Mese: marzo 2020

ALESSANDRIA. EMERGENZA COVID-19: INVESTIRE SUL TRATTAMENTO DOMICILIARE PRECOCE.

Alessandria, 30 marzo 2020

Emergenza Covid-19: investire sul trattamento domiciliare precoce

La pandemia in corso determinata dal Covid-19, che si è largamente diffusa nel nostro Paese, ha pesantemente colpito molte Regioni italiane tra cui il Piemonte, dove la provincia di Alessandria è quella che conta il maggior numero di contagi. Gli operatori sanitari nei vari ospedali del nostro territorio sono spesso costretti a turni massacranti sia per il crescente afflusso di pazienti, molti dei quali in gravi condizioni, sia per la carenza di personale. Risorse di personale già scarse in precedenza, ma drammaticamente impoverite dall’assenza di addetti per malattia o per isolamento fiduciario in quarantena per avvenuto contatto ravvicinato con pazienti Covid positivi. Anche i medici di famiglia (MMG) vivono una situazione molto difficile, in particolare nell’assistenza dei pazienti che sono a casa, in famiglia, e che non necessitano di ricovero in ambiente ospedaliero. Fondamentale rimarcare la riconoscenza che tutti noi dobbiamo a queste persone, che rischiano quotidianamente la loro vita. Ad oggi molti medici purtroppo sono già deceduti, dopo aver lottato per salvare la vita di altri. Ci auguriamo vivamente che la riconoscenza che viene ora mostrata con belle parole, con dediche sui media, con canzoni ed applausi in ogni luogo sia mantenuta e dimostrata nei fatti ad emergenza conclusa. Troppo spesso, infatti, abbiamo ascoltato nel passato critiche, molto spesso infondate, nei confronti del personale sanitario e del SSN. La nostra amministrazione – come tante altre – ha messo in campo, nonostante le note difficoltà economiche dell’Ente, tutte le misure necessarie a contrastare il contagio e a fornire supporto alle fasce deboli della popolazione. Abbiamo fatto il possibile per agevolare il prezioso lavoro della nostra Azienda Ospedaliera e sono venuti segnali importanti anche dal mondo privato e produttivo della nostra comunità.

Forse tutto ciò non è ancora sufficiente per evitare il contagio o meglio ancora per limitare i danni che questo genera alla salute e alle strutture sanitarie. Quindi ora occorre trovare il coraggio di cambiare registro, e lavorare seriamente sul trattamento domiciliare precoce. Questo è il “sentiment” che aleggia anche tra molti addetti ai lavori e tra i cittadini. I consiglieri comunali a tal proposito hanno redatto un ordine del giorno molto specifico. In merito a questa emergenza epidemiologica senza precedenti sta emergendo la convinzione (sia dal confronto con coloro che operano “sul campo”, sia dalla più recente letteratura scientifica sull’argomento, sia ascoltando esperti del settore come il responsabile del reparto di malattie infettive dell’ASO AL, dott. Guido Chichino), che il trattamento farmacologico precoce a domicilio, seguendo specifici protocolli ed uno stretto controllo medico, possa mitigare l’evoluzione della malattia in molti casi, evitando addirittura il ricovero ospedaliero. Il trattamento precoce presenta indubbi vantaggi: – innanzitutto per il paziente che avrebbe un decorso più favorevole – per gli operatori sanitari che potrebbero lavorare meno “in affanno” con maggior disponibilità di posti letto – per il sistema sanitario per la significativa riduzione della spesa. E’ stato recentemente proposto ed applicato nel distretto sanitario Acqui Terme ed Ovada il progetto COVID A CASA per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da infezione COVID 19 dimostrata o sospetta. Ci auguriamo che questa o iniziative analoghe, tutte comunque aventi come denominatore comune il trattamento domiciliare precoce, vengano estese come principio anche agli altri tre distretti dell’ASL AL, e ad altri Territori della Regione. Infine, in una situazione drammatica come questa – e mi assumo tutte le responsabilità di tale affermazione – probabilmente andrebbero trovate da parte governativa delle soluzioni di alleggerimento o sgravamento del carico giuridico per coloro che operano nel settore sanitario, rendendoli in questa circostanza temporale, immuni da quelle azioni legali che sappiamo essere un notevole freno inibitore dall’assumersi responsabilità e decisioni terapeutiche oggi indispensabili. Gianfranco Cuttica di Revigliasco Sindaco di Alessandria.

