Mese: novembre 2019

TORINO. FABBRICAVA BUSTE ESPLOSIVE. ARRESTATO UN 40ENNE.

Arrestato dagli uomini della Digos di Torino un 40enne, militante anarchico, responsabile di fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo.

L’arresto eseguito in collaborazione con la Digos di Verona è stato il risultato delle indagini svolte per l’operazione “Scintilla” dello scorso febbraio, durante la quale furono arrestati 6 militanti riconducibili al centro sociale “Asilo”.

Nel corso della perquisizione nell’abitazione dell’indagato è stato sequestrato materiale utile alle indagini.

In particolare, è stato possibile ricondurre all’associazione anarchica 21 attentati: 15 sono stati compiuti attraverso l’invio di plichi postali esplosivi a ditte e società impegnate nella gestione dei centri per i rimpatri con sedi a Torino, Bologna, Milano, Roma, Bari, Ravenna; 6 attentati sono stati invece compiuti attraverso ordigni rudimentali (taniche di benzina con innesco esplosivo) messi davanti gli uffici di “Poste Italiane” di Torino, Bologna e Genova.

Ulteriori indagini della Digos hanno consentito di attribuire all’indagato la fabbricazione materiale del plico esplosivo indirizzato ad una società di ristorazione a Roma.

L’ordigno, contenuto in una busta, era costituito da un sistema di attivazione con batteria ed innesco mediante una lampadina alogena con carica esplosiva formata da circa 22 grammi di polvere pirotecnica. L’ordigno sarebbe esploso con l’apertura della busta.

Covo anarchici a Torino

Il DNA trovato sul sistema di attivazione del congegno esplosivo ha consentito agli investigatori l’identificazione dell’attentatore.

La persona arrestata, inoltre, era coinvolta anche nella manifestazione che a Torino ha espresso la protesta per gli arresti effettuati con l’operazione “scintilla” e lo sgombero dello storico centro sociale “Asilo”. Insieme ad altri manifestanti l’arrestato fu bloccato e denunciato per il possesso di caschi, maschere antigas, mazze, bottiglie con liquido infiammabile, biglie e bocce di ferro, abbigliamento per travisarsi e medicinali per lenire gli effetti dei gas lacrimogeni.

CASALE. IN PIAZZA IL GIURAMENTO DEI 90 NEO AGENTI DI ALESSANDRIA.

Hanno varcato il portone delle scuole di Polizia lo scorso 11 aprile e oggi, i 90 agenti della scuola di Alessandria (con età media di 25 anni) e i 118 di Peschiera del Garda (con età media di 24 anni) del 206° corso, hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica.

Durante le cerimonie è stata data lettura del messaggio di saluto del capo della Polizia Franco Gabrielli e sono stati premiati i migliori allievi nelle diverse discipline di formazione.

Tutti gli agenti del 206° hanno voluto intitolare il corso alla memoria dell’agente scelto Matteo Demenego e dell’agente Pierluigi Rotta, deceduti in servizio in questura a Trieste, lo scorso 4 ottobre.

Gli allievi della scuola di Alessandria, hanno prestato giuramento in forma solenne a Casale Monferrato, in Piazza Mazzini. Alla cerimonia, accompagnata dalla musica della Fanfara della Polizia di Stato ha preso parte il direttore centrale degli Istituti di istruzione Maria Luisa Pellizzari.

Il giuramento è stato anticipato dall’alzabandiera nello spazio antistante il Castello dei Paleologi dove erano presenti alcuni mezzi della Polizia stradale, operatori del Reparto a cavallo di Torino e il camper della Questura di Alessandria per la campagna di sensibilizzazione “…Questo non è amore”.

giuramento allievi di Peschiera

Gli allievi della scuola di Peschiera del Garda hanno invece giurato al Palazzo dello Sport di Verona, offerto gratuitamente dall’amministrazione comunale in un evento aperto a scuole e cittadini.  

Nel corso della cerimonia, a cui ha preso parte il vice capo vicario della Polizia Antonio De Iesu, sono stati eseguiti due brani dal coro dei bambini “un cuore di voci” di Brescia che hanno utilizzato anche il linguaggio dei segni.

