Mese: agosto 2019

ALESSANDRIA. L’ACF QUASI AL COMPLETO TERMINA LA PRIMA SETTIMANA DI PREPARAZIONE.

Con la doppia seduta di oggi, l’Acf completa la prima settimana di allenamento.

La squadra non ancora al completo ha iniziato la preparazione atletica concentrandosi su risveglio muscolare e lavoro di aerobica. Come spiega il mister Barbesino alcune ragazze devono ringranare la marcia e dunque servono allenamenti meno impegnativi. Da prossima settimana però il lavoro si farà duro e le ragazze dovranno lavorare sodo per presentarsi al meglio alla prima chiamata di campionato fissata per il 6 ottobre. Non si conosce ancora orario e sfidante.

Appunto anche sul calciomercato dove l’Alessandria cerca un difensore per completare la rosa, dato che una ragazza, per il momento, ha dovuto lasciare per problemi personali.

Nel frattempo il mister ha potuto visionare i nuovi acquisti, il portiere Gloria Cavallaro, la centrocampista Agnese Colombaro e l’attaccante Mara Curone che durante la settimana hanno mostrato doti tecniche e da subito grande intesa con le nuove compagne.

Foto e articolo Andrea Amato

ASTI. IL PALIO DI ASTI 2019: “LE NOVITA’ PER I 1900 ANNI DEL PALIO”.

L’edizione 2019 del Palio di Asti presenta alcune novità per celebrare i 1900 anni del Palio.

Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha voluto per l’occasione organizzare non 1, ma 2 palii che si correranno lo stesso giorno.

I due palli saranno dedicati il primo alla gara tra i rioni cittadini mentre il secondo sarà dedicato ai comuni di Asti che partecipano al palio.

Il Palio 2019 che si correrà al prima domenica di settembre vedrà affrontarsi sulla pista i comuni, i borghi e i rioni, assisteremo a 4 corse e saranno proclamati 2 vincitori.
I borghi e i rioni si sfideranno in due batterie da sette e una finale a otto. I Comuni di asti correranno un palio proprio, in un unica batteria.

Tra la seconda batteria e la finale dei borghi e rioni, i comuni correranno il loro palio, in un’unica corsa, che proclamerà il vincitore dopo i tre giri di corsa:

Il Programma del Palio 2019:

  • Prima Batteria Borghi e Rioni
  • Seconda Batteria Borghi e Rioni
  • Corsa unica dei Comuni
  • Finale dei borghi e Rioni

Quindi, domenica 1° settembre, i palii saranno due, il primo, di San Secondo, e il secondo della Città di Asti. Il 20 Novembre 2018, durante il Consiglio del Palio è stata riconfermata la figura di Michele Gandolfo come Capitano del Palio 2019.

I fantini del Palio 2019

I fantini che correranno il Palio di Asti 2019 sono già stati nominati.
Per quanto riguarda i borghi e i rioni, i fantini selezionati e nominati a portare i colori sulla Pista di Piazza Alfieri sono:

  • Rione Cattedrale: Dino Pes (velluto)
  • Rione S. Secondo: Andrea Mari (Brio)
  • Borgo Don Bosco: Giovanni Atzeni (Tittia)
  • Rionr San Silvestro: Bastiano Sini
  • Borgo Tanaro: Sandro Gessa (Gessino)
  • Rione San Paolo: Federico Arri (Ares)
  • Borgo San Mazanotto: Alessandro Chiti (Voragine)
  • Borgo S.Maria Nuova: Gigi Bruschelli (Trecciolino)
  • Borgo San pietro: Carlo Sanna (Brigante)
  • Borgo San Lazzaro: Giuseppe Zedde (Gingillo)
  • Rione Santa Caterina: Valter Pusceddu
  • Rione S. Martino-S.Rocco: Francesco Caria (Tremendo)
  • Borgo Torretta: Silvano Mulas (Voglia)
  • Borgo Viatosto: Alessandro Migheli (Girolamo)

Non tutti i Comuni che correranno un palio proprio hanno già scelto il loro fantino, i fantini certi sono:

  • Comune di Nizza Monferrato: Alessandro Cersosimo
  • Comune di Montechiaro: Alberto Ricceri (Salasso)
  • Comune di Baldichieri: Mattia Chiavassa
  • Comune di Castell’Alfero: Gianluca Fais (Vittorio)

Rimangono senza fantino: Comune di Canelli, il Comune di Moncalvo, e il Comune di San Damiano.

