Mese: agosto 2019

REGGIO CALABRIA. G.di F.- GIOCO ON LINE, SOCIETA’ MALTESE NON DICHIARA 4 MILIARDI DI EURO.

Reggio Calabria, 8 agosto 2019

Scoperta maxi evasione fiscale nel settore del gioco on-line

Comando Provinciale Reggio Calabria

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, congiuntamente al Nucleo Speciale Entrate ed al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche ha concluso una verifica fiscale nei confronti di una società maltese con stabile organizzazione in Italia, operante nel settore del gioco on-line, relativamente agli anni d’imposta 2015 e 2016, in esito alla quale è stato possibile accertare che quest’ultima ha omesso di dichiarare ricavi per quasi 4 miliardi di euro ed una base imponibile ai fini della Imposta Unica sulle Scommesse pari ad oltre 1 miliardo di euro.

La verifica fiscale appena conclusa è scaturita dalle risultanze dell’Operazione “GALASSIA”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria in collaborazione con lo SCICO e conclusa nel novembre del 2018 con l’esecuzione di 18 provvedimenti di fermo e con il sequestro di società nazionali ed estere, siti di scommesse on line e altri beni per un valore pari ad oltre 723 milioni di euro, disposti dalla locale Procura Distrettuale, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri.

In tale sede era stata accertata l’esistenza di un’associazione per delinquere di tipo mafioso con proiezione transnazionale, costituita da soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, che, avvalendosi di società estere – tra le quali la società verificata – ha esercitato abusivamente l’attività di gioco in Italia, riciclando ingenti proventi illeciti.

La raccolta di scommesse, in effetti, attuata dagli allibratori anche al di fuori del proprio Paese di stabilimento, ha conosciuto un notevole sviluppo con la diffusione della tecnologia informatica che permette il rapido scambio di dati attraverso le reti telematiche.

L’azione di vigilanza e controllo a tutela del monopolio statale sui giochi, sulle scommesse e sui concorsi pronostici – orientata a prevenire e reprimere tutti gli illeciti legati al gioco irregolare e clandestino – ha evidenziato che in Italia, negli ultimi anni, si è registrata una proliferazione di agenzie che effettuano la raccolta di scommesse via internet, affiliate a bookmaker esteri il più delle volte privi delle previste concessioni rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Invero, è stato rilevato che alcuni bookmaker transnazionali operano sul territorio italiano attraverso reti di agenzie perfettamente organizzate che rappresentano l’interfaccia della “casa madre” e alle quali è riconosciuta dal bookmaker una provvigione commisurata alle giocate raccolte.

Nel corso delle operazioni complessivamente condotte dalla Fiamme Gialle è emerso che la società verificata, sebbene avesse aderito alla procedura di emersione prevista dalla Legge di Stabilità 2015 (cd. “Sanatoria”) e fosse munita di apposita autorizzazione a svolgere sul territorio nazionale attività di raccolta di scommesse, con vincita in denaro, attraverso una rete fisica (cd. “gaming a terra”), costituita da una pluralità di “Punti di Raccolta”, ha continuato abusivamente a proporre scommesse in parallelo rispetto alla autorizzazione ufficiale, così integrando il reato di cui all’art. 4 della L. 13/12/1989 nr. 401 nonché sottraendo rilevante materia imponibile all’Imposta Unica, all’IRES ed all’IRAP, conseguente al riciclaggio dei relativi proventi illeciti.

I Finanzieri hanno così proceduto alla dettagliata analisi della documentazione contabile acquisita, oltre che delle risultanze investigative emerse nell’ambito delle pregresse indagini, verificando, sulla base dei riscontri tecnici posti in essere dalla componente specialistica del Corpo coinvolta, l’effettivo volume delle scommesse illegali complessivamente poste in essere sia in ambito sportivo via internet che sui Casinò virtuali ovvero nel Poker on-line.

Alla luce di quanto sopra, e al termine di dettagliati accertamenti tecnico-contabili, è stata così accertata una maxi evasione d’imposta anche con riferimento all’IRAP per oltre 6 milioni di euro, all’IRES per oltre 47 milioni di euro ed alla IUS per oltre 71 milioni di euro.

