Mese: febbraio 2020

REGGIO CALABRIA. ‘DRANGHETA E POLITICA, 65 ARRESTI: SINDACO, CONSIGLIERE REGIONALE DI FRATELLI D’ITALIA E RICHIESTA DI ARRESTO PER UN SENATORE DI FORZA ITALIA.

REGGIO CALABRIA. politici locali, nazionali e affiliati della ‘ndrangheta che hanno scritto una le pagine nere della storia di mafia dalla Calabria all’Australia e sono state in grado di condizionare la vita economica e politica di intere comunità sono finiti in manette su ordine del Tribunale.

‘Ndrangheta che non si è accontentata di controllare i traffici di droga, prostituzione, imporre il pizzo agli imprenditori e avvelenare la vita coivile delle comunità che controllavano direttamente e indirettamente, ma sono state in grado di insinuarsi nelle Istituzioni, mettere a libro paga i rappresentanti dei partiti politici presenti nei consigli regionali, in parlamento e i primi cittadini delle istituzioni locali.

Il neoeletto consigliere regionale di Fratelli d’Italia,Domenico C., sindaco di Sant’Eufemia e vicepresidente del parco dell’Aspromonte, è ai domiciliari aver ramazzato preferenze alle regionali senza preoccuparsi da dove veniva il consenso elettorale, anzi per gli investigatori ne era consapevole e non si è fatto scrupolo di ottenerli pur di essere eletto in consiglio regionale.

Il senatore, Marco S. di Forza Italia per il quale è stata presentata richiesta di autorizzazione a procedere.

I due politici calabresi, C. e S.,sono stati travolti dall’inchiesta insieme ad altri politici locali e agli esponenti dei clan arrestati nell’operazione di Polizia.

Sessantacinque fra capi, gregari e uomini a disposizione del clan Alvaro sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del commissariato di Palmi su richiesta della procura antimafia guidata da Giovanni Bombardieri e per ordine del Tribunale.

53 sono finiti in carcere e 12 ai domiciliari, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, diversi reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.

Il Procuratore capo Bombardieri ha spiegato: “Emerge uno spaccato della politica locale che non ci fa onore, un mercanteggiare dei voti e una richiesta di consenso elettorale indipendente da aspirazioni ideologiche e politiche”

Il senatore S. che deve rispondere degli stessi reati deve attendere il voto del Senato che deve decidere sull’autorizzazione a procedere per essere posto ai domiciliari.

Gli elementi raccolti dagli investigatori a suo carico sono pesanti: “Questo qua è in Forza Italia … questo amico mio … questo è un dottore, Marco S., di qua, quello che ha i supermercati qua a Reggio e cose, ed è a Roma! E’ un amico nostro questo … è un medico!” spiegava ai suoi il “rappresentante elettorale dei clan”, l’imprenditore Domenico L.

Ma non è stato L. a cercare il politico, ma il senatore che, tramite un mediatore,il dottore Domenico G., massone regolarmente iscritto al Goi, ha sollecitato l’appoggio dei clan di Sant’Eufemia.

Il sostegno al Senatore discusso personalmente nel corso di un incontro organizzato alla segreteria politica del candidato, durante il quale i patti sono stati chiari.

Siclari, scrive il gip “era consapevole dello “status” dello ndranghetista di L. e fu infatti per questa ragione che scelse di vederlo privatamente in forma riservata, all’interno della sua segreteria politica, per evitare ripercussioni che avrebbero potuto avere un effetto boomerang durante la campagna elettorale”.

S. sapeva che l’appoggio della ‘ndrangheta non sarebbe stato gratis e nella corsa per il Senato, S. ha raccolto percentuali bulgare, “più del candidato del paese” Luigi Fedele (non indagato), ex consigliere e assessore regionale di Forza Italia, all’epoca capolista per il partito “Noi per l’Italia” e candidato del clan alla Camera. “Forza Italia gli meni nel Senato e via, alla Camera c’è Luigi” secondo le istruzioni di L.

Fedele, però non è stato eletto alla camera e allora a S. sono arrivate le richieste dei “signori di Sant’Eufemia” a partire dal trasferimento di una dipendente di Poste italiane, dal Nord Italia a Messina.

