Mese: novembre 2019

MESSINA. CORRUZIONE NEL COMUNE DI TAORMINA. SI APPROPRIAVANO DELLE SOMME PER IL SERVIZIO IDRICO.

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno arrestato un noto avvocato e notificato un divieto di dimora nel comune di Taormina ad un ex dirigente comunale, ora in pensione, ritenuti responsabili dei reati di peculato e corruzione, per essersi appropriati delle somme relative al servizio idrico versate dagli utenti morosi. L’operazione scaturisce da una complessa attività d’indagine, eseguita dai militari della Compagnia di Taormina e coordinata dal Gruppo delle Fiamme Gialle di Messina, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina.

Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati, altresì, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre ottocento mila euro. Le indagini hanno consentito di accertare che l’avvocato, nella sua qualità di incaricato dall’Amministrazione Comunale alla riscossione delle somme dovute per la fornitura dell’acqua nei confronti degli utenti morosi, unitamente al Responsabile dell’Area Servizi Generali e dell’Ufficio Riscossione del Servizio acquedotto del Comune di Taormina, omettevano di versare nelle casse comunali gli importi riscossi per il pagamento delle utenze idriche, appropriandosi, negli anni, di un importo vicino al milione di euro.

L’attività investigativa trae origine dall’analisi di dati ed elementi acquisiti dalle Fiamme Gialle taorminesi nell’ambito di una verifica fiscale nei confronti del citato professionista ed ha evidenziato come l’ex dirigente comunale, in cambio di denaro e di altre utilità, del valore pari a circa € 26.000,00, individuate attraverso accertamenti patrimoniali, si fosse totalmente sottomesso all’avvocato. In sede di perquisizione, peraltro, presso l’abitazione dell’ex dirigente comunale, è stato rinvenuto e sequestrato un “pizzino”, rappresentativo della giustificazione concordata tra gli attori per creare una giustificazione – ovviamente solo apparente – alla tangente ricevuta. Più in particolare, il legale, grazie alla complicità del predetto responsabile dell’ufficio idrico, che pertanto ometteva la prevista attività di controllo, giungendo anche ad inserire nel sistema informatico comunale “AcqueWin” – da qui il nome dell’operazione – dati falsificati, negoziava direttamente sul suo conto corrente personale gli assegni degli utenti morosi (comportamento definito dallo stesso giudice come “inquietante”), ovvero si faceva pagare “in contanti”, a fronte di uno sconto all’utente, nell’ottica di non lasciare traccia degli importi ricevuti.

La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite. Secondo ipotesi d’accusa, proprio il connubio criminale oggi disvelato consentiva al legale di riuscire a mantenere l’incarico, sin dal lontano 1995, nonostante i vari avvicendamenti delle amministrazioni comunali, continuando, in tal modo, a perseverare in maniera indisturbata nella sua azione criminogena. In sintesi, considerato il valore probatorio degli elementi raccolti nel corso dell’attività d’indagine, rilevato il rischio di reiterazione delittuosa da parte degli indagati, l’Autorità Giudiziaria peloritana ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’avvocato F.L.F., cl. 59, e del divieto di dimora nel Comune di Taormina (ME) nei confronti dell’ex dirigente comunale G.C., cl. 52, in pensione dal 31 dicembre scorso, prevedendo, altresì, il sequestro per equivalente delle somme costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione, per un importo complessivo pari a 817.000 euro.

Nella mattinata odierna, pertanto, i Finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento e sequestrato n. 3 unità immobiliari di proprietà del professionista e, tra le altre, le somme maturate dall’ex dirigente a titolo di trattamento di fine servizio a seguito della cessazione del rapporto di lavoro. Trattasi del primo caso di misura cautelare reale della specie nella provincia di Messina. L’operazione odierna testimonia l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Messina nella lotta alla corruzione, a salvaguardia del corretto utilizzo delle risorse pubbliche e per rilanciare l’economia locale. Tutelare i cittadini onesti e pretendere correttezza nello svolgimento dei servizi pubblici significa garantire alla comunità locale migliori condizioni di vita, anche contenendo possibili aumenti esponenziali dei costi di gestione della macchina pubblica, magari a causa di comportamenti illeciti di dipendenti infedeli.

REGGIO CALABRIA. SEQUESTRATO L’INTERO PATRIMONIO DI UN IMPRENDITORE VICINO ALLA ‘NDRANGHETA.

