Mese: febbraio 2020

SOLERO(AL). COMMEMORATO IL SACRIFICIO DEL CAPITANO BRUNO PASINO NEL 75° DELLA MORTE.

Il capitano Bruno Pasino è stato commemorato nel 75° anniversario della morte alla presenza delle autorità civili e militari nella chiesa parrocchiale di San Perpetuo a Solero.

La S.S. Messa officiata dal Vescovo mons. Guido Gallese ha voluto ricordare il sacrificio del Capitano, dei partigiani che hanno dato la vita per la liberazione dal fascismo e l’invasione nazista della penisola.

Alla commemorazione, che segue di poco le recenti polemiche suscitate dalle esternazioni di un consigliere comunale di maggioranza del comune di Alessandria, erano presenti tutte le autorità civili della città capoluogo e della provincia,il presidente Gianfranco Baldi, il sindaco di Solero, Gianni Ercole, i gonfaloni della città di Alessandria, Solero, delle associazioni e le forze politiche.

La biografia del Capitano Bruno Pasino:

Nacque a Solero, in provincia di Alessandria, da una famiglia di modeste condizioni economiche. Il padre Vincenzo era macchinista delle ferrovie delle Stato e la madre, Caterina Baio, casalinga.

Nel 1923 il padre, noto antifascista, venne licenziato per essersi rifiutato di aderire al sindacato fascista ed al P.N.F.

Per sostenere la famiglia, composta dalla moglie e quattro figli, il padre si dedicò all’agricoltura. Le ristrettezze economiche nelle quali versava la famiglia non gli impedirono di frequentare le scuole medie alla ” Cavour” di Alessandriaed illiceo scientifico a Genova.

Mentre frequentava l’ultimo anno della facoltà di Scienze politiche all’Università di Torino, nel gennaio 1940, fu chiamato a prestare servizio militare.

Dopo i corsi alla Scuola allievi ufficiali di complemento di Bra venne nominato sottotenente di artiglieria ed assegnato al 25º Reggimento artiglieria della Divisione “Assietta”. In questa divisione partecipò alle operazioni di guerra sul fronte occidentale fino alla resa della Francia. Trasferito successivamente al 36º Reggimento Artiglieria “Forlì” partecipò ai combattimenti sul fronte Greco-albanese distinguendosi per le sue capacità carismatiche e per le spiccate doti di stratega militare.

Nel giugno del 1941 fu ritrasferito alla Divisione “Assietta” in qualità di istruttore alla scuola di Artiglieria da montagna con sede a Courgnè dove, nel giugno del 1942, nacque il suo primogenito Vincenzo. Alla fine di quello stesso mese, con il grado di tenente, fu assegnato, in qualità di istruttore, al Centro di Addestramento di Artiglieria costiera di Terracina(Latina) dove si trasferì con la moglie Rosa Tartaglino ed il figlio Vincenzo.

All’università di Torino egli aveva conosciuto il principe Ereditario ed il 25 luglio 1943 alla caduta del regime fascista, gli fu fatto pervenire un telegramma con la raccomandazione di “mettere al sicuro” la famiglia. Quello stesso giorno inviò con un treno merci il figlio e la moglie a Solero dai genitori. Rimase alla Scuola di artiglieria sino alla firma dell’armistizio l’8 settembre.

In mancanza di ordini ed istruzioni ufficiali egli, che conosceva sia la lingua tedesca e sia l’inglese, entrò in conflitto con i tedeschi rifiutando di aderire alla neonata Repubblica Sociale Italiana.

Privo di munizioni per combattere contro la colonna di carri armati “Tigre”, che stavano arrivando per rinforzare le forze tedesche, sciolse il reparto e si diede alla macchia. In clandestinità, con mezzi di fortuna in 15 giorni raggiunse la famiglia a Solero, dove decise di iniziare la lotta clandestina. Muovendosi di notte per evitare di venire riconosciuto e segnalato, avvicinò il generale Gallia di Solero che lo mise in contatto con l’On. Livio Pivano, con il prof. Giuseppe Piccinini e con gli altri membri del C.L.N. di Alessandria.

Assunto il comando di una piccola formazione, poi cresciuta fino a diventare la 3ª Brigata dell’VIII Divisione “Giustizia e Libertà”, partecipò attivamente alla guerra di Liberazione ottenendo una serie di brillanti successi contro le milizie nazifasciste nella valle del tanaro.

Il 18 gennaio 1945, tornato a Solero per fare visita alla giovane moglie Rosa e ai due figli Vincenzo e Mario,tradito da una spia fu catturato dalle brigate nere e condotto nella loro caserma in via Cavour, ad Alessandria.

Fu atrocemente torturato per alcuni giorni, senza tuttavia che i suoi aguzzini riuscissero a strappargli informazioni. Dopo le torture venne richiuso nelle carceri di piazza Goito.

Alle ore 14 del 30 gennaio 1945 fu prelevato dalle carceri mandamentali di piazza Goito e di nuovo riportato al comando delle Brigate Nere di via Cavour dove venne ancora selvaggiamente torturato. All’una di notte del 31 gennaio 1945, assieme ad altri tre partigiani,Giacomo Colonn, Osvaldo Caldano e Maurice Guichard fu condotto sulla strada che porta da Alessandria a Casalbagliano e a 700 metri dall’abitato, trucidato insieme ai compagni.

Fu trovato riverso nella neve, crivellato di colpi molti dei quali alla testa.

Alla fine della guerra gli venne conferita la Madaglia d’oro al valor militare alla memoria, l’Università di Torino gli conferì la laurea in Scienze Politiche “ad honorem”.

Tre vie, una in Alessandria, una a Solero e una, quella in cui fu trucidato assieme ai suoi compagni, a Casalbagliano lo ricordano.

Il suo corpo riposa nel cimitero di Solero, nella tomba di famiglia.

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