La verifica appena conclusa dà prova della costante attenzione che la Guardia di Finanza rivolge al delicato settore della Tutela delle Entrate e, in particolar modo, dei complessi fenomeni di evasione fiscale transnazionale, anche a contrasto delle sue forme più subdole e difficilmente perseguibili, posti in essere attraverso le nuove frontiere dell’economia digitale.

CROTONE. G.di F.- OPERAZIONE ESTATE DI FUOCO, SEQUESTRATO UN ARSENALE DI ARMI. ARRESTATE TRE PERSONE.

Crotone, 7 agosto 2019

Operazione Estate di fuoco - Sequestrato arsenale ed arrestate tre persone

Comando Provinciale Crotone

Imponente il quantitativo di armi sequestrato dai finanzieri di Crotone nell’ambito del dispositivo permanente di contrasto ai traffici illeciti nonché del rafforzamento straordinario di sicurezza economico-finanziario per la stagione estiva 2019, disposti dal Comando Generale della Guardia di Finanza.

3 fucili, di cui uno a canne mozze, sette pistole, centinaia di munizioni di diverso calibro, 2 mirini di precisione, 250 carte d’identità in bianco, lo strumento meccanico per la produzione di munizioni, (1) un kg di sostanza stupefacente, tipo marijuana già essiccata e confezionata, è il risultato di una operazione di servizio effettuata dalle Fiamme Gialle del gruppo di Crotone in località gabella, nel comune di Crotone.

L’esito di recenti mirate attività investigative e di controllo del territorio, svolte dai militari della Guardia di Finanza, veniva sottoposto alla Procura della Repubblica di Crotone che assumeva il coordinamento delle operazioni.

I finanzieri, dopo aver circoscritto l’area interessata dalle operazioni con un dispositivo di pattuglie di “Baschi Verdi” idoneo a garantire la sicurezza degli abitanti della frazione di Gabella durante le pericolose fasi dell’intervento, hanno perlustrato una vasta area e perquisito diversi fabbricati avvalendosi di metal detector e unità cinofile.

Le ricerche così effettuate hanno permesso di scoprire, l’arsenale abilmente occultato all’interno di capannoni utilizzati per la lavorazione del ferro e del pellame fra materiale ferroso, all’interno di macchinari e frigoriferi in disuso o sotterrati in limitrofe zone di canneti.

Inoltre, all’interno di un fusto di plastica, chiuso ermeticamente ed occultato nel terreno riconducibile ad uno degli arrestati, sono state rinvenute 250 carte d’identità in bianco pronte per essere contraffatte.

Le armi, tutte in ottimo stato di conservazione e pronte all’utilizzo, sono state messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per i successivi accertamenti balistici e per verificarne l’eventuale utilizzo in pregresse attività delittuose.

Tutto il materiale è stato immediatamente sottoposto a sequestro probatorio e i finanzieri hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di n. 3 soggetti crotonesi, nei confronti dei quali, il Magistrato di turno della Procura della Repubblica di Crotone che aveva seguito ogni fase dell’operazione, dott. Rho, ha disposto l’accompagnamento presso la casa circondariale pitagorica.

L’eccezionale risultato operativo evidenzia ancora una volta l’importante ruolo che la guardia di finanza, con le proprie peculiarità istituzionali di forza di polizia economico finanziaria, ha assunto nel controllo del territorio in una provincia fortemente inquinata dalla criminalità.

LIVORNO. G.di F.-SEQUESTRATI 6,4 MILIONI DI EURO PER EVASIONE FISCALE INTERNAZIONALE.

