ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. “TU QUI NON TI SIEDI A UNA BIMBA DI 7 ANNI” (PERCHE’ DI COLORE). COME SIAMO CADUTI IN BASSO!

La decadenza della decenza umana, la sub cultura dell’odio nei confronti degli Altri che in questi ultimi anni hanno avvelenato la vita di milioni di persone fino a renderli più simili insetti “schifosi” che ad esseri umani.

Chi è l’Altro? Foto di un bambino ferito dalla bombe al Napalm e al fosforo bianco nella guerra sporca con il popolo Curdo, immagini simili si possono trovare in tutto il mondo.

Ma in che mondo viviamo?

Siamo sicuri che è questo è il mondo che desideriamo e quello che vogliamo dalla vita?

Tutto questo lo troviamo nel racconto che Vittoria Oneto, consigliere comunale ad Alessandria, imprenditrice, mamma ed ex assessore alle politiche culturali, politiche giovanili, manifestazioni e promozione del territorio ha fatto sul suo profilo facebook.

Non ce l’ha fatta a mantenere la calma, testimone di un episodio di razzismo nei confronti di una bambina di colore di soli 7 anni.

La signora,sicuramente una signora perbenista pronta a puntare il dito contro i giovani chiassosi e maleducati, sicuramente pronta a chiedere il carcere a vita per il furto di una mela, ma ugualmente pronta a perdonare i suoi amici, perché una razzista “schifosa” non può che tifare per altri razzisti ugualmente “schifosi”: simili ad essa in tutto e per tutto. Circa 60 anni, forse ha frequentato le scuole superiori o forse no!Ma tanto non le è servito a molto studiare che tutti nasciamo dallo stesso ventre, cresciamo con gli stessi desideri e alla fine della vita finiamo negli stessi due metri di terra. La “sìura” era comodamente “svaccata” sui sedili dell’autobus quando una bambina di 7 anni, salita sull’autobus con la madre e il fratellino in carrozzina, ha cercato di sederlesi accanto sull’altro sedile libero. Ma la razzista si è rifiutata di spostare le borse della spesa che occupavano illecitamente il sedile e le ha anche detto: “No, no, tu qui non ti siedi!”. La madre della bimba con gli occhi bassi non ha avuto il coraggio di rimproverare l’anziana “sìura” razzista, forse temendo la reazione negativa degli altri occupanti dell’autobus. Il gesto della “donna”, se si può chiamare donna, ha acceso l’ira di Vittoria Oneto che gentilmente le ha chiesto di spostare le borse per far sedere la piccola e al rifiuto della donna, che ha anche intimato al consigliere di farsi gli affari propri, Vittoria è sbottata.

Il risultato è ottenuto, la bimba si è seduta, ma quanta amarezza in bocca lascia un fatto di questo genere..

Alla “sìura” che speriamo voglia mostrarci la sua faccia dedichiamo qualche versetto ispirato dall’ultima canzone che Nicolò Fabi ha dedicato all’Altro.

“Sìura” razzista, sappiamo perfettamente che ci leggerà, che roderà dalla rabbia e dalla voglia di querelarci per averle scritto che è una solo una povera “merdosa” razzista, quindi legga bene e impari:

L’Altro sono io, sono il tuo specchio, la tua anima,le tue paure anche se il colore della mia pelle è diverso dal tuo.

L’Altro sono io, sono io che che ti aiuto a salire le scale e portare la spesa in casa.

L’Altro sono io, sono io che ti soccorro se cadi per strada, che chiamo l’ambulanza se resti schiacciata sotto le ruote del tram o sotto il muro di casa.

L’Altro sono io, sono io che ti curo: sono il tuo medico, il tuo chirurgo,il tuo infermiere e il tuo angelo custode.

L’Altro sono io, sono io che ho il figlio Handicappato che a scuola siede nel banco vicino al tuo.

L’Altro sono io, sono io che tutti i giorni mi preoccupo che tu possa ricevere la pensione, l’assistenza, un piatto di pasta e un tetto sulla testa.

L’Altro sono io, sono lo stesso che guarda il tuo stesso mare,ma dall’altra parte.

L’Altro sono io, sono io che con il mio sangue ti ho restituito la libertà, anche la libertà di essere razzista.

L’Altro sono io, sono io che difendo il tuo diritto a vivere una vita dignitosa, ma se la tua vita dignitosa non lo è non è certamente colpa mia.

L’Altro sono io, sono io “siura” che domani crescerà, si prenderà cura della tua vecchiaia, della tua salute e che alla tua morte porterà i fiori sulla tua tomba.

L’Altro sono io, sono lo stesso a cui oggi hai negato il diritto di sedere accanto a te.

L’Altro sono io, sono io lo stesso a cui hai negato un sorriso, non una carezza perché forse è chiedere troppo a una “sìura” perbene, ma un sorriso quello si! Ci avrebbe aiutato a vivere meglio tutti e due.

L’Altro sono io, ma sei anche tu”sìura” perché in qualche angolo del mondo esiste una altra razzista che restituirà a te lo stesso male che stai facendo a me e agli Altri.