Ieri sera, sempre nel Palazzo dello sport, la Banda musicale della Polizia di Stato ha tenuto un concerto per gli allievi e i loro familiari e per tutta la cittadinanza.

Durante i primi sei mesi di corso gli agenti in prova hanno seguito un percorso formativo sia teorico, finalizzato a trasmettere nozioni e conoscenze, sia pratico, volto a far acquisire le fondamentali capacità tecnico operative.

La formazione non ha riguardato solo questi aspetti ma, contemporaneamente, gli allievi hanno avuto modo di sperimentare i valori dell’Amministrazione, e sviluppare il senso di appartenenza e lo spirito di corpo, accompagnando “il saper fare al saper essere”. Per questo hanno seguito iniziative e cerimonie istituzionali e partecipato ad eventi di solidarietà.

Diversi anche gli incontri esperienziali che hanno fatto riflettere gli allievi sull’importanza dei valori che connotano la Polizia di Stato.

Gli allievi hanno avuto modo di conoscere la signora Tina Montinaro, moglie del caposcorta del giudice Falcone, Antonio Montinaro; l’ispettore Adele Gesso, costretta sulla sedia a rotelle dopo un grave incidente in servizio e la signora Teresa Salaorni Turazza, madre delle Medaglie d’oro al valor civile Massimiliano e Davide Turazza, vittime del dovere, entrambi deceduti in servizio, rispettivamente il 19 ottobre del 1994 e il 21 febbraio del 2005.

Non sono mancate poi, per alcuni di loro, le prime esperienze “operative” durante i momenti di libertà, intervenendo occasionalmente in situazioni di aggressioni o per prestare soccorso a persone ferite o ad automobilisti in difficoltà.

MESSINA. MONTAGNA FANTASMA. SCOPERTA E SEQUESTRATA MAXI DISCARICA.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina e del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Messina, stanno procedendo al sequestro preventivo, disposto dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale peloritano, di un’area di circa 12 mila metri quadri, sita a Messina, in Contrada San Corrado del Rione Gravitelli, trasformata in discarica abusiva a cielo aperto. Le investigazioni – condotte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dai militari della Stazione Navale di Messina – sono state rivolte nei confronti delle ditte e società – anche registrate come ONLUS – riconducibili ai congiunti M.D. (cl. 66) e M.G. (cl. 87), operanti nel settore del movimento terra. I predetti principali indagati, con il supporto di terzi fiancheggiatori, pure indagati, hanno illecitamente sversato una quantità smisurata di rifiuti speciali, costituita da materiali di risulta derivanti da attività edili e di sbancamento, in una estesa area privata, sprovvista di qualsivoglia tipologia di autorizzazione.

Più in particolare, come documentato dalle indagini svolte, l’enorme abusiva discarica oggi cautelata, sita in località Gravitelli, in prossimità dell’omonimo torrente e di un noto eremo cinquecentesco, è stata destinataria di molteplici rifiuti, identificabili in sfabbriciti, laterizi, elementi cementizi, ceramici, plastici ed in vetroresina, residui di materiale in gesso, tubazioni, profilati in PVC, frammenti di asfalto, polistirolo, pneumatici, sanitari, terra derivante da attività di sbancamento, rifiuti vegetali derivanti da scerbatura. Nell’ambito della medesima attività, i Finanzieri hanno, altresì, sequestrato i mezzi pesanti, utilizzati per trasportare e scaricare i rifiuti speciali (prelevati presso diversi cantieri edili del comprensorio messinese), nonché mezzi da movimento terra (pale meccaniche ed escavatori), utilizzati per creare le buche che venivano riempite con i rifiuti, poi coperte e livellate. Gli accertamenti disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ed eseguiti dalla Guardia di Finanza hanno documentato, in aggiunta, la singolare circostanza come gli odierni indagati risultassero contigui a strutturate organizzazioni criminali di matrice mafiosa: del resto, appare inverosimile che una discarica di tali dimensioni non abbia suscitato reazioni da parte della cittadinanza.