Livorno, 7 agosto 2019

Sequestrati 6,4 milioni di euro a grande evasore fiscale internazionale

Comando Provinciale Livorno

Speculava su investimenti finanziari e non ne dichiarava i profitti, trasferiti e allocati in paradisi finanziari. 6.400.000 euro. È l’ammontare dovuto al fisco italiano da un grande evasore scoperto dalla Guardia di Finanza di Livorno. Un ex funzionario che, per anni, ha fornito consulenze a cittadini e investitori non istituzionali a margine del suo lavoro presso la filiale romana di un istituto europeo di “private banking”, accumulando capitali, prima collocati all’estero – dal Principato di Andorra alla Svizzera – poi occultati al Fisco. Residenza tra Isola d’Elba e Roma. Dalle migliori dimore nazionali, tra Porto Azzurro (LI) e Roma, l’ex funzionario bancario ha tentato di regolarizzare i suoi guadagni con i benefici e l’anonimato garantiti dallo “scudo fiscale”.

Le fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Livorno hanno rilevato che l’entità delle somme nascoste oltre confine era ben più consistente di quella dichiarata. “Profit shifting” in Svizzera, poi il blitz della Finanza di Livorno e l’incriminazione della Procura di Roma. Step successivo, le contestazioni legate alla grave forma di evasione fiscale realizzata, originata da transazioni speculative tracciate dall’esponente dell’alta finanza internazionale il quale, operando in vari Paesi, tra Olanda, Inghilterra, Francia e Lussemburgo, ha provato a “spogliarsi” del patrimonio italiano a lui riconducibile, trasferendo risorse in Svizzera.

Tutte circostanze ricostruite e rapportate dai verificatori della GdF di Livorno all’Autorità giudiziaria di Roma che ha formulato l’incriminazione per “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”, delitto tributario punito, considerando anche l’aggravante data dall’entità dell’importo dovuto all’erario, con la reclusione fino a 6 anni. Le decisioni dell’Autorità giudiziaria romana. Condividendo le proposte del Nucleo della GdF di Livorno, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha chiesto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei 6,4 milioni di euro di imposte evase.

Per cui il GIP capitolino ha emesso l’apposito decreto. Rogatoria in Svizzera. La stessa Autorità giudiziaria romana ha poi attivato le procedure rogatoriali per estendere l’esecuzione del sequestro in territorio elvetico. Nel Canton Ticino il sequestro di 6,4 milioni di euro. Nei giorni scorsi, in unico contesto temporale, i finanzieri di Livorno hanno dato corso al sequestro di 3 unità immobiliari ubicate a Roma, del valore di 600 mila euro, e di disponibilità finanziarie per un controvalore di 200 mila euro, e hanno bloccato, in Svizzera, grazie all’assistenza dell’Autorità giudiziaria del Canton Ticino, i conti lì presenti, requisendo saldi attivi per 6,4 milioni di euro. Collaborazione internazionale.

Le attività di polizia economica e finanziaria hanno consentito, in definitiva, di aggredire il patrimonio e le disponibilità di un cosiddetto “grande evasore”, un facoltoso 65 enne originario di Bolzano, che ha occultato i propri capitali in Paesi a fiscalità privilegiata. Ciò è stato reso possibile anche per effetto della collaborazione internazionale, sempre più intensificata dal Comando Generale e dai Reparti della Guardia di Finanza, impegnati, in prima linea, nella prevenzione e nel contrasto delle frodi fiscali e finanziarie, cooperando con omologhe amministrazioni di Stati esteri e disponendo il Corpo di una rete di Esperti e Ufficiali di collegamento attiva in tutti i continenti e presso le sedi delle principali Ambasciate italiane.

CALTANISSETTA. G.di F.-OPERAZIONE CASHBACK, SEQUESTRATI DENARO E CONTI CORRENTI A UN SOCIAL NETWORK.

Caltanissetta, 6 agosto 2019

Operazione Cashback - Sequestrati conti correnti e disponibilità finanziarie riconducibili ad un social network

Comando Provinciale Caltanissetta

I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caltanissetta, coordinati dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, hanno effettuato numerose perquisizioni e sequestri, su tutto il territorio nazionale, di siti web e conti correnti riconducibili ad un social network e a tre gestori dei siti. Il social network, online dal febbraio del 2017 e molto noto a livello nazionale, consentiva di acquistare pacchetti d’investimento non autorizzati e con rendimenti fuori da ogni logica di mercato, nonché di vendere e comprare beni attraverso la propria piattaforma informatica sfruttando la buona fede degli esercenti commerciali accreditati.