Da una intercettazione il mediatore G. a L. ha spiegato che: “Una questione che S. avrebbe risolto tramite l’onorevole Antonio Tajani, che aveva un contatto con un soggetto di Riccione che avrebbe potuto risolvere la vicenda nel senso auspicato dal mafioso”.

Per la signora è stato creato effettivamente un posto ad hoc.

La richiesta dell’assunzione del figlio di L., da collocare in un non meglio precisato ufficio pubblico e poi altre ancora ancora, come hanno annotato gli inquirenti nelle carte, potrebbero essere state avanzate, ma l’impossibilità di intercettare il senatore e una sua maggiore prudenza nella gestione dei contatti hanno impedito agli investigatori di approfondire.

Le cautele non hanno mai interessato il consigliere regionale Domenico C. e suo fratello Antonio che con gli Alvaro si sono incontrati all’interno del palazzo comunale.

Lo spregiudicato neoconsigliere C., passato dal centrosinistra al centrodestra, voleva essere eletto in Consiglio regionale con una percentuale di voti tale da poter pretendere un ruolo.

Vantava l’interesse di tutti i partiti, “corteggiato da tutti i partiti”, ma preferiva la Lega, dove, però non ha trovato spazio, parcheggiandosi momentaneamente in Fratelli d’Italia. 

C. prima ancora di scegliere il partito con cui correre alle elezioni aveva già stretto un patto con la ‘ndrangheta, che per lui la ha raccolto voti trasversali, strappando l’appoggio di pezzi di Lega, grazie al ginecologo Nino C., sorpreso a chiacchierare in un ristorante di lusso con il rappresentante elettorale dei clan,  e di Carmelo P., capo segreteria del Presidente del gruppo di Forza Italia nel Consiglio Regionale Calabrese e per lungo tempo uomo di fiducia dell’ex consigliere regionale Alessandro N., arrestato per mafia nell’agosto scorso.

Chiarissimo è stato il “prezzo” dell’appoggio nelle urne: “aggiustare” il processo d’appello Xenopolis, in cui L. era imputato dopo la condanna in primo grado.

Servizio che Antonino C., fratello del neoconsigliere e finanziere di professione, si era impegnato ad assicurare a L. grazie ad un funzionario amico, anzi fratello, in grado di arrivare ad un giudice di Corte d’Appello: “Io ho dato ordine a quello che … (incomprensibile)… come ti dicevo io oggi che è un fratello”. Di loggia? Forse. Lo riferisce poi diligentemente lo stesso L. al boss Cosimo A. Antonino C., gli racconta, non solo gli avrebbe permesso di avvicinare uno dei giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria, mentre un secondo contatto un dottore avrebbe dovuto aiutarlo ad avvicinare il giudice dr Minniti, che, però veniva visto come un magistrato meno abbordabile e quindi più difficilmente corruttibile. Ma C. si era attivato anche per il boss Cosimo A., in quel periodo in attesa di verdetto definitivo per il processo “Meta”, con un viaggio a Roma per sollecitare i servizi di “un aggancio pesante” in Cassazione.

A C., finanziere di professione, non importava di piegare al volere dei clan il corso della giustizia.

Così come poco sembrava importare alla moglie, carabiniera, Ivana F. non indagata, e figlia del brigadiere Nino F., assassinato dai clan negli attentati con cui la ‘ndrangheta ha firmato la propria partecipazione agli attentati continentali, di sedersi al tavolo con uomini dei clan.

Gli investigatori, sulla carabiniera, nelle intercettazioni annotano: “era commensale di A. Domenico classe 1977, come già rilevato, condannato per mafia nel processo Xenopolis, figlio di A. Nicola, condannato per mafia nel procedimento Prima e per estorsione aggravata da modalità mafiose nel processo “il Guardiano”,nonché cognato di C. Giuseppe, esponente di spicco della ndrina Crea di Rizziconi”. Uomini dei clan della Piana, gli stessi che per i magistrati le avrebbero ammazzato il padre. Più volte poi, su sollecitazione del marito avrebbe attivato le sue conoscenze in prefettura per garantire a degli imprenditori certificazioni antimafia su commissione.