Non si esclude che tale contingenza possa trovare logica spiegazione nel possibile timore per eventuali ritorsioni, in virtù dei rapporti parentali degli indagati con il boss, ora collaboratore di giustizia, già dominante sulla zona di Gravitelli di Messina. Vieppiù, si è accertato come primarie e numerose imprese edili – impegnate in importanti opere di costruzione e/o ristrutturazione di complessi residenziali, centri commerciali, cliniche private, centri benessere, opere di riqualificazione del territorio (anche connesse all’eliminazione dell’annoso problema relativo alle baracche che grava sulla città di Messina) – abbiano scelto la più comoda – ed economica – via dello smaltimento illegale dei relativi rifiuti. Le indagini si stanno rivelando estremamente complesse e sono ancora in corso. Fin qui ciò a cui la cronaca giudiziaria ci ha, purtroppo, sempre più spesso abituato e che, sciaguratamente, è ancora spesso sottovalutato; i reati ambientali faticano a destare allarme sociale nelle comunità.

La cosa particolare dell’odierna indagine, tuttavia, è come l’area – a ridosso della tangenziale di innesto dell’autostrada Messina/Catania e nelle immediate vicinanza del centro abitato cittadino – risulti gravemente compromessa dal punto di vista ambientale: è scomparso, nel tempo, un intero strato montuoso, fino a 5 anni fa coperto da una fitta vegetazione, come noto indispensabile per garantire l’equilibrio idrogeologico. In altri termini, l’illecita e grave condotta criminale accertata dalle Fiamme Gialle ha prodotto un deterioramento significativo e misurabile di una estesa porzione del suolo, aggravato dalla circostanza come la discarica oggi sequestrata risulti attigua al nominato Villaggio Gravitelli, situato nella parte alta del torrente – oggi coperto – Portalegni, sulle colline ad ovest di Messina, a soli 2 km. dal centro cittadino. Tale torrente nascosto attraversava l’intero centro città, lungo la via Tommaso Cannizzaro, arrivando fino al mare: non v’è chi non veda come un’eventuale alluvione, peraltro sempre più frequenti in funzione dei gravi cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, facilitato nella sua forza distruttiva da colpevoli discariche abusive realizzate a monte di antichi torrenti, potrebbe agevolmente provocare – in ipotesi – fenomeni disastrosi, sulla scorta di quanto anche di recente accaduto, nell’ottobre del 2009, nei Villaggi a sud di Messina, Giampilieri su tutti, allorquando persero la vita ben 37 cittadini di quei centri. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito su tutto il territorio nazionale.

Tale grave situazione è ormai ampiamente nota agli Organi di Governo, tanto da spingerli ad adottare, nel recente febbraio 2019, il Piano Nazionale per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico, il Ripristino e la tutela della Risorsa Ambientale. Successivamente, quindi, nel recentissimo luglio 2019, il Ministero dell’Ambiente ha diramato gli elenchi di interventi per liste regionali, nonché i relativi fabbisogni finanziari. La Regione Sicilia è destinataria di quasi 21 milioni di €, di cui larghissima parte, pari ad oltre 13 milioni di euro, destinati alla sola provincia di Messina, così identificandola come l’area a maggiore e perdurante rischio idrogeologico. L’operazione odierna testimonia l’impegno e la costante attenzione della Procura della Repubblica di Messina e della Guardia di Finanza, quale forza di polizia a competenza generale in materia economico-finanziaria, nel contrasto all’inquinamento ambientale, a beneficio della migliore qualità di vita, della salute e della sicurezza pubblica, nonché nella tolleranza zero verso gli ecocriminali, un business, quello dei rifiuti, che non conosce crisi.

PALERMO. SEQUESTRATI BENI PER 17 MILIONI DI EURO. RAS DEGLI PNEUMATICI COLLUSO CON COSA NOSTRA.

Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro di aziende, disponibilità patrimoniali e finanziarie nei confronti di G.V. cl. ’48, noto imprenditore palermitano nel settore della vendita ed assistenza di pneumatici, per un valore complessivo di oltre 17 milioni di euro. Nell’imponente operazione sono stati impegnati oltre 50 finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, con il supporto di elicotteri della Sezione Aerea di Palermo, che hanno sottoposto a sequestro aziende, quote societarie, immobili, conti correnti bancari, polizze assicurative, cassette di sicurezza e auto/motoveicoli.

L’attività di indagine è stata condotta dagli specialisti del G.I.C.O., che hanno sottoposto al setaccio atti giudiziari e informazioni patrimoniali, che riguardano un arco temporale di oltre 40 anni. La ricostruzione operata dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, sulla base degli accertamenti effettuati dai finanzieri, ha consentito di evidenziare come G.V. sia da ritenere un imprenditore “contiguo” alla criminalità organizzata. È stato necessario analizzare e riscontrare le dichiarazioni, precise, puntuali e ricorrenti, rese nel corso degli anni da numerosi collaboratori di giustizia, che indicano il G. come soggetto “a disposizione” di Cosa Nostra per investire nelle proprie attività risorse di provenienza illecita riconducibili alle famiglie mafiose dei G. e dei F., operanti nei quartieri Acquasanta e Arenella.

Alla luce delle penetranti investigazioni patrimoniali svolte dalle Fiamme Gialle, il Tribunale ha ritenuto ricorrenti gli elementi per ritenere il proposto – pur incensurato – un soggetto socialmente pericoloso, in quanto “appartenente” (anche se non partecipe) al sodalizio mafioso, in considerazione dei fattivi contributi forniti nel tempo, diversificati nelle prestazioni concrete, ma comunque coerenti e riconducibili all’inquadramento del G. nella categoria dell’ “imprenditore colluso” con la mafia atteso che, sono stati riscontrati sufficienti indizi per ritenere che, il proposto:

  • fin dall’inizio della sua attività imprenditoriale, risalente alla fine degli anni ’70, si è prestato ad occultare e schermare risorse di provenienza illecita, investendole nella propria attività e pattuendo con esponenti di spicco del sodalizio forme di compartecipazioni da cui derivava il versamento di somme negli anni. All’inizio degli anni 80 i fratelli G. G. e V. avrebbero investito nell’attività di rivendita di pneumatici 100 o 200 milioni ”per farlo iniziare”;
  • ha fornito nel tempo vari contributi di natura illecita approfittando della propria impresa, mettendosi a disposizione per organizzare presso i locali della sua attività commerciale incontri tra esponenti mafiosi e per favorire il furto di autovetture che gli erano state consegnate per interventi e riparazioni, duplicando le chiavi e annotando gli indirizzi di residenza dei clienti;
  • ha ottenuto, siglando specifici accordi con esponenti di spicco del sodalizio, l’esonero da richieste estorsive e, addirittura, l’appoggio del sodalizio nell’eliminazione della concorrenza con metodi violenti e mafiosi, in occasione della possibile apertura di un punto vendita nei pressi della sua attività commerciale da parte di un diretto concorrente: una testa di capretto posta sulla recinzione dell’area ove avrebbe aperto la nuova impresa e una telefonata convinsero, secondo i collaboratori, il malcapitato a lasciar perdere.

Tenuto conto della risalente e qualificata “vicinanza” al sodalizio nonché dei riferiti finanziamenti delle prime iniziative imprenditoriali da parte della consorteria criminale, il Tribunale ha quindi disposto il sequestro dell’intera attività imprenditoriale svolta dal proposto fin dall’origine e di tutto il patrimonio nella sua disponibilità.

È stato quindi eseguito il sequestro dei beni di seguito elencati, che da oggi saranno affidati ad un amministratore giudiziario affinché li gestisca nell’interesse della collettività:

  • 2 imprese e relativi compendi aziendali ubicati a Palermo, operanti nel settore della vendita e riparazione di pneumatici, con 5 punti vendita dislocati in diversi quartieri cittadini;
  • l’80% delle quote societarie di un Consorzio sito a Palermo, operante nel settore della revisione dei veicoli;
  • 25 immobili (appartamenti e magazzini), tra i quali in particolare due ville di cui una in zona San Lorenzo con piscina ed una a Isola delle Femmine;
  • 44 rapporti bancari, 10 polizze vita e 2 cassette di sicurezza;
  • 11 fra autoveicoli e motoveicoli.

L’attività odierna, conferma l’azione che la Guardia di Finanza palermitana svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, a contrasto dei patrimoni di origine illecita con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali mediante l’aggressione delle ricchezze illecitamente accumulate e di liberare l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza.

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