Lo stesso social prometteva inoltre lauti guadagni per gli utenti registrati, da realizzare sia attraverso la condivisione di immagini e video, sia attraverso la sola partecipazione attiva al social stesso (post, commenti e like). I finanzieri, ricostruendo le fraudolente modalità di commercializzazione di pacchetti d’investimento non convenzionali, hanno accertato decine di truffe nei confronti di ignari investitori a cui veniva promessa, in tempi limitati ed a fronte di un investimento iniziale minimo in proporzione al rendimento garantito, una remunerazione elevatissima.

Le truffe, commesse su tutto il territorio nazionale, sono state attuate attraverso delle modalità fraudolente utilizzate nel tempo in varie parti del mondo, mediante il c.d. “sistema Ponzi” (denominato anche “piramidale finanziaria”), cioè uno schema finanziario in cui non si effettua alcuna attività economica reale di investimento, né diretta, né indiretta, e in cui i rendimenti promessi si ottengono sostanzialmente dall’utilizzo del denaro offerto dall’ingresso nella struttura di nuovi affiliati.

Oltre al tipico schema sopra descritto, i tre indagati hanno truffato anche numerosi commercianti che, avendo pubblicizzato i propri prodotti per la vendita attraverso il social network ed avendo spedito regolarmente prodotti a svariati clienti, che li avevano acquistati grazie ai crediti accumulati con l’utilizzo del social, non hanno mai ricevuto i dovuti compensi dal social network, che intermediava i pagamenti. Attraverso questa “piramide finanziaria” i principali indagati si sono resi responsabili del reato di esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria, in quanto mai autorizzati, da parte della CONSOB, alla commercializzazione di strumenti finanziari.

Inoltre, hanno coniato, senza le previste autorizzazioni della Banca d’Italia, una moneta completamente in oro, utilizzata per l’acquisto di beni sulla piattaforma commerciale del social o per la remunerazione degli investimenti. Gli stessi sono stati altresì denunciati per autoriciclaggio, in quanto il profitto delle truffe perpetrate ai danni degli utenti ed investitori è stato reimpiegato nell’attività del social network.

Le indagini hanno permesso di definire la posizione di n. 19 truffati (residenti nelle province di Caltanissetta, Trapani, Reggio Calabria, Lucca e Asti) che risultano aver investito un importo complessivo di € 528.000,00, senza ottenere la restituzione del capitale, oltre alla remunerazione promessa. A seguito dell’attività di indagine espletata, il Nucleo di Polizia Economica Finanziaria della Guardia di Finanza di Caltanissetta sta eseguendo il sequestro dei beni riconducibili alla società ed agli indagati A.F. di 42 anni, C.A.S. di anni 42 e D.V.A.M. di anni 44, in esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo disposto dal GIP presso il Tribunale di Caltanissetta.

MARCINELLE(BELGIO). 8 AGOSTO 1956 MUOIONO 262 MINATORI, 136 ITALIANI.

Le morti sul lavoro non possono essere solo una ricorrenza da ricordare, ma dal loro esempio dovrebbero svilupparsi politiche che garantiscano sicurezza sul posto di lavoro da opporre alla crescente precarizzazione, la riduzione dell’applicazione delle norme di sicurezza e la riduzione dei controlli sulla sicurezza innescati dalle politiche del governo giallo-verde.

Foto tratta dall’archivio di Nino di Pierantonio

Marcinelle (Belgio), oggi ricorre il 63° anniversario di quello che è ricordato come l’incidente più grave dal dopo guerra a oggi in Europa. Le delegazioni politiche italiane, assenti le autorità politiche del governo con il ministro del lavoro e il ministro dell’interno, che ha commemorato i morti con un twitt, impegnati a Roma per colloqui con il premier Giuseppe Conte.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno evidentemente più a cuore il salvataggio delle poltrone di ministro che la vita di 262 lavoratori.

Che pensare? Nulla se non che è la persona più inadatta al ruolo di ministro del lavoro.

