Mese: novembre 2019

TRAPANI. POLIZIA DI STATO. DROGA E SPARI: 6 ARRESTI NEI QUARTIERI POPOLARI.

Droga e spari: 6 arresti nei quartieri popolari di Trapani

spaccio di droga a trapani

Operazione “Reset” della Squadra mobile di Trapani contro lo spaccio di droga nei quartieri popolari di Milo e Palme. Il risultato è di sei persone arrestate e tre sottoposte a obbligo di dimora.

Gli indagati sono tutti responsabili di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Numerose le perquisizioni nel corso delle operazioni.

Le indagini sono iniziate la sera del 19 luglio 2017 quando furono esplosi quattro colpi di pistola contro la saracinesca dell’enoteca “Per Bacco” di Trapani.

Dagli elementi raccolti nelle indagini è emerso che il genero del proprietario dell’enoteca doveva pagare un debito di 4 mila euro ad uno degli arrestati di oggi per una partita di 2 chili di hashish.

Le centinaia di intercettazioni e le immagini delle telecamere di videosorveglianza attivate dai poliziotti della Mobile hanno documentato un vasto giro di spaccio e traffico di cocaina e hashish gestito da due fratelli. L’attività illecita aveva come base le loro abitazioni nel quartiere Palme e nel quartiere Milo. Altri due appartamenti invece, venivano utilizzati come deposito della droga.

Due degli arrestati avevano predisposto un’efficiente rete di pusher. Altri tre erano stati inseriti in turni giornalieri di lavoro e vendevano lo stupefacente a domicilio, spostandosi in moto, oppure nell’androne dei due palazzi.  

Il giro degli affari illeciti stimato è di oltre 500 mila euro. La cocaina e l’hashish immessi nel mercato erano di ottima qualità e per questo venivano venduti a un prezzo molto più elevato della media: 7 euro al grammo l’hashish e 60 euro al grammo la cocaina. Per attrarre più clienti e per fidelizzarli, gli arrestati avevano ideato una singolare tecnica di vendita: offrire sul mercato microdosi a un prezzo molto basso. Questa scelta commerciale si era rivelata efficace e aveva attratto anche alcuni minorenni.

L’operazione di questa mattina è stata eseguita anche con la collaborazione del Reparto prevenzione crimine, del Reparto mobile, dei cinofili e del Reparto volo di Palermo.

Donatella Fioroni

ROMA. GIUSTIZIA PER CUCCHI. I CARABINIERI CONDANNATI A 12 ANNI.

Ilaria Cucchi “Giustizia è fatta, mio fratello potrà riposare in pace”.

Parola fine per il caso Cucchi. Nel processo per la morte di Stefano Cucchi sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale i due carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. I giudici della Corte d’assise di Roma hanno condannato ad una pena di 12 anni i due militari. Assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale l’imputato-teste Francesco Tedesco, condannato a due anni e sei mesi per falso.

Il maresciallo Roberto Mandolini, ex comandante della stazione Appia, è stato condannato anch’esso a tre anni e 8 mesi per falso mentre è stato assolto dall’accusa di calunnia dopo che il reato è stato riqualificato in falsa testimonianza. Assolto dall’accusa di calunnia anche il carabiniere Vincenzo Nicolardi.

I giudici hanno inoltre assolto uno dei cinque medici imputati, Stefania Corbi, per “non aver commesso il fatto”. Prescritte invece le accuse per il primario del reparto di Medicina protetta dell’ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e per altri tre medici Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per tutti il reato contestato era di omicidio colposo.

Ilaria Cucchi: “Adesso Stefano potrà riposare in pace””Oggi ho mantenuto la promessa fatta a Stefano dieci anni fa quando l’ho visto morto sul tavolo dell’obitorio. A mio fratello dissi: ‘Stefano ti giuro che non finisce qua’. Abbiamo affrontato tanti momenti difficili, siamo caduti e ci siamo rialzati, ma oggi giustizia è stata fatta e Stefano, forse, potrà riposare in pace”. Così Ilaria Cucchi subito dopo la sentenza.

“Ci sono voluti 10 anni e chi è stato al nostro fianco ogni giorno sa benissimo quanta strada abbiamo dovuto fare. Ringrazio tutti coloro che non ci hanno abbandonato e ci hanno creduto, assieme a noi”, ha aggiunto.

VENEZIA. LA MAREA E’ FERMA ORA LA CONTA DEI DANNI. CONTE ”SITUAZIONE DRAMMATICA”

Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, dopo un sopralluogo della città messa in ginocchio da un’acqua alta da record di 187 centimetri, ha dichiarato ”Un disastro con danni incalcolabili”.

Da martedì sera, il capoluogo veneto, continua ad essere protagonista di scene drammatiche con una marea prepotente che non scende e si accumula a quella precedente, creando disagi tra la popolazione. Sono stati quasi 200 gli interventi dei vigili del fuoco nella notte che hanno soccorso in prevalenza anziani e disabili, impossibilitati a muoversi. Un uomo di 70 anni è morto fulminato cercando di staccare la corrente nella sua abitazione di Pellestrina, l’isola tra il mare e la laguna che ha subito ingenti danni.