Il vicesindaco di Sant’Eufemia, Cosimo I., è finito in manette come elemento di vertice del clan, il Presidente del Consiglio Comunale Angelo A., considerato il “mastro di giornata” della cosca, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico ingegnere Domenico L., referente per gli appalti pubblici del Comune e Domenico “Dominique” F., consigliere comunale di minoranza, che aveva il compito di monitorare  appalti e lavori per consentire l’infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca eufemiese.

REGGIO CALABRIA. POLIZIA DI STATO. ‘NDRANGHETA 65 ARRESTI.

‘Ndrangheta: 65 arresti a Reggio Calabria

arresti a reggio calabria ndranghetaOltre 600 agenti sono stati impegnati per portare a termine un’operazione a Reggio Calabria contro la ‘Ndrangheta. Capi storici, affiliati e giovani leve di un “Locale” dipendente dalla cosca Alvaro che condizionavano totalmente la vita di Sant’Eufemia e di tutto il comprensorio aspromontano sono stati fermati. In totale gli arresti sono stati 65, di cui 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari.

Sono tutti ritenuti responsabili di associazione mafiosa, diversi reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘Ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.

L’operazione è stata condotta dai poliziotti della Squadra mobile di Reggio Calabria e del commissariato di Palmi, con il coordinamento del Servizio centrale operativo e con il concorso degli equipaggi del Reparto prevenzione crimine e delle Squadre mobili di varie province.

Tutti gli arrestati di oggi rivestivano un ruolo di peso nella cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Un clan feroce, aggressivo e ramificato, in grado di imporre estorsioni, assunzioni di maestranze e acquisti di forniture agli imprenditori impegnati nei lavori pubblici in paese e nelle zone limitrofe, come di gestire un traffico e spaccio di cocaina e marijuana. Il clan decideva anche le sorti delle diramazioni di ‘Ndrangheta delle famiglie da tempo trasferite in Australia. Nel corso delle indagini, più di un esponente di vertice del clan degli Alvaro è stato monitorato nei suoi viaggi all’estero per dirimere controversie. Ma il clan era attivo anche in Lombardia, soprattutto nel pavese, dove gli Alvaro sono storicamente radicati

Arresti e perquisizioni sono stati compiuti in diverse zone d’Italia, nello specifico Reggio Calabria, Milano, Bergamo, Novara, Lodi, Pavia, Ancona, Pesaro Urbino e Perugia.

Donatella Fioroni
 

CATANIA. SCOPERTA CENTRALE DI MASTERIZZAZIONE E CONTRAFFAZIONE

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno eseguito, nei giorni scorsi, un importante intervento nel settore della “pirateria” audiovisiva, scoprendo una vera e propria “centrale di masterizzazione”, nascosta all’interno di un appartamento del quartiere San Cristoforo di Catania, gestita da quattro soggetti extracomunitari di origini senegalesi.

Le Fiamme Gialle della Compagnia di Catania hanno monitorato gli spostamenti dei soggetti, riuscendo ad individuare l’appartamento utilizzato per l’attività di riproduzione seriale di CD e DVD illegali, poi venduti al pubblico presso le aree mercatali di Catania. Nel corso dell’intervento i Finanzieri hanno sequestrato tutto il materiale hardware (personal computer, stampanti) e oltre 20 masterizzatori necessari a duplicare film, opere musicali e videogiochi, nonché 15.000 supporti ottici già contenenti le ultime novità cinematografiche e musicali, tra le quali gli ultimi successi presentati al Festival di Sanremo 2020.

Nel corso dell’accesso, inoltre, sono state rinvenute oltre 4.500 etichette di stoffa raffiguranti i loghi delle più famose case di alta moda, pronte ad essere utilizzate per la contraffazione di capi ed accessori di abbigliamento. I gestori della sala di masterizzazione sono stati deferiti alla locale Autorità Giudiziaria per i reati previsti dalla L. 633/1941 relativa alla tutela del diritto d’autore, per il reato di ricettazione (648 c.p.) e commercio di prodotti con segni falsi (474 c.p.).