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale – presieduta dalla Dott.ssa Ornella Pastore – su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Gianluca Gelso, con il quale è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro in relazione all’ingente patrimonio – costituito da imprese commerciali, beni immobili e disponibilità finanziarie – riconducibile a M.G., cl. ‘74, noto imprenditore di San Giorgio Morgeto (RC) operante nel settore della costruzione di grandi opere edili.

Il predetto M.G.è stato destinatario nel 2017 di misura cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Cumbertazione”, condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Reggio Calabria nei confronti di un sodalizio criminoso che, negli anni, ha sistematicamente turbato – o tentato di turbare – numerose gare d’appalto indette da plurime stazioni appaltanti, attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate, tali da determinare l’aggiudicazione degli incanti ad una delle imprese della cordata e conclusa nel 2017 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di nr. 27 soggetti ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’art. 7 L. 203/1991, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici – tra cui il proposto – nonché di provvedimenti reali cautelari su 44 imprese, per un valore complessivo pari a 224 milioni di euro.

In tale contesto, al predetto, promotore e coordinatore del delineato sistema fraudolento, è stata contestata sia la partecipazione alla cosca di ‘ndrangheta “Piromalli”, operante nella Piana di Gioia Tauro, sia l’associazione semplice finalizzata alla commissione di plurimi delitti in materia di corruzione, turbativa d’asta e falso, tutti aggravati dalla finalità di agevolare la predetta cosca.

Attualmente il M. risulta rinviato a giudizio in relazione alle imputazioni ascritte. Alla luce di tali risultanze, la locale DDA, delegava ai citati Reparti della Guardia di Finanza, apposite indagini a carattere economico/patrimoniale finalizzate all’emissione di una misura di prevenzione personale e patrimoniale. Dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale del proposto, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, la pertinente attività investigativa è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali – dirette o indirette – effettuate nell’ultimo ventennio, accertando, attraverso una complessa e articolata attività di accertamento e riscontro documentale – i patrimoni dei quali il medesimo risultava disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, nonché le fonti illecite dalle quali il proposto aveva tratto le risorse per la loro acquisizione.

In tale ambito, i citati Reparti individuavano, con riferimento al percorso esistenziale del proposto, le condotte delittuose poste in essere, le frequentazioni, i legami parentali, i precedenti giudiziari e gli altri elementi ritenuti fondamentali per la formulazione, ai sensi della normativa antimafia, da parte della competente A.G., del prescritto giudizio prognostico sulla pericolosità sociale. Alla luce di quanto sopra, il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, diretta dal Presidente Ornella Pastore – su richiesta della citata DDA, con il provvedimento in esecuzione: – ha riconosciuto la pericolosità sociale qualificata “esistenziale” in capo al proposto, indiziato di associazione per delinquere di stampo mafioso e di molteplici reati fine contro la pubblica amministrazione posti in essere al fine di agevolare l’infiltrazione della cosca “Piromalli” nel tessuto economico; – ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio riconducibile al proposto ed al nucleo familiare, costituito da plurime unità immobiliari, imprese commerciali, rapporti finanziari e assicurativi, disponibilità finanziarie, per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni di euro.

Al riguardo, è stata, altresì, sottoposta a sequestro – poiché di provenienza illecita – la cospicua somma di denaro in contanti, pari a € 131.150,00, rinvenuta e sequestrata presso l’abitazione del M. nel corso delle perquisizioni ivi svolte durante l’esecuzione dell’operazione “Cumbertazione”. Prosegue l’attività del Corpo, nell’ambito della prevenzione e del contrasto alla criminalità economico – finanziaria, diretta ad ostacolare l’ingresso in qualsiasi modo degli interessi criminali nell’economia legale.

ROMA. PRESENTATO IL PROGETTO ”IN RETE CON I RAGAZZI”

Polizia di Stato, Società italiana di pediatria, Anci, Google e UniCredit hanno dato il via a un progetto per favorire un uso positivo del Web, realizzando la guida “In rete con i ragazzi”, associata ad una formazione itinerante rivolta a insegnanti, pediatri e genitori.

I contenuti dell’iniziativa e i risultati di un’indagine condotta da Skuola.net su 10 mila ragazzi, sono stati illustrati, questa mattina a Roma, durante il convegno “In rete con i ragazzi, guida all’educazione digitale”. All’iniziativa ha preso parte il capo della Polizia Franco Gabrielli.

