Mese: novembre 2019

RICCIONE. POLIZIA DI STATO. DENUNCIA E DASPO PER 22 TIFOSI.

Rissa in autogrill: denuncia e Daspo per 22 ultras

Rissa tra tifosi

Il 22 settembre scorso due tifoserie si incontrarono nell’area di servizio Montefeltro Ovest della A14, nel comune di Riccione, dando vita al più classico degli scontri tra ultras: ventidue tifosi appartenenti alle frange più estreme del tifo organizzato di Padova e Vicenza, si affrontarono a colpi di mazze, bottiglie di vetro e cinture con fibbie metalliche.

Le tifoserie erano dirette a Pesaro e Gubbio dove erano in programma gli incontri del campionato di serie C Vis Pesaro-Padova e Gubbio-L.R.Vicenza.

Rissa tra tifosi

Nel tentativo di sedare la violenta rissa rimase ferito anche uno degli agenti della questura di Vicenza che stava scortando i tifosi vicentini, mentre un sostenitore del Padova riportò gravi lesioni ad un occhio.

Durante l’attività investigativa svolta dalla Digos della questura di Rimini, in collaborazione con le Digos di Padova, Vicenza, Perugia e Pesaro, sono stati analizzati i video registrati delle telecamere di sicurezza dell’area di sosta, e individuati gli ultras protagonisti degli scontri, dieci del Padova e 12 del Vicenza, tutti denunciati in stato di libertà.

Rissa tra tifosi

Le accuse nei loro confronti sono di rissa, utilizzo di oggetti atti ad offendere, possesso di oggetti atti ad offendere, travisamento, danneggiamento, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate e finalizzate a commettere la resistenza a pubblico ufficiale.

Nelle giornate successive, prima dell’incontro di calcio che avrebbe messo una di fronte all’altra le due squadre, il questore di Rimini ha emesso ventidue provvedimenti Daspo, dieci dei quali con prescrizione della firma in occasione delle partite giocate dalle due società.

Sergio Foffo

TORINO. POLIZIA DI STATO. PRESO A GENOVA IL PIROMANE DELLA CAVALLERIZZA.

Rogo alla Cavallerizza di Torino: preso il responsabile

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rogo alla cavallerizza

La polizia genovese ha fermato il responsabile del rogo che il 21 ottobre a causato l’incendio della Cavallerizza Reale a Torino, che ha distrutto le ex scuderie patrimonio dell’Unesco.

Il piromane è stato individuato dagli agenti del commissariato Centro di Genova durante un controllo: a suo carico sussisteva un rintraccio per l’esecuzione di un fermo disposto dalla Procura di Torino.

L’uomo un 38 enne senza fissa dimora pernottava nella struttura da un paio di mesi, incastrato dalle immagini delle telecamere che gli agenti del commissariato Centro di Torino avevano installato alla Cavallerizza per un’indagine su un’attività di spaccio nello stabile.

Il sistema di sorveglianza ha ripreso il senzatetto mentre versava materiale infiammabile e tentava di appiccare il fuoco con un accendino, senza riuscirci, nella zona del Tempietto.

L’uomo è stato immortalato successivamente mentre muovendosi al buio si dirigeva nella zona dei Granai e accendere di tanto in tanto delle fiammate.

Infine lo si vede allontanarsi precipitosamente da una porta dei Granai, la stesa da cui sono partitele fiamme che hanno dato origine al del rogo.

Trapani. Tre arresti per traffico internazionale di sostanze stupefacenti

Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, dalle prime ore dell’alba stanno dando esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante MESSINA DENARO Matteo.

Sono altresì in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 Carabinieri e Finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati. L’odierna indagine, convenzionalmente denominata EDEN 3 – PEQUENO, ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013, consentendo nell’ultimo quinquennio il sequestro degli ingenti carichi di stupefacente (hashish) acquistati dall’organizzazione criminale. Le indagini hanno evidenziato come i tre arrestati, tra cui l’ex avvocato M.A. (autorevole esponente della criminalità organizzata trapanese, radiato dall’albo degli avvocati per le vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato, emerso in maniera trasversale in diverse attività investigative perché in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra), tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati inerenti al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini abbiano operato importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente lungo la tratta Marocco – Spagna – Italia. In particolare, nella prima fase delle investigazioni è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza (MB), con il conseguente arresto in flagranza di un soggetto incaricato di custodire lo stupefacente. La “merce” avrebbe fruttato alle casse dell’organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l’investimento illecito.

Nello stesso frangente veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano “assaggiare” lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile. Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di minuto spaccio e l’acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l’attivismo dell’associazione per l’importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui:  una “partita” di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese;  un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.

Nell’ultimo periodo, muovendo dal monitoraggio di un arrestato in data 19.04.2018 in esito all’indagine c.d. ANNO ZERO per partecipazione ad associazione mafiosa quale affiliato alla famiglia di cosa nostra di Campobello di Mazara sono stati acquisiti ulteriori e convergenti elementi sul conto di T.G., M.A. inteso l’avvocato e M.N. Dalle indagini condotte è emerso che gli esponenti dell’organizzazione criminale investigata, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti al latitante MESSINA DENARO Matteo, hanno agito anche in favore della consorteria mafiosa campobellese prevedendo tra l’altro tra le sue finalità la distribuzione di parte dei proventi delittuosi per il soddisfacimento dei bisogni economici della nominata famiglia mafiosa, segnatamente per il sostentamento dei sodali detenuti.