L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività svolte dalla Guardia di Finanza di Catania per contrastare un settore illecito che costituisce un serio danno per l’industria cinematografica e musicale italiana ed il mercato della moda.

MESSINA. SCOPERTO SUPERMARKET DELLA DROGA. 11 CUSTODIE CAUTELARI.

Dalle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 soggetti (5 dei quali in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria), promotori e membri di un’organizzazione criminale che gestiva un lucroso traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, sull’asse tra la Calabria e la Sicilia.

Le indagini, condotte dai militari del Gruppo di Messina e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Messina, traggono origine dagli approfondimenti avviati a seguito dell’arresto, effettuato il 26 settembre 2018, di due soggetti messinesi, C.D. cl. 97 e R.D. cl. 99, sorpresi agli imbarcaderi dei traghetti privati mentre trasportavano oltre due chili e quattrocento grammi di cocaina ed un modesto quantitativo di hashish, sulla rotta dalla Calabria a Messina, abilmente occultati nelle fiancate dell’autovettura.

Tenuto conto dell’ingente quantitativo di stupefacente sequestrato, dell’elevato grado di purezza, pari al 76%, e delle modalità operative adottate nell’occasione dagli arrestati, si riteneva come quanto rilevato non fosse considerabile come un episodio isolato, bensì rientrasse in un contesto delinquenziale molto più ampio. Sulla scorta dei preliminari approfondimenti d’indagine, venivano, quindi, avviate mirate indagini tecniche che consentivano di disvelare l’esistenza di un’articolata associazione a delinquere, finalizzata al traffico ed allo spaccio di stupefacenti che aveva la sua base nel rione Giostra di Messina, dotata di stabili canali di approvvigionamento in Calabria, a Catania e nella stessa città dello Stretto. In tale contesto, il successivo 2 febbraio 2019, le Fiamme Gialle peloritane traevano in arresto il messinese R.G. cl. 96, oggi destinatario del provvedimento di cattura, perché sorpreso al rientro da Catania, a bordo di un’autovettura noleggiata, in possesso di 5 chilogrammi di marijuana.

Acclarata la modalità di approvvigionamento, il seguente 23 febbraio 2019, i Finanzieri facevano irruzione nell’abitazione di L.P.G. cl. 83, anch’esso oggi nuovamente tratto in arresto, sita nel Rione Giostra di Messina, sorprendendo i fornitori catanesi, C.R. cl. 67 e S.W. cl. 61, nonché – oltre al proprietario dell’abitazione – il congiunto L.P.G. cl. 61, il capo e promotore dell’organizzazione, M.G. cl. 91, ed i sodali M.F. cl. 61 e T.V. cl. 88 e sequestrando ulteriori 5 chilogrammi di marijuana. Più in particolare, si acquisiva alle indagini come il gruppo criminale investigato, connotato da allarmante professionalità e vorticosa ripetitività, avesse impiantato in un’abitazione sita nel rione Giostra di Messina un servizio di distribuzione di droga operativo h24, grazie ad un ingegnoso sistema di turnazione tra i partecipi che si alternavano ai padroni di casa, il capo e promotore M.G. cl. 91 e la consorte S.G. cl. 86, oggi destinatari di arresto.

Come una normale attività lavorativa, le indagini svolte dalle Fiamme Gialle documentavano frequenti “cambi turno” e addirittura il pagamento di emolumenti accessori per i turni di “reperibilità”, alla stregua di veri e propri “dipendenti”: un vero e proprio supermarket dello stupefacente. Per le illecite attività, lo spacciatore A.C. cl. 84, oggi arrestato, percepiva uno stipendio di circa € 1.200,00 mensili. Nel corso dell’intera indagine sono stati sequestrati oltre 2 kg. di cocaina, oltre 10 kg. tra marijuana e hashish, nonché tratti in arresto in flagranza di reato n. 8 soggetti e accertati oltre 2500 episodi di spaccio, nel breve periodo da novembre 2018 a febbraio 2019, altresì emergendo come alcuni degli indagati vantassero la disponibilità di armi da fuoco. In conclusione, l’attività di oggi costituisce un altro duro colpo alle organizzazioni criminali operanti nel Rione Giostra di Messina, notoriamente sotto l’influenza di uno dei clan storici e più strutturati della città.