ITALIA. LA POLIZIA POSTALE SEGNALA UNA NUOVA TRUFFA WHATSAPP, IL BUONO DEL SUPERMERCATO.

Occhio alle truffe!

La Polizia postale segnala una nuova truffa che in questi giorni di emergenza per covid19 sta circolando su WhatsApp. Nel messaggio viene detto che, per far fronte alla crisi, i supermercati stanno offrendo buoni del valore di 200 euro.

La truffa si attiva attraverso il link contenuto nel messaggio, i malintenzionati possono appropriarsi dei vostri dati sensibili e usarli per scopi illeciti.

Quindi, vi invitiamo a fare sempre attenzione, non cliccare nel link e di non fare circolare il messaggio. Ogni segnalazione di casi sospetti si può effettuare sul nostro Portale.

ROMA. IL SERVIZIO AEREO DELLA GUARDIA DI FINANZA IN FAVORE PER IL TRASPORTO DI MATERIALE SANITARIO.

La lotta al Covid19 continua.

Nel pomeriggio di ieri 28 marzo 2020, su attivazione della protezione civile, è stato organizzato in urgenza un trasferimento di materiale sanitario da Fiumicino a Venezia, utilizzando uno dei nuovissimi atr72 del Gruppo Esplorazione Aeromarittima di Pratica di Mare.

Nello specifico, il velivolo del corpo ha trasportato 140 colli contenenti 240000 mascherine da devolvere al personale sanitario della regione Veneto.

Anche oggi il Servizio Aereo della Guardia di Finanza vicino a chi ha più bisogno.

BERGAMO. SONILA ALUSHI: SEMPRE ATTUALI LE SUE PAROLE, 30 MEDICI E INFERMIERI ALBANESI IN AIUTO ALL’ITALIA.

“Noi albanesi non siamo i vostri stupidi, ministro Salvini”

di Sonila Alushi

La coraggiosa blogger albanese, Sonila Alushi, che nel 2018 rese pubblica una lettera a Salvini. Una denuncia sulla tragedia delle migrazioni attuali, ma senza dimenticare il recente passato di emigrazione e di tragedie come l’affondamento della nave Kater i Rades nel 1997.

Dal profilo facebook di Sonila Alushi:

Amici, la mia lettera pubblica indirizzata a Matteo Salvini, è dell’Agosto 2018 quando era ancora ministro degli interni. Si riferiva al suo blocco in mare della nave “Diciotti” e l’offerta di aiuto dalle autorità albanesi per far sbarcare in Albania alcuni dei profughi. Non so perché e da chi sia stata pubblicata anche oggi e come sia diventata di nuovo virale! E mi spiace che sia ancora attuale sopratutto, dimostra che è tristemente prevedibile quel personaggio, con lo stesso modus operandi nonostante il grade dolore che stiamo vivendo. Grazie per i tanti bei commenti e complimenti, vi sono davvero grata, mentre preferirei che l’ex ministro degli interni non sia al centro dell’attenzione in questi giorni bui del nostro paese. Un abbraccio con l’augurio che stiate bene.

La carica dei 30 medici e infermieri albanesi lavoreranno a Bergamo e Brescia, le loro lauree sono riconosciute in Italia e molti di loro si sono laureati o specializzati qui. Quindi conoscono bene la lingua ed il nostro sistema sanitario. Formati ieri in questo paese, tornano oggi a dare un po’ del bene ricevuto. E senza andare negli anni ‘90, quando le coste pugliesi accoglievano le “navi montagna”, basta ricordare l’aiuto prezioso dell’Italia di pochi mesi fa quando l’Albania soffriva per un terremoto importante. Sono orgogliosa di tutti e due i miei Paesi che sono capaci di una generosità e solidarietà unica in tutto il mondo.

LA LETTERA DI SONILA ALUSHI:

“L’Albania si è mostrata solidale a questo Paese non a lei Signor Ministro. L’Albania è un popolo di migranti, è un popolo generoso e ospitale nonostante ancora povero. E sopratutto l’Albania non dimentica di essere stata aiutata dai suoi vicini italiani, ma non dimentica anche le sue dichiarazioni disprezzanti. O le becere frasi dei suoi seguaci scritte nei muri della Lombardia come ad esempio: ‘Albanesi tutti appesi!’