Detta struttura criminale, per lo sviluppo delle sue attività illecite, si è avvalsa inoltre di una qualificata rete relazionale articolata sul territorio nazionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, diversi soggetti oggi destinatari di provvedimento di perquisizione. Come sopra anticipato, in tale ambito ha assunto particolare rilievo la figura di M.A. il quale si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con M.N. e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una riservata riunione avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando detto sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle FF.PP., veniva captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante MESSINA DENARO Matteo che il palermitano asseriva finanche di avere incontrato.

Con riferimento alla figura di T.G., individuato come promotore del sodalizio in parola, è emerso che questi, utilizzando svariati recapiti telefonici anche internazionali fittiziamente intestati a terzi e impiegando un predeterminato codice di cifratura (decriptato dai Reparti operanti): – manteneva i contatti con mediatori e fornitori del narcotico dimoranti in Spagna e Marocco; – si relazionava con i sodali presenti nel Nord Italia incaricati della commercializzazione dello stupefacente importato; – indicava perentoriamente ai sodali la cogente esigenza di destinare parte dei proventi delle attività delittuose per remunerare la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. Si evidenzia infine che i traffici di sostanza stupefacente intercettati nel corso delle attività avrebbero avuto complessivamente un valore sul mercato pari quantomeno ad un milione e mezzo di euro.

ALESSANDRIA. CHIUSURA BIBLIOTECA PER LAVORI DI MANUTENZIONE.

Alessandria, 12 novembre 2019

Comunicato Stampa

Il 15 novembre chiusa per manutenzioni la Biblioteca Civica “F. Calvo” Si comunica che il 15 novembre 2019 , la Biblioteca Civica “Francesca Calvo” di Alessandria resterà chiusa al pubblico , per consentire alla ditta incaricata un intervento di manutenzione dei locali del sottotetto . Le Sale Blu della Biblioteca riapriranno alle ore 12.15 .

Le altre Sale rimarranno chiuse al pubblico fino a sabato 16 novembre , alle ore 9 . L’ evento “ Intrecci di feltro ” si svolgerà regolarmente alle ore 17 di venerdì 15 novembre .

SIENA. GRUPPO NEO-FASCISTA PROGETTAVA UN ATTENTATO ALLA MOSCHEA DI VAL’ELSA: 12 INDAGATI NEL SENESE.

Inneggiavano al fascismo sui social e volevano colpire la moschea di Colle Val d’Elsa a Siena facendo saltare la condotta del gas.

Tutti gli indagati facevano riferimento alla formazione neo-fascista, Movimento idea sociale (Mis),e nei loro confronti è stata condotta un’operazione della polizia di Firenze e Siena, coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia fiorentina Eligio Paolini e Leopoldo De Gregorio insieme al procuratore capo Giuseppe Creazzo.

Gli agenti della Digos della questura di Firenze, in collaborazione con i colleghi della questura di Siena, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, Ucigos, hanno eseguito numerose perquisizioni in abitazioni, uffici e capannoni nei comuni del Senese, Sovicille e Poggibonsi, e nel centro città sequestrando esplosivi, residuati bellici, armi legalmente detenute.

Dodici gli indagati per il reato di detenzione abusiva di armi correlata alla costituzione di un’associazione con finalità eversiva.

Il procuratore Creazzo ha spiegato: “Al momento non abbiamo riscontri di correlazioni con formazioni politiche di estrema destra già esistenti. La perquisizione è il primo atto di un’inchiesta da sviluppare”.

Tra gli indagati figurano la moglie di un 60 enne nostalgico delle Ss, ritenuto dagli investigatori il personaggio chiave dell’operazione, e il figlio 22 enne.

Gli affiliati al gruppo eversivo, persone di mezza età, non avrebbero precedenti penali.

Le indagini sarebbero partite in seguito al alcune conversazioni sui social intercettate dagli investigatori della Digos di Firenze e Siena,che hanno sviluppato le indagini e gli accertamenti sugli indagati.

Il profilo Facebook del 60 enne in particolare spiccavano foto dell’uomo con indosso una mimetica delle SS a bordo di un sidecar militare.

In altre foto posava intento a fare il saluto romano a Dongo, luogo in cui venne fucilato Mussolini mentre in un altra immagine con le mani faceva il gesto di sparare a un cartello dell’Anpi, l’associazione dei partigiani.

Gli investigatori hanno anche recuperato alcune foto mentre impugna un lanciarazzi e un album accompagnato dalla musica dell’inno ufficiale del partito nazionalsocialista tedesco.

Sempre sul suo profilo Facebook il 60 enne si qualificava come segretario della federazione di Siena del ‘Movimento idea sociale’.

Le intercettazioni avrebbero fatto emergere che il gruppo progettava un attentato contro la moschea di Colle Val d’Elsa facendo saltare una condotta del gas.

L’azione per far saltare la moschea sarebbe fallita per l’intervento della polizia che aveva notato strani movimenti nei pressi dell’edificio preso di mira. L’aspirante attentatore intercettato diceva: “Noi come ci si move noi siamo no guardati a vista… di più!”.

Dalle conversazioni intercettate, il 60enne, si è poi scoperto ha l’abitudine di recuperare esplosivo da ordigni inesplosi ritrovati e diceva: “Se devo tirare una pistolettata non mi faccio problemi.. la destra estrema è una filosofia di vita”.

I membri del sedicente ‘Mis’ tra loro si chiamavano ‘camerati’ e avevano idea di costituire una “struttura qualificata pronta per ogni evenienza”, una sorta di “guardia nazionale repubblicana” chiamata a intervenire “arma alla mano senza chiamare le forze dell’ordine e fare giustizia sommaria”.