A tal riguardo, il capo e promotore M.G. cl. 91 è figlio del più noto M.C. cl. 58, killer del clan GALLI di Giostra, assassinato il 22 maggio 2001 in un agguato mafioso con un colpo alla testa, all’incrocio tra viale Giostra e viale Regina Elena di Messina. Evidentemente, proprio tale blasonato rapporto parentale consentiva al M.G. cl. 91 di scalare le gerarchie del clan GALLI, addirittura venendogli riconosciuta la sua primazia sul territorio dai congiunti diretti del capo clan GALLI Luigi “scarpuzza” cl. 56, “…lo sanno che tu comandi anche a me …”, in occasione dei commenti connessi ad un attentato incendiario nei confronti di una sala scommesse riferibile al medesimo M.G. cl. 91, avvenuto lo scorso gennaio 2019. In aggiunta, è stato altresì accertato come 9 soggetti degli 11 destinatari di provvedimento cautelare facciano parte di nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza, nonché un soggetto addirittura quale diretto interessato. Su tale aspetto verranno avviati mirati approfondimenti tesi a verificare la liceità della percezione del relativo sussidio.

Con l’operazione odierna, la Direzione Distrettuale Antimafia e la Guardia di Finanza di Messina, oltre ad assicurare alla giustizia soggetti dediti a lucrose quanto gravi attività di narcotraffico, confermano come la soglia di attenzione nei confronti di fenomeni della specie sia altissima, così recuperando un ampio spazio di legalità, oggi restituito alla collettività onesta.

FOGGIA. 64.000 LITRI DI GASOLIO DI CONTRABBANDO SEQUESTRATI. DIECI DENUNCIATI A PIEDE LIBERO.

Nei giorni scorsi, militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Foggia hanno condotto due distinte operazioni di polizia giudiziaria, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, finalizzate al contrasto del traffico illecito di prodotti energetici immessi in consumo nel territorio foggiano senza pagare le imposte dovute (IVA e Accise).

Gli interventi dei finanzieri del Nucleo di polizia Economico-finanziaria hanno permesso di sequestrare complessivamente 64.000 litri di carburante destinato all’autotrazione, 7 autoarticolati e di denunciare a piede libero 10 soggetti all’Autorità Giudiziaria.

Più in dettaglio, durante l’attività di pattugliamento, concentrata sulle rotabili nell’agro di Cerignola e del basso Tavoliere, i finanzieri hanno intercettato il transito contemporaneo di diversi autoarticolati, chiusi o telonati, con targa di un paese dell’Europa dell’est che hanno attirato l’attenzione dei militari. Al controllo che ne è seguito, dalla documentazione esibita dai conducenti dei mezzi, è risultato che i mezzi trasportavano un isolante utilizzato nell’edilizia, cosiddetto “disarmante”.

Tuttavia, la somiglianza, per colorazione e consistenza, ai prodotti petroliferi ha indotto i militari operanti a sottoporre ad analisi chimica speditiva il campione del prodotto trasportato, al cui esito è risultato essere prodotto energetico destinato all’autotrazione, quindi introdotto illecitamente sul territorio della capitanata.

Pertanto, i responsabili, ben 10, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica del Tribunale di Foggia, mentre sono stati sottoposti a sequestro:

  • 64.000 litri di prodotto per autotrazione
  • 7 automezzi e 65 cubi in plastica da 1.000 litri cadauno, utilizzati per il trasporto del carburante e la sua vendita a privati.

Volendo valutare il profitto che l’organizzazione criminale locale, destinataria dell’illecita fornitura del prodotto, avrebbe potuto ottenere dall’introduzione sul mercato dei 64.000 litri di carburante sequestrati, l’accisa sottratta alle casse dello Stato sarebbe stata di circa 40 mila euro, mentre il prodotto petrolifero, se rivenduto, avrebbe assicurato un margine di guadagno, in evasione di imposta, di circa 80 mila euro.