Oh no, noi non dimentichiamo la dichiarazione della vostra deputata (ai tempi Lega Nord) e allora Presidente della Camera, Irene Pivetti, che senza il minimo pudore e sensibilità, disse che gli albanesi ANDAVANO BUTTATI A MARE! E a mare ci finimmo davvero pochi giorni dopo: si chiamava Katër i Radës quella piccola nave affondata a Otranto. Ci morirono 81 di noi tra bambini, donne, uomini giovani e vecchi.

Chiamarono quel naufragio ‘La Tragedia del Venerdì Santo’ (28 Marzo 1997). Piangemmo quei morti da nord a sud e un intero Paese si vestii di nero. Ma poi i barconi ripartirono, era questione di sopravvivenza e lei lo sa bene anche se fa finta di non sapere. Lei fa finta di non capire perché la gente lascia casa e rischia la vita in mare.

Lei fa finta Ministro, fa finta su molte cose, anche sul fatto che il più grande problema di questo Paese, a sentir lei, sembra siano gli immigrati. Non abbiamo avuto il tempo di asciugarci le lacrime per i morti di Genova e Civita, che ecco che arriva lei con le sue crudeli decisioni per farci piangere e vergognare di altre vittime!

Non siamo riusciti a consumare qualche giorno di lutto per quelle perdite e capirci qualcosa sulle responsabilità di quel crollo, che ecco che rispuntano le sue lagne puntando il dito solo verso gli immigrati! Per non parlare della fuga dei capitali, della disoccupazione, della Mafia, del degrado sociale, della povertà in crescita, ecc. Tutto in ombra!

Oggi dice nei suoi comizi, quelli dove i suoi fan si divertono con il suo triste sarcasmo, che l’Albania si è comportata meglio della Francia!! Suvvia Ministro, sappiamo bene che la Francia non si farà il minimo problema per questo suo ridicolo paragone.

E sappiamo bene anche come la pensa su di noi: fosse stato per lei e i suoi, noi albanesi non saremmo stati accolti allora e non saremmo ben accettati nemmeno oggi.

L’Albania, posizionandosi al fianco dell’Italia, si è dimostrata riconoscente e generosa perché questo Paese se lo merita e questo Paese non è rappresentato solo da lei.

Non usi questo bel gesto a suo favore personale, non ci tratti da stupidi. Grazie”!

*Sonila Alushi vive in Italia e scrive su Albania news. L’articolo è stato ripreso da facebook

ROMA. IL PADRONE CHIAMA MATTEO RISPONDE: “RIAPRIAMO LE FABBRICHE E LE SCUOLE”.

Matteo Renzi alla conquista dei titoloni sui giornali mentre l’Italia sta attraversando la peggiore crisi sanitaria dl dopoguerra e si sta preparando a fronteggiare la crisi economica che verrà: “Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due…”.

Le affermazioni di Matteo Renzi in concorrenza con quelle dell’altro Matteo: Matteo Salvini che una settimana si una no vuole riaprire tutto e poi richiudere tutto scuote la politica con un’operazione demagogica fatta sulla pelle di milioni di lavoratori che oltre ai rischi del contagio devono fronteggiare la scarsità dei mezzi di sussistenza:”Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere uno o due anni con il virus”.

Matteo Renzi rilascia una intervista sull’Italia, sulle sofferenze e le speranze nel tempo della crisi sanitaria che ha mietuto fino ad oggi oltre 10.000 morti e ha contagiato quasi 100.000 persone.

Matteo Renzi nella sua intervista alterna immagini scioccanti a messaggi politici, ma dimentica che i rischi ai quali sono esposti o lavoratori dell’industria quando devono operare gomito a gomito, quegli stessi lavoratori che in una immagine violenta e grottesca possono essere raffigurati come “la carne da macello” del polo industriale lombardo, dove maggiore è il numero dei contagiati, dei morti e della sofferenza: “C’è l’angoscia, il disorientamento, la paura, l’incertezza. C’è il dolore profondo e senza fine per i troppi morti. Ma c’è anche un’altra storia. Straordinaria e commovente. Una storia di valori. Di umanità. Di impegno. Di coraggio. Le famiglie non escono di casa, ma tornano a pregare. Il mondo che ragionava solo di eutanasia difende la vita senza nessun tentennamento e fa quadrato attorno ai più fragili: gli anziani, i malati…”.

L’ex presidente del Consiglio nella sua intervista non lancia segnali a favore di Mario Draghi, non lancia ultimatum all’Europa pure così distratta ed egoista.

Il pensiero fisso di Matteo Renzi per l’Italia e alla strada che dovrà imboccare.