Molti gli incendi causati da cortocircuiti, spenti dai vigili del fuoco, incluso quello al Museo di Arte Moderna e Orientale di Ca’ Pesaro che non ha provocato danni alle opere. Tanto lavoro anche all’interno della Basilica di San Marco che ha visto la cripta dove riposano i patriarchi, riempirsi quasi come nel 1966.

Il picco lo si è raggiunto la scorsa notte, quando il vento è soffiato a 100 km all’ora, facendo tremare le case, spostando le barche, spaccando le balaustre e strappando l’intonaco dai muri. Le gondole di fronte all’Hotel Danieli in Riva degli Schiavoni sono state letteralmente spostate e sono finite sui muri dei palazzi. Molte vetrine di hotel di lusso sono state infrante dalla pressione dell’acqua, tantissime attività commerciali sono ancora all’opera per pulire i negozi dalla salsedine, ma non è ancora finita perché anche nei prossimi giorni sono previste perturbazioni.

“Su Venezia c’è una forte attenzione dello Stato italiano e la persona che mi è sempre stata più vicina è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Nel corso di una conferenza stampa per illustrare la situazione nella Laguna, Brugnaro ha riferito di aver parlato al telefono con il Capo dello Stato “anche ieri sera” e ha riferito che “Mattarella si è informato sulla situazione in città.

BUSTO ARSIZIO. G.di F.- LA DEPUTATA FORZISTA, LARA COMI,ARRESTATA PER CORRUZIONE, FINANZIAMENTO ILLECITO E TRUFFA

L’ex eurodeputata di Forza Italia, Lara Comi, è stata arrestata dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano e Busto Arsizio con l’accusa di corruzione, finanziamento illecito e truffa in un filone dell’indagine “Mensa dei Poveri”.

foto da sologossip.it

LAra Comi è agli arresti domiciliari, con la deputata l’ad dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni mentre Il dg di Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, è invece finito in carcere.

Nell’ordinanza di arresto del gip di Milano Raffaella Mascarino si legge che “dall’esame degli elementi indiziari (…) emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre” dal ruolo pubblico “di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”.

Nell’ordinanza si legge: “Nonostante la giovane età”, “Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”.

Le accuse a Lara Comi si riferiscono a due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società: la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e in particolare dal dg Zingale.

Negli atti depositati nella trance proncipale si legge: “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale”.

Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata, in un interrogatorio del 14 maggio aveva rivelato: “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale”.

L’esponente di Forza Italia è accusata di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti.

Il terzo episodio si riferisce a una truffa aggravata al Parlamento europeo, che vede coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, collaboratore della Comi come addetto stampa.

Interrogato dai pm, ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro (dai mille iniziali) con l’obbligo di restituirne duemila a Forza Italia per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

La maxi indagine “Mensa dei poveri” il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo “azzurro” Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella.

Nino Caianiello, il presunto “burattinaio” del sistema di mazzette, finanziamenti illeciti, nomine e appalti pilotati, nelle intercettazioni insultava Lara Comi dandole della “cretina”: “Veniamo sulle due cose, uno questa cretina della Lara a che punto stiamo? Perché io la vedo stasera, così gli faccio lo shampoo”,nelle intercettazioni del 29 novembre 2018. Zingale gli rispondeva: “Il 17 già liquidato, 21 gli ho fatto il contratto”.

La conversazione di Lara Comi intercettata mentre parla con l’avvocato Bergamaschi il 9 maggio, dichiarava: “Oggi io dirò che non ho mai preso 17 K, non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono … Se mi chiedono perché dicono questo posso dire che eri tu che facevi loro consulenza”.

VENEZIA, POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE ANTIDROGA”BELLA ZIO”

Venezia: operazione antidroga “Bella zio”

dosi di cocaina

Gli agenti della squadra mobile di Venezia hanno individuato una banda dedita al traffico internazionale di stupefacenti molto ben organizzata.

L’operazione denominata: “Bella zio” ha impegnato 80 poliziotti che hanno effettuato 9 perquisizioni personali e domiciliari a carico degli indagati, alcuni dei quali in stato di libertà.

La droga spacciata su tutto il territorio veneziano era costituita principalmente da Cocaina e marijuana

L’operazione rientra in una indagine più vasta e articolata che ha già consentito di arrestare 7 persone e sequestrare grossi quantitativi di droga, 6 chili di cocaina e 14 di marijuana.

Le indagini sono state condotte con metodi tradizionali (perquisizioni, sequestri, pedinamenti, osservazioni, identificazioni) e con attività tecnica (intercettazioni telefoniche, gps, videoriprese) hanno ricostruito tutta l’attività di spaccio che ha interessato il capoluogo veneto.

Le ricostruzioni fatte dalla Squadra mobile di Venezia hanno portato a conoscenza degli investigatori che alcuni componenti del gruppo erano specializzati anche nella organizzazione di importazione di cocaina dai Paesi Bassi e di marijuana dalla Spagna e dall’Albania, dove possedevano delle vaste piantagioni, in seguito sequestrate dalla polizia albanese.

L’operazione ha coinvolto circa 80 poliziotti, in servizio nelle Questure di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Belluno, Rovigo e il supporto di unità cinofile e del Reparto prevenzione crimine di Padova.