L’attività di servizio testimonia lo sforzo operativo della Guardia di Finanza nel settore del contrabbando in tutte le sue forme, teso a disarticolare la filiera distributiva delle merci illecitamente introdotte sul territorio nazionale, mediante servizi di controllo diffuso delle rotabili maggiormente interessate dai traffici descritti che, peraltro, sul territorio dauno stanno conoscendo una fase di crescita esponenziale soprattutto nel settore dei prodotti energetici con pregiudizio per l’Erario a causa del significativo mancato assolvimento degli obblighi impositivi in materia di accise e IVA.

ALESSANDRIA. IL MESSAGGIO DEL VESCOVO DI ALESSANDRIA, MONS GUIDO GALLESE.

Il messaggio del Vescovo a sacerdoti e fedeli: «Stringiamoci a Cristo, pietra viva»

Le disposizioni della Diocesi di Alessandria a seguito delle misure precauzionali sul “coronavirus” Covid-19

Carissimi fedeli e cari confratelli nel sacerdozio,

con questo messaggio intendo scrivere alcune indicazioni che possano aiutarci a vivere questa difficile situazione, osservando le misure sanitarie precauzionali disposte dalle autorità regionali nei confronti del diffondersi del “coronavirus” Covid-19 anche in Piemonte, anche per evitare allarmismi esagerati e la crescita di sfiducia e paura. Questa situazione di prova, che siamo chiamati a vivere, è sicuramente un tempo di maturazione della nostra fede, che ci porta ancora di più a stringerci a Cristo, pietra viva.

Oltre a quanto segue, vorrei dare nei prossimi giorni alcune indicazioni spirituali per aiutarvi ad interpretare al meglio la singolare situazione che stiamo vivendo. A motivo dell’ordinanza emanata dal Ministro della Salute di intesa con il Presidente della Regione Piemonte, dispongo, per quanto attiene al territorio della Diocesi di Alessandria, i seguenti provvedimenti:

  1. Le chiese restino aperte per la preghiera personale dei fedeli (le acquasantiere devono essere svuotate).
  2. Siano sospese le Celebrazioni Eucaristiche e le altre liturgie con concorso di popolo in tutte le chiese, cappelle e santuari fino alla mezzanotte di sabato 29 febbraio 2020; di conseguenza non si svolgano celebrazioni per l’imposizione delle Ceneri.
  3. Nei locali e nelle opere parrocchiali siano annullati attività, incontri e riunioni (comprese le attività di oratorio e la catechesi).
  4. I matrimoni siano celebrati soltanto alla presenza dei parenti stretti. Per le celebrazioni delle esequie si può fare riferimento al rituale, parte prima, capitolo IV “Esequie nella cappella del cimitero”, con gli opportuni adattamenti, specificando che le esequie non si svolgono nella cappella ma direttamente presso il sepolcro, celebrando una breve Liturgia della Parola ed i riti esequiali. Non si svolgano veglie funebri e preghiere del Rosario per i defunti.
  5. La Curia rimarrà aperta al pubblico per erogare i consueti servizi.

I fedeli sono invitati a vivere questo tempo nella preghiera, affidando al Signore i malati e quanti sono nella sofferenza, unitamente a quanti si prodigano per soccorrere gli infermi. Iniziando la Quaresima esorto tutti ad accogliere l’invito alla conversione, con le opere penitenziali che la Chiesa suggerisce, rimanendo spiritualmente uniti ai fratelli e alle sorelle. 

I presbiteri sono invitati a celebrare l’Eucaristia quotidianamente, senza la presenza del popolo, pregando a nome di tutta la comunità, nella certezza che la preghiera liturgica è sorgente inesauribile di grazia per tutto il popolo di Dio.

La benedizione del Signore sia sostegno in questo tempo di prova e conforto a quanti sono nella malattia.

+ Guido Gallese

   Vescovo di Alessandria

ALESSANDRIA. TENDE DELLA PROTEZIONE CIVILE ALL’INGRESSO DEGLI OSPEDALI.