Ma mentre il bollettino di guerra quotidiano racconta che il Covid 19 ha ucciso quasi mille persone in un solo giorno e oltre10.000 dall’inizio del contagio. Mentre il Papa invita a sostenere chi è costretto a lavorare per il bene di tutti:“perché nessuno si salva da solo” e il Presidente Mattarella ci indica la strada per opporci al cieco egoismo delle politiche economiche neoliberiste di alcuni Paesi Europei, il senatore, Matteo Renzi, dichiara: “Bisogna ripartire. Riapriamo fabbriche e scuole. Non si può aspettare il vaccino.”

Che Matteo Renzi non sia stato mai molto amico della classe operaia, quella che produce, esposta in prima linea nel rischio del contagio lo sappiamo, lo ha fatto capire chiaramente durante i 1.000 giorni in cui ha regnato da sovrano assoluto, in cui ha dispensato solo dei:”Se ne faranno una ragione!”

Per Matteo Renzi bisogna continuare a produrre anche mentre il virus continua a infettare e uccidere migliaia di persone.

Il personaggio politico,Matteo Renzi, al pari dell’altro Matteo continuano a parlare, dispensare pillole avvelenate dimenticandosi di essere senatori della Repubblica, di aver ricoperto cariche istituzionali e di avere una responsabilità sociale anche se questo è un tema sul quale non si sono mai dimostrati particolarmente sensibili, ma parlano purché si continui a parlare di loro per conquistarsi titoloni sui giornali: “Parlate male di me, purché ne parliate”.

A Matteo Renzi hanno risposto epidemiologi e scienziati che hanno liquidato la proposta come dannosa:“E’ una follia!” gli epidemiologi dell’Università di Pisa. E’ assolutamente sbagliato. Non diamo false illusioni e speranze”.  Burioni ha liquidano la proposta di Renzi come dannosa, irrealizzabile. 

Carlo Calenda lo taccia come “poco serio”.

Le reazioni sui social non si sono fatte attendere e qualcuno giustamente lo invita a farsi un giro negli ospedali lombardi, qualcuno gli ricorda che lui in una fabbrica evidentemente non c’è mai entrato e non conosce l’angoscia di chi, costretto a lavorare, ha poi paura di riportare il virus a casa, ai propri cari.

Il dirigente nazionale della Fiom, Michele De Palma, spiega: “certo che vorremmo tutti tornare alla normalità, soprattutto chi vive in piccoli appartamenti, ma tutti fanno la loro parte contro il virus. Solo chi vive in una villa circondato dalla quiete e da tutti i confort non sente l’ansia e la paura di chi è costretto a stare in pochi metri quadri”.

Un altro autorevole sindacalista, Maurizio Brotini, senza mezzi termini ha detto: “I padroni chiamano, Renzi risponde. In barba ad ogni evidenza scientifica, nei giorni del maggior numero di decessi, l’ex Presidente del Consiglio che non vuol rassegnarsi alla fine del suo breve ciclo politico, reclama l’apertura di scuole e di fabbriche. Invece di avere a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini italiani mettendo in sicurezza i lavoratori e le lavoratrici, ha a cuore i miseri profitti di una classe imprenditoriale”.

Emanuele Macaluso, parlando di alcune esternazioni di Matteo Renzi, lo ha bollato come”imbecillità politica”.

Il virus si può contrarre anche rimanendo a casa, un minuscolo appartamento di pochi metri quadri o una grande villa piena di confort vicino all’Arno, questo Matteo Renzi lo sa e nell’intervista se ne preoccupa, a modo suo: “Non me lo dica, ho due nonne. Una compie ora cent’anni, un’altra novanta. Io penserò a loro, come tutti noi penseremo ai nostri anziani che non potremo più abbracciare per qualche mese: è terribilmente triste ma saremmo costretti a fare così. La stagione del coronavirus ha un prima, un dopo, ma anche un durante. E nel durante bisognerà fare i conti con la realtà. Per un anno non ci daremo più la mano. Non staremo più attaccati nelle tavolate in pizzeria, si andrà al cinema e al teatro mantenendo la distanza di sicurezza. Si eviteranno i posti affollati e si lavorerà di più da casa. Si vivrà diversamente, ma si vivrà. Bisogna ripartire, però. Perché l’alternativa è chiudersi in casa e morire. Penso spesso a Firenze: dopo la peste del 1348 creò il Rinascimento. Penso che per arrivare al dopo bisogna attraversare il durante. Faremo fatica ma ce la faremo”.

