POLITICA

ROMA. IL PADRONE CHIAMA MATTEO RISPONDE: “RIAPRIAMO LE FABBRICHE E LE SCUOLE”.

Matteo Renzi alla conquista dei titoloni sui giornali mentre l’Italia sta attraversando la peggiore crisi sanitaria dl dopoguerra e si sta preparando a fronteggiare la crisi economica che verrà: “Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due…”.

Le affermazioni di Matteo Renzi in concorrenza con quelle dell’altro Matteo: Matteo Salvini che una settimana si una no vuole riaprire tutto e poi richiudere tutto scuote la politica con un’operazione demagogica fatta sulla pelle di milioni di lavoratori che oltre ai rischi del contagio devono fronteggiare la scarsità dei mezzi di sussistenza:”Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere uno o due anni con il virus”.

Matteo Renzi rilascia una intervista sull’Italia, sulle sofferenze e le speranze nel tempo della crisi sanitaria che ha mietuto fino ad oggi oltre 10.000 morti e ha contagiato quasi 100.000 persone.

Matteo Renzi nella sua intervista alterna immagini scioccanti a messaggi politici, ma dimentica che i rischi ai quali sono esposti o lavoratori dell’industria quando devono operare gomito a gomito, quegli stessi lavoratori che in una immagine violenta e grottesca possono essere raffigurati come “la carne da macello” del polo industriale lombardo, dove maggiore è il numero dei contagiati, dei morti e della sofferenza: “C’è l’angoscia, il disorientamento, la paura, l’incertezza. C’è il dolore profondo e senza fine per i troppi morti. Ma c’è anche un’altra storia. Straordinaria e commovente. Una storia di valori. Di umanità. Di impegno. Di coraggio. Le famiglie non escono di casa, ma tornano a pregare. Il mondo che ragionava solo di eutanasia difende la vita senza nessun tentennamento e fa quadrato attorno ai più fragili: gli anziani, i malati…”.

L’ex presidente del Consiglio nella sua intervista non lancia segnali a favore di Mario Draghi, non lancia ultimatum all’Europa pure così distratta ed egoista.

Il pensiero fisso di Matteo Renzi per l’Italia e alla strada che dovrà imboccare.

Ma mentre il bollettino di guerra quotidiano racconta che il Covid 19 ha ucciso quasi mille persone in un solo giorno e oltre10.000 dall’inizio del contagio. Mentre il Papa invita a sostenere chi è costretto a lavorare per il bene di tutti:“perché nessuno si salva da solo” e il Presidente Mattarella ci indica la strada per opporci al cieco egoismo delle politiche economiche neoliberiste di alcuni Paesi Europei, il senatore, Matteo Renzi, dichiara: “Bisogna ripartire. Riapriamo fabbriche e scuole. Non si può aspettare il vaccino.”

Che Matteo Renzi non sia stato mai molto amico della classe operaia, quella che produce, esposta in prima linea nel rischio del contagio lo sappiamo, lo ha fatto capire chiaramente durante i 1.000 giorni in cui ha regnato da sovrano assoluto, in cui ha dispensato solo dei:”Se ne faranno una ragione!”

Per Matteo Renzi bisogna continuare a produrre anche mentre il virus continua a infettare e uccidere migliaia di persone.

Il personaggio politico,Matteo Renzi, al pari dell’altro Matteo continuano a parlare, dispensare pillole avvelenate dimenticandosi di essere senatori della Repubblica, di aver ricoperto cariche istituzionali e di avere una responsabilità sociale anche se questo è un tema sul quale non si sono mai dimostrati particolarmente sensibili, ma parlano purché si continui a parlare di loro per conquistarsi titoloni sui giornali: “Parlate male di me, purché ne parliate”.

A Matteo Renzi hanno risposto epidemiologi e scienziati che hanno liquidato la proposta come dannosa:“E’ una follia!” gli epidemiologi dell’Università di Pisa. E’ assolutamente sbagliato. Non diamo false illusioni e speranze”.  Burioni ha liquidano la proposta di Renzi come dannosa, irrealizzabile. 

Carlo Calenda lo taccia come “poco serio”.

Le reazioni sui social non si sono fatte attendere e qualcuno giustamente lo invita a farsi un giro negli ospedali lombardi, qualcuno gli ricorda che lui in una fabbrica evidentemente non c’è mai entrato e non conosce l’angoscia di chi, costretto a lavorare, ha poi paura di riportare il virus a casa, ai propri cari.

Il dirigente nazionale della Fiom, Michele De Palma, spiega: “certo che vorremmo tutti tornare alla normalità, soprattutto chi vive in piccoli appartamenti, ma tutti fanno la loro parte contro il virus. Solo chi vive in una villa circondato dalla quiete e da tutti i confort non sente l’ansia e la paura di chi è costretto a stare in pochi metri quadri”.

Un altro autorevole sindacalista, Maurizio Brotini, senza mezzi termini ha detto: “I padroni chiamano, Renzi risponde. In barba ad ogni evidenza scientifica, nei giorni del maggior numero di decessi, l’ex Presidente del Consiglio che non vuol rassegnarsi alla fine del suo breve ciclo politico, reclama l’apertura di scuole e di fabbriche. Invece di avere a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini italiani mettendo in sicurezza i lavoratori e le lavoratrici, ha a cuore i miseri profitti di una classe imprenditoriale”.

Emanuele Macaluso, parlando di alcune esternazioni di Matteo Renzi, lo ha bollato come”imbecillità politica”.

Il virus si può contrarre anche rimanendo a casa, un minuscolo appartamento di pochi metri quadri o una grande villa piena di confort vicino all’Arno, questo Matteo Renzi lo sa e nell’intervista se ne preoccupa, a modo suo: “Non me lo dica, ho due nonne. Una compie ora cent’anni, un’altra novanta. Io penserò a loro, come tutti noi penseremo ai nostri anziani che non potremo più abbracciare per qualche mese: è terribilmente triste ma saremmo costretti a fare così. La stagione del coronavirus ha un prima, un dopo, ma anche un durante. E nel durante bisognerà fare i conti con la realtà. Per un anno non ci daremo più la mano. Non staremo più attaccati nelle tavolate in pizzeria, si andrà al cinema e al teatro mantenendo la distanza di sicurezza. Si eviteranno i posti affollati e si lavorerà di più da casa. Si vivrà diversamente, ma si vivrà. Bisogna ripartire, però. Perché l’alternativa è chiudersi in casa e morire. Penso spesso a Firenze: dopo la peste del 1348 creò il Rinascimento. Penso che per arrivare al dopo bisogna attraversare il durante. Faremo fatica ma ce la faremo”.