Le tende da campo della protezione civile, su disposizione della Regione, sono state montate all’esterno degli ospedali con tutte le dotazioni di pronto soccorso: tende pneumatiche, illuminate e riscaldate che coadiuvano le attività di pre-triage con l’obiettivo di evitare il contatto dei soggetti sospetti di contagio con i degenti delle strutture ospedaliere.

Prima di entrare nel pronto soccorso sarà necessario sottoporsi alla misurazione della febbre e alle informazioni necessarie per indirizzare il paziente verso il percorso sanitario più appropriato.

L’allestimento del campo ha necessitato dei sopralluoghi degli uffici tecnici, gli attacchi elettrici, infine il montaggio delle tende.

Le misure che richiamano alla memoria infelici tempi di guerra sono necessari per garantire la sicurezza dei cittadini mentre i vertici delle aziende ospedaliere sono stati impegnati per tutta la giornata in un susseguirsi di riunioni.

Molinette, Mauriziano di Torino, Maggiore di Novara, Degli Infermi di Biella e in tutti i centri di una certa dimensione monitorano ogni visitatore in arrivo, molti già muniti di mascherina, e a tutti rivolgono la stessa domanda: “Scusi: per caso ha febbre, ha qualche sintomo?”.

Alle domande ovviamente previste dagli interessati, sensibilizzati dalle informazioni dei media hanno risposto di no oppure semplicemente scuotendo la testa prima di varcare la porta del pronto soccorso, dove molti si recavano solo per visitare familiari e parenti malati.

Il disagio collettivo per una emergenza che ai più sembrava lontana, ai confini del mondo, è palpabile sotto le mascherine.

I sindacati degli infermieri chiedono garanzie: “Gli infermieri e gli operatori sanitari mettono a disposizione oltre che la loro professionalità anche il loro corpo e il rischio di contrarre il virus per loro e per la loro famiglia si moltiplica per ovvie ragioni. Inoltre ci preoccupa la cronica carenza di personale in questi servizi”. Ma dal fronte ospedaliero, infermieri in testa, non mancano le critiche al sistema che zoppica.

L’esasperazione per l’emergenza coronavirus arriva ai rappresentanti sindacali da chi lamenta di non essere coinvolto nel montaggio delle tende, ma non sanno nemmeno da dove si comincia, chi si maledice per avere cambiato turno e ritrovarsi in centrale con il delirio totale e gente impazzita.

Nei pronto soccorso mascherine, gel e disinfettanti sono quasi finiti e si comincia a razionare quello che c’è. La fornitura dei sistemi di protezione dal virus è la prima preoccupazione dei direttori sanitari e amministrativi.

Il servizio 118 è sprovvista dei tamponi per effettuare le visite a domicilio, come invece recita l’ordinanza della Regione.

I focolai del virus sono stati isolati, ma la percezione generale è di grande preoccupazione.

Alessandria, 23 febbraio 2020

COMUNICATO STAMPA

Disposizioni Coronavirus

La Città di Alessandria, in ottemperanza alle disposizioni regionali relative alla emergenza legata alla diffusione del Coronavirus, ha disposto alcune misure cautelative a tutela della salute della popolazione. Adiacente al Pronto Soccorso e all’Ospedale Infantile sono state allestite, dalla Protezione Civile, due tende che consentiranno di intercettare eventuali soggetti per i quali adottare percorsi protetti in caso di febbre o sospetta infezione da Coronavirus. La Giunta comunale, alle ore 18 di oggi, terrà una riunione con i tecnici del Comune di Alessandria, coordinati dal dirigente della Protezione Civile, Marco Neri, per decidere le procedure di intervento da adottare per ogni direzione comunale.

Nel pomeriggio di domani, lunedì 24 febbraio, alle ore 17, è stata convocata una riunione presso il Comune di Alessandria cui parteciperanno anche l’azienda ospedaliera alessandrina, l’ASL e la Prefettura per continuare un proficuo lavoro di coordinamento e per eventuali nuove disposizioni. Tutte le scuole di ogni ordine e grado saranno chiuse, come disposto da ordinanza regionale, fino al prossimo 1° marzo

La Giunta comunale sta predisponendo tutti gli anni necessari e utili per tenere monitorata la situazione e invita la cittadinanza ad adottare le prescrizioni previste.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: