Mese: agosto 2019

REGGIO CALABRIA. G.di F.-CARABINIERI- ARRESTI E SEQUESTRI PER ‘NDRANGHETA.

Reggio Calabria, 22 agosto 2019

Esecuzione di ordinanza di custodia cautelare e sequestro beni nei confronti di 15 persone

Comando Provinciale Reggio Calabria

I militari dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza, con il supporto in fase esecutiva dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal dott. Giovanni BOMBARDIERI, nei confronti di 15 persone.

L’esecuzione dell’odierna misura costituisce il seguito delle operazioni “Riscatto” dei Carabinieri e “Mille e una notte” della Guardia di Finanza, eseguite il 2 agosto u.s. a conclusione delle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Giuseppe LOMBARDO e dai Sostituti Procuratori Giovanni CALAMITA e Diego CAPECE MINUTOLO, che avevano permesso di ricostruire l’attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca locrese dei “CORDÌ”, ai cui partecipi vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, con l’aggravante di aver agito per favorire gli interessi della ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale nota come cosca “CORDÌ”.

In particolare, nell’ambito dell’attività “Riscatto” condotta dai Carabinieri, oltre alle persone destinatarie del provvedimento di fermo eseguito il 2 agosto – tutti raggiunti anche dall’odierna misura cautelare – sono stati arrestati:

– R.G., nato a Locri il 24.12.1976, residente a Locri;

– Z.B., nato a Portigliola il 08.07.1968, detenuto,

mentre un terzo uomo colpito dalla misura è ancora attivamente ricercato per trasferimento fraudolento di valori. In particolare:

– R.G. è gravemente indiziato quale partecipe dell’associazione, incaricato di prestare ausilio continuativo alle famiglie degli associati, di svolgere il compito di autista a favore di C.D., cl. 79, di mantenere il costante raccordo informativo con gli altri affiliati anche e soprattutto al fine di eludere o impedire le investigazioni finalizzate a ricostruire le attività delittuose poste in essere dagli appartenenti alla cosca CORDÌ;

Z.B. dovrà invece rispondere del reato di associazione finalizzata al compimento di estorsioni e tentata estorsione ai danni di imprenditore locale. I Carabinieri hanno inoltre proceduto al sequestro preventivo di un’attività commerciale di Locri, comprensivo dell’intero compendio aziendale.

Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di accertare come A.G. e A.V.I. (entrambi raggiunti dal fermo del 2 agosto e dalla misura odierna), ciascuno nelle rispettive funzioni, abbiano acquisito, nel corso di numerosi anni, una posizione dominante nell’ambito del settore di servizi funebri ed attività commerciali connesse all’area cimiteriale di Locri, soprattutto grazie al prezioso supporto offerto dai familiari A.G. e A.C., quest’ultimo intraneo alla cosca CORDÌ.

I militari della Guardia di Finanza, oltre ai soggetti destinatari del provvedimento di fermo eseguito il 2 agosto nell’ambito dell’operazione “Mille e una Notte”, hanno arrestato:

– C.V., nato a Locri il 18.10.1957 ed ivi residente (ordinanza di custodia cautelare in carcere);

– M.F., nato a Melito di Porto Salvo il 04.01.1978 e residente a Locri (ordinanza custodia cautelare agli arresti domiciliari).

Le indagini, anche di natura tecnica, avviate dalla Guardia di Finanza, hanno permesso di ricostruire la struttura della locale della ‘ndrangheta di Locri, riconducibile alla famiglia CORDI’ e di svelare un consistente controllo criminale del territorio esercitato mediante la propria forza intimidatrice da una fitta rete di associati ed affiliati. Come emerso dall’attività tecnica di intercettazione, il C.V. rappresenta una figura carismatica in ambito locale; egli esercita il proprio potere mafioso seguendo i dettami della vecchia generazione dei boss calabresi e, attraverso il cd. controllo del territorio, garantisce ogni forma di protezione e viene spesso chiamato in causa per la “risoluzione di controversie” sia di natura personale, sia in ordine a ogni tipo di interesse di natura economica.