COMO. G.di F. OPERAZIONE MONTAGNE D’EURO, TRUFFA AGRICOLA PER DIECI MILIONI DI EURO ALLA COMUNITA’ EUROPEA

Como, 22 agosto 2019

Operazione Montagne d’euro - Truffa all’Unione Europea. Disposto il sequestro di beni per oltre 10 milioni di euro

Comando Provinciale Como

La Guardia di Finanza di Menaggio, a conclusione di una complessa attività di indagine coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Sondrio, Dott. LATORRE Stefano, ha smascherato un articolato e strutturato sistema fraudolento mirato all’indebito ottenimento di contributi europei stanziati nel piano della politica agricola comune (P.A.C.) nel periodo compreso tra il 2007 e il 2014 e destinati al sostegno delle imprese del settore agricolo e montano.

Sulla base delle risultanze emerse, 7 soggetti residenti nelle province di Sondrio, Como e Cremona e 91 soggetti titolari di altrettante aziende agricole operanti nell’ambito del territorio regionale lombardo, veneto e piemontese, ritenuti responsabili rispettivamente dei reati di associazione per delinquere e truffa aggravata finalizzata all’indebito conseguimento di contributi europei, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Sondrio e nei loro confronti è stato disposto un sequestro preventivo di beni per un importo superiore ai 10.000.000 di euro.

Dal punto di vista normativo l’elemento cruciale dell’attività delittuosa è rappresentato dall’inosservanza dei Regolamenti Comunitari che consentono l’ottenimento di contributi alle imprese agricole che assicurino il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali attraverso il pascolo del prato ovvero mediante la presenza fisica del bestiame sui terreni nel rispetto del c.d. vincolo di condizionalità.

L’operazione “Montagne d’euro” della Guardia di Finanza trae spunto dalle segnalazioni effettuate da parte di alcuni allevatori locali i quali denunciavano il fenomeno per cui alcuni pascoli venivano concessi in affitto dai Comuni ad aziende agricole non locali, che pur non portando gli animali in quota riuscivano così ad ottenere i benefici previsti dalla normativa europea.

L’attività dei Finanzieri ha consentito di disvelare un sodalizio criminale diretto e condotto da 7 soggetti e 2 società di servizi che, mediante una propedeutica azione di rastrellamento dei territori montani di proprietà degli Enti comunali dell’alto lago di Como e della Bassa Valtellina, consistita nella stipula di contratti di affitto agrario degli alpeggi e nel loro successivo subaffitto ad aziende agricole operanti soprattutto nel territorio della pianura regionale, offrivano a queste ultime un pacchetto documentale completo utile per poter richiedere all’Unione Europea ingenti contributi.

Le 91 aziende agricole truffaldine coinvolte, al fine di aumentare virtualmente la superficie agricola in uso ed ottenere maggiori premi riconosciuti da Bruxelles, si rivolgevano alla suddetta associazione per delinquere, che forniva loro documentazione falsa e/o alterata, nonché i nominativi di ignari imprenditori agricoli da inserire nelle rispettive domande uniche d’aiuto, i quali, sulla carta, avrebbero dovuto mantenere in buone condizioni i terreni.

Gli imprenditori agricoli individuati dai Finanzieri della Compagnia di Menaggio hanno dichiarato in atti di aver condotto il proprio bestiame solo ed esclusivamente sui propri terreni, confermando di non aver mai messo piede nei terreni oggetto della richiesta di contributo. Dagli ulteriori riscontri effettuati, emergeva così il totale disinteresse delle aziende agricole rispetto al mantenimento dei terreni, la cui unica preoccupazione era quella di dimostrare solo cartolarmente il rispetto dei vincoli comunitari: eclatante è il caso di un pascolatore indicato in 20 diverse domande uniche di aiuto, che, pertanto, avrebbe dovuto mantenere, nel medesimo periodo, alpeggi situati anche in comuni distanti decine di km tra loro.