ROMA. POLIZIA DI STATO. ATTENZIONE AL FALSO VOLANTINO INTESTATO AL MINISTERO DELL’INTERNO.

Sicurezza: falso volantino intestato al ministero dell’Interno

Falso volantino intestato ministero dell'Interno

Truffatori e topi di alloggio stanno diffondendo un falso volantino intestato al Ministero dell’Interno in cui si invitano i condomini non residenti ad abbandonare le proprie abitazioni pena una multa salata a seguito dell’attivtà di controllo delle forze dell’ordine.

Il falso volantino è scritto su carta intestata del “Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza”, con il logo della Repubblica Italiana.

Il falso volantino è stato trovato affisso negli androni dei palazzi e sui muri dei quartieri nel quale invita eventuali non residenti degli stabili a lasciare le abitazioni che li ospitano, per rientrare nel proprio domicilio di residenza, perché sarebbe in corso l’attività di controllo delle autorità.

Riporta anche l’obbligo di presentare, a richiesta, la documentazione di affitto della casa e i propri documenti con foto.

La Polizia di Stato ha invitato tutti a fare molta attenzione perché sicuramente si tratta della mossa di qualche malintenzionato per entrare indisturbato nelle le case in questo periodo di emergenza per covid_19.

Chiunque si imbatta in simili volantini è pregato di segnalarne la presenza alle Forze di polizia e di non seguire le indicazioni in essi contenute.

ALESSANDRIA. EMERGENZA CORONAVIRUS. AGGIORNAMENTO DEL 29 MARZO 2020.

L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che il numero complessivo di pazienti dichiarati guariti è salito a 755 in provincia di Alessandria, 10 in provincia di Asti, 1 in provincia di Biella, 11 in provincia di Cuneo, 7 in provincia di Novara, 26 in provincia di Torino, 9 in provincia di Vercelli, 3 nel Verbano-Cusio-Ossola, 3 provenienti da altre regioni.

212 sono “in via di guarigione”, cioè risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia.

Le persone decedute positive al virus sono 72: 14 in provincia di Alessandria, 2 in provincia di Asti, 4 in provincia di Biella, 9 in provincia di Cuneo, 10 in provincia di Novara, 23 in provincia di Torino, 4 in provincia di Vercelli, 4 nel Verbano-Cusio-Ossola, 2 da fuori regione,

Il totale delle persone decedute, risultate positive al virus, è salito a 734155 ad Alessandria, 32 ad Asti, 68 a Biella, 50 a Cuneo, 103 a Novara, 236 a Torino, 32 a Vercelli, 45 nel Verbano-Cusio-Ossola, 13 residenti fuori regione deceduti in Piemonte.

Le persone sottoposte al tampone e risultate positive sono 8.461: 1.266 in provincia di Alessandria, 385 in provincia di Asti, 467 in provincia di Biella, 613 in provincia di Cuneo, 715 in provincia di Novara, 4.012 in provincia di Torino, 442 in provincia di Vercelli, 363 nel Verbano-Cusio-Ossola, 80 residenti fuori regione, in carico alle strutture sanitarie piemontesi. 118 in fase di elaborazione.

I ricoverati in terapia intensiva sono 446.

I tamponi eseguiti sono 24.782, 14.657 risultati negativi.

Coronavirus in Italia sono 73.880 i positivi

Il Dipartimento della Protezione Civile che sta monitorando la diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale ha comunicato che sono 73.880 persone risultano positive al virus.

In Italia sono stati 97.689 i casi totali.

Nel dettaglio le persone attualmente risultate positive sono 25.392 in Lombardia, 10.535 in Emilia-Romagna, 7.251 in Veneto, 7.268 in Piemonte, 3.160 nelle Marche, 3.786 in Toscana, 2.279 in Liguria, 2.362 nel Lazio, 1.556 in Campania, 1.293 nella Provincia autonoma di Trento, 1.432 in Puglia, 1.141 in Friuli Venezia Giulia, 1.034 nella Provincia autonoma di Bolzano, 1.330 in Sicilia, 1.169 in Abruzzo, 897 in Umbria, 539 in Valle d’Aosta, 582 in Sardegna, 577 in Calabria, 197 in Basilicata e 100 in Molise.

Le persone dichiarate guarite sono 13.030. I deceduti sono 10.779, ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.

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