Il Partito Democratico ha invece inviato una delegazione a Marcinelle e,come spiega in una nota congiunta del Pd estero e la federazione del Pd Belgio, non lo ha fatto solo per commemorare i nostri lavoratori emigrati e morti in quella tragica mattina del 1956, ma anche per ribadire oggi che lasciare il proprio paese d’origine non deve significare morire, in una miniera o sotto al mare.

La delegazione della Federazione del Pd in Belgio, guidata da Nadia Buttini, vice-presidente dell’Assemblea PD estero, deporrà le corone della Federazione del PD Belgio e dell’Assemblea del PD Mondo al cimitero dei Caduti alla presenza delle autorità belghe ed italiane.

La storia del più grave incidente sul lavoro nella nota del Pd: “L’8 agosto del 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier si è consumata una tragedia che ha coinvolto 236 minatori provenienti da 12 paesi diversi, dall’Europa e dal Nord Africa. Sono morti belgi, polacchi, olandesi, francesi, maghrebini e russi. L’Italia intera renda omaggio ai nostri 136 connazionali provenienti da molte regioni,  abruzzesi, siciliani, friulani, sardi.

Marcinelle rappresenta la più grande tragedia sul lavoro mai accaduta in Europa e anche uno spartiacque definitivo che ha convinto le autorità nazionali ed europee ad adottare finalmente standard più elevati di sicurezza sul lavoro. Come ha ricordato il nostro presidente Mattarella non si può non riconoscere una triste similitudine con le tragedie che si verificano oggi non più sotto terra ma nel fondo del nostro mare Mediterraneo. E’ una colpevole ed inumana cecità.

Spetta ai governi nazionali oggi impegnarsi con maggiore efficacia per fare fronte ad una grande e sempre attuale emergenza che è quella della migrazione. L’insegnamento e la memoria dei nostri caduti impone scelte coraggiose ispirate alla solidarietà piuttosto che respingimenti e barriere dettate da egoismi nazionalistici”.

ALESSANDRIA RICORDA IL SACRIFICIO DEL LAVORO ITALIANO NEL MONDO.

Comunicato stampa


Alessandria ricorda
il sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Nei giorni scorsi è giunta al Comune di Alessandria la nota della Prefettura di Alessandria relativa all’invito a ricordare gli italiani scomparsi tragicamente durante l’attività lavorativa e ai quali è dedicata la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita dal Presidente della Repubblica nel 2001.
Questo il testo della lettera pervenuta: «Il Governo, nella “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” istituita in memoria della tragedia di Marcinelle ricorda tutti i connazionali caduti sul lavoro in Patria e all’estero. In osservanza dei valori affermati dall’art. 1 della Costituzione, le SS.LL. sono invitate a ricordare in tale giornata, giovedì 8 agosto, i nostri concittadini scomparsi tragicamente».
La data dell’8 agosto non è casuale; corrisponde infatti al giorno in cui, nel 1956, nella miniera di carbone del “Bois du Cazier” a Marcinelle in Belgio, un incendio causò la morte di 262 minatori di cui 136 italiani.
Moltissimi erano stati gli italiani emigrati in Belgio in quegli anni per lavorare, soprattutto nelle miniere di carbone di cui il Paese era ricco: si pensi che, in quel tragico anno 1956, fra i 142.000 minatori impiegati complessivamente, 63.000 erano stranieri e fra questi circa 44.000 erano proprio italiani.

«In ottemperanza all’invito del Governo pervenuto tramite la Prefettura – sottolinea il Sindaco di Alessandria Gianfranco Cuttica di Revigliasco – anche la nostra Amministrazione Comunale intende ricordare e sottolineare la tragedia di Marcinelle e quel sacrificio che, ancora ai giorni nostri, ci richiama alla memoria le molteplici storie di ricerca del lavoro e di migliori condizioni di vita che videro, in passato, tanti italiani emigrare all’estero.
La ricorrenza della “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” dell’8 agosto sia dunque occasione importante per rendere omaggio a tutti i caduti sui luoghi di lavoro, in Patria e all’estero, e ci aiuti a cogliere sempre meglio il senso di quel primo articolo della nostra Carta Costituzionale per il quale la nostra Repubblica non solo è democratica, ma è anche fondata sul lavoro».

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