Le aziende agricole coinvolte, in concorso con le medesime società di servizi gestite dal sodalizio criminale, non rispettando il vincolo di condizionalità (mantenimento dei terreni a pascolo in buone condizioni agricole ed ambientali) e nell’inosservanza dei limiti assunti nelle “Dichiarazione ed impegni” sottoscritti a tergo di ciascuna domanda unica di aiuto presentata, hanno indotto in errore il competente Organo Pagatore Regionale originando un indebito pagamento di fondi destinati al sostegno delle imprese operanti nel settore agricolo e montano, a danno degli imprenditori agricoli onesti.

Nell’ambito del ruolo di polizia economico – finanziaria della Guardia di Finanza a tutela della spesa pubblica, tale operazione si colloca nella lotta ai fenomeni di indebita percezione relativi alle uscite dei bilanci dell’Unione Europea, che assume fondamentale importanza per la tutela degli imprenditori agricoli che operano nel rispetto delle normative vigenti.

REGGIO CALABRIA. G.di F.-CARABINIERI- ARRESTI E SEQUESTRI PER ‘NDRANGHETA.

Reggio Calabria, 22 agosto 2019

Esecuzione di ordinanza di custodia cautelare e sequestro beni nei confronti di 15 persone

Comando Provinciale Reggio Calabria

I militari dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza, con il supporto in fase esecutiva dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal dott. Giovanni BOMBARDIERI, nei confronti di 15 persone.

L’esecuzione dell’odierna misura costituisce il seguito delle operazioni “Riscatto” dei Carabinieri e “Mille e una notte” della Guardia di Finanza, eseguite il 2 agosto u.s. a conclusione delle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Giuseppe LOMBARDO e dai Sostituti Procuratori Giovanni CALAMITA e Diego CAPECE MINUTOLO, che avevano permesso di ricostruire l’attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca locrese dei “CORDÌ”, ai cui partecipi vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, con l’aggravante di aver agito per favorire gli interessi della ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale nota come cosca “CORDÌ”.

In particolare, nell’ambito dell’attività “Riscatto” condotta dai Carabinieri, oltre alle persone destinatarie del provvedimento di fermo eseguito il 2 agosto – tutti raggiunti anche dall’odierna misura cautelare – sono stati arrestati:

– R.G., nato a Locri il 24.12.1976, residente a Locri;

– Z.B., nato a Portigliola il 08.07.1968, detenuto,

mentre un terzo uomo colpito dalla misura è ancora attivamente ricercato per trasferimento fraudolento di valori. In particolare:

– R.G. è gravemente indiziato quale partecipe dell’associazione, incaricato di prestare ausilio continuativo alle famiglie degli associati, di svolgere il compito di autista a favore di C.D., cl. 79, di mantenere il costante raccordo informativo con gli altri affiliati anche e soprattutto al fine di eludere o impedire le investigazioni finalizzate a ricostruire le attività delittuose poste in essere dagli appartenenti alla cosca CORDÌ;

Z.B. dovrà invece rispondere del reato di associazione finalizzata al compimento di estorsioni e tentata estorsione ai danni di imprenditore locale. I Carabinieri hanno inoltre proceduto al sequestro preventivo di un’attività commerciale di Locri, comprensivo dell’intero compendio aziendale.

Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di accertare come A.G. e A.V.I. (entrambi raggiunti dal fermo del 2 agosto e dalla misura odierna), ciascuno nelle rispettive funzioni, abbiano acquisito, nel corso di numerosi anni, una posizione dominante nell’ambito del settore di servizi funebri ed attività commerciali connesse all’area cimiteriale di Locri, soprattutto grazie al prezioso supporto offerto dai familiari A.G. e A.C., quest’ultimo intraneo alla cosca CORDÌ.

I militari della Guardia di Finanza, oltre ai soggetti destinatari del provvedimento di fermo eseguito il 2 agosto nell’ambito dell’operazione “Mille e una Notte”, hanno arrestato:

– C.V., nato a Locri il 18.10.1957 ed ivi residente (ordinanza di custodia cautelare in carcere);

– M.F., nato a Melito di Porto Salvo il 04.01.1978 e residente a Locri (ordinanza custodia cautelare agli arresti domiciliari).

Le indagini, anche di natura tecnica, avviate dalla Guardia di Finanza, hanno permesso di ricostruire la struttura della locale della ‘ndrangheta di Locri, riconducibile alla famiglia CORDI’ e di svelare un consistente controllo criminale del territorio esercitato mediante la propria forza intimidatrice da una fitta rete di associati ed affiliati. Come emerso dall’attività tecnica di intercettazione, il C.V. rappresenta una figura carismatica in ambito locale; egli esercita il proprio potere mafioso seguendo i dettami della vecchia generazione dei boss calabresi e, attraverso il cd. controllo del territorio, garantisce ogni forma di protezione e viene spesso chiamato in causa per la “risoluzione di controversie” sia di natura personale, sia in ordine a ogni tipo di interesse di natura economica.

La disponibilità di armi in capo alla cosca, peraltro, è stata delineato dall’attività investigativa: il 31 dicembre 2016 sono stati avvistati V.C. ed i suoi figli D. (cl.1991) ed A. (cl. 1997) i quali, in occasione dei festeggiamenti per l’inizio del nuovo anno, erano intenti a maneggiare armi da fuoco ed esplodere colpi all’indirizzo dei cassonetti dei rifiuti urbani e dei pali della pubblica illuminazione posizionati nei pressi della loro abitazione.

Altro filone rilevante è quello che ha condotto all’arresto di F.M.. Quest’ultimo, sfruttando la vicinanza alla locale criminalità organizzata e l’assoggettamento psicologico che essa genera, il tutto condensato da gravi minacce, prestava importanti cifre in denaro contante a soggetti versanti in condizioni di difficoltà economica, pretendendo da questi rate mensili di restituzione del premio capitale, gravate da interessi fissati nel tasso del 30% mensili.

ASCOLI PICENO. G.di F.- SEQUESTRATI ARTICOLI DI GIOIELLERIA CONTRAFFATTI.

Comando Provinciale Ascoli Piceno

Singolare quanto scoperto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno che, all’esito di mirati approfondimenti, sono arrivati ad individuare un canale di distribuzione di articoli di gioielleria abilmente contraffatti, venduti all’interno di una gioielleria della Riviera delle Palme. Un modo per “arrotondare” le entrate dell’esercizio commerciale e “allargare” la platea dei clienti, quello adottato dall’imprenditore locale, il quale, però, aveva esposto i gioielli contraffatti anche nelle proprie vetrine, insieme ad altri pezzi originali, agevolando, così, il lavoro delle Fiamme Gialle della Compagnia di San Benedetto del Tronto, che hanno avuto tutto il tempo per acquisire fotografie di ogni singolo pezzo, per analizzarne, poi, insieme ai periti delle più prestigiose “firme” coinvolte, le caratteristiche e le componenti.

Ed è proprio da queste fotografie che, su alcuni esemplari dei gioielli contraffatti, sono stati ingranditi anche dei particolari dei cartellini di identificazione degli stessi prodotti, che, per la loro grossolanità, hanno costituito una delle prime conferme della contraffazione, consolidatesi, poi, anche grazie ad alcuni prezzi, “confusi” tra i “codici prodotto” (anch’essi ovviamente falsi), del tutto inverosimili rispetto agli originali. Il controllo di circostanza effettuato all’interno della gioielleria, scattato pochi giorni dopo l’avvenuta conferma, da parte dei periti, dei sospetti di contraffazione ipotizzati dai militari del Nucleo Mobile della Compagnia di San Benedetto del Tronto, ha avuto, quale naturale evoluzione, il sequestro penale delle decine di esemplari dei “prestigiosi” articoli e la denuncia dell’imprenditore, alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, per i reati contemplati dagli articoli 474 “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi” e 648 “Ricettazione” del Codice penale.

Da un punto di vista amministrativo, constatate violazioni di carattere fiscale commesse nell’ultimo triennio, che, muovendo dall’irregolare tenuta/conservazione delle scritture contabili obbligatorie, sono state quantificate in circa 11.000 euro. L’imprenditore, infine, è stato sanzionato anche per quanto attiene agli aspetti previdenziali ed assistenziali, in relazione ad un lavoratore, trovato all’interno dell’esercizio commerciale all’atto delle operazioni di sequestro, impiegato completamente “in nero”.

L’attività in rassegna consolida l’impegno che il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno dedica costantemente al contrasto alla contraffazione e alla tutela del “Made in Italy” per la salvaguardia degli interessi dell’economia legale, per la tutela della correttezza del mercato e il rispetto della concorrenza leale. L’esercizio delle ulteriori prerogative ispettive affidate dalla legge al Corpo, quale punto di presidio per la salvaguardia della sicurezza economica e finanziaria, in questo caso, hanno ulteriormente determinato la scoperta di violazioni fiscali e condotte di illiceità connesse all’assunzione di manodopera che, nel loro insieme, sono alcune delle pregiudizievoli che rendono ancor più “socialmente pericolosa” la stessa contraffazione di prodotti, che costituisce sempre e comunque un “moltiplicatore d’illegalità”.

Per quanto riguarda la contraffazione, nel solo anno 2019, il Comando Provinciale di Ascoli Piceno ha sottoposto a sequestro 137.303 articoli per un valore commerciale corrispondente a poco meno di 2 milioni di euro, rappresentati, per la maggioranza, da accessori di abbigliamento (104.964 articoli, per un valore di 1,8 milioni di euro) e giocattoli (32.320 articoli, del valore di 190.000 euro), intervenendo, soprattutto in questo ultimo caso, “a difesa” dei più piccoli, nella prevenzione dai potenziali danni cagionati dai prodotti “non sicuri”.

ROMA.POLIZIA DI STATO. PAOLO VENTURINI- #RUNSPECT, LA CORSA PER RICORDARE IL TERREMOTO IN CENTRO ITALIA.

#Runspect, una corsa per ricordare il terremoto nel centro Italia

venturini in ricordo delle vittime del terremoto

Esattamente tre anni fa il terremoto tra Marche e Lazio.

Una forte scossa distrugge intere città. Subito si mobilitano i poliziotti delle Volanti e della Stradale scavando per salvare i sopravvissuti e liberando le strade per agevolare i soccorsi. Alle prime luci dell’alba i contingenti del Reparto mobile affiancano i Vigili del fuoco e la Protezione civile nella ricerca di sopravvissuti e dispersi e, con i nostri Cinofili ed il fiuto dei cani, cercano le persone sotto le macerie.

Oggi Paolo Venturini, atleta delle Fiamme oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, vuole contribuire a dare visibilità a quei territori martoriati dal terremoto, e lo fa attraverso l’iniziativa #Runspect, correre per il rispetto.

Il maratoneta, che si è confrontato con corse impossibili dal deserto alle zone ghiacciate della Jakutia, ripercorre le vie dei paesi distrutte dalla calamità parlando con i poliziotti che lavorano in quelle comunità e che furono tra i primi ad intervenire quella notte.

Un impegno quello di Venturini, per manifestare il rispetto per i tanti morti e il rispetto per coloro che ostinatamente sono rimasti combattendo, ancora oggi, per far rivivere le loro comunità.

TARANTO. POLIZIA DI STATO. SCAVI CLANDESTINI, RECUPERATI REPERTI ARCHEOLOGICI.

Taranto: recuperati reperti archeologici da scavi clandestini

reperti archeologici

I reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini, erano stati nascosti in un terreno incolto dove sono stati ritrovati dai poliziotti della Sezione Falchi della squadra mobile di Taranto.

La scoperta di circa 300 reperti archeologici del periodo ellenistico composto di anfore e statuette votive del periodo che va dal VI al III secolo a.C. frutto di scavi clandestini effettuati in sepolcreti delle colonie greche sparse lungo tutto il territorio ionico della provincia.

I falchi della polizia erano stati informati da tempo da tempo delle attività di scavi clandestini e che alcuni tesori archeologici erano nascosti nella zona di Lama.

Il materiale rinvenuto era destinato a ricettatori che lo avrebbero immesso nel mercato illegale.

Gli accertamenti effettuati dal gruppo per recuperare il patrimonio artistico si sono concentrati su un terreno incolto dove il materiale di terracotta è in seguito stato ritrovato.

L’analisi storico-artistica è stata effettuata da un funzionario della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Lecce che ha preso parte a tutte le operazioni di catalogazione.

Continuano le indagini per scoprire i responsabili degli scavi clandestini.

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