All’evento, moderato dalla giornalista del Tg1 Emma D’Aquino, hanno partecipato il presidente della Società italiana di pediatria Alberto Villani, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, il direttore della Polizia postale e delle comunicazioni Nunzia Ciardi, Giorgia Abeltino di Google e Maurizio Beretta presidente di Unicredit Foundation.

Il capo della Polizia Franco Gabrielli nel suo intervento ha sottolineato che “Una parola magica è responsabilità. Quando si usa la rete bisogna essere responsabili. La rete oggi ha introdotto un elemento devastante negli episodi di bullismo. Si vive in un villaggio globale dove è difficile limitare le conseguenze di quello che si scrive o dice”.

Il prefetto Gabrielli rivolgendosi poi ai ragazzi in merito all’uso delle Apps, li ha invitati a scaricare “YouPol” ricordando che “È stata immaginata e pensata per voi, perché si rivolge ai temi del bullismo e dello spaccio di sostanze stupefacenti. Ha due modalità, una anonima e una in cui ci si registra in modo da poter mandare video, foto e segnalare situazioni di pericolo.

“È un’App che ci sta dando grosse soddisfazioni – ha proseguito il Prefetto – perché abbiamo fatto già diverse operazioni antidroga e siamo intervenuti in alcune situazioni di bullismo. In questo tipo di questioni un ruolo fondamentale c’è l’hanno soprattutto i ragazzi e le ragazze non coinvolti, perché quelli che stanno dentro al problema non hanno la forza per rendersi conto della situazione che stanno vivendo”.

incontro con gli studenti

I risultati dell’indagine ci consegnano dei dati che devono far riflettere, soprattutto per i disturbi che i ragazzi, con età compresa tra i 9 e i 18 anni, hanno lamentato a causa dell’uso prolungato di dispositivi elettronici.

I fastidi maggiormente accusati sono la mancanza di concentrazione, bruciore agli occhi, dolori a collo e schiena, difficoltà a prendere sonno. Sono malesseri nuovi che la generazione dei loro padri non conosceva, legati alle tante ore passate davanti agli schermi, soprattutto degli smartphone.

Ma se da un lato esistono i rischi, sono tante anche le opportunità legate alle nuove tecnologie digitali: sviluppare le abilità di ricerca, potenziare il senso di competenza e autoefficacia, favorire la socializzazione entrando in contatto con interlocutori di tutto il mondo.

E proprio per favorire un utilizzo positivo dei dispositivi elettronici, che nasce “In rete con i ragazzi, una guida all’educazione digitale”. 

firma protocollo

Il progetto è frutto di un protocollo di intesa tra Polizia di Stato e Società italiana di pediatria, firmato prima dell’evento dal capo della Polizia Franco Gabrielli e dal presidente della Società italiana di pediatria Alberto Villani, ai quali hanno aderito con entusiasmo gli altri partner coinvolti.

L’obiettivo è supportare insegnanti, genitori, pediatri nel guidare i nativi digitali a un rapporto equilibrato con la Rete, prevenendo le possibili conseguenze negative sulla salute psicofisica e relazionale, contrastando il fenomeno del cyberbullismo e di ogni forma di abuso sul minore.

A tale scopo è stata realizzata una guida di facile consultazione, rivolta a genitori, insegnanti e pediatri che affronta i diversi aspetti utili a favorire una navigazione sicura. Uno strumento rapido e agevole per chi ogni giorno si confronta con i ragazzi, spesso tecnicamente più competenti in ambito digitale rispetto agli adulti, ma non per questo pienamente consapevoli dei possibili rischi di un uso sbagliato della Rete. Oltre alla guida sono state previste anche delle giornate dedicate alla “formazione”. 

ALESSANDRIA. ALLUVIONE: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI STANZIA I PRIMI 17 MILIONI DI EURO.

Il consiglio dei ministri ha stanziato i primi 17 milioni di euro per sostenere le prime spese urgenti nei territori colpiti dell’alluvione il 19 e il 22 ottobre scorso.

Il Consiglio dei Ministri di oggi ha riconosciuto alla provincia di Alessandria lo stato d’emergenza per la durata di un anno mentre i 17 milioni arriveranno dal Fondo nazionale per le emergenze. Federico Fornaro, capogruppo di LeU alla camera ha spiegato: “Il governo ha dato una risposta tempestiva alla richiesta pervenuta per il tramite della Regione, grazie alla pronta attivazione del Dipartimento nazionale di Protezione civile. Ovviamente dovranno essere seguire altre risorse per gli interventi di messa in sicurezza e l’auspicabile ristoro dei danni a privati e aziende”.

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