La disponibilità di armi in capo alla cosca, peraltro, è stata delineato dall’attività investigativa: il 31 dicembre 2016 sono stati avvistati V.C. ed i suoi figli D. (cl.1991) ed A. (cl. 1997) i quali, in occasione dei festeggiamenti per l’inizio del nuovo anno, erano intenti a maneggiare armi da fuoco ed esplodere colpi all’indirizzo dei cassonetti dei rifiuti urbani e dei pali della pubblica illuminazione posizionati nei pressi della loro abitazione.

Altro filone rilevante è quello che ha condotto all’arresto di F.M.. Quest’ultimo, sfruttando la vicinanza alla locale criminalità organizzata e l’assoggettamento psicologico che essa genera, il tutto condensato da gravi minacce, prestava importanti cifre in denaro contante a soggetti versanti in condizioni di difficoltà economica, pretendendo da questi rate mensili di restituzione del premio capitale, gravate da interessi fissati nel tasso del 30% mensili.

ASCOLI PICENO. G.di F.- SEQUESTRATI ARTICOLI DI GIOIELLERIA CONTRAFFATTI.

Comando Provinciale Ascoli Piceno

Singolare quanto scoperto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno che, all’esito di mirati approfondimenti, sono arrivati ad individuare un canale di distribuzione di articoli di gioielleria abilmente contraffatti, venduti all’interno di una gioielleria della Riviera delle Palme. Un modo per “arrotondare” le entrate dell’esercizio commerciale e “allargare” la platea dei clienti, quello adottato dall’imprenditore locale, il quale, però, aveva esposto i gioielli contraffatti anche nelle proprie vetrine, insieme ad altri pezzi originali, agevolando, così, il lavoro delle Fiamme Gialle della Compagnia di San Benedetto del Tronto, che hanno avuto tutto il tempo per acquisire fotografie di ogni singolo pezzo, per analizzarne, poi, insieme ai periti delle più prestigiose “firme” coinvolte, le caratteristiche e le componenti.

Ed è proprio da queste fotografie che, su alcuni esemplari dei gioielli contraffatti, sono stati ingranditi anche dei particolari dei cartellini di identificazione degli stessi prodotti, che, per la loro grossolanità, hanno costituito una delle prime conferme della contraffazione, consolidatesi, poi, anche grazie ad alcuni prezzi, “confusi” tra i “codici prodotto” (anch’essi ovviamente falsi), del tutto inverosimili rispetto agli originali. Il controllo di circostanza effettuato all’interno della gioielleria, scattato pochi giorni dopo l’avvenuta conferma, da parte dei periti, dei sospetti di contraffazione ipotizzati dai militari del Nucleo Mobile della Compagnia di San Benedetto del Tronto, ha avuto, quale naturale evoluzione, il sequestro penale delle decine di esemplari dei “prestigiosi” articoli e la denuncia dell’imprenditore, alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, per i reati contemplati dagli articoli 474 “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi” e 648 “Ricettazione” del Codice penale.

Da un punto di vista amministrativo, constatate violazioni di carattere fiscale commesse nell’ultimo triennio, che, muovendo dall’irregolare tenuta/conservazione delle scritture contabili obbligatorie, sono state quantificate in circa 11.000 euro. L’imprenditore, infine, è stato sanzionato anche per quanto attiene agli aspetti previdenziali ed assistenziali, in relazione ad un lavoratore, trovato all’interno dell’esercizio commerciale all’atto delle operazioni di sequestro, impiegato completamente “in nero”.

L’attività in rassegna consolida l’impegno che il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno dedica costantemente al contrasto alla contraffazione e alla tutela del “Made in Italy” per la salvaguardia degli interessi dell’economia legale, per la tutela della correttezza del mercato e il rispetto della concorrenza leale. L’esercizio delle ulteriori prerogative ispettive affidate dalla legge al Corpo, quale punto di presidio per la salvaguardia della sicurezza economica e finanziaria, in questo caso, hanno ulteriormente determinato la scoperta di violazioni fiscali e condotte di illiceità connesse all’assunzione di manodopera che, nel loro insieme, sono alcune delle pregiudizievoli che rendono ancor più “socialmente pericolosa” la stessa contraffazione di prodotti, che costituisce sempre e comunque un “moltiplicatore d’illegalità”.

Per quanto riguarda la contraffazione, nel solo anno 2019, il Comando Provinciale di Ascoli Piceno ha sottoposto a sequestro 137.303 articoli per un valore commerciale corrispondente a poco meno di 2 milioni di euro, rappresentati, per la maggioranza, da accessori di abbigliamento (104.964 articoli, per un valore di 1,8 milioni di euro) e giocattoli (32.320 articoli, del valore di 190.000 euro), intervenendo, soprattutto in questo ultimo caso, “a difesa” dei più piccoli, nella prevenzione dai potenziali danni cagionati dai prodotti “non sicuri”.

ROMA.POLIZIA DI STATO. PAOLO VENTURINI- #RUNSPECT, LA CORSA PER RICORDARE IL TERREMOTO IN CENTRO ITALIA.

#Runspect, una corsa per ricordare il terremoto nel centro Italia

venturini in ricordo delle vittime del terremoto

Esattamente tre anni fa il terremoto tra Marche e Lazio.

Una forte scossa distrugge intere città. Subito si mobilitano i poliziotti delle Volanti e della Stradale scavando per salvare i sopravvissuti e liberando le strade per agevolare i soccorsi. Alle prime luci dell’alba i contingenti del Reparto mobile affiancano i Vigili del fuoco e la Protezione civile nella ricerca di sopravvissuti e dispersi e, con i nostri Cinofili ed il fiuto dei cani, cercano le persone sotto le macerie.

Oggi Paolo Venturini, atleta delle Fiamme oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, vuole contribuire a dare visibilità a quei territori martoriati dal terremoto, e lo fa attraverso l’iniziativa #Runspect, correre per il rispetto.

Il maratoneta, che si è confrontato con corse impossibili dal deserto alle zone ghiacciate della Jakutia, ripercorre le vie dei paesi distrutte dalla calamità parlando con i poliziotti che lavorano in quelle comunità e che furono tra i primi ad intervenire quella notte.

Un impegno quello di Venturini, per manifestare il rispetto per i tanti morti e il rispetto per coloro che ostinatamente sono rimasti combattendo, ancora oggi, per far rivivere le loro comunità.

TARANTO. POLIZIA DI STATO. SCAVI CLANDESTINI, RECUPERATI REPERTI ARCHEOLOGICI.

Taranto: recuperati reperti archeologici da scavi clandestini

reperti archeologici

I reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini, erano stati nascosti in un terreno incolto dove sono stati ritrovati dai poliziotti della Sezione Falchi della squadra mobile di Taranto.

La scoperta di circa 300 reperti archeologici del periodo ellenistico composto di anfore e statuette votive del periodo che va dal VI al III secolo a.C. frutto di scavi clandestini effettuati in sepolcreti delle colonie greche sparse lungo tutto il territorio ionico della provincia.

I falchi della polizia erano stati informati da tempo da tempo delle attività di scavi clandestini e che alcuni tesori archeologici erano nascosti nella zona di Lama.

Il materiale rinvenuto era destinato a ricettatori che lo avrebbero immesso nel mercato illegale.

Gli accertamenti effettuati dal gruppo per recuperare il patrimonio artistico si sono concentrati su un terreno incolto dove il materiale di terracotta è in seguito stato ritrovato.

L’analisi storico-artistica è stata effettuata da un funzionario della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Lecce che ha preso parte a tutte le operazioni di catalogazione.

Continuano le indagini per scoprire i responsabili degli scavi clandestini.

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