poi mi sono sempre di più appassionata.

Qual è stata la tua prima squadra?

Ho iniziato a giocare al Montesacro Calcio, una squadra di Roma.

In che ruolo giochi?

Sono un Difensore centrale

Hai un calciatore preferito o ti ispiri a qualche d’uno?

Quando ero piccola impazzivo per Materazzi, mi piacevano la sua personalità, la grinta in campo e lo stacco di testa. Ora mi piace molto Sergio Ramos, anche lui per la sua forte personalità in campo, unita a grande tecnica nei tackles e nel colpo di testa; non condivido i suoi comportamenti quando cattiveria e a volte scorrettezza prendono il sopravvento.

Nel femminile mi ispiro molto ad Elena Linari. Mi piace come modello di calciatrice sia dentro che fuori dal campo. Mi piacciono i valori che trasmette, soprattutto la sua umiltà e la sua dedizione a lavorare sodo, spesso in silenzio.

Il ricordo più bello con la maglia della Nazionale?

Matteo Ciambelli

È difficile sceglierne uno… forse la vittoria sugli Stati Uniti alle Universiadi la scorsa estate. Per me era un po’ una questione personale. L’unione del gruppo ha reso la vittoria ancora più bella.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per gli Stati Uniti?

L’allenatore della squadra dell’università mi aveva vista giocare al torneo de La Manga in Spagna. In seguito mi ha contattata su Facebook spiegandomi come funzionava il tutto e offrendomi una borsa di studio.

Sbarcata in America ti sei subito ambientata?

Il primo anno è stato difficile, soprattutto il primo semestre quando vivevo con una ragazza inglese che capivo a mala pena.

Ho sofferto molto il distacco dalle persone che mi erano più care in Italia. Inoltre, per me era la prima volta che vivevo lontana da casa quindi ho dovuto imparare in fretta ad essere indipendente e gestirmi da sola.

Ho cominciato a godermi davvero l’America quando ho capito che la mia vita ormai era là e non in Italia.

Com’è la giornata tipo di Elena negli States?

Ti racconto la mia giornata tipo di quest’ultimo anno durante la stagione (agosto-dicembre) e fuori stagione (gennaio-maggio).

– In stagione: in base al programma delle lezioni, al mattino o vado in classe oppure in ospedale per completare le ore di stage. Nel primo pomeriggio allenamento, due volte a settimana doppio con anche palestra. Nel tardo pomeriggio e serata studio.

Si gioca due volte a settimana: venerdì e domenica. Quando le trasferte sono lunghe si parte il giovedì e si rientra la domenica notte dopo la seconda partita.

– Fuori stagione: sveglia alle 5 del mattino per essere in campo alle 6. Allenamento dalle 6 alle 8, doccia e poi diretta in classe. Dopo lezione vado in ospedale per completare qualche ora di stage. Verso le 15 vado in spogliatoio, dove pranzo e mi preparo per la palestra alle 16. Finito il lavoro lì, se faccio in tempo doccia in spogliatoio e poi di nuovo a lezione fino alle 20. Quando arrivo a casa ceno, chiacchiero un po’ con Bea e Raffa e poi a letto presto.

Com’è il rapporto con Raffaella e Beatrice?

Speciale. Ci conoscevamo a malapena prima di ritrovarci in America. Ora posso dire che nessuno mi conosce come loro. Abbiamo passato insieme tantissimi momenti, belli e brutti, che ci hanno permesso di creare un legame davvero forte. Senza dubbio la loro presenza ha reso molto più bella la mia avventura in America.

​Soprattutto con Bea, avendo lo stesso corso di laurea (ingegneria biomedica), trascorrevamo quasi tutta la giornata insieme.

Quali differenze hai notato tra te e le calciatrici statunitensi?

La principale differenza è quella fisica. Atleticamente le americane sono spesso un gradino più in alto.

Per quanto riguarda la tattica viene un po’ trascurata in America, soprattutto a livello di college; noi italiane siamo molto più ordinate e conosciamo meglio i movimenti. Tecnicamente invece dipende dal livello in cui giochi. In America il calcio è lo sport più diffuso tra le ragazze, di conseguenza ci sono giocatrici tecnicamente mediocri fino ad arrivare a giocatrici che hanno un ottimo livello tecnico.

Il mister come lavora? Quali tattiche utilizza?

Viene fatto molto lavoro di corsa e in palestra. L’aspetto atletico è di primaria importanza. Rispetto agli allenamenti a cui ero abituata in Italia, in America facciamo meno esercizi di tecnica e tattica, dedicando invece più tempo a simulazioni di gioco.

Quando sei in campo che atteggiamento agonistico utilizzi?

Mi reputo una giocatrice molto fisica ma anche attenta al gioco. Valorizzo molto la comunicazione nel mio reparto e cerco di dare sicurezza alle mie compagne. In generale sono molto aggressiva in campo e gli 1vs1 sono sfide personali.

Come calciatrice, al netto della tua esperienza in America, hai notato una crescita?

Assolutamente sì. Penso di essere migliorata molto fisicamente e aver lavorato anche sulla mia tecnica, anche se c’è sempre tanto da migliorare. Soprattutto, penso di essere diventata più consapevole dei miei mezzi e di aver sviluppato leadership.

Una volta finita l’esperienza e tornata in Italia in quale squadra ti piacerebbe giocare?

Al momento, considerata la situazione in cui siamo con tutto il mondo bloccato, non mi sento in grado di fare previsioni. Sono aperta a più possibilità, tra cui anche l’estero. Dovrò vedere nei prossimi mesi come evolve la situazione e capire quali possibilità saranno percorribili.

Il tuo sogno nel cassetto?

Ce ne sono tanti… Viaggiare e giocare a calcio sono sempre state le mie due grandi passioni. Quindi forse il sogno più grande è riuscire a viaggiare grazie al calcio, avendolo reso il mio lavoro.

Elena Pisani in chiusura difensiva 1V1
Elena Pisani: recupero palla e progressione
